IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Una Mostra sul Mythos, a Conca Specchiulla-Otranto con gli artisti Claudio Rizzo e Giuseppe Ruscigno

Mostra Mythos

di Anna Stomeo

Una Mostra sul Mythos, a Conca Specchiulla-Otranto, nel cuore dell’estate mediterranea,
tra suggestioni e visioni
con gli artisti Claudio Rizzo e Giuseppe Ruscigno

La Mostra d’Arte “Mythos: corpi trasparenze visioni” degli artisti Claudio Rizzo e Giuseppe Ruscigno, che si tiene in questi giorni presso il Villaggio Conca Specchiulla, Otranto (Lecce), dal 22/Luglio al 16/Agosto/2025 (Orari di apertura 18,00 – 22,00; Ingresso libero), merita davvero di essere visitata. In primo luogo perché propone un geniale approccio al Mythos della Grecia classica, attraverso le opere di due artisti di eccezionale profondità e perizia, Claudio Rizzo, scultore, e Giuseppe Ruscigno, pittore (e poeta). In secondo luogo perché lo fa con eleganza, leggerezza e discrezione, senza superflui clamori, in una location immersa nel verde e nel blu del Mediterraneo salentino.

Un luogo suggestivo e un modo insolito e originale di affrontare il Mythos fuori dagli schemi narrativi e didascalici, per farne un’occasione di riflessione sul presente individuale e collettivo e sulle prospettive conoscitive dell’arte contemporanea.

La Mostra, infatti, non è, per i due Artisti, solo un occasionale incontro di ispirazioni e di competenze artistiche, finalizzato al confronto con il pubblico, e, magari, con ciò che resta della critica d’arte, ma è, volutamente, l’esito di un nuovo processo creativo, vissuto intensamente, da entrambi i protagonisti, con la consapevolezza di voler sperimentare nuovi percorsi conoscitivi, all’insegna di un’intesa artistica stimolante e densa di corrispondenze.

Una Mostra “duale”
Un incontro ‘dialettico’ tra due artisti, di esperienze e generazioni diverse, che si interrogano sul Mythos e sulla sua permanenza esistenziale, muovendo da un presupposto assolutamente non convenzionale, che assegna all’Arte una funzione di “segno di molte determinazioni”, di apertura interpretativa.

Un incrocio di pensieri e di atti creativi, di raffinata riflessione e di concreta applicazione, che si consuma al limite della consapevolezza teoretica e della maturità artistica.
Mythos come enigma. La conoscenza che si fa apparizione, la passione che si fa allegoria, tracce di ancestrali risonanze sempre rigenerate, oltre il già detto, oltre il dire, oltre il linguaggio. Corpi in azione e forme in trasparenza, che si incontrano in un sodalizio artistico di visioni e di progettazioni.

Nasce così questa Mostra “duale”, come ci piace definirla, non solo perché gli artisti protagonisti sono in due, ma per la ‘dualità’ dell’impegno conoscitivo che la alimenta: da un lato il Mythos e le sue narrazioni, acquisite dalla tradizione e nell’immaginario collettivo, dall’altro la ricerca, che i due Artisti hanno fatto sul proprio vissuto personale e sulle proprie tecniche espressive, che ci restituisce opere di vivida suggestione e di ineludibile fascino.
Un tentativo riuscito di affrontare “insieme” l’enigma del Mythos, sfidando il già detto e cercando, nei dettagli, le ragioni ultime della sua persistenza nel malessere contemporaneo. Un tentativo di recuperare il legame intrinseco tra opera d’arte e contesto, oltre gli individualismi costruiti ad hoc e oltre l’assunto dogmatico de “l’arte per l’arte”, verso un vissuto esistenziale denso di riferimenti assoluti ed universali.

Claudio Rizzo, e Giuseppe Ruscigno, si incontrano, infatti, sul terreno immaginativo del Mythos, quasi al di là del loro stesso progetto comune di fare dell’arte un’occasione reciproca di dialogo. Si ri-trovano in una dimensione più avanzata di percezione e di incontro, dove il Mythos ha già riguardato le proprie rispettive coscienze e ha coinvolto totalmente le proprie rispettive esistenze. Un percorso narrativo già compiuto nelle sue tappe essenziali e che si ripropone, qui, come mappa di un mondo enigmatico, a cui la creazione artistica continua ad attingere, oltre ogni pretesa spiegazione ‘logica’.

In definitiva, i due artisti si ri-trovano quando è già stata vinta, da entrambi, la scommessa di dare altri spazi all’esistente, di liberare il (proprio) pensiero liberando le figure del mito, oltre l’interpretazione e verso l’immaginazione. Una scommessa già vinta e che, ora, in questa Mostra, deve essere solo narrata, nella sua dimensione autentica e consapevole di relazione artistica, diffondendo e allargando le reciproche visioni.

I due Artisti lavorano, perciò, da punti di vista diversi, ma non alternativi, ad una sorta di disincanto del Mythos, di scioglimento dell’enigma che lo attraversa, di percezione avanzata di un sentire comune e coinvolgente.

Oltre le spiegazioni razionali, il Mythos racchiude un mondo inesplorato che fa i conti con il presente di ciascuno e, perciò, si colloca su un terreno germinale, in cui nascono ipotesi conoscitive impossibili da discernere fuori dall’incontro e dalla relazione umana. Il Mythos vive e ri-vive attraverso la narrazione e, perciò, attraverso lo scambio e la relazione, attraverso la “comunicabilità”, vero e proprio assunto teorico (e semiotico), che ne custodisce il mistero di vivida permanenza. Così i due Artisti propongono i propri rispettivi percorsi come processi creativi convergenti, ma anche come due possibili modalità, estesiche ed etiche, alternative di percezione e di poiein artistico.

Giuseppe Ruscigno e l’inconscio del Mythos tra psiche e società.

Le opere di Giuseppe Ruscigno si ridefiniscono in trasparenza alla narrazione mitica, per collocarsi in uno spazio psichico che del Mythos coglie le evocazioni più intime e connotative, dislocate nei punti di intersezione tra mente e cultura, tra psicoanalisi e filosofia, in un gioco di richiami cromatici e materici di grande suggestione simbolica.

L’arte pittorica di Ruscigno si interroga sul principio di realtà del mito, riabilitandolo in senso creativo, come possibilità estesica di percezione cognitiva e coinvolgimento corporeo, prima ancora che estetica, cioè di mera sensazione visiva legata al theorein, al solo guardare.

Significativa, a questo proposito la fusione di materico e informale in Demetra, Ade e il mito della resistenza e in L’affermazione di Efesto dove evidenti si fanno anche le ragioni di una riflessione che intende coinvolgere il tema del riconoscimento come punto di svolta della modernità. Il corpo e la sua specificità concreta come discriminante nella relazione sociale, politica e comunicativa, come testimonianza dell’Altro e del reciproco riconoscimento.
In questa prospettiva il Mythos è, per Ruscigno, certamente occasione di scavo interiore, espresso nella scelta della trasparenza cromatica e della giustapposizione dei soggetti (Poseidone e il naufragio di Ulisse, L’ira di Zeus), ma anche motivo di giudizio critico sulla società e di notazione ironica e amara. Come in Giustizia, dove le bilance della giustizia, sorrette da una donna di colore in un contesto che evoca il colonialismo, appaiono ‘sbilanciate’, a conferma dell’ispirazione critica dell’Autore, in prima linea nella lotta per la difesa dei diritti umani, come attestano le sue esperienze biografiche.

C’è nell’ispirazione di Ruscigno una sensibilità di fondo per la dimensione etica e sociale, un sentire articolato e attento, che guarda alla società muovendosi spontaneamente tra visione e pensiero critico, tra pittura e poesia, partendo da quest’ultima come incipit etico, prima che artistico.

Ruscigno nasce, infatti, come poeta e scopre nella pittura la dimensione completa della propria ispirazione, come attesta il suo libro d’arte “Come in uno specchio” in cui pitture e versi si alternano in un affascinante gioco di “liriche rappresentazioni”.

Questa complessità “poietica” di pittura e poesia implica, per Ruscigno, una speciale determinazione nella scelta dei soggetti, tutta declinata nel senso di una corrispondenza tra immagine e parola, tra immagine e pensiero critico, in una tensione artistica evidente e coinvolgente.
Da In-esistenza a Psiche le proposte pittoriche di Ruscigno si alimentano di richiami profondi, che riguardano il senso dei passaggi interiori che attraversano l’esistenza. Interiorità e cambiamento, autoriflessione e rifrazioni di senso, alterità e riconoscimento.

L’approccio al Mythos avviene, per Ruscigno, attraverso la metafora del passaggio, che si fa metafora della storia e dei riflessi sociali, che ogni passaggio, di per sé, comporta. Di qui l’attenzione all’ “esistenza” del singolo individuo, esposta alla negazione operata dalla storia (In-esistenza), ma anche alla “resistenza” di Demetra, Persefone e Ade . Suggestioni psico-simboliche e argomentazioni etiche che nutrono un’ispirazione autentica.

Claudio Rizzo e la permanenza antropologica del Mythos oltre il Logos

Le sculture di Claudio Rizzo si inseriscono nello spazio artistico come corpi in movimento, che colgono del Mythos la forza cinetica e l’impatto fisico, rivissuti e rielaborati attraverso un’interpretazione filosofico-antropologica colta e, a tratti, volutamente didascalica, ma mai scontata. Personaggi e simboli del Mythos sembrano emergere da una profonda rielaborazione, che passa attraverso la materia scolpita per andare oltre il simbolo e oltre il Logos, per farsi riflessione “estesica” sul presente e persino sul quotidiano.

Sui personaggi del Mythos Rizzo compie un’operazione di riflessione analitica introspettiva e, insieme, esteriore: ne preannuncia l’interpretazione, assecondandola con le tangibili dinamiche dei corpi in movimento, e la riempie, metaforicamente, di riferimenti esperenziali attinenti al proprio sentire, alla propria coscienza civica moderna di cittadino del XXI secolo.

Una vera e propria ‘decostruzione’ che lascia intatto l’impianto sistemico del Mythos per estrapolarne alcune componenti essenziali in grado di offrire nuove possibilità di lettura e di interpretazione, nuovi codici creativi di specificità cognitiva.
Un dialogare con la materia che va al di là della perizia scultorea di apparizione della forma dal blocco litico, che pure risulta intensa e di altissimo livello creativo, per farsi voce dialogante materica, oltre il Logos.

Dialogare oltre il Logos significa andare al di là della semplice comunicazione del già detto, del già sentito, della stessa scrittura (postuma) del Mythos, della mera narrazione ripetitiva, per cogliere, invece, l’effetto di totale desemantizzazione che l’arte produce quando incontra il Mythos oltre il Logos, cioè quando si affida totalmente a alla dimensione estesica del conoscere mitico, alla pluralità delle sensazioni e al loro intreccio sorgivo.

In questo senso l’artista non descrive il Mythos, a scopo contemplativo e compiacente, ma lo decostruisce, gli offre altri spazi di esistenza, altre possibilità di lettura (Mirra e Adone, Il sogno di Atlante, La danza di Ecate), oppure lo incastona in una dimensione materica che ne contraddice apparentemente il senso, per poi riconsegnarcelo tutto intero (Narciso e Eco, Sisifo ribelle, Morte del mito). Fino alla metafora delle tre navi (La nave di Teseo-Paradosso dell’identità, La Nave di Noè o dell’inutilità del naufragio, La nave di Ulisse, ancorata alla terra, che raccoglie il senso dell’intera operazione sul Mythos da parte dell’Artista). E, infine, L’arco di Ulisse, materializzazione della tensione conoscitiva, metafora del suono ineludibile che accompagna l’impeto di Ulisse nel puntare sempre a nuovi orizzonti.
La colta ispirazione di Rizzo suscita attrazione ed inquietudine nel visitatore attento che si scopre trascinato in un gioco di corpi in movimento.

Al visitatore di questa originale Mostra “duale”, che qui abbiamo cercato di analizzare dal punto di vista specifico di ciascuno dei due Artisti, non potranno sfuggire le corrispondenze che si determinano tra le rispettive opere, non solo per le tecniche (i legami materici tra scultura e pittura), ma anche e soprattutto per il livello dialogico dell’ispirazione, che alcune opere in particolare manifestano. Si guardi, come esempio per tutte, la relazione, materica e teoretica, che si stabilisce tra La nave di Teseo (Paradosso) di Claudio Rizzo (“Sapere dove è l’identità è una domanda senza risposta”) e L’affermazione di Efesto di Giuseppe Ruscigno, che proprio sulla questione dell’identità fa ruotare l’umano: due opere di grande suggestione empirica e relazione conoscitiva.

Una Mostra decisamente affascinante, da visitare con curiosità e un pizzico di entusiasmo, quell’entusiasmo fortemente empatico che, da sempre, il Mythos, con le sue narrazioni, riesce a suscitare nelle nostre menti e che l’Arte si incarica di esaltare con lampi di intuito e visioni inattese.

Un evento sicuramente da non perdere nell’Estate Salentina 2025.

Anna Stomeo


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