IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista culturale online di filosofia, letteratura, arte e dialogo mediterraneo

Un caffè… per Instagram

un caffè per instagram

Quando fotografiamo la vita invece di viverla

Barzelletta

Un signore entra in un bar.
«Un caffè, grazie.»
Il barista glielo serve.
L’uomo prende il telefono, fotografa il caffè, fotografa il cucchiaino, fotografa il bancone. Poi paga e se ne va.
Il barista lo rincorre:
«Scusi… ma il caffè non l’ha bevuto!»
L’uomo sorride e risponde:
«Non importa. Su Instagram sembrava buonissimo.»

Si sorride. Ma, come spesso accade con le barzellette più riuscite, dietro quella battuta si nasconde una verità che riguarda un po’ tutti noi. Quante volte ci è capitato di vivere un momento pensando prima a fotografarlo che a goderne davvero?

Il problema non è certo scattare una fotografia. Le immagini conservano ricordi, emozioni e pezzi della nostra vita. Il punto è un altro: sempre più spesso sembra che un’esperienza acquisti valore solo dopo essere stata pubblicata sui social. Come se un tramonto, una cena, una passeggiata o un semplice caffè avessero bisogno dell’approvazione degli altri per diventare speciali.

Un tempo si diceva: «L’importante è esserci.» Oggi sembra prevalere una nuova regola: «L’importante è far vedere che ci siamo.» È una differenza sottile, ma cambia completamente il nostro modo di vivere.

La psicologia ci spiega che ogni “mi piace”, ogni commento e ogni condivisione attivano piccoli meccanismi di gratificazione. Nulla di strano: l’essere umano ha sempre cercato il consenso degli altri. Oggi, però, questo consenso arriva in tempo reale e rischia di trasformarsi in una misura del nostro valore personale.

Così il caffè non deve essere necessariamente buono: deve essere fotogenico. Il viaggio non deve essere soltanto emozionante: deve produrre contenuti. La cena non è più solo un momento da condividere con gli amici, ma anche un’occasione per aggiornare il proprio profilo.

Viviamo nell’epoca dell’apparenza permanente. Scegliamo l’inquadratura migliore, eliminiamo ciò che non ci piace, applichiamo un filtro e mostriamo al mondo una versione accuratamente selezionata della nostra quotidianità. Esporre i successi è facile; raccontare le fatiche lo è molto meno. Il risultato è un mondo virtuale dove tutti sembrano sempre felici, sempre in vacanza, sempre sorridenti.

Eppure la vita vera è fatta anche di imperfezioni, di momenti semplici e di attimi che non hanno bisogno di essere condivisi per essere autentici. Le emozioni più intense, spesso, sono proprio quelle che nessuno fotografa.

Il barista della barzelletta, con una domanda tanto semplice quanto disarmante, ci riporta alla realtà: «Ma il caffè non l’ha bevuto!» È una battuta, certo, ma potrebbe diventare la fotografia della nostra società. Quante volte siamo più impegnati a raccontare ciò che viviamo che a viverlo davvero?

Naturalmente non si tratta di demonizzare la tecnologia. Gli smartphone e i social network sono strumenti straordinari, capaci di avvicinare persone lontane e diffondere conoscenza. Il problema nasce quando lo schermo si interpone tra noi e la realtà, quando il desiderio di condividere prende il posto del piacere di assaporare il momento.

Forse dovremmo concederci, ogni tanto, un piccolo lusso: entrare in un bar, ordinare un caffè, mettere il telefono in tasca e berlo ancora caldo, senza fotografie, senza filtri e senza aspettare i “mi piace”. Perché ci sono emozioni che non hanno bisogno di essere pubblicate per essere vere. E forse il caffè più buono è proprio quello che nessuno ha visto, ma che noi abbiamo davvero assaporato.


About The Author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *