TRUFFA E USURA NEL MEDIOEVO

di Eliano Bellanova
Nei primi anni del 1300 si delinea il declino del potere feudale.
Nasce la borghesia, particolarmente quella imprenditoriale, finanziaria e commerciale.
Nel Duecento la moneta prevalente non è il “nomisma” e il “bisante”. Nascono infatti in Occidente altre monete, denominate: genoini, ducati, zecchini e fiorini; mentre prospera un incontrollato baratto, figlio di miseria e ignobiltà, ma anche di necessità.
Le monete auree occidentali sono seri concorrenti di quelle bizantine e, non raramente, sono più pregiate.
Nel Trecento a Venezia nasce il più grande stabilimento industriale del Mediterraneo (su quello già esistente, che era di più modesta entità).
L’arsenale veneziano è un grande antidoto alla disoccupazione, sicché la città lagunare è la “più occupata” d’Europa.
La paga in godimento dei dipendenti, ancorché “sindacale” e, quindi, contenuta, è tuttavia sinonimo di sicurezza lavorativa, per cui i dipendenti si dichiarano complessivamente soddisfatti, in quanto hanno la certezza della sopravvivenza e dell’indipendenza economico-finanziaria.
Con la crescita delle specializzazioni, il mondo del lavoro si organizza e nascono le “associazioni di mestiere” (antesignane del moderno sindacalismo).
Nel Nord-Europa esse sono denominate “gilde”, mentre in Italia “associazioni di arti” e “corporazioni”.
A Parigi, in Francia, nasce la figura del “prevosto dei mercanti”. È un’entità molto importante nella società e nella politica, forse più dei signori feudali, elementi spesso passivi e insensibili all’evoluzione socio-politico-economica.
“Gilde” e “corporazioni” godono di un loro statuto, di un Santo protettore e di uno stemma, evocando lo spirito dei frammassoni o massoni.
Chi detiene l’effettivo potere delle città? I capi delle corporazioni, i rappresentanti del mondo del lavoro, coloro che contrattano “il quanto” e “il come” con i datori di lavoro.
Ora diamo uno sguardo al tessuto produttivo…
Lana e lino, ad esempio, sono prodotti in notevolissima quantità in Gran Bretagna e Fiandre.
Essi sono acquistati da imprenditori fiorentini, che li consegnano alle botteghe, che provvedono alla lavorazione e alla tintura, per procedere quindi all’esportazione del prodotto finito.
In una persona, dunque, convivono “tre anime”: l’industriale, il commerciante e il finanziere.
Gli imprenditori fiorentini Peruzzi e Bardi prestano perfino denaro al Re d’Inghilterra e ai cortigiani britannici. Il Re provvede al rimborso attraverso la riscossione diretta delle tasse da parte dei creditori. Mutatis mutandis, è ciò che avviene oggi con gli Enti riscossori di tasse e imposte, con la differenza che questi ultimi sono Enti passivi, se non parassitari, che non rischiano capitali liquidi propri.
All’epoca delle guerre fra angioini e svevi (Manfredi di Svevia e Carlo d’Angiò sono in rotta di collisione), che si contendono il Regno di Napoli – con il papato ostile all’Imperatore Manfredi – a far fronte alle spese di guerra di Carlo d’Angiò sono gli imprenditori e gli uomini di affari guelfi della Toscana, che poi deterranno il potere finanziario di Napoli.
Sia detto per inciso… alla filiale napoletana dei Bardi presta servizio per un po’ di anni anche il poeta e letterato Giovanni Boccaccio, il celebre autore del “Decamerone”.
Nel corso del 1318 il volume di affari dei Bardi è notevolissimo, al punto che una sola delle loro società totalizza un utile netto di 875 mila fiorini.
Come termine di paragone, l’intera Parma è ceduta nel 1344 alla Casa d’Este per 70 mila fiorini. Nel 1349 Montpellier è acquistata dal Re di Francia per 133 mila fiorini, mentre al Papa Clemente VI Avignone (proprietà della Regina Giovanna di Napoli) costa 80 mila fiorini.
I Bardi prosperano per molto tempo e dominano l’orizzonte economico-finanziario dell’intera penisola italica e gran parte dell’Europa. I Peruzzi non sono da meno, per cui entrambi si contendono il primato e, non raramente, collaborano dal lato finanziario ed economico-commerciale.
Tuttavia i sistemi finanziari sono spesso un punto interrogativo, come più tardi apprenderà John Low, con le quotazioni in Borsa dei prodotti esportati dalla Francia attraverso i porti atlantici, particolarmente L’Orient.
I regnanti inglesi, nella fattispecie, non brillano per onestà, per cui il Re di Gran Bretagna non onora ai Bardi e ai Peruzzi i debiti contratti per il valore di 1.365.000 fiorini, cifra enorme per il 1300.
La conseguenza è il fallimento della “Compagnia Bardi e Peruzzi”.
I dipendenti sono licenziati e molte famiglie toscane, anche patrizie, vanno incontro a un crollo economico epocale, che genera miseria e dissesto finanziario.
Bardi e Peruzzi saranno pur sempre un esempio importantissimo, che si ripeterà nella storia con altri nomi, oltre il citato scozzese John Low.
In tempi recenti un crollo epocale è quello della famiglia Matarazzo, che dopo avere edificato un trust verticale in Brasile, subì un crollo economico-finanziario irreversibile.
Emigrato da un piccolo centro del napoletano, Francesco Matarazzo senjor aveva dato vita a un complesso imprenditoriale di proporzioni ragguardevoli. Suo figlio Francisco Matarazzo junior, noto con il nomignolo di Cecchigno, aveva incrementato ulteriormente l’immenso patrimonio, per poi restare vittima del fallimento più sensazionale dell’America latina.
IL MEDIOEVO ECONOMICO-FINANZIARIO – Eliano Bellanova – Maria Luisa Gamba