IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

SU “LE STORIE DELLO SCIROCCO” DI PAOLO VINCENTI

Libro di Paolo Vincenti

Libro di Paolo Vincenti

di Rossella Maggio

Si richiama il titolo del precedente romanzo, I segreti di Oppido Tralignano, e ritorna l’ambientazione asfissiante e appiccicosa attribuibile allo scirocco, quel vento caldo carico di umidità che ammorba l’estremo sud d’Italia. Ritornano anche le modalità con cui gli abitanti della cittadina si arrendono all’accidia, a quel senso di incapacità e di abbandono, di inconcludente disfattismo che il favonio sembra portare con sé.

Questa volta però uno scrittore mascherato da Uomo Tigre, eredità della passione per la fumettistica dell’autore, si propone di rimestare nel torbido dei traffici e degli affari segreti oppidani per farne un libro denuncia, grazie al quale raggiungere quel successo finora sfuggitogli a causa della propria natura indolente e poco incline ad abbandonare la propria terra. Il ritmo si fa ordinato e la narrazione, meno articolata rispetto al caleidoscopico succedersi di personaggi ed eventi del precedente lavoro di Vincenti, si fa gioco di concetto, teso all’accadimento regolare e al susseguirsi scenico fino alla chiusura del cerchio nell’epilogo finale.

Non si tratta di una maturazione stilistica, già fin troppo avanzata, che nel precedente libro costringeva il lettore a fermarsi ad ogni frase per fare chiarezza in merito ai tanti riferimenti alla cultura sia classica, sia musicale, sia relativa alla storia dello spettacolo e della televisione italiana e anche a volte a tradurre, vocabolario alla mano, una miriade di termini piuttosto ricercati nella loro precisione evocativa e descrittiva. Permane invece la cornice umida e disfacente dello scirocco che ben si sposa con la natura indolente e imbelle di Lorenzo, ma anche dei coprotagonisti. Tra questi emerge la figura di Fabrizia, che paga duramente il prezzo della propria reiterata ingenuità, ma che messa a fuoco la torbida realtà in cui senza immaginarlo lei stessa rimestava, assume il timone della propria esistenza riuscendo a mettere nel sacco i suoi persecutori.

Come dire che l’allieva supera il maestro, facendo propri gli strumenti dell’inganno, dell’intimidazione, della minaccia, del ricatto e dell’estorsione di cui era stata designata come destinataria. E qui si coglie un aspetto senza dubbio gattopardiano perché tutto cambia per restare com’è. Oppido Tralignano diventa prototipo di una qualunque città di provincia, intendendo per provincia anche le grandi città, come la capitale politica e quella industriale, nonché il mondo dell’informazione in generale e quello dell’editoria, non indenni dalla corruttela e al malaffare.


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