IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

SUDAN IL CONFLITTO IGNORATO

Sudan

di Giuseppe Spedicato

Contesto e ragioni del conflitto

Il primo leader appartenente all’ideologia islamista a dirigere uno Stato fu Hassan Al-Tourabi, lo Stato fu il Sudan. Alla fine degli anni Ottanta Tourabi, intellettuale formatosi in Inghilterra e Francia, preconizzava una nuova islamizzazione della società sudanese ad opera di un’élite, ossia un’islamizzazione dall’alto. Cercò di sottomettere la società sudanese alla sua ideologia agendo al suo interno: nell’apparato statale, esercito, sistema scolastico e sistema bancario islamico. Quest’ultimo installato nel paese dall’Arabia Saudita. L’opera di Tourabi iniziò nella prima metà degli anni Ottanta, durante il regime del generale Nimeyri, regime che aveva emanato leggi per impedire il commercio dell’alcol e per imporre lasharia(legge islamica). Il regime, nel gennaio del 1985, fece impiccare un grande intellettuale, Mohammed Mahmoud Taha, perché aveva criticato le scelte del regime, soprattutto l’imposizione dellasharia,ancheperché nel paese non vivono solo popolazioni islamiche, preconizzò gravi conflitti. Infatti, ben presto scoppiò una guerra civile tra Nord musulmano e Sud animista e cristiano. Nel 2011 si arrivò alla secessione del Sud Sudan. Non sono pochi però coloro che affermano che nel paese non vi era e non vi è un conflitto religioso, ma il tentativo di dividere le popolazioni al fine di sottomettere il paese e derubarlo delle sue risorse naturali.

La massima diffusione dell’islam politico, in Sudan e nel mondo, raggiunse il suo apice nel 1989, con la caduta del regime sovietico, e proprio in quell’anno nel paese vi fu un cambio di regime, andò al potere Omar Al-Bashir e Tourabi divenne il suo primo consigliere, la sua eminenza grigia. Gli islamisti quindi conquistarono il potere e ben presto diedero ospitalità a Bin Laden, che fu raggiunto da molti ex combattenti(jihadisti) reduci dall’Afghanistan, che non potevano rientrare nei loro paesi di origine. Questi combattenti furono utilizzati in diverse circostanze, tra queste in Somalia durante l’operazione militare delle Nazioni Unite, a guida statunitense,Restore Hope, che aveva come obiettivo quello di riportare l’ordine ed arginare la fame nel paese. I movimenti islamisti interpretaronoRestore Hope,come il tentativo degli americani di creare una testa di ponte in Somalia per imporre il loro ordine nel Corno d’Africa e invadere il Sudan. Quindi ijihadistiresidenti in Sudan furono inviati a combattere in Somalia affiancandosi alle forze militari del generale somalo Aïdid. L’operazione delle Nazioni Unite fallì miseramente lasciando la Somalia nelle mani deisignori della guerra. A questijihadistifurono attribuiti numerosi altri attentati, anche per tale ragione Bin Laden fu costretto, nel 1996, ad abbandonare il Sudan. Fu accolto dal mullah Omar in Afghanistan.

Dopo la caduta del regime del dittatore Omar Al-Bashir, nel 2019, le tensioni riesplosero nel paese. Il regime ridusse il paese alla fame con una società divisa e istituzioni deboli. Si formarono diverse fazioni in lotta tra loro per impossessarsi delle ricchezze del paese. Ciò ha già provocato circa 3 milioni di morti. Ovviamente anche molti paesi esteri sono interessati ad impossessarsi di queste risorse. Le popolazioni locali rappresentano solo un ostacolo a queste ruberie, possono essere soppresse, sono in pochi a protestare e i nostri mass media non ne parlano.


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