IL PENSIERO MEDITERRANEO

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SUL SATOR DI GALATINA NELL’INTERPRETAZIONE DI PIETRO GIANNINI E BIAGIO VIRGILIO

Maurizio Nocera e il Sator di Galatina

Maurizio Nocera e il Sator di Galatina

di Maurizio Nocera

È per me indubbio un dato: uno dei principi degli editori salentini, pugliesi ed anche italiani è Mario Congedo di Galatina. Egli ama i libri quasi fossero suoi figli. Da quando ha rifiutato di fare qualsiasi altro lavoro, e ha scelto di fare l’editore, è riuscito a svolgere tale attività con grande competenza pubblicando libri di gran pregio sia nei contenuti, sia nei formati, sia nella ricchezza iconografica, che è la sua specialità. Così, in questo modo, egli ha onorato la nostra terra, l’antica Terra d’Otranto (nella vulgata oggi Salento). Personalmente lo annovero tra i più noti bibliofili italiani affianco a Umberto Eco, Mario Scogliamiglio, Mario Andreose, Gianni Cervetti, altri ancora.

Fra i suoi ultimi capolavori librari c’è Galatina dall’Antichità al Medioevo, e oltre. Storia, Epigrafia, Multiculturalismo greco e latino (Mario Congedo Editore, Editrice Salentina, Galatina 2025, pp. 320. Formato 1/8 cartonato, pubblicato «con il patrocinio e il contributo della Città di Galatina e del Club per l’Unesco di Galatina e della Grecìa Salentina – Presidente Giuseppe Serra»). Firmano questo pregevole capolavoro librario due noti studiosi della stessa città: prof. Pietro Giannini e prof. Biagio Virgilio. In esso la prima Presentazione è del sindaco Fabio Vergine, la seconda di Salvatore Coluccia (Club UNESCO di Galatina e della Grecìa Salentina), la Premessa è dei due autori, così come l’Introduzione. L’indice per capitoli è il seguente: I. Per la storia di Galatina dall’antichità al Medioevo (pp. 7-157); II. L’iscrizione greca e alcuni motivi iconografici nella Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina (pp. 159-224); III. Iscrizioni dal Museo “P. Cavoti” di Galatina (pp. 225-248); IV. Il “Quadrato del SATOR” a Galatina (pp. 249-262); V. Un’antica cappella dei Santi Nicola e Leucio in una iscrizione inedita di Galatina. Segue la Bibliografia, l’Indice dei nomi e degli argomenti, gli Abstract in italiano e in inglese. Infine, fuori testo, i profili biografici dei due autori (p. 318).

In questa occasione mi interesserò del “Quadrato del SATOR”, recentemente scoperto a Galatina, a firma dei proff. Pietro Giannini e Biagio Virgilio. Di esso una bella immagine appare sulla copertina della rivista «Il filo di Aracne» (anno XX, n. 3, luglio-settembre 2025). Da più di una ventina di anni mi interesso di questa iscrizione, perché essa risale ai primi anni dell’era cristiana. Per cui, prima di leggere tutto il corpus del libro congediano, sono andato a leggere e rileggere il saggio dei due autori del libro. Encomiabile, straordinario. Credo, anzi sono sicuro, di possedere molti libri sul “Quadrato del Sator”; li ho letti tutti, ma mai, in nessuno di essi, ho trovato tante delucidazioni quante in queto scritto di Giannini e Virgilio. In primis una chiara spiegazione architettonica dell’ubicazione e della fattura dell’edificio che ospita il “Quadrato” [via Mory, nelle adiacenze della Cattedrale]. La trifora superiore dell’edificio mi fa pensare a un luogo religioso (un convento?). Gli autori scrivono: «Tre porte d’accesso si aprono sul piano stradale: una di esse, sormontata da una muratura ad arco, è isolata; le altre due sono contigue fra loro e separate da una colonna centrale. Sugli architravi delle tre porte sono incise delle iscrizioni di diversa natura e importanza […] sull’architrave destro è da ritenersi l’iscrizione più antica […] La datazione paleografica dell’iscrizione sull’architrave destro all’incirca nella prima metà del Cinquecento può essere essa stessa indicativa della cronologia del palazzo o per lo meno del suo corpo centrale. Sull’architrave destro è incisa l’iscrizione cosiddetta del SATOR (SATOR/ AREPO/ TENET/ OPERA/ ROTAS) L’iscrizione presenta alcune particolarità grafiche: la lettera S in SATOR e in ROTAS, la cui forma inversa la fa apparire come una Z, analoga la forma inversa della N di TENET. [… Gli autori scrivono che si tratta di un “Quadrato alfabetico” non certo di un “Quadrato magico” o numerico]. A buona ragione lo definisce “Quadrato del SATOR”, formato da 5 lettere per ogni linea per un totale di 25 lettere. […] L’area geografica di diffusione e la lingua latina inducono a ritenere che il quadrato abbia avuto un’origine occidentale. […] Il “Quadrato del SATOR” è costituito da lettere ordinatamente allineate e incolonnate che formano parole che si possono leggere in tutte le direzioni […] sia orizzontalmente che verticalmente, sia da sinistra che da destra, sia in un senso costante di lettura da sinistra a destra e da destra a sinistra, sia in un senso alternato e inverso di lettura per linea, cominciando da destra a sinistra o da sinistra a destra nella prima linea e proseguendo con un’inversione di lettura per ognuna delle linee successive. Quest’ultimo tipo di scrittura si chiama “bustrofedico”. […] la sola parola palindroma [che si legge davanti e all’indietro] nel quadrato è TENET, che costituisce il centro e il cardine dell’iscrizione e con la sua centralità in senso verticale e in senso orizzontale prende la forma di una croce». Ma anche di PATERNOSTER in senso orizzontale e verticale. E questo è ciò che ci fa pensare alla sua origine cristiana.

Giannini e Virgilio dicono poi che in Puglia e in generale nel Meridione, oltre a quello di Galatina vi sono altri “Quadrati del SATOR”: a Nociglia, Deliceto (Foggia), Ascoli Satriano, Acquaviva Collecroce (Campobasso), Capestrano, Magliano dei Marsi, Campotosto, altri ancora. A tutti questi mi permetto di aggiungere quello di Cavallino, recentemente scoperto sulla facciata della Chiesa matrice. A detta di André Jacob, altri esemplari del “Quadrato del SATOR” sono rintracciabili in alcuni codici membranacei risalenti al XIII e XIV secolo, da lui rintracciati e pubblicati.

Dal punto di vista storico, gli autori del libro Galatina, dall’Antichità al Medioevo scrivono che «le più antiche attestazioni dell’iscrizione del SATOR sono state rinvenute dagli archeologi in località situate ai quattro angoli dell’impero romano».

Convengo con loro quando scrivono che sicuramente le più antiche icone italiane (le altre stanno a Cirencester e a Dura) del “Quadrato del SATOR”, scritte in latino, sono collocate, una sulla colonna della Grande Palestra, e l’altra nel portico della Casa di Paquio Proculo dell’antica Pompei ante-eruzione vesuviana, risalente quindi a prima del 79 d. C. Tutte le altre finora conosciute sono successive ad essa. Quindi il confronto tra il “Quadrato del SATOR” di via Mory a Galatina e un archetipo di esso va fatto con l’icona pompeiana, anche se la lettera S e la N rovesciate in quello di Galatina in quello di Pompei non lo sono. Il “Quadrato del SATOR” di Galatina, molto probabilmente risale al Medioevo, perché già dall’anno Mille le due lettere si conoscono scritte così come le scriviamo noi oggi. L’unico esemplare simile al galatinese è quello di Oppède-le-Vieux (Francia provenzale). Infatti in esso, le lettere S e N sono anch’esse rovesciate. Tuttavia la fattura del “Quadrato del SATOR” di Oppède sembra essere meno antica di quella di Galatina.

Nelle sue conclusioni, Giannini e Virgilio si chiedono: «quale che sia l’interpretazione che si voglia, si possa o si sappia escogitare, il “Quadrato del SATOR” ha avuto senz’altro ruoli e funzioni proprie dall’antichità al Medioevo e oltre, per rimanere in fine, venute meno le sue funzioni originarie, un esercizio o un gioco di intelligenza».

Anche su ciò concordo pienamente. Per questo, per quanto riguarda il ruolo e la funzione del SATOR nella sua lunga “storia” iconografica, ovviamente (sto per ripetermi), non ha niente a che vedere con la magia numerologica di tradizione pitagorica, oppure con l’uso che ne avrebbero potuto fare i Templari. Per quanto mi riguarda, a sostegno della tesi degli autori, cioè che si tratta di un «quadrato alfabetico» (una grande scoperta per me, che non ci ero ancora arrivato. Infatti in esso non ci sono numeri ma lettere), continuo a credere a quanto, 25 anni fa, scrisse il cardinale Gianfranco Ravasi, all’epoca XXIV Prefetto della Biblioteca-Pinacoteca Ambrosiana di Milano. Egli, nella premessa (La mistica delle lettere) al libro Sator Arepo. Palindrome criptografica cristiana (Tallone Editore, Alpignano 2000), a firma di Maria Cristina Sacchi Zaffarana, è abbastanza categorico nell’affermare: «Il poeta surrealista francese René Char (1907-1988) era convinto che “gli dei abitano il simbolo”, trasformandolo talora in metafora, cioè in una trama allegorica dai mille significati. […] A queste regole esoteriche, codificate e praticate da tutte le religioni, obbedisce anche il famoso “quadrato magico” [adesso sappiamo che la parola “magico” non è affatto adatta] presentato [nel libro della Sacchi Zaffarana] e considerato come “un sagace stratagemma, ideato dai cristiani dell’impero romano per professare segretamente la loro fede, fondata sulla croce e sulla preghiera che Gesù insegnò agli apostoli” [citazione del testo di Sacchi Zaffarana], (cioè il Padre Nostro). Le stesse testimonianze sottoposte a vaglio si rivelano paradossalmente fluide: da un lato, le attestazioni di Dura Eurpos (nell’attuale Siria orientale) e di Cirencester in Britannia da collocare nel III secolo e, dall’altro lato, la strana presenza del testo nella Pompei distrutta dal Vesuvio e quindi databile prima del 79, sulla cui autenticità e cristianità si è a lungo discusso» (Op. cit., pp. 13-20).

Dopo aver accennato alla diatriba scoppiata negli anni 1940/50 tra Jérôme Carcopino (difensore delle origini cristiane del “Quadrato del SATOR”) e H. Leclercq («L’origine cristiana del pentagramma non è difendibile»), anche Ravasi prende posizione, affermando che «si è sempre più convinti della tesi del Carcopino e della matrice cristiana della palindrome criptografica del SATOR AREPO» (idem).

Con il loro prezioso saggio, Pietro Giannini e Biagio Virgilio ci hanno chiarito che il “Quadrato del SATOR” non è numerico ma alfabetico e che, a proposito di quello di Galatina, molto probabilmente, è di origine medievale, magari si trovava ubicato in un altro posto invece che sull’edificio di via Mory. 

Con ciò i proff. Giannini e Virgilio hanno chiarito non pochi dubbi relativi al Quadrato. Così mi piace chiudere con le parole della Sacchi Zaffarana, studiosa attenta della Sindone di Torino e del “Quadrato del SATOR”, che scrive: «Come per la Sacra Sindone anche per il Sator arepo il certo s’intreccia all’incerto e tuttavia il velo di mistero che si adagia sulle ombre lasciate dalla storia, nulla sottrae all’ineffabile fascino che li accomuna. Si direbbe, anzi, che l’infittirsi degli studi storici e scientifici e degli appassionati confronti che ne scaturiscono, tragga rinnovato stimolo proprio dal fascino suggestivo che suscita la duplice natura, storica e religiosa, del mistero che racchiude la fonte originaria di questi particolarissimi documenti della cristianità» (Op. cit., pp. 11-12).

Il Sator di Galatina

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