IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Un professore a Sarajevo. Salvatore Sicuro e il 25 Aprile

di Paolo Protopapa

” […] Io dopo un anno di lavoro ho voluto concedermi una vacanza in Jugoslavia e ho scelto di stare per una ventina di giorni a Sarajevo per tanti motivi. Un po’ per la nostalgia del mio passato di partigiano, un pochino per vedere con i miei occhi che tipo di società hanno saputo costruire i miei vecchi compagni d’arme. Ho scelto Sarajevo anche perché questa città è il punto d’incontro di gran parte delle differenze linguistiche, etniche e religiose che caratterizzano la Jugoslavia ed anche per constatare con i miei occhi come convivono musulmani, cattolici ortodossi ed ebrei qui presenti. È una città dove Oriente e Occidente si incontrano: ci sono una ventina di moschee ed una quarantina di grattacieli, per non dire delle molte chiese cattoliche ed ortodosse”.
Autore di queste righe, indirizzate il 27 giugno 1988 da Sarajevo all’amico Salvatore Corlianò a Bruxelles (che ringraziamo vivamente), è Salvatore Sicuro, per tutti Toto, dirigente comunista e già commissario politico del Battaglione Gramsci durante la lotta di liberazione partigiana antifascista in Jugoslavia. Appena dopo il secondo conflitto mondiale egli si laureò in Lettere a Bari, per poi insegnare a Merano e nel Salento. Presidente dell’ANPI per molti anni, fu organizzatore del movimento contadino e sindacale accanto al compagno fraterno Giovanni Giannoccolo. Sotto la guida amministrativa dello zio avv.Antonio Stomeo, primo sindaco comunista di Martano, il prof. Sicuro contribuì a realizzare un partito ed una comunità cittadina moderni e lungimiranti, prodromici di una tradizione politica aperta ai valori della solidarietà e agli ideali dell’eguaglianza e giustizia sociale. Nel 1999, dopo un intenso impegno di significative battaglie politiche e culturali, il sogno della tutela della Minoranza Storica Minoritaria della Grecìa Salentina per cui si battè per tutta la vita fu coronato. I Greci del Salento ottennero così, anche grazie alla sensibilità e all’attenzione del ministro Tullio De Mauro, la realizzazione dell’articolo 6 della Costituzione repubblicana, con l’avvio di una stagione rispettosa sia dell’eredità storica delle culture storiche identitarie del Sud, sia nel segno della connessione ideale e politica dell’affratellamento dei popoli mediterranei.
Nel mese di giugno di circa un quarantennio fa, Salvatore Sicuro si trova, dunque, a Sarajevo. Una città spesso martoriata e da sempre nel crogiuolo storico e ideologico di spinte e interessi politici contrastanti, quando non contraddittori e divaricati. Come lucidamente sottolinea in premessa, Totò è curioso di ritornare nei luoghi della giovinezza combattente, animato da un spirito di scoperta e di autentico cosmopolitismo ideologico e culturale. Quanto mai attuale oggi – a nostro giudizio – nella tragedia di Paesi e popoli vittime di feroci guerre di aggressione e di barbarie. Ecco allora l’importanza di queste inedite osservazioni. Ebrei, mussulmani, cattolici, ortodossi a Sarajevo si rispettano e tollerano civilmente e vogliono superare reciproche differenze e diversità. Le lingue – dice lucidamente il nostro glottologo e grecista insigne – non solo non sono un ostacolo, ma costituiscono occasione e premio dell’incontro tra ideali e progetti di cooperazione preziosa. Così come, allo stesso modo, la visita ai suoi “vecchi compagni d’arme” jugoslavi dopo trent’anni, esprime il chiaro intento e il limpido desiderio di riprendere il valore incoercibile dell’amucuzia tra uomini liberi e coscienze responsabili. Più volte, nelle lunghe e intense (e animate) discussioni di oltre mezzo secolo di frequentazione politica e di collaborazione progettuale, con Anna e Toto e tanti compagni e amici, abbiamo ragionato di politica, di storia, di cultura e di ogni vicenda intellettuale ed etica che sono patrimonio indefettibile dell’uomo. L’uomo quale soggetto di storia, piccola o grande, che testimonia civilmente il senso di un destino difficile, certo, ma progressivo, impregiudicato e irrinunciabile. L’antifascismo, cifra indelebile della milizia partigiana, con lui e tanti comunisti, fu la condizione stessa della nostra Italia nuova, dell’idealismo forte della nostra gioventù proiettata nel futuro di una comunità che risorge. Nei luoghi della Resistenza istituzionale e simbolica, dove lui spesso fu protagonista, ascoltammo la lezione di una prospettiva tanto antica, quanto nuova. Custodimmo il dovere ineludibile – mai così urgente come in questo drammatico momento storico – di connetterci ai valori della giustizia e della libertà repubblicana.
Pertanto, se tutti i morti, senza colore ideologico, sono degni di compianto e di rispetto sul piano religioso e spirituale, essi non possono tuttavia esserlo sul piano politico e culturale. Le guerre giuste non sono equiparabili a quelle ingiuste; né gli aggressori agli aggrediti. L’obbrobrio fascista non è soltanto la memoria di un’infamia, ma l’occasione duratura di un’Italia e di un’Europa coerenti con le loro radici militanti che combattono per i valori perenni di libertà
Nel ricordo di Toto Sicuro, uomo, intellettuale e cittadino democratico e antifascista, celebriamo gli eroi e i caduti combattenti, confermandoli nell’impegno futuro di una democrazia costituzionale vivente.


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