IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista culturale online di filosofia, letteratura, arte e dialogo mediterraneo

Un caffè con… Karl Marx

un caffè con Carlo Marx

Il capitalismo ha vinto davvero?

di Pompeo Maritati

Londra. Una pioggia sottile bagna le strade. Entro in un vecchio caffè dall’atmosfera ottocentesca. In un angolo, con una folta barba ormai imbiancata e un libro aperto sul tavolo, riconosco Karl Marx. Davanti a lui una tazza di caffè nero e una pila di giornali. Mi avvicino con una certa esitazione.

Io: Professor Marx, posso sedermi?

Marx: Se promette di non chiedermi quando arriverà la rivoluzione, è il benvenuto.

Sorrido. L’ironia, evidentemente, non gli manca.

Io: Sono passati oltre centoquarant’anni dalla sua morte. Eppure continua a essere citato quasi ogni giorno. C’è chi la considera un genio e chi il responsabile delle tragedie del Novecento.

Marx sorseggia lentamente il caffè.

Marx: È curioso essere giudicato da persone che spesso non hanno mai letto una pagina dei miei libri. Alcuni mi trasformano in un santo, altri in un demonio. Io preferirei essere semplicemente letto.

Io: Molti sostengono che il capitalismo abbia definitivamente vinto.

Marx: Davvero? E allora perché ogni dieci o quindici anni il mondo entra in una crisi economica? Perché la ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochi? Perché milioni di persone lavorano senza riuscire a vivere serenamente? Se il sistema ha vinto, perché produce così tante inquietudini?

Io: Però il comunismo è fallito.

Marx rimane qualche secondo in silenzio.

Marx: Sono falliti Stati che hanno dichiarato di ispirarsi alle mie idee. Io ho analizzato il capitalismo del XIX secolo. Non ho scritto il manuale per costruire un regime autoritario. La storia, spesso, è molto più complicata degli slogan.

Io: Oggi il proletariato non lavora più soltanto nelle fabbriche.

Marx: È vero. Oggi molti lavorano davanti a uno schermo. Ma la domanda resta identica: chi controlla realmente la ricchezza prodotta? Le grandi piattaforme digitali valgono più di interi Stati. I dati sono diventati il nuovo petrolio.

Io: Quindi oggi lei parlerebbe di algoritmi?

Marx sorride.

Marx: Probabilmente dedicherei un intero capitolo a ciò che chiamate intelligenza artificiale. Mi incuriosisce una società nella quale milioni di persone producono valore senza accorgersene, semplicemente navigando, cliccando e lasciando tracce digitali.

Io: Lei immaginava un mondo così?

Marx: Assolutamente no. Ma ogni epoca crea nuove forme di produzione e nuovi rapporti di potere. Il compito del filosofo resta lo stesso: comprenderli.

Osservo fuori dalla finestra. Decine di persone camminano senza mai staccare gli occhi dal telefono.

Io: Oggi molti giovani inseguono il successo sui social network.

Marx: Un tempo il capitale accumulava fabbriche. Oggi accumula attenzione. E l’attenzione è diventata una merce preziosa.

Io: C’è ancora lotta di classe?

Marx riflette.

Marx: Le classi cambiano volto. Ma ogni società produce differenze di potere. La vera domanda è un’altra: chi prende le decisioni? Chi possiede gli strumenti della conoscenza? Chi orienta i consumi? Chi controlla l’informazione?

Io: Lei sarebbe favorevole all’intelligenza artificiale?

Marx: Ogni tecnologia può liberare o dominare. Dipende da chi la governa e per quale scopo viene utilizzata. Le macchine non sono mai il problema. Lo diventano i rapporti economici che ne determinano l’uso.

Io: Molti pensano che oggi il consumismo abbia sostituito le ideologie.

Marx: Forse è diventato l’ideologia più potente. Convincere le persone che la felicità dipenda da ciò che acquistano è un meccanismo estremamente efficace.

Io: E la politica?

Marx sospira.

Marx: Mi sembra sempre più impegnata a rincorrere il consenso immediato invece di comprendere i grandi cambiamenti economici. Governi e parlamenti discutono spesso degli effetti, raramente delle cause.

Io: C’è qualcosa che la sorprende particolarmente del nostro tempo?

Marx: Sì. Avete una quantità di conoscenze mai posseduta nella storia dell’umanità e, nello stesso tempo, una crescente difficoltà ad approfondire. Tutto deve essere veloce, sintetico, immediato. Perfino le idee sembrano avere una data di scadenza.

Io: Se dovesse riscrivere Il Capitale, da dove partirebbe?

Marx sorride divertito.

Marx: Dalle multinazionali digitali, dalla finanza globale, dai dati personali e dall’intelligenza artificiale. Probabilmente cambierei molti esempi, ma continuerei a porre la stessa domanda: chi trae realmente beneficio dalla ricchezza prodotta?

Il cameriere riempie nuovamente le tazze.

Io: C’è una domanda che avrebbe voluto sentirsi rivolgere più spesso?

Marx mi guarda con un’espressione quasi paterna.

Marx: Perché continuiamo a dividere il mondo tra chi ha ragione e chi ha torto, invece di provare a capire perché certe idee nascono e perché, nel bene e nel male, continuano a influenzare la storia?

Rimango in silenzio.

Il caffè è ormai freddo.

Marx si alza lentamente, indossa il cappotto e raccoglie il suo vecchio manoscritto.

Prima di uscire si volta.

Marx: Non abbiate paura delle idee. Abbiate paura delle società che smettono di discuterle.

Lo guardo allontanarsi nella nebbia londinese.

Sul tavolo restano due tazzine vuote.

E una certezza: si può essere d’accordo o in disaccordo con Karl Marx, ma è impossibile comprendere il mondo contemporaneo senza confrontarsi, almeno una volta, con le domande che ha posto.


About The Author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *