Un caffè con Pericle

«Scusi… ma qui governa ancora il popolo?»
Il bar è pieno.
C’è chi impreca contro il Governo, chi contro l’opposizione, chi contro l’Europa, chi contro le tasse, chi contro i social. In pratica, tutti sono d’accordo su una cosa: è colpa di qualcun altro.
A un tavolino, impeccabile nel suo mantello, siede un uomo dall’aria autorevole.
Ordina un caffè.
Senza zucchero.
Mi avvicino.
— Mi scusi… lei è Pericle?
Mi guarda sorridendo.
— Dipende. Se è per chiedermi un posto in qualche lista elettorale, no.
«Lei ha governato Atene. Che impressione le fa la politica di oggi?»
Pericle osserva il televisore del bar.
Tre politici stanno parlando contemporaneamente.
Nessuno ascolta l’altro.
Dopo qualche minuto spegne l’audio.
— Ah… adesso si capisce meglio.
I programmi elettorali
Gli mostro un programma politico.
Duecento pagine.
Lo sfoglia.
— Molto interessante.
— Che ne pensa?
— È un eccellente romanzo di fantasia.
Il consenso
Gli spiego che oggi si misura tutto.
Sondaggi.
Like.
Follower.
Visualizzazioni.
Pericle riflette.
— Da noi il consenso si conquistava convincendo i cittadini.
Voi lo cercate convincendo gli algoritmi.
La democrazia… o quasi
Gli chiedo:
— Lei è considerato il padre della democrazia.
Annuisce.
— Sì, ma ricordo una cosa.
— Quale?
— La democrazia non consiste nel votare ogni tanto.
Consiste nel partecipare ogni giorno.
Mi guarda.
— Voi partecipate?
— Certo…
— Commentando sui social?
Non riesco a rispondere.
L’arte di promettere
Dal televisore arriva una frase:
“Ridurremo tutto, aumenteremo tutto e non pagherà nessuno.”
Pericle spalanca gli occhi.
— Straordinario.
— Cosa?
— Da noi i sofisti facevano pagare per insegnare a parlare così.
Qui sembra gratuito.
La responsabilità
Gli chiedo quale sia il problema più grande.
Risponde senza esitazione.
— Molti pretendono governanti migliori.
Pochi cercano di essere cittadini migliori.
Nel bar cala un silenzio insolito.
Perfino chi stava litigando abbassa la voce.
Il conto
Arriva il cameriere.
— Chi paga?
Pericle sorride.
— Facciamo come nelle assemblee ateniesi.
Pagano tutti.
In parti uguali.
Dal fondo del locale si sente una protesta:
— Io però il caffè non l’ho preso!
Pericle ride.
— Benvenuto nella vita di una comunità.
Si alza.
Sistema il mantello.
Prima di uscire si volta.
— Ricordatevi una cosa.
Una città non diventa grande perché ha grandi politici.
Diventa grande quando ha grandi cittadini.
Esce.
Il televisore continua a trasmettere il dibattito.
L’audio è tornato.
Ma, stranamente, nessuno lo sta più ascoltando.
☕ Un caffè con…
La prossima volta potrebbe sedersi al tavolino qualcuno ancora più scomodo.
Forse Diogene.
Sempre che trovi un bar abbastanza illuminato.
La Rubrica “Un caffè con…” è a cura di Pompeo Maritati
La precedente puntata di “Un caffè con Platone”