IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Una celebre e discussa sentenza

di Giorgio Mantovano

|| Nicola Bernardini in “Lecce nel 1848“, opera pubblicata nel 1913,  pubblicò la controversa sentenza pronunciata il 2 dicembre 1850 dalla Gran Corte criminale di Lecce.

Offrendo ulteriori dettagli alle pagine del Risorgimento Salentino narrateci da Pietro Palumbo, il Bernardini descrisse il contesto storico, politico e culturale in cui si svolse l’istruttoria ed il dibattimento a carico di Sigismondo Castromediano ed altri patrioti, imputati nel 1848 di cospirazione pel cambiamento del governo legittimo, consumata con apposita missione in diverse parti del Regno, con lo scritto e con la stampa“.

Di fronte ad un pubblico attentissimo, all’esito di una istruttoria dibattimentale caratterizzata da sottigliezze, insidie e false deposizioni, il Procuratore Generale, il 19, 20 e 22 novembre 1850, pronunciò la requisitoria chiedendo severissime condanne.

Nella solennità di quell’austero edificio dalle ampie sale che si affacciano sull’attuale via Rubichi, nel centro della Lecce antica, presero la parola i difensori degli imputati.

Il Foro leccese si distingueva, all’epoca, in tutte le Corti del Regno.

L’ avvocato Pasquale Santovito, famoso anche per le sue passioni letterarie, assunse la difesa di Salvatore Pontari, del cieco Giuseppe De Simone, del letterato Salvatore Stampacchia, del canonico Nicola Valzani, di Achille Bortone, di Salvatore Brunetti e di altri ancora.

Paolino Vigneri, insieme al principe del Foro Pasquale Ruggieri, difese il Duca Sigismondo Castromediano.

Gli altri imputati erano assistiti dagli avvocati Enrico Licci, Eufemio Fazzi, Nicola Barletti, Domenico Basile, Pellegrino Magaldi, Dunelli e Benedetto Bodini.

La difesa di Nicola Schiavoni fu affidata al Vigneri ed a Luigi Mastracchi. Il Bernardini diede atto dell’originalità delle varie memorie difensive, tenute però dalla Corte in scarsissima considerazione, riportando anche quanto scritto a propria discolpa da Salvatore Stampacchia, raffinato avvocato e letterato.

I difensori erano stati avvertiti di non potersi avvalere dei diritti concessi dalla Costituzione e di non dover discutere della moralità dei testimoni e della veridicità delle relative  deposizioni.

Il 2 dicembre del 1850, in una Lecce posta quasi in stato d’assedio, con ogni angolo e sbocco di via piantonato da gendarmi col moschetto al braccio, fu pronunciata la sentenza il cui estratto si riporta in foto.

Sentenza di condanna dei rei politici salentini del 1848

Il 3 dicembre fu pubblicato il riassunto della decisione del giorno precedente. La notte fu fatto stampare  su lunghi e larghi fogli di carta che vennero affissi in ogni angolo della città. Numerose copie vennero distribuite, il giorno seguente, nei caffè, nei negozi, nelle officine ed anche nei vari paesi di Terra d’Otranto.

Dopo pochi giorni si dette alle stampe, a cura della Tipografia Del Vecchio, la sentenza di ben 131 pagine, con le relative motivazioni, recante la data del 1851.

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