IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Un bel pezzo di strada politica e democratica

evento 8 luglio a Martano su Gaza

di Paolo Protopapa


Pochi in Italia leggono la storia; ancora meno nel nostro Mezzogiorno e, tra quei pochi, solo alcuni conservano ancora la visione di una storia comune progressiva. Il che equivale a condividere con sempre maggiore difficoltà una forte impronta di giustizia sociale, accanto all’uguaglianza e a custodire, pertanto, un significato non meramente e burocraticamente democratico di superficie e di convenzionalità.

Sul piano teorico è stata importante (tra le tante del discorso pubblico della democrazia repubblicana) la via proposta da Norberto Bobbio, funzionalmente mediana tra il comunismo popolare e il liberalismo classico elitario. Vale a dire quella cosiddetta ‘democrazia procedurale’ – ancorata sulle garanzie tecnico-giuridiche della rappresentanza – ed espressa tramite il voto e dotata nel dibattito degli anni Ottanta del secolo scorso di grande valore culturale.

Cercò, il grande giurista socialista-liberale (vicino alla scuola prestigiosa dei fratelli Rosselli, Salvemini, Fiore ecc. ecc.) di avvicinare il corpo variegato di massa della sinistra storica – per forti tratti ampiamente populista e massimalista – ai valori e agli ideali liberali. Quantomeno di indirizzarne la necessaria formazione civile verso i fondamenti delle libertà tipiche di un ‘Recht-Staat’ di impronta occidentale.

Erano stati soprattutto Benedetto Croce, in campo politico-ideologico, e Luigi Einaudi (e prima ancora Antonio De Viti De Marco), nell’economia liberale a fare argine conservativo al pensiero nuovo, caratterizzato dalle suggestioni rivoluzionarie e riformiste del socialismo e, in seguito, dopo il 1921, del comunismo e alla cui base agiva una formidabile ispirazione di riscatto storico redentivo e di riconoscimento sociale.

Tra i più fecondi contributi culturali, all’incrocio tra liberalismo costituzionale e idea socialista, fusi pragmaticamente in vista della prospettiva di una Questione Meridionale finalmente unificatrice di Nord e Sud, un ruolo essenziale, accanto al cattolicesimo democratico, fu esercitato dalla politica togliattiana che, circa un ottantennio fa si mosse nel solco del Partito Nuovo con al centro il popolo ‘istituito’.

Solo in quella svolta del dopoguerra dei primi anni Sessanta del secolo scorso (cui seguì, tra gli altri, ‘Masse e potere’ di Pietro Ingrao e l’intensa pubblicistica comunista), i frutti teorici della lunga semina gramsciana videro i primi frutti nei termini concreti dalla prassi politica e delle scelte riformatrici dello Stato repubblicano a forte caratura civica. In questa direzione emancipatrice, per il pensiero sociale comunista significativo fu il grande lavoro ideativo di ‘Cronache Meridionali’ in particolare e del pool di grandi intellettuali-politici che lo realizzarono, raccolti attorno a Mario Alicata.

Ora, può certo sembrare paradossale, ma i governi centristi a guida democristiana, e, in modo particolare i prodromi del centro-sinistra che seguirono subito dopo la rottura del fronte social-comunista, impressero la delineazione dell’Italia nuova, quale risultato degli ideali costituzionali dell’antifascismo, della guerra di liberazione nazionale e dell’incontro tra i partiti popolari di massa.
A questi si accompagnò l’opera capillare e associativa dei sindacati storici del movimento operaio. Per decenni (almeno un trentennio dinamico e fecondo di azione pubblica e di risultati riformatori) la triade sindacale incentrò nello spirito e nel valore della giustizia sociale i cardini delle politiche delle varie compagini governative. Alle quali, a partire dalla metà degli anni Settanta del Novecento, si aggiunsero le realizzazioni delle Autonomie locali regionali, dotate di potere legislativo e di ampia azione giurisdizionale innovativa. Tutti temi scontati e largamente discussi e storicizzati, si dirà. Che fanno ormai parte del corpus dottrinario, integrato da plurali altri punti di vista della nostra giovane ‘democrazia sociale’. Ed ecco il punto: quanto sociale?
Corriamo oggi rischi con la destra al governo? E appare normalmente percorribile la via costituzionalmente obbligata della cittadinanza attiva, vitale e operante, nel solco europeo e progressivo di una democrazia popolare? Il trumpismo americano, reazionario e provocatoriamente autoritario, può, purtroppo, saldarsi con questi nostri governanti poco europei e molto ‘in cerca d’autore’.

Un motivo di più, ci pare, di leggere la storia, di studiare e di esercitare la politica. E, soprattutto, di restituire alla parola civica e democratica tutto il peso dirimente che le spetta e ci aiuta a lottare.


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