UN BREVE SGUARDO SULLA CAMPAGNA DI RUSSIA

Eliano Bellanova
Premessa. Si tratta di brevi osservazioni introduttive. Per un’analisi più approfondita si rimanda al mio scritto dedicato all’Operazione Barbarossa.
Il 22 giugno 1941 la Germania nazista diede avvio all’Operazione Barbarossa, la più grande invasione terrestre della storia. L’attacco colse Stalin di sorpresa, nonostante i numerosi segnali e avvertimenti ricevuti nei mesi precedenti.
L’avanzata tedesca fu inizialmente rapida e travolgente. Tre grandi gruppi d’armate si mossero lungo direttrici differenti: il Gruppo Armate Nord, comandato da Wilhelm Ritter von Leeb, puntava verso Leningrado; il Gruppo Armate Centro, agli ordini di Fedor von Bock, avanzava verso Mosca; il Gruppo Armate Sud, guidato da Gerd von Rundstedt, operava in Ucraina con l’obiettivo di conquistare le ricche regioni agricole e industriali sovietiche.
Il mancato successo dell’offensiva finale contro Mosca, tra novembre e dicembre del 1941, segnò una svolta decisiva. Von Bock venne rimosso dal comando e sostituito il 19 dicembre dal feldmaresciallo Günther von Kluge. Il motivo principale della destituzione fu il contrasto con Hitler circa la necessità di effettuare ritirate strategiche per evitare l’accerchiamento e la distruzione delle truppe.
Von Kluge mantenne posizioni sostanzialmente simili a quelle del predecessore, ma con maggiore prudenza diplomatica nei rapporti con il Führer, riuscendo talvolta a ottenere margini di manovra più ampi.
Perché fallì l’attacco a Mosca?
Hitler aveva previsto una campagna breve, stimando che l’Unione Sovietica sarebbe crollata nel giro di poche settimane. Per questo motivo la Wehrmacht non era adeguatamente equipaggiata per affrontare una guerra invernale di lunga durata.
Alla fine di ottobre comparve uno dei più temibili alleati dell’Armata Rossa: la rasputitsa, la stagione del fango provocata dalle piogge autunnali e dalle prime nevicate. Strade e piste divennero quasi impraticabili. I mezzi tedeschi, progettati per operazioni rapide su terreni più favorevoli, subirono forti rallentamenti.
A ciò si aggiunse l’arrivo anticipato di un inverno particolarmente rigido. Le temperature precipitarono ben oltre i venti gradi sotto zero, provocando congelamenti tra le truppe e frequenti guasti meccanici. Motori, lubrificanti e sistemi d’arma risentirono pesantemente del freddo estremo.
I carri armati sovietici, in particolare i celebri T-34, si dimostrarono superiori sotto molti aspetti. Dotati di cingoli più larghi, sospensioni robuste e corazze inclinate, risultavano più adatti alle condizioni ambientali russe rispetto a molti mezzi tedeschi. Inoltre la loro semplicità costruttiva ne facilitava la manutenzione sul campo.
Senza aver ancora ottenuto una decisiva vittoria sul piano militare, l’Unione Sovietica si ritrovò così a beneficiare di un significativo vantaggio tecnico, logistico e ambientale.
Le perdite tedesche in uomini e mezzi furono considerevoli. Numerosi carri armati e veicoli blindati vennero abbandonati o resi inutilizzabili dalle condizioni climatiche e dai combattimenti.
Anche l’Unione Sovietica, tuttavia, pagò un prezzo altissimo. Negli anni precedenti Stalin aveva duramente colpito i vertici dell’Armata Rossa durante le grandi purghe, eliminando molti ufficiali esperti. Ciò costrinse il Paese a promuovere rapidamente comandanti di grado inferiore per colmare i vuoti di comando.
Tra i protagonisti della difesa sovietica emerse Georgij Konstantinovič Žukov, destinato a diventare uno dei più importanti comandanti della Seconda guerra mondiale.
L’Operazione Tifone, l’offensiva finale contro Mosca, si concluse con un fallimento. Il 6 dicembre 1941 l’Armata Rossa passò al contrattacco, costringendo i tedeschi ad arretrare per la prima volta dall’inizio della guerra.
Von Rundstedt suggerì una ritirata strategica e l’attestamento su posizioni più difendibili, richiamandosi alle esperienze maturate dall’esercito tedesco durante la Prima guerra mondiale. Von Leeb, impegnato nell’assedio di Leningrado, riteneva invece opportuno riconsiderare la distribuzione delle forze e concentrare maggiori risorse sul fronte centrale.
Hitler, tuttavia, rimase fermo nelle proprie convinzioni strategiche. Leningrado, Mosca e successivamente Stalingrado assunsero anche un forte valore simbolico e ideologico, rendendo ancora più rigide le sue decisioni operative.
In molti aspetti la campagna di Russia richiamò alla memoria l’invasione napoleonica del 1812. Come la Grande Armée di Napoleone, anche la Wehrmacht si trovò a combattere contro le immense distanze russe, la resistenza del nemico e la durezza del clima.
Il cosiddetto “Generale Inverno” si rivelò ancora una volta un avversario formidabile.
La guerra sarebbe proseguita per altri tre anni e mezzo. Nel maggio 1945 le armate sovietiche entrarono a Berlino. Da est avanzavano i marescialli Žukov e Konev; da ovest le forze alleate guidate dal generale Dwight D. Eisenhower avevano ormai annientato ogni possibilità di resistenza tedesca.
Il Terzo Reich si arrese senza condizioni. Si concludeva così una delle più tragiche campagne militari della storia contemporanea, iniziata con l’illusione di una rapida vittoria e terminata con la completa sconfitta della Germania nazista.
Settore Storia – Il Faro Italiano, in memoria di Maria Luisa Gamba
Potrebbero interessarti dello stesso autore:
RASPUTIN – Le grandi figure della storia di Eliano Bellanova – IL PENSIERO MEDITERRANEO
IL PROTESTANTESIMO Da IL MEDIOEVO – Eliano Bellanova – IL PENSIERO MEDITERRANEO