IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Una corsa nella foresta con l’elefante Jacobo e il topolino Prezzemolo. Una fiaba per bambini dai 2 ai 99 anni

Pompeo Maritati

C’era una volta tanto tempo fa nel lontano Oriente un topolino che aveva una quindicina di fratellini. Viveva in una rigogliosa foresta dove tutti vivevano felici e spensierati, che permetteva a tutti gli animali di vivere in tranquillità, in quanto il cibo era disponibile in abbondanza, senza aver bisogno di dar la caccia ad altri animali.

I topolini avevano solo un grande problema. Dovevano stare attenti agli elefanti. In quel territorio questi enormi pachidermi  erano numerosi e scorrazzavano in lungo e in largo senza accorgersi della presenza dei topolini, che in qualche occasione,  venivano schiacciati dalle loro enormi e pesanti zampe.

Il nostro topolino si chiamava Prezzemolo, curioso e invadente, con una faccia tosta tale che aveva sempre pronta la risposta giusta al momento giusto e non si faceva passare una mosca da sotto i suoi baffi. Un peperino che ovunque andasse faceva immediatamente sentire la sua ingombrante presenza pur essendo un esserino di piccole dimensioni.

Nella foresta di tanto in tanto gli animali erano soliti riunirsi per discutere dei problemi attinenti la suddivisione e l’utilizzo del territorio, in quanto vigeva una sistema di vera pace e rispetto tra le varie specie animali. Partecipavano solo tre animali per specie e dovevano rigorosamente essere adulti.

Prezzemolo era solito girovagare in lungo e in largo nella foresta, facendo continuamente nuove amicizie, grazie anche al suo carattere molto aperto.

Un giorno, involontariamente, era entrato nell’area in cui i rappresentanti degli animali stavano facendo la loro periodica riunione. Ai giovani non era permesso parteciparvi. Prezzemolo si accorse che la specie dei topolini in quell’incontro non era rappresentata. Si nascose ben bene, d’altronde per lui era cosa facile e si mise ad ascoltare con interesse le varie lamentele e proposte. Si parlò di istituire dei percorsi particolari per le gazzelle e per le tigri, affinché  restassero sempre abbastanza lontani tra di loro.

Quando il capo della seduta chiese se ci fosse ancora qualcuno che volesse intervenire, ecco spavaldo e incurante farsi avanti  il nostro topolino Prezzemolo.  Cercarono di zittirlo e di cacciarlo, ma lui con agilità, salì su un albero e dall’alto chiese che gli fosse permesso di intervenire, asserendo che era giusto dare la parola anche ai giovani animali. Dopo una lunga controversia di opinioni gli fu concesso di parlare.

Prezzemolo si rivolse sgarbatamente nei confronti degli elefanti accusandoli e rimproverandoli, perché  correvano indisturbati per la foresta incuranti che con la loro mole e il loro peso costituivano un serio pericolo per i topolini. La cosa non fu del tetto ritenuta fuori luogo. Si accese un vivace scambio di opinioni anche con altre specie animali di piccole dimensioni, che come i topolini, subivano purtroppo l’indifferente comportamento degli elefanti.

Si decise così di prendere in esame  l’argomento cercando di stabilire aree in cui gli elefanti avrebbero dovuto porre molta attenzione nell’attraversarle. Un elefante adulto, Jacobo,  non era d’accordo e spavaldamente asserì che loro non potevano cambiare le loro abitudini per dei topolini insignificanti. Prezzemolo, sentitosi offeso, definì l’elefante Jacobo,  un pachiderma stupido senza cervello. Questo irritò l’elefante che reagì. Prezzemolo  capito che le cose stavano mettendosi male per lui, scese dall’albero e si mise a correre. L’elefante dietro di lui che cercava di raggiungerlo. Dopo un bel po’ di strada il topolino, che era sempre davanti, si girò a guardare indietro e notò una grossa nuvola di polvere e si rivolse al suo inseguitore dicendogli: «hai visto quanta polvere alziamo?».

Jacobo si fermò e scoppiò a ridere a crepapelle nel sentirsi accomunato al topolino, essendo ovviamente lui la causa del polverone.  Questa battuta di Prezzemolo gli piacque tanto che smise di inseguirlo.

A volte la  pace è dietro l’angolo, dietro una semplice battuta, ma a quanto pare su questo pianeta palla ancora siamo molto lontani da ricercarla attraverso delle semplici battute, preferiamo esportare la pace con le bombe. E se prendessimo esempio dagli animali? E a proposito degli animali non mi resta che dire «campa cavallo!».

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