Un giorno da non dimenticare

di Maria Angela Zecca
Pasqua, 5 aprile 2026
Un giorno da non dimenticare
Il cielo
spalanca
l’infinito
negli universi
dell’anima.
Una scia luminosa
azzurra
i silenzi
della notte.
Sorride
una stella
negli occhi
di un bambino.
Candida,
la luna
diffonde
il suo chiarore
nel cuore dell’uomo.
Il domani
svelerà l’alba
di un mattino di pace:
un giorno
da non dimenticare.
—Maria Angela Zecca—
La poesia“Un giorno da non dimenticare”diMaria Angela Zeccasi inserisce nel solco di una lirica che unisce spiritualità, umanità e tensione civile, caratteristiche che contraddistinguono l’intera produzione dell’autrice. Zecca, poetessa e assistente sociale leccese, ha dedicato la sua vita all’impegno per i diritti dei bambini, dei migranti e del popolo Rom, e questa sensibilità si riflette anche nei suoi versi, dove la parola diventa strumento di pace e di risveglio interiore.
In questa poesia, scritta per la Pasqua del 2026, la poetessa sceglie un linguaggio essenziale, quasi ascetico, per evocare la rinascita spirituale e la speranza universale. L’apertura — “Il cielo spalanca l’infinito negli universi dell’anima” — è già una dichiarazione di poetica: la trascendenza non è un altrove irraggiungibile, ma un movimento interiore, un’apertura dell’anima verso l’infinito. L’immagine del cielo che si spalanca è metafora di una rivelazione, di un varco che consente all’uomo di superare i limiti della materia e di accedere alla dimensione del sacro.
La seconda strofa, “Una scia luminosa azzurra i silenzi della notte”, introduce la luce come elemento di trasformazione. L’azzurro, colore del cielo e del mare, è anche il colore della pace e della contemplazione. La luce non cancella la notte, ma la attraversa, la “azzurra”, la trasfigura: è un gesto poetico che suggerisce la possibilità di trovare bellezza e senso anche nel buio.
Nella terza strofa, “Sorride una stella negli occhi di un bambino”, la poetessa compie un passaggio decisivo: la trascendenza si fa umana. La stella, simbolo celeste, si riflette negli occhi di un bambino, cioè nell’innocenza e nella purezza. È un’immagine di straordinaria tenerezza, che riassume la visione etica di Zecca: la speranza non è un concetto astratto, ma vive nei gesti e negli sguardi dell’umanità più fragile.
La quarta strofa, “Candida, la luna diffonde il suo chiarore nel cuore dell’uomo”, riprende il tema della luce, ma con un tono più intimo e meditativo. La luna, simbolo femminile e materno, illumina il cuore umano, non la mente: la conoscenza che Zecca propone è una conoscenza affettiva, empatica, che nasce dal sentire e non dal sapere.
L’ultima parte della poesia, “Il domani svelerà l’alba di un mattino di pace: un giorno da non dimenticare”, chiude il cerchio con una promessa. La pace è l’alba che deve ancora venire, ma che si prepara nel presente attraverso la consapevolezza e la cultura. La poesia diventa così un atto di fede nella possibilità di un futuro migliore, un invito a non dimenticare che ogni giorno può essere un giorno di rinascita. Dal punto di vista stilistico, Zecca utilizza versi brevi, spesso isolati, che creano un ritmo lento e contemplativo.
L’assenza di punteggiatura accentua la fluidità del pensiero, mentre la disposizione verticale dei versi richiama la forma di una preghiera o di una meditazione. La semplicità del linguaggio non è povertà, ma scelta di purezza: ogni parola è essenziale, ogni immagine è limpida. In questa economia del verso, la poetessa riesce a coniugare la dimensione spirituale con quella civile, offrendo una visione della Pasqua non come rito religioso, ma come simbolo universale di pace e di rinascita.Un giorno da non dimenticareè dunque una poesia che parla al cuore e alla coscienza, un piccolo inno alla luce e alla speranza, coerente con l’intera opera di Maria Angela Zecca, che fa della poesia un gesto di amore verso l’umanità e un atto di fiducia nella forza trasformativa della cultura.
Grazie Maria Angela, Buona Pasqua
Pompeo Maritati







