Un caffè con Diogene. «Sto cercando un uomo… ma trovo solo influencer»

Il bar è pieno.
Qualcuno fotografa il cappuccino prima ancora di assaggiarlo.
Un ragazzo sta registrando un video mentre spiega ai suoi follower come diventare milionari in tre settimane.
Una signora racconta al telefono la propria vita sentimentale con un volume tale che anche il tavolino accanto ormai si sente coinvolto.
In fondo alla sala, seduto da solo, c’è un uomo.
Ha una barba incolta.
Indossa un mantello consunto.
Accanto alla tazzina del caffè ha appoggiato una lanterna accesa.
Alle dieci del mattino.
Mi avvicino.
— Mi scusi… lei è Diogene?
Alza lo sguardo.
— Dipende.
— Da cosa?
— Da chi me lo chiede.
Cominciamo bene.
«Perché tiene una lanterna accesa?»
Non resisto.
— Mi tolga una curiosità… perché una lanterna? C’è il sole.
Lui sorride.
— Lo so.
— Allora?
— La uso per cercare un uomo.
Resto in silenzio.
Poi gli faccio notare che il bar è pieno.
Diogene osserva lentamente la sala.
Uno sta facendo un selfie.
Un altro discute animatamente con qualcuno che non è presente… è collegato in video.
Un terzo sta modificando una foto del proprio caffè per renderlo più “emozionale”.
Diogene sospira.
— Appunto.
L’influencer
A un certo punto si avvicina un ragazzo elegantissimo.
— Salve! Ho due milioni di follower.
Diogene annuisce.
— Complimenti.
Il ragazzo sorride soddisfatto.
— Le interessa sapere come ho fatto?
— No.
Silenzio.
— Perché?
— Mi interessa sapere quanti amici ha.
Il ragazzo rimane immobile.
Guarda il telefono.
Poi cambia tavolo.
Il culto dell’immagine
Osservo Diogene.
— Lei non ha mai avuto molta simpatia per il lusso.
Ride.
— Il lusso non mi ha mai dato fastidio.
— Davvero?
— No.
Mi danno fastidio quelli che confondono il valore con il prezzo.
Indica il locale.
— Vede quel signore?
Lo guardo.
Sta sfoggiando un orologio che probabilmente vale quanto un appartamento.
— È ricco?
Chiedo.
— Non lo so.
— Come sarebbe?
— Possiede un orologio costoso.
Essere ricchi è un’altra cosa.
L’algoritmo
Gli mostro il telefono.
— Oggi gli algoritmi decidono cosa vediamo.
Diogene osserva incuriosito.
— Cos’è un algoritmo?
Glielo spiego nel modo più semplice possibile.
Lui ascolta.
Poi sorride.
— Interessante.
— Che cosa?
— Un tempo gli uomini cercavano la verità.
Adesso cercano ciò che piace all’algoritmo.
La felicità
Gli chiedo:
— Secondo lei oggi cos’è la felicità?
Mi guarda.
— Quanti oggetti possiede?
— Parecchi.
— E quanti le sono davvero indispensabili?
Inizio mentalmente a fare l’inventario.
Il telefono.
Il secondo telefono.
Il tablet.
L’orologio intelligente.
Le cuffie.
Il computer.
Il computer di riserva.
La macchina del caffè.
Diogene aspetta.
— Allora?
— Forse…
Sorride.
— È curioso.
Più aumentano le cose.
Più diminuisce il tempo per godersele.
Il successo
Un altro cliente si avvicina.
— Mi riconosce?
Diogene risponde con sincerità.
— No.
L’uomo sembra deluso.
— Eppure sono famosissimo.
Diogene sorride.
— Mi dica.
Tra cento anni, qualcuno ricorderà ciò che ha fatto… oppure soltanto quanti follower aveva?
Il silenzio dura parecchi secondi.
Il cameriere
Arriva il cameriere.
— Desidera altro?
Diogene osserva il menù.
— Sì.
— Un altro caffè?
— No.
Un po’ di silenzio.
Il cameriere resta interdetto.
— Mi dispiace…
quello non è nel menù.
Prima di andare
Si alza.
Prende la lanterna.
La accende di nuovo.
Gli chiedo:
— L’ha trovato, finalmente, l’uomo che cercava?
Mi guarda con un sorriso ironico.
— Qualcuno l’ho incontrato.
— Davvero?
— Sì.
Ogni tanto abbassa il telefono.
E comincia a fare domande.
Esce dal bar.
La porta si richiude lentamente.
Sul tavolo resta soltanto la tazzina vuota.
E una frase che continua a risuonare nella mente.
“Non cercare di essere seguito. Cerca di essere vero.”
Forse Diogene oggi non girerebbe più con una lanterna.
Forse entrerebbe nei social network.
Ma non per cercare follower.
Per continuare, ostinatamente, a cercare uomini e donne capaci di pensare con la propria testa.
E, a giudicare da certi commenti che leggiamo ogni giorno, probabilmente terrebbe la lanterna sempre ben accesa.
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