IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Un recital per la ripartenza

di Luigi Solidoro

Nell’ambito dei concerti organizzati dal Conservatorio Tito Schipa di Lecce, lo scorso 11 giugno si è tenuto un recital pianistico di Mariagrazia Lioy nella splendida cornice del Convitto Palmieri. Con accesso tramite prenotazione e nel perfetto rispetto delle norme anti Covid, il concerto ha visto una grande partecipazione di pubblico, registrando il tutto esaurito. In questo primo evento di musica dal vivo, dopo il silenzio forzato per motivi pandemici, la pianista, storica ed apprezzata docente del Conservatorio leccese, ha voluto omaggiare L. V. Beethoven nel 250° anniversario della nascita, ricorrente il 17 dicembre scorso. L’impegnativo programma proposto, infatti, ha visto l’esecuzione di tre Sonate del compositore di Bonn: l’op. 14 n°2, l’op. 53 e l’op. 110.

Prof.ssa Mariagrazia Lioy

Mariagrazia Lioy, pianista colta e raffinata, ma allo stesso tempo dotata di grande temperamento e passionalità, è riuscita già dalle prime note a catapultare il pubblico in una dimensione quasi magica. Utilizzando una vastità di timbri e colori, ha reso alla perfezione lo stile rapsodico e quasi improvvisato della Sonata n°10, facendo emergere in maniera chiara e netta la struttura morfologica della composizione ed evidenziando i due principi cardine, ovvero il tema di opposizione e quello implorante, come li definì lo stesso autore in una pagina dei suoi quaderni di conversazione.

Tutto il temperamento beethoveniano, poi, è emerso nell’esecuzione magistrale della Waldstein, dove la tecnica pianistica è stata messa a disposizione dell’impervia scrittura musicale, senza mai cadere nella tentazione di ostentare quel virtuosismo fine a sé stesso che spesso caratterizza l’esecuzione di tale composizione. L’aver rinunciato alle consuete ottave glissate nel finale del primo tempo, infatti, ha fatto emergere una perfetta aderenza al testo musicale che è stato reso fin nei minimi particolari. Nel secondo tempo, adoperando un timbro puramente violoncellistico sul tema in mi maggiore, è emersa quella dimensione sinfonica a cui Beethoven dedicherà buona parte della sua produzione successiva, mentre con l’incalzante movimento sfociante nel Prestissimo conclusivo, la pianista ha dato prova, ancora una volta, di una grande solidità tecnica tale da far invidia anche ai più blasonati e richiesti pianisti internazionali.

Ha chiuso il concerto la meravigliosa Sonata op. 110, composizione degli ultimi anni di vita, quando, cioè, si diceva che Beethoven parlasse con Dio. E questa intensità, profonda e a tratti dolente, risultato artistico di un uomo forse consapevole di essere giunto al termine della sua esperienza terrena, è stata mirabilmente messa in luce da un’interprete visionaria e sensibile, capace di toccare le corde dell’anima e di giungere con immediatezza al cuore dell’ascoltatore. Le sue scelte interpretative sono risultate sempre intellettualmente oneste, come l’uso parsimonioso del pedale di risonanza, ed hanno puntato ad ottenere un suono pulito, caldo e cristallino. Insomma, un pianismo autentico il suo, capace di prendere per mano il pubblico e di condurlo con facilità nei meandri della propria fervida immaginazione.

Ai lunghi applausi finali la pianista ha risposto con l’Adagio della celeberrima Chiaro di luna e con i due Valzer op. 64 di F. Chopin, un ideale passaggio di testimone tra colui che ha preparato il Romanticismo e chi lo ha portato ad altissimi livelli.

A Mariagrazia Lioy il nostro accorato grazie per averci regalato due ore di puro incanto.

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