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Sul cinema povero: il montaggio il Montaggio di Maurizio Mazzotta 12/13

Giacomo - Video di Maurizio Mazzotta

In un mio libro,Il cinema povero,ho raccolto la mia esperienza di filmaker, mettendo in risalto le differenze tra questo cinema e quello delle grandi produzioni. Presento anche la mia produzione proprio per mostrare i limiti di questo cinema e spiegare come e perché sia povero, e se c’è qualche pregio potrebbe essere dovuto – quasi un paradosso – proprio dalla povertà dei mezzi. In fondo a questo articolo si legge una breve sinossi del cortometraggio che si presenta, poi ci sono una foto e il LINK  per vederlo su ONE DRIVE.

NUMERO 12– Il montaggio

Il montaggio è il terzo momento creativo che genera il film. È creativo a tal punto che durante il montaggio si può davvero ripensare il film. Insomma farne un altro utilizzando in modo diverso il materiale girato, ristrutturandolo, ridefinendolo. Per questo non comprendo i registi – sono quasi tutti – che non si impegnano nel montaggio. Come se abbandonassero il film in questa fase. Infatti non appaiono nei titoli a fianco del direttore del montaggio. Qualcuno mi ha fatto presente che spesso frequentano la sala di montaggio anche se non appaiono. Perché ci possono essere dei dubbi sulla scelta dei ciak, per esempio. Solo per questo? dico io. Se è così bisogna concludere che i registi si attengono, e impongono al montatore di attenersi, scrupolosamente alla sceneggiatura: risolvere solo e soltanto i problemi tecnici. Per questo forse non appaiono nei titoli a fianco del montatore. Probabilmente trovo assurda la latitanza dei registi del grande cinema o cinema ricco per una serie di motivi: perché, come tutti i filmmaker impegnati in qualche modo in ogni fase di lavorazione, voglio decidere io su ogni aspetto e in ogni momento; in particolare per il fatto di essere l’autore della sceneggiatura e quindi di poterla modificare, perché no, reinventando il film, mentre un produttore  che l’ha pagata vuole che ci si attenga ad essa; infine perché credo nella forza del montaggio e non voglio perdere l’ occasione di ripensare il film. Ci tengo molto a dire l’ultima parola nel montaggio e quindi di affiancarmi al montatore nei titoli di coda.

Che cosa si può modificare in fase di montaggio? Innanzitutto il ritmo sull’asse del tempo. Sequenza: rapida – meno rapida – lenta nella durata delle inquadrature. Confrontate i film di oggi, per esempio gli americani e i francesi, noterete la grande differenza nel ritmo inteso in questo senso. Mi auguro che non siate già condizionati dalla cinematografia d’Oltreoceano al punto da non riuscire a comprendere la bellezza di un ritmo lento. Dobbiamo considerare che il ritmo, veloce o lento che sia, esprime sempre qualcosa. Una sequenza di inquadrature che si susseguono rapide danno il senso dell’incalzare degli eventi, mentre l’indugiare sulle immagini esprime il bisogno di soffermarsi su un’emozione o su un pensiero. Solo per fare un esempio.

Con ritmo si intende anche un procedere sull’asse dei contenuti. Pensiamo al montaggio “alternato”, cioè il film che mostra un personaggio, poi passa all’altro personaggio per ritornare sul primo e così via. Non certo per tutta la durata del film, ma per creare l’aspettativa dell’incontro tra i due personaggi. Oppure sempre sull’asse dei contenuti, insomma della vicenda, un procedere senza intoppi poi ecco un piccolo colpo di scena, qualcosa di imprevisto che segna una deviazione, che sveglia l’interesse, e così via sistematicamente fino al finale. Questo ritmo si dà già a livello di sceneggiatura, è tipico delle commedie americane, genere in cui gli sceneggiatori di Hollywood sono bravissimi. Con ritmo ancora si intende un procedere sull’asse del linguaggio, un’alternanza sapiente, ossia funzionale al risveglio dell’emozione o per la comprensione dei fatti, di suoni e immagini, di parlato e di silenzi, di inquadrature strette e di inquadrature ampie.

Quando assistiamo a un film certamente non pensiamo se quel ritmo intelligente che ci trasporta dentro la storia, l’ordine delle immagini e la loro durata sono stati definiti nella sceneggiatura o se invece scaturiscono dalle scelte di montaggio. E se scaturiscono da tali scelte, quali di esse sono state suggerite al montatore dalla storia scritta? Con questo voglio dire che il film è unico, anche se, in modo più accentuato di altri prodotti artistici, in esso si distinguono differenti momenti creativi.

Il primo teorico del montaggio è un grande regista, il russo Ejzenstejn: “montare significa mettere insieme pezzi già pronti”. A me vengono in mente i puzzle ma soprattutto il momento in cui si inizia, senza angosce, siamo solo in due, non c’è da aspettare nessun altro, siamo a casa, non ci importa se piove, siamo al computer, non c’è bisogno di preparare né la scena né le luci. Assai simile al momento in cui si scrive, ma in questo c’è la pagina bianca che in certi giorni atterrisce. Invece adesso abbiamo tutto: i pezzi già pronti! Per Orson Welles “l’unica regia veramente importante ha luogo durante il montaggio…le sole immagini non bastano… importante è la loro durata e ciò che segue a ogni immagine…”.

Qual è l’alternativa al montaggio? Quale altra possibilità ha un regista per definire il film? È il piano sequenza.Cioè un film che è una sola sequenza senza stacchi o passaggi (transizioni) tra momenti diversi, in quanto c’è un solo momento. Come quando uno scrive senza mai staccare la penna dal foglio. Il piano sequenza nascerebbe sul set e il film al termine sarebbe già pronto. Solo in teoria però, anche se nella pratica si può prendere in considerazione. Hitchcock in “Nodo alla gola” del 1948 ha realizzato un film di otto piani sequenza di dieci minuti ciascuno. E Jean Rouch ha ripetuto l’esperienza con “Gare du Nord”, un film composto da due soli piani sequenza.

Giacomo

                    Il pensionamento “forzato” a causa degli eventi della vita può generare disadattamento e inquietudine. Riuscire a dare un nuovo senso ai suoi giorni  è ciò che preoccupa Giacomo e lo spinge a fare nuove, ma deludenti esperienze. Scoprirà comunque qualcosa di autentico che gli        mancava.

                    Per vederlo:Giacomo.m4v

Si entra in ONE DRIVE. Se appare lo schermo buio muovere  il cursore verso il basso per far apparire la linea del tempo, su cui premere prima il pallino blu e poi la freccetta.

Giacomo - Video di Maurizio Mazzotta

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