IL PENSIERO MEDITERRANEO

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“UNO SPETTRO S’AGGIRA … PER MAGLIE” JULES BAZILE GUESDE, DOCENTE AL LICEO CAPECE

JULES BAZILE GUESDE DOCENTE AL LICEO CAPECE

 di Francesco Frisullo – Paolo Vincenti

Jules Bazile Guesde (1845-1922), giornalista, fondatore del Partito Operaio francese, nel 1863, prese servizio presso la Prefettura di Parigi come addetto alla direzione della Stampa. Collaborò a vari giornali esponendo le sue posizioni politiche repubblicane e materialiste. Fu uno degli esponenti più in vista del socialismo francese, intellettuale illuminato e anti-interventista, un politico impegnato per tutta la vita. Le sue posizioni di sinistra lo portarono ben presto ad aderire al marxismo. Fu tra i protagonisti della Comune di Parigi. Visse a Tolosa e a Montpellier. Criticò duramente dai giornali su cui scriveva la politica del governo francese dell’epoca e soprattutto l’entrata in guerra della Francia nel 1870. Per le sue posizioni oltranziste, venne condannato alla prigione e per sfuggirne prese la strada dell’esilio. Fu prima in Svizzera e poi in Italia, a Milano e a Roma. Da Roma si spostò a Maglie ed è qui che lo ritroviamo, insieme alla moglie italiana Matilde, come insegnante di lingua francese al Liceo Capece.

     Nel 1848 a Londra Carlo Marx e Friedrich Engels davano alle stampe il Manifesto del partito comunista. I due autori, tra il compiaciuto e l’autoironico, ci rimandano lo stato d’animo delle classi dirigenti e produttive europee terrorizzate di fronte alla proposta del modello comunista. L’iconico incipit del libello recita appunto “Uno spettro s’aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo”.

Il modello comunista teorizzato da Marx ed Engels troverà la sua prima reale applicazione nella breve esperienza della Comune di Parigi instaurata con un moto popolare nel marzo-maggio 1871 e conosciuta come “la settimana di sangue”.  

     Tra i vari protagonisti di questa pagina di storia, Jules Mathieu Bazile Guesde (1845-1922), il quale dimorò a Maglie per motivi di lavoro. Fu infatti insegnante presso il Liceo Capece. Un nome importante, dunque, per il comune salentino, un concittadino illustre, sia pure per un breve torno di tempo. Ma chissà se all’epoca gli abitanti del luogo o anche i suoi stessi colleghi del Liceo Capece se ne rendessero conto.

LA PRIMA FORMAZIONE

     Jules Mathieu Benoit Bazile nasce l’11 Novembre 1845 a L’ile de Saint-Luis, un sobborgo di Parigi. Assume in seguito il cognome della madre, Guesde, con cui è universalmente conosciuto. Il padre, François Bazile (1809-1890), e la madre, Eléonore Guesde (1818-1898), erano entrambi insegnati, cattolici e tradizionalisti[1]. Per far fronte ai bisogni della famiglia, dall’età di 19 anni Jules assume una serie di incarichi amministrativi presso la prefettura di polizia della Senna e il Ministro degli Interni. Poi fa il grande passo, lanciandosi nel giornalismo politico di area repubblicana, regnante Napoleone III[2]. Jules in giovane età approda già a una concezione repubblicana e atea[3]. Nel 1867 fa le sue prime esperienze di giornalista collaborando con «La Situation: journal politique quotidien du soir», firmandosi Jules Guesde[4]. Il suo primo impegno politico risale al 1869, quando prende parte al fronte repubblicano e partecipando a una manifestazione viene arrestato per 24 ore; lascia quindi la capitale per Montpellier, dove fonda il 1 giugno 1869 il  suo primo giornale, «Le Les Droits de L’homme», i cui articoli confermano la matrice repubblicana del suo pensiero ma senza alcuna nota di originalità, anzi, come evidenzia Ducange, “in alcuni testi si rileva una certa ispirazione proudhoniana, quindi un po’ anarchica”[5]. Nella breve vita della Comune parigina «Guesde difendeva ancora la posizione dei libertari ideali “associazionisti”, in contrapposizione agli eccessi della Comune», ma si dovette ricredere di fronte alle violente repressioni dei comunardi[6]. Come documentato da Arzalier, progressivamente il suo repubblicanesimo si va radicalizzando e fu verso la fine della Comune che se ne fece un difensore, sia a Montpellier che in tutta la regione, giungendo a porsi alla guida di chi invocava il sostegno armato a difesa del Governo di Parigi contro Versailles. Guesde diventa un deciso difensore della Comune quando però le sorti della stessa sono ormai tragicamente segnate. Il 23 maggio 1871 scrive su «Les Droits de l’Homme»: “Se sconfitti quanto possiamo essere, credetemi, Signori di Versailles, quello che preferiamo è la nostra sconfitta alla vostra vittoria”. E il 26 maggio aggiunge: “La Comune è morta, viva la Comune!”[7].

Guesde scrive: “La Comune […] non è un partito […] La Comune, come principio superiore liberato dalle complicazioni delle persone e dei luoghi, resta in piedi […]”[8].

     Poche settimane dopo la terribile repressione, la tragica “semaine sanglante” (settimana di sangue) in cui furono giustiziati molti comunardi, il 22 giugno 1871 Guesde fu condannato a cinque anni di reclusione e a una multa di 4.000 franchi; gli venivano imputati, tra le altre accuse, attacchi e offese contro l’Assemblea nazionale, offesa alla sovranità popolare, fomento dell’odio e disprezzo per il governo[9]. Un rapporto del Ministero degli Interni del 22 luglio 1871 lo descrive come “uomo pericoloso per la violenza e l’esaltazione che ostenta nei suoi discorsi”[10]. Il 23 marzo 1873 il padre scrive una appassionata lettera indirizzata a Marie Joseph Louis Adolphe Thiers, il generale che represse la Comune di Parigi e poi Presidente della Repubblica (1871-1873). La lettera conferma che Guesde era in esilio. Il padre ricorda che suo figlio, come tutta la famiglia, è stato sempre animato da spirito patriottico e la fede repubblicana di Giulio “redacteur en chef des Droits de Vhomme a Montpellier”, e conclude: “Rendez cette ame et cette intelligence d’elite a sa patrie pour qu’il consacre sa vie et sa plume a sa defense et a sa gloire”[11].

IN SVIZZERA

     Lasciata Parigi contumace il 17 giugno 1871, Guesde giunge in Svizzera, dove entra subito in contatto con gli ambienti repubblicani, continuando a scrivere per i giornali francesi[12]. Questa situazione lo accomuna a molti altri esuli politici francesi ma anche russi, presenti nella nazione elvetica. In particolare, egli fa conoscenza con Malon che poi lo segue in Italia. La Svizzera era all’epoca il luogo più sicuro per i dissidenti politici ed un vero cantiere di idee, perché nella piccola confederazione alpina i dissidenti davano vita ad un grande dibattito e a nuove sintesi di pensiero nel campo progressista. L’Associazione Internazionale del Lavoro voluta da Marx ed Engels, nel 1871 era già alla terza formazione. Dalla Svizzera parte un duro attacco al centralismo dell’Internazionale e a sferrare i più feroci strali è proprio Guesde. Egli infatti è tra i fondatori il 26 settembre 1871 della “Sezione di propaganda e di azione rivoluzionaria socialista”. Si prodiga nel settembre dello stesso anno per ottenere il riconoscimento dall’Internazionale con ripetute missive inviate a Londra[13]. In seno all’Internazionale emersero, tra Marxisti e Bakuniani, i primi contrasti destinati a segnare le vicende storiche della sinistra moderna. Guesde in questa fase non ha ancora pienamente aderito al marxismo ed è piuttosto incline a posizioni latamente libertarie. Frutto delle riflessioni di questo periodo è Le livre rouge de la justice rurale[14]. Riferisce Bracke, nel tracciarne il profilo biografico in un lungo articolo uscito in occasione della morte di Guesde, che egli aveva già scritto il secondo volume de Le livre rouge ma il manoscritto venne sequestrato dalla polizia italiana[15]. Come evidenzia Cervelli, il libro fu oggetto delle considerazioni dei proscritti politici riparati in Svizzera[16]. L’aggettivo “rurale” assume con le vicende comunarde una valenza particolarmente negativa, come sinonimo di reazionario e con tale accezione va letto negli scritti di Guesde, il quale in un articolo su «Les Droits de l’Homme» del 24 marzo 1871 afferma che “la maggioranza rurale vuole ordine con la forza”.  Le livre rouge ècomposto da estratti dalla stampa governativa e rappresenta un atto di accusa verso il governo di Versailles[17].  L’obiettivo statutario della Sezione di propaganda e d’azione rivoluzionaria socialista era riunire “i rivoluzionari socialisti francesi e altri, vittime di tutti i regimi dispotici, obbligati a cercare un rifugio a Ginevra”[18]. Guesde fonda, inoltre, il giornale «Le Rèveilles International»[19]. Il 12 novembre 1871 si tiene a Sonvilier un congresso al quale partecipano le sezioni svizzere dell’Internazionale. Quattordici delegati rappresentano otto sezioni. La Sezione di Propaganda e Azione Sociale Rivoluzionaria di Ginevra, pur non facendo parte dell’Internazionale, invia due delegati che vengono accettati come membri del congresso. Uno è Jules Guesde, l’altro è Nicholas Zhukoffsky, un rifugiato russo amico di Bakunin. Il congresso aveva posto come punto all’ordine del giorno “riorganizzazione di Federazione e revisione del Regolamento”[20]. Dichiarata sciolta la Federazione romanda (ossia della svizzera francese), si diede poi vita a una nuova federazione, fondata sul principio della piena autonomia delle sezioni[21], con un documento noto come La circulaire de Sonvilier, di cui Guesde è tra gli estensori e firmatari[22]. L’autonomia delle sezioni divenne il punto di rottura con l’Internazionale. Infatti la Federazione del Giura/Jura non riconosceva le deliberazioni dell’AIL, ritenendole espressione di un “partito autoritario”[23]. Marx ed Engels in effetti miravano ad egemonizzare l’AIL e a trasformarla in un partito. A Sonvilier si decise di abbandonare il nome di Federazione romanda e adottare quello di Federazione del Giura, denunciando nel contempo l’autoritarismo centralizzante della sezione dell’AIL di Londra alla quale lo statuto riconosceva invece solo una funzione “statistica”[24]. Jules Guesde, che firma con la qualifica di “membro della Federazione del Giura”, il 10 giugno scrive un articolo, pubblicato però il 1 luglio 1873, intitolato L’Etat, in cui riferisce, sulla base della relazione della delegazione svizzera a Londra, che essa fu osteggiata e ignorata a causa degli “intrighi e delle calunnie della cerchia marxista”[25]. Ancora, Guesde scrive: “In realtà siamo stati esclusi dall’Internazionale perché il Consiglio Generale voleva escluderci. Nessun motivo serio e legittimo”[26]. Il V Congresso dell’AIL, celebrato all’Ajia nel 1872, sconfessa la lotta armata e proclama che “nella sua battaglia contro il potere collettivo delle classi possidenti, il proletariato può agire solo costituendosi in partito politico”[27]. L’oggetto della discussione all’interno dell’Internazionale era se costituire o meno dei partiti che si ponessero come obiettivo il raggiungimento del potere per dar vita a un Stato proletario. Guesde critica questo aspetto in una lettera del 22 settembre 1872: “Il sogno del signor Marx e quello dei tedeschi socialisti è creare, una volta nelle loro mani il potere, uno Stato Mostro, proprietario della terra, del credito, delle fabbriche e officine – in una parola, di tutti gli strumenti di lavoro – e di assegnare a ciascuno il suo compito, dividendo gli operai secondo il suo capriccio, ecc. ecc. Più che mai i governati saranno governati e i governanti governeranno”. Guesde evidenzia il rischio che ciò avrebbe determinato un rafforzamento del potere politico – non va dimenticato che siamo nella fase “antiautoritaria” della sua esperienza politica -, e afferma che lo Stato: “viene ampliato da tutti i nuovi poteri di cui si troverà già dotato, oggi appartenenti alla sfera privata dell’individuo”[28]. Contro i libertari della Federazione del Giura, ai quali si volse Engels, accusandoli di «scagliare il pomo della discordia tra i militanti» e di fomentare gli «intrighi»[29], e anche contro i jurassiani, Marx ed Engels redigono una circolare confidenziale intitolata Les Prétendues Scissions dans l’Internationale (“Le cosiddette scissioni nell’Internazionale”)[30]. Marx ed Engels evidenziavano come, più che di una polemica di natura politica, si trattasse di una questione di carattere personale; di diversa opinione era Guesde che in una sua del 1872 scrive che si erano verificate vere e proprie divergenze politiche in prima linea: “oggi ci sono due correnti nell’Internazionale […] Negare l’esistenza di questo antagonismo significa negare che esista il sole in cielo”[31].

     Guesde, poiché malato, come riporta Morel, è costretto a causa delle rigidità del clima svizzero a trasferirsi in Italia[32]. Durante la sua permanenza in Svizzera era vigilato dalla Polizia francese e, come informa Ducange, in un rapporto del 10 maggio 1873 era stato annotato un piano per trasferirsi a Barcellona. Un altro rapporto lo definisce ancora “molto pericoloso”[33].

IN ITALIA. ROMA

     Guesde giunge a Roma all’indomani della breccia di Porta Pia. La capitale era infervorata da un clima laico che sembrava a lui congeniale. Era in corso, si può dire, un cantiere per l’“invenzione di una capitale”[34]. L’acquisita laicità dell’Urbe era garanzia per gli esuli politici. Proprio a Roma dall’1 al 3 novembre 1871 si tenne un congresso operaio che nelle intenzioni di Mazzini, che ne fu il promotore, doveva sottrarre i lavoratori italiani all’influenza dell’Internazionale[35]. Tra i partecipanti, il brindisino Salvatore Morelli, come riporta il giornale leccese «Il Propugnatore»[36]. È ipotizzabile che Guesde a Roma sia entrato in contatto con Morelli e altri salentini della capitale[37].

     Mazzini non mancò di guardare con interesse al socialismo nel suo primo emergere, ossia nella metà del XIX secolo, ma vi era una forte incompatibilità con la sua visione del mondo. Come sottolinea La Puma, “il socialismo di Mazzini è tutto rinchiuso nella formula Libertà e associazione. Al socialismo scientifico, egli oppone un socialismo associazionistico, alla dittatura di una classe sola l’interclassismo”[38]. Tra il 25 agosto e il 1 settembre 1872 viene redatto il Regolamento della Lega operaia d’arti e mestieri, al cui art. 1 è precisato: “Sezione della Associazione Internazionale dei lavoratori”[39]. Emerge in questa assise la figura di Osvaldo Gnocchi Viani che avendo sposato la causa della Comune, intervenendo nella campagna dei Vosgi, aveva abbandonato il credo mazziniano[40]. Molto attivo fu il contributo di Gnocchi Viani che “a Roma nel 1871 era un convinto Internazionalista”[41], ma, evidenzia sempre La Puma, sarà proprio lui più volte dalle pagine de «La Plebe» a sottolineare come tra il pensiero di Mazzini e il socialismo vi fosse una continuità e che anzi Mazzini fosse considerato un antesignano del socialismo stesso[42]. Lunga e proficua tra Guesde e Viani sarà la collaborazione e determinante per le sorti della storia politica della sinistra sia francese che italiana[43].

     L’incontro tra i due avvenne a Roma, come dettaglia Novarino, che riferisce che Gnocchi Viani “lavorando come correttore di bozze nella tipografia del massone Enrico Rechedie – fu uno dei Mille, incontrò e divenne amico del Marxista [in realtà Guesde in questa fase non è ancora un convinto marxista] ed ex comunardo Jules Guesde”[44]. È lo stesso Viani che nei suoi Ricordi scrive:“E ricordo pure, come se ancora li avessi al mio fianco Guido [sic] Guesde prima, a Roma, Benedetto Malon poi, a Milano, profughi tutti e due della Comune, affermare e svolgere le loro convinzioni sul socialismo internazionalista, con una stringente e appassionata dialettica marxista il primo, con visioni più larghe e comprensive il secondo, così che nelle nostre menti e nei nostri cuori che aprivansi allora come sotto il bacio amico di un nuovo sole di primavera, piovevano idee raggianti, si innestavano soavi sentimenti non mai provati”[45]. Quanto scrive Novarino aggiunge preziosissime informazioni -chiamando in causa la Massoneria-  che fanno luce sulla rete relazionale di Guesde, ad oggi inedite ai biografi d’oltralpe; di particolare rilevanza è la lettera del garibaldino genovese Luigi Domenico Canessa a Osvaldo Gnocchi Viani del 30 marzo 1872: “Caro Odoacre [sic], ti presenterà questa mia Amadori vecchio amico e commilitone nostro, che si reca a Roma insieme al distinto Guesde, direttore del Droits de L’homme. Ciò basta per raccomandarti due amici; siali utile in ciò che puoi e spero vivrete come fratelli, in comunanza di idee ed aspirazioni […] In Guesde troverai un vero fratello, anzi permetti che lo chiami gemello[46]. L’incontro con Canessa probabilmente avvenne proprio a Genova dove Guesde ci dice che aveva soggiornato ancor prima di giungere a Roma[47]. Più che probabile una breve permanenza a Milano dove sposa Matildhe Costantini che dall’atto di

morte del 4 luglio 1900 risulta nata a Milano di professione “insegnate”, mentre Guesde è

indicato come “publiciste” (giornalista)[48].

Come scrive Morel, Guesde tenta un riavvicinamento all’Internazionale fondando per questo una sezione nella Capitale[49]. Dai suoi scritti romani emerge che egli in questo lasso di tempo stia maturando un ripensamento delle sue posizioni anarco-libertarie, in particolare considerando lo scambio polemico che nell’estate del 1872 instaura con gli internazionalisti italiani riuniti in conferenza a Rimini. Questa conferenza si tenne dal 4 al 6 agosto 1872 sotto la presidenza di Carlo Cafiero e Andrea Costa e si espresse per l’autonomia da Londra, votando una «risoluzione di rottura rivendicando la necessità di costituire una federazione italiana “costituita dalle varie sezioni autonome d’Italia”»[50]. Da Rimini fu inviato un saluto a Garibaldi “nelle battaglie per l’emancipazione dell’uomo compagno e fratello”, ma ancora più significativo il saluto inviato a Bakunin «infaticabile campione della rivoluzione sociale, “cui è stato fatto nell’Internazionale il maggior torto”»[51]. Rimini quindi segna un punto di rottura tra Marx e i socialisti italiani e fu subito chiaro che in gioco non c’era semplicemente la questione gestionale, bensì era affermato il rifiuto della concezione marxista secondo cui il proletariato attraverso la lotta politica mirava alla conquista dello Stato, diversamente dalla concezione bakuniana che rigettava la lotta politica in quanto tale e affermava che lo Stato piuttosto andasse abbattuto[52]. In occasione del secondo congresso della Federazione Italiana dell’Internazionale tenutosi a Bologna nel marzo1873, i delegati confermarono la matrice “atea, materialista, anarchico sindacalista, collettivista”[53]. Il termine “riminista” immediatamente quindi diventa sinonimo di secessionista e a dare una tale accezione è proprio Guesde che lo usa nell’articolo che scrive da Roma su «La Liberté»di Bruxelles, come appunto riferisce Costa[54]. Nella risposta in forma di lettera firmata dalla “Andrea Costa per la  Commissione”, indirizzata ai “Compagni della Redazione e de «La Libertè»” sulla prima pagina de «La Favilla»del12 settembre 1872, è scritto: “Compagni, Vi preghiamo di pubblicare la seguente dichiarazione:/ Alla lettera per la quale il vostro corrispondente romano [Guesde] chiamava pazzi Les Riministes  […]  ed ora che il signor I.G. il quale, non sappiamo come, dicesi membro della Società di Azione e di propaganda rivoluzionaria di Ginevra, in altra sua lettera si rallegra che la Federazione Italiana abbia revocato la proposta del congresso antiautoritario, noi a smentire il sign. I.G., vi annunciamo che tale Congresso, lungi dall’essere stato revocato, fu anzi riconfermato dalla Federazione medesima […]. Possa questa dimostrazione persuadere che noi Riministes votammo quella risoluzione del miglior senno: che se il socialismo italiano, come afferma il signor I.G., non fa che balbettare le sue prime parole, queste sono tali, per altro, che dimostrano chiaramente quanto siano convinti coloro che lo professano”[55].  La preoccupazione di Guesde è di non rompere l’unità del fronte socialista. È quindi ipotizzabile che già dagli anni romani egli stia progressivamente abbandonando le simpatie verso l’anarchismo per una posizione proto socialista, come conferma Sernicoli: «Jules Guesde, oggi deputato al Parlamento francese, versò tutte le sue lagrime quando espresse “la folie d’un pareil coup de téte”. I Comunisti davano alle borghesie europee coalizzate lo spettacolo di un’Internazionale scissa dilaniata da intestine discordie»[56]. Già il 29 marzo 1872 scrive una lettera da Roma, che sarà pubblicata sul «Bulletin», Les proconsuls marxistes en France, nella quale “rivendica l’autonomia delle singole federazioni sul presupposto che ognuna di essa opera in contesti socio-economici con specifiche peculiarità”[57]. Guesde si mantiene in rapporti epistolari per tutto il periodo dell’esilio con l’attivista blanquista Alfred Naquet[58]; quest’ultimo, nella sua del 12 marzo 1872, invita Guesde a recarsi in Spagna “prima di partire per Roma”[59], ma, come riferisce Guillaume, anche Guesde aveva lasciato Ginevra: «Ai primi di aprile si recò a Roma, dove rimase per diversi anni e dove divenne corrispondente di vari giornali francesi; ma non cessò di considerarsi membro della Sezione Propaganda di Ginevra, con la quale mantenne per almeno due anni stretti rapporti. In una lettera scritta da Roma a Joukovsky, il 30 aprile 1872, diceva al suo corrispondente: “Mio caro Jouk […] scrivetemi e parlatemi soprattutto di ciò che mi interessa, cioè delle nostre possibilità di successo contro la borghesia governativa da un lato e contro il Consiglio marxista di Londra dall’altro”»[60].

     A Roma, Guesde collabora con «L’Italia Nuova», alla rubrica Lettere Francesi, in cui analizza la situazione francese dalla Comune in poi, e contemporaneamente su «Le Radical» cura la rubrica Lettres de Rome, che rende conto della situazione politica italiana in Francia[61]. Dalla lettera che gli scrive l’economista e uomo politico francese Yves Guyot il 28 maggio 1872, apprendiamo che «Le Radical» aveva ingaggiato Guesde per tre reportage al mese e gli corrispondeva “0,10 la ligne”[62] ma sfortunatamente il giornale fu costretto a chiudere per censura nel giugno di quell’anno. Da quanto scrive un anonimo corrispondente, “I d’E, B” dalla Svizzera il 15 giugno dello stesso anno, si intende che Guesde stesse prendendo in considerazione il trasferimento a Palermo, chiamando in causa la “Marchesa de Torre -Arsa”: probabilmente si trattava di Giulia Lo Faso, moglie di Vincenzo Fardella marchese di Torrearsa (1808-1889), patriota palermitano nonché Presidente del Senato dal 1870 al 1874. Venuto meno il contratto con «Le Radical», dal 29 ottobre 1872 al 12 aprile 1873, Guesde collabora con «L’egalitè de Marsille»[63]. Un altro giornale con cui collabora è «La Liberté» che pubblica molte corrispondenze da Roma scritte da Jules Guesde, il quale, come riferisce lo storico anarchico Nettlau, “benchè si trovasse a quell’epoca ancora in un ordine d’idee antiautoritarie, non simpatizzava tuttavia eccessivamente con le correnti internazionaliste romagnola e napoletana. Secondo Guesde dunque (v. Liberté dell’11 agosto 1872) la prima sezione di Roma allora costituitasi dava al suo delegato mandato di sostenere una limitazione delle funzioni del Consiglio Generale di Londra”[64]. Nell’«Almanach du Peuple» nel 1873 Guesde mette in evidenza le nefaste conseguenze dell’allargamento del suffragio avutesi in Francia fin dalla Rivoluzione francese, e scrive:“Nelle attuali condizioni sociali, e di fronte alla disuguaglianza economica esistente, è assurdo parlare né di uguaglianza politica né di uguaglianza civile […]Per questi motivi il suffragio universale è impotente. Lungi dal contribuire all’emancipazione materiale e morale dei servi del capitale, essa ha solo ostacolato e può solo ostacolare la loro emancipazione […] Ai vecchi tempi del diritto di voto ristretto, la borghesia era uno stato maggiore senza esercito. Il suffragio universale gli ha fornito l’esercito elettorale di cui ha bisogno per mantenersi al potere”. Quanto sopra, è riferito da Stekloff, il quale si chiede: “Sono cambiate le cose da quando sono state scritte quelle parole? Il suffragio universale è diverso da quello che era? Le lezioni della storia hanno acquisito un nuovo significato? Non è piuttosto il signor Jules Guesde, che era in esilio sotto il divieto delle autorità, e ora è diventato giornalista radicale a Parigi, a ritenere opportuno cambiare le sue convinzioni?”[65]. Dal dicembre 1873 la polizia italiana aumentò la vigilanza nei confronti degli internazionalisti, molti dei quali furono arrestati. L’Italia incominciava, pertanto, a non rappresentare più un luogo sicuro per il contumace Guesde[66].

     Bracke riferisce che solo per un caso fortuito da Anversa, dove si era apposta recato, non si imbarcò per l’Argentina[67]. Invece Compère sostiene che nel settembre 1874 Guesde lascia Roma, dove gli esiliati comunardi erano minacciati di espulsione, per Anversa, con l’intenzione di imbarcarsi per l’Argentina, ma privo del necessario denaro è costretto a ritornare in Italia[68].

MENE INTERNAZIONALISTE IN TERRA D’OTRANTO NEL 1871

     Quale la diffusione delle idee internazionaliste di Marx ed Engels in Terra d’Otranto all’arrivo di Guesde a Maglie? Il 28 settembre 1864 viene redatto a Napoli l’Atto di fratellanza delle società operaie italiane, a un mese della nascita a Londra dell’AIL[69], la cui prima sezione italiana è creata proprio a Napoli nel 1869 grazie all’azione di Carlo Pisacane[70]. In questa fase, determinante è il ruolo di Bakunin che dal 1865 soggiorna nella città partenopea. Al IV Congresso dell’AIL a Basilea, del 1869, fu presente Stefano Caporusso di Modugno (1817-?) il cui percorso formativo rispecchia quello di molti protagonisti della storia del socialismo italiano che da posizioni mazziniane approdano al socialismo oppure all’anarchismo. Gli studiosi evidenziano la sua vicinanza alle posizioni di Carlo Pisacane. Fra il 1864 e il 1865 fondò a Napoli l’associazione operaia “L’Umanitaria”, ricevendo il plauso di Mazzini, ma si lascerà dopo attrarre dalle posizioni di Bakunin[71]

     Il 20 agosto 1871 la sezione dell’Internazionale di Napoli con decreto regio viene sciolta e i dirigenti accusati di aver tentato di “cangiare le forme di armarsi contro i poteri dello stato”[72]. Con la presa di Roma può simbolicamente dirsi concluso il Risorgimento; la questione nazionale doveva lasciare spazio alla questione sociale e il problema non era più l’Italia ma erano gli italiani[73]. La gioventù rivoluzionaria o semplicemente anticonformista e ribelle del tempo era affascinata e molto attratta dalle nuove idee mentre le concezioni mazziniane perdevano appeal di fronte a quelle bakuniane-internazionaliste[74]. Circa la diffusione delle idee internazionaliste in Terra d’Otranto alla vigilia dell’arrivo di Guesde a Maglie, possiamo avere un quadro molto sfumato. Una labile traccia è nella lettera che da Lecce Domenico Bernardini scrive a Engels. Egli dichiara di aver letto con molto interesse lo statuto dell’associazione internazionale del lavoro e di averla trovata interessante; precisa di non essere un operaio ma un commerciante e quindi esprime l’intenzione di riferire altro della sua persona e chiede il permesso di potere corrispondere con il filosofo[75].

      A fare un po’ di luce contribuisce un serie di documenti, affatto sconosciuti agli storici, raccolti nella cartella “Associazione Internazionale” presso l’Archivio Stato di Lecce[76]. Il faldone, che comprende fascicoli relativi alle varie formazioni politico sociali attenzionate dall’autorità prefettizia e di pubblica sicurezza perché “mene”, ossia minacce, riguarda quei soggetti ritenuti aderenti all’Internazionale, in osservanza della disposizione emanata dal Ministro degli Interni Lanza che in data 8 settembre 1871 invia anche al Prefetto di Lecce una “Riservatissima e personale”[77]. Alla direttiva ministeriale “è allegato, su carta non intestata, un elenco di 37 nominativi spesso affiancati dalla città di origine”, così segnalati: “Gaetano Brunetti  Lecce, Pietro Palma Brindisi per Ceglie, Camillo Romano Oria, Antonio Natale Montemesola, Nicola Barbaro Francavilla, Fedele Cavallo Carovigno, Alfonso Pignatelli Grottaglie, Luigi Leo  San Vito, Francesco Sconate [Sonate], Saverio Bari Campi, Beniamino Rossi  Lecce , Saverio Iannelli / Fannelli   Massafra, Ciro Giovinazzo Taranto, Pietro Casavola  Martina, Francesco Spagnolo Sava, Pietro Aulavia, Pasquale Ventrelli Palagiano, Fortunato Introna Massafra, Giuseppe Mignogna Lecce, Gaetano Piccione Taranto, Francesco  Paolo Cericola Francavilla, Felice Cavallo Carovigno, Antonio Valentini [luogo non indicato], Frisimi [ma Frisami], Giovanni Castellaneta, Perrone Nicola Laterza, Merizi Giuseppe Mottola, Leopoldo Rossi Gallipoli, Pietro Palma Ceglie, Camillo Marano Oria, Nicola Miraglia [ luogo non indicato ], Ottavio Girodano [luogo non indicato], Alfonso Pignatelli Luigi Roma, Felice Guarini  [luogo non indicato], Nicola Valzami”. Si tratta di personaggi indicati come possibili aderenti all’Internazionale, con invito a “istituire prudenti investigazioni per appurare il fatto e vigilare con ogni diligenza”. Se ci si sofferma brevemente su alcuni di essi, si può vedere come spiccano nomi di protagonisti di primo piano delle vicende risorgimentali salentine che muovendo da posizioni mazziniano-garibaldine militano poi e sono eletti nelle file della Sinistra storica. I carabinieri reali di Lecce avviano “prudenziali indagini per scoprire fino a che punto può avere attecchito in questa Provincia l’associazione operaia Internazionale”, ma precisano che pur essendoci persone “illuminate dalle notizie dei giornali […] ne propongono l’associazione”[78].

     Il primo dell’elenco è Gaetano Brunetti[79]. Incontriamo poi Nicola Barbaro di Francavilla, padre dello scrittore Alfredo Barbaro-Forleo[80], Saverio Bari (1821-1884) di Campi, Avvocato maggiore della Guardia Nazionale, nominato primo sindaco unitario di Campi nel 1860 e rinominato nel 1878-1881[81]. Beniamino Rossi di Lecce, Sindaco del capoluogo salentino nel 1865, è alla vice presidenza dell’Associazione Unitaria Costituzionale della città che intende battersi per “l’integrazione nazionale del Risorgimento”[82]. Ciro Giovinazzo di Taranto, come riporta il de Vincentis, nel 1860 è alla guida della Guardia Nazionale, “già organizzata in battaglione al comando del maggior signore Ciro Giovinazzi” che riuscì a contrastare la reazione della resistenza delle forze borboniche presenti in città”[83]. Pietro Casavola nel luglio 1862 fonda a Martina Franca la sezione dell’Associazione Emancipatrice Italiana che, come scrive Marinò, fu “uno dei tanti tentativi di organizzazione delle forze di sinistra”[84]. Il 2 settembre 1863 in una lettera dalla sottoprefettura di Taranto in risposta al Prefetto di Lecce, che richiedeva informazioni, si riferisce che Pietro Casavola è di “buona condotta” e di “fede liberale”[85]. Egli operava in un ristretto gruppo di mazziniani che nel 1871 erano tenuti sotto “prudenziale sorveglianza” perchè affini alle idee dell’Internazionale[86]. Il sottoprefetto di Taranto con la sua del 27 Novembre 1871 riferisce che non sia improbabile che “il Sign. Casavola Giovanni se non Girolamo da Martina ex frate e Maestro comunale abbia fatto adesione all’Associazione Internazionale insieme al noto Casavola Pietro” e fa presente che “a Martina Franca trovasi un nucleo d’individui che professano principi politici avanzati che si riuniscono abitualmente in casa dell’ex deputato Grassi”[87].  Fra i nomi della lista, spiccano ancora Fortunato Introna di Massafra, delegato scolastico Mandamentale di Massafra nell’anno 1874[88]; Giuseppe Mignogna di Lecce, nipote del patriota Nicola, tarantino di nascita, che fu tra i Mille[89]; Gaetano Piccione, di Taranto, il quale fonda nella città jonica nel luglio 1870 la Società Muratori di mutuo soccorso, di cui è Presidente[90].  Nel 1876 vennero create a Taranto due officine di riparazioni della Società italiana per le strade ferrate meridionali, con un nucleo operaio di 250 addetti che nel primo decennio del XX secolo diverranno 750; “in prevalenza romagnoli e marchigiani, i ferroviari tarantini animano il movimento anarchico ed internazionale tarantino tra gli anni ‘70 ed ‘80”[91]. Nicola Valzami (1806-1872), sacerdote e patriota di San Pietro Vernotico, è tra i rei di stato condannati il 2 dicembre 1850 dalla Gran Corte speciale della provincia di Terra d’Otranto per i moti del 1848[92]. Alfonso Pignatelli (Grottaglie 1851-1924) è deputato nella XVIII legislatura (1892-1895)[93].

     Per meglio chiarire il quadro delle fortune dell’Internazionale in Terra d’Otranto, possiamo fare ora una rapida rassegna della pubblicistica d’epoca, in particolare sul periodico «Il Propugnatore» fondato da Leonardo Cisaria, “decano dei pubblicisti leccesi”[94]. Dal 1870 il giornale, che usciva ogni tre settimane, reca sulla testata un motto sibillino: “chi non respinge, accetta l’associazione”. Scrive Bernardini: “è un giornale liberale di sinistra pura”[95]. Cisaria, di cui Bernardini dice “vecchio e onesto giornalista”, è un altro esponente del Risorgimento che riversa il suo afflato politico sugli italiani. Infatti, si era ormai chiusa, almeno simbolicamente, la questione nazionale dopo il 1861, prova ne sia il nuovo ruolo attribuito a Garibaldi, non più condottiero ma politico attento alla questione sociale.Il Propugnatoreappunto rilancia gli scritti del Generale che nel 1872 si fece promotore della società “La Ragione”, i cui esponenti riconoscevano proprio la ragione come causa prima e fondamento di tutti i giudizi umani[96]. “La direzione del Propugnatore di Lecce aderisce con piena libertà e pienissima convinzione al prossimo congresso Democratico razionalista, proposto dall’ illustre G. Garibaldi”[97]. Il Propugnatore nominacome delegato il signor Stefanoni Luigi[98].

     Un rapido ritratto di Leonardo Cisaria ci è dato da Palumbo. Nipote del sacerdote ostunese Giuseppe Cisaria, fondatore nel 1848 del “Comitato Insurrezionale”, educato “tra le ire carbonesche del padre e i ruggiti ribelli dello zio”, Leonardo venne a Lecce per studiare presso i Gesuiti. Palumbo sottolinea come Cisaria ed Il Propugnatore fossero spesso in contrasto con le scelte politiche salentine, a fianco di Morelli[99]. Nel 1889 Cisaria cedette la tipografia Scipione Ammirato, da lui fondata, ad una società composta da Giuseppe Carlino, Pietro Marti[100] e Vincenzo Cisaria, successivamente la riacquistò, per chiuderla definitivamente nel 1907.

     Date tali premesse, il Propugnatore non poteva che essere megafono dell’Internazionalismo, pur rigettandone ogni estremismo e dando ampio spazio alle questioni sociali e alle vicende della Comune di Parigi evidenziandone il senso di terrore che suscitava: “Vi ha taluni, che quando ascoltano la Comune di Parigi, provano  un senso di orrore….[sic] e non si fanno il segno della croce, come usavasi una volta, perché il Bollettino della Borsa Vaticana segna il ribasso!”[…] e dopo un rapido excursus storico sulla parola “ comune “ prendendo le mosse dal comune medioevale, l’editorialista conclude : “La Comune, dunque, vincerà, indubbiamente vincerà-  non importa quando, perché essa è un fenomeno necessario al turbinio generale del nuovo cosmo politico-  perché essa, in altre parole è una legge, una condizione sine qua non nella vita pubblica in Francia”[101]. Ma ben diverso sarà il destino della Comune. Il 30 Ottobre 1871 l’editorialista de Il Propugnatore si propone di chiarire le differenze tra “socialismo” e “comunismo” per sgombrare il campo da tutti gli equivoci  in merito alimentati  da “gli economisti di…. Borsa”, per cui scrive: “per gli uomini onesti e di buona fede troviamo ozioso il premettere che tra il socialismo e il comunismo corre un abisso, sebbene i campioni del monopolio e del privilegio si arrovellino più che mai per confondere in quei due motti il principio della giustizia col delitto e l’anarchia. Per noi il socialismo è il quesito che s’impone alla civiltà moderna, e la libertà ormai non può riuscire completa ove la scienza teorica ed il corredo dei fatti sperimentati non riesca a sciogliere la questione sociale”. Toccando un punto nodale della distinzione tra socialismo e comunismo sottolinea che “noi non attaccheremo il diritto di proprietà in quanto è la cumulazione del frutto del lavoro onesto o di lascito per trasmissione diretta”. Qui viene messa in discussione la proprietà per rendita quale quella nobiliare.  “Rimane il diritto di possesso alla proprietà fondiaria, ed è appunto quella che le leggi del vero socialismo intendono di avviare la novella generazione. Ed è per ciò che oggi il socialismo ha fatto sentire il suo grido di guerra ergendosi formidabile negli scioperi e costringendo gli epuloni a venire a patto con la fame in permanenza”[102]. Sull’importanza dell’associazionismo operaio, in un altro editoriale il 20 novembre 1871 si dice: “coloro che mettono in dubbio la trasformazione possibile della popolazione operaja, dimenticano od ignorano la storia. Quanto a noi, confessiamo che il movimento d’associazione e del lavoro, sì felicemente iniziato in tutta Europa, ci sembra grande e fecondo di benefizj infiniti [poiché] l’associazione ed il lavoro, migliorata la condizione dell’operajo, egli troverà nella sua famiglia il santuario della pace, nel sorriso dei figli satolli la gioia domestica, e non fuggirà più dalla sua casa ad affogare nel vino dolori, ch’ei non sa altrimenti lenire”[103].

     Il 3 luglio 1861 su iniziativa di Gaetano Brunetti venne fondata l’Associazione di Mutuo Soccorso degli Operai di Lecce. Greco sottolinea che Brunetti godette, da ricercato politico, al pari di altri patrioti, della protezione a Ostuni del Maestro Giuseppe Cisaria (padre di Leonardo)[104].

     Il 10 luglio 1871, sul Propugnatore si torna ad affrontare il tema Internazionale; si precisa, infatti, che non è la prima volta che il giornale si occupava dell’argomento. L’editorialista fa una rapida storia dell’Internazionale dal 1864, precisando che “in Italia è pochissimo il numero degli affigliati [sic]. Ma ora si fa serio. […] Questa Associazione da alcuni sedicenti organi della stampa viene rappresentata come spaventevole fantasma, come mezzo di distruzione e di rovina. Noi non lo vogliamo credere: per noi essi sono l’eco dei signori nostri oscurantisti e prepotenti i quali desiderando imbavagliarci per così soffocare nel nostro interno l’espansione del libero cuore, creano disordini onde da essi trarre pretesto per tenerci soggetti con maggiore prepotenza … Non è dell’Internazionale che dobbiamo temere, poiché lo Statuto sul quale è  basata non ne presenta motivo, ma si conviene guardarci dai manipolatori delle faccende nostre, da coloro che ambiscono vederci schiavi, poveri e avviliti”[105]. Seppur non menzionato, tra le righe bisogna leggere una stoccata contro «Il Cittadino Leccese», “ottimo e moderato giornale diretto dal sac. Enrico Lupinacci”[106]. Come è prevedibile, lo scontro a fior di penna diventa più aspro in concomitanza delle scadenze elettorali. Nel maggio del 1871 infatti era in corso il ballottaggio tra Brunetti, appoggiato dal Propugnatore, e Beniamino Arlotta, appoggiato dal Cittadino Leccese, che il 6 maggio  rivolge un appello agli elettori gallipolini: “elettori se voi volete fare la politica degli interessi vostri ed è l’Italia, scegliete Arlotta; se quella  del sentimento, preferite Brunetti; ma prima di dare il voto a quest’ultimo, noi vi preghiamo di guardare a Parigi, miserando teatro, ove si svolgono e si attuano le ultime conseguenze dell’odierna democrazia”[107].

     Abbiamo così rapidamente tracciato il quadro del dibattito politico, a cui Guesde non partecipa, o almeno, ad oggi, non ci sono testimonianze di un suo coinvolgimento. Vediamo invece, dalla sua discreta presenza magliese, che egli doveva muoversi con molta circospezione visto che “lo spettro del comunismo” aleggiava già anche in Terra d’Otranto e per ciò le autorità di pubblica sicurezza erano allertate.

“IL MINISTRO GUESDE, PROFESSORE DI FRANCESE A MAGLIE”

     Maglie nel 1871 contava 5.472 abitanti con una forte concentrazione di lavoratori agricoli che risiedevano nel centro urbano a livelli miserabili, condizione questa che li rendeva potenzialmente più sensibili all’idea socialista[108]. Il Collegio elettorale di Maglie secondo i dati del censimento del 1871 era costituito da 53992 abitanti considerando gli anni 1870-1874 e gli aventi diritto al voto erano 1288-1351, votanti 851-890[109]. Nelle elezioni politiche che si tennero l’anno dopo, si conferma la vittoria di Oronzo de Donno esponente della Destra storica[110]. Maglie era appannaggio della Destra storica già dalle elezioni del 1865 e insieme a Taranto furono i soli seggi che la Destra ottenne, mentre l’egemonia della sinistra si rafforzò ulteriormente nelle elezioni del 1867 quando la Destra conseguì la vittoria solo a Maglie con Pisanelli. L’inversione di tendenza si ebbe nelle elezioni del 1876 quando si “apre il dominio incontrastato degli uomini di Destra in Terra d’Otranto”[111]. Ma ben evidenzia Confessore che la situazione socio-economica della Provincia era tale che gli «schieramenti di opposto segno erano facilmente intercambiabili. Quindi non tanto scontri “ideologici” di “principi” alla base della lotta politica in Terra d’Otranto -come lamentano i numerosi prefetti che si succedono nell’arco del tempo considerato-, ma piuttosto scontro vivacissimo di persone e di gruppi intorno a programmi economico-amministrativi»[112]. A Maglie era attiva una Società Operaia la cui nascita si colloca negli anni dal 1863 al 1869, al tempo in cui il frate domenicano Martino Piccinni era Direttore del Capece. Un articolo del Propugnatore, che prende le mosse dalla nomina del sacerdote Nicola Ferramosca, già docente della stessa scuola, chiamato alla direzione dell’Ospizio “Garibaldi” di Lecce, evidenzia, tra l’altro, come la nomina di un sacerdote sia in “aperta contraddizione non solo con i nuovi tempi anticlericali, ma con l’indole dello speciale Istituto” e soprattutto sottolinea  l’animo conservatore del Ferramosca che aveva fortemente contrastato “l’impianto della Società Operaia Opera Pia [corsivo nell’originale]”[113]. Nel 1874  la Società  Operaia magliese era presieduta da Donato Colucci, come si riporta in un lungo e interessante articolo del 25 maggio 1874 in cui si rende merito per il suo operato al più volte sindaco di Maglie Achille Tamborino (1825-1895), il quale aveva nel 1874 impedito la speculazione sul mercato  alimentare  calmierandone  i prezzi, ragion per cui  “la Nobile Società Operaja di Maglie presieduta dal laborioso ed onesto signor Donato Colucci gli ha decretato una medaglia commemorativa degna testimonianza di sentita devozione”. L’opera del munifico magliese capace di agire contro “la Camorra degli aggiratori e dei Crudeli pubblicani” viene additata come modello ai ricchi a cui si ammonisce: “cumulate pure; ma non siate sordi all’altrui inedia, se volete che vi si venga bene; compiacetevi e imitate pure l’onorevole e vero Cavaliere, Achille Tamborino di Maglie”[114].Tamborino aveva già agito in tal senso in occasione della carestia del 1844[115].

     Dettagliate sono le informazioni che abbiamo sulle Società Operaie magliesi e salentine.  “Maglie –La Società operaia di Mutuo Soccorso – Il numero di soci effettivi è di 74, giorni di malattia in tutto l’anno 218, sussidiati 7. Il patrimonio è di lire 140,20; tasse d’amissioni lire 45, contributo dei soci effettivi lire 556,70, totale lire 601,70; spese per gli ammalati lire 197,50, medici e medicine lire 130, funerali lire 17 e 65, totale lire 345,15, spese di amministrazione lire146,80, totale L. 491,95”[116]. A Gallipoli erano 55 soci, a Lecce 145, a Nardò 95, a Massafra 41, a Ostuni 35, Brindisi “non ha date le informazioni richieste”; sulla società di Casarano, che contava 48 associati, vi è una postilla: “Da poco è nostra associata per cura e volere del suo presidente e della cara amica nostra signorina Adele Lupo, che unitamente alli Forleo e Alfredo Casalini cooperano coi loro scritti a rendere gradita e utile la lettura del nostro periodico. Non ci diede ragguagli: è neonata e non ha veste ancora con cui presentarsi come vorrebbe fra le sue consorelle, ma ha tanta stoffa da ben presto farsi un bell’abito e corredo da dire: ancora io sono viva e non vegeto”[117]. La società operaia più grande è quella di Taranto con 257 soci, e Taranto si conferma uno dei centri in cui è stato più attivo il movimento operaio tanto che ivi era stato programmato un moto rivoluzionario nel 1875.

     Guesde giunge a Maglie nel 1875. Il Comune di Maglie il 22 ottobre informa Guesde dell’assunzione ed egli prende possesso della cattedra il 1 novembre[118].

     Secondo Ducange, Guesde diede corsi di francese e occasionalmente collaborò a vari giornali per guadagnarsi da vivere. In quel momento era ancora un fervente partigiano dell’anarchismo: “In queste condizioni precarie, Guesde mette su famiglia. Uomo di amicizia e lealtà, Guesde ha saputo mostrare anche il suo lato sensibile: era un padre di famiglia. Sposò Mathilde Constantini, figlia di un soldato di Napoleone che era rimasto in Italia. Mathilde era stata in Russia, per dare lezioni di italiano a giovani aristocratici russi. Presumibilmente contrasse un primo matrimonio con un russo. Poliglotta, padroneggiava cinque lingue (italiano, francese, inglese, tedesco, russo), cosa che a volte facilitava la corrispondenza di Guesde con i socialisti all’estero. […] Hanno avuto tre figli insieme: Mario, Louise (1877-1944) e Léo (1878-? ). Ma presto gli impegni di Giulio valsero alla famiglia una nuova espulsione dal territorio nazionale. Guesde arrivò di nuovo in Svizzera, dove lui e la sua famiglia rimasero per alcuni mesi. Ha poi aspettato che scadesse la sua condanna a cinque anni in Francia, decorsi i quali, rimpatriò”[119]. La nostra fonte non fa nessun riferimento alla docenza magliese.

     Neppure Menghini, pur ricordando i trascorsi italiani, menziona la parentesi magliese: “Costretto a rifugiarsi in Italia, continuò nella sua propaganda, ma nel 1875 fu espulso anche dal governo italiano. Tornò allora in Svizzera e l’anno dopo, amnistiato, poté trasferirsi a Parigi”[120].Un altro studioso invece dice che “per guadagnarsi il pane fu costretto ad insegnare al collegio Cappecce [sic] di Maglie Lecce”[121].

     Effettivamente, è ampiamente documentabile, anche con un autografo dell’interessato, la sua permanenza salentina. Un’inserzione dell’11 ottobre 1871 informa che a Maglie, Assessore Oronzo Micolano, è stato istituito l’insegnamento della lingua francese, quello di Guesde, poiché reso obbligatoria dal Ministero[122].

     Presso la Biblioteca Comunale di Maglie[123]si conserva il faldone “Liceo Ginnasio Capece 1876- 1887-1910” che raccoglie varia documentazione del Comune di Maglie riguardo l’iter per il pareggiamento e poi per la statalizzazione del Liceo Capece avvenuti rispettivamente nel 1877 e nel 1907. Nella cartella “Incartamenti relativi al pareggiamento” al foglio 1r è riportato l’estratto del bilancio, datato 8 marzo 1876 e firmato dal sindaco Achille Tamborino; la voce “professore di lingua Francese” è sottolineata con matita azzurra; ma è al foglio 41v che troviamo l’elenco nominativo del personale del Capece ed il relativo compenso. Il professore di Lingua francese “Giulio Bacile Guesde” percepisce uno stipendio di 924 lire. Al foglio 42r in corrispondenza del rigo in precedenza citato è annotato con matita azzurra “vedi foglio 3 n 7”. È più che plausibile che le due sottolineature siano d’epoca e siano avvenute in occasione delle indagini sulla presenza a Maglie del contumace professore francese. Un’altra considerazione va fatta sulla italianizzazione per consonanza del cognome Bazile, nel ben più noto Bacile, il che, probabilmente, ha contribuito a non far notare fino ad ora agli studiosi la presenza di Guesde a Maglie. Quando Guesde vi giunge, il Ginnasio Convitto Capece non aveva ancora ottenuto il pareggiamento. Vi era stata nel 1868 la cessione provvisoria al Comune, sia pure con il vincolo della inalienabilità del bene, che nel 1871 era stata ufficializzata con atto notarile da parte del Real Governo, divenendo così definitiva. Il pareggiamento avverrà nel 1877, con l’Amministrazione guidata dal già ricordato Senatore Achille Tamborino, ma l’ente versava in condizioni finanziarie davvero critiche, come i Direttori che si sono succeduti lamentavano. Durante gli anni di permanenza del professor Guesde, il Direttore del Liceo è Antonio Cadei, il quale parla di “scadimento morale ed intellettuale del convitto e del ginnasio”[124]. Il primo Direttore-Rettore del Capece fu il frate domenicano Martino Piccinni, dal 1863 al 1869, poi fu la volta del canonico Vito Ferente fino al 1872 e dal 1872 al 1875 del sacerdote Giosuè Tamborini. Dopo la partenza di Guesde fu la volta di Pietro Pellizzari, una delle figure più importanti del Convitto, in carica dal 1877 al 1884[125]. Con lui inizia quello che Papa definisce il periodo aureo del Capece[126]. Sotto la direzione di Pellizzari, aumentano gli iscritti, viene risanato il deficit, si incrementano le attività esterne o extra curriculari, come le chiameremmo oggi. A lui si deve la nascita della rivista «Lo studente magliese», antesignana dei «Quaderni». All’uopo si impiantano una tipografia ed una rilegatoria all’interno del Liceo stesso. Inoltre si acquistano degli strumenti musicali, come il pianoforte, nasce il piccolo teatro nella sala del Convitto. Si incrementa la dotazione della biblioteca e si istituisce un gabinetto di lettura dove gli studenti potevano usufruire dei libri che costituivano il patrimonio più importante, secondo il Rettore, per una istituzione scolastica oltre che per l’accrescimento ed il miglioramento dei convittori[127]. Ma ormai Guesde era lontano.

     Il breve soggiorno di Giulio e Matilde a Maglie è legato anche alla nascita del figlio primogenito Mario (1875-1874) il 25 novembre 1875 al civico 4 di Via estramurale, come da atto di nascita di “Bazile Guesde Mario, figlio di Giulio Bazile Guesde anni trenta professore francese […] e da signora Matilde Costantini del fu Lorenzo”[128]

     L’esperienza magliese di Guesde viene descritta con toni idilliaci da Compère Morel che riferisce che Guesde era ormai prossimo a lasciare l’Italia quando “apprende che un posto di professore di letteratura al collegio del Cappecce [sic] Lecce (terre d’Otranto) [sic] è disponibile. Un concorso era aperto e lui vi partecipa. Classificato primo, ottiene questo incarico. Dunque, eccolo al sicuro, perché finalmente sta per godere di un salario regolare. Ben inteso, non si tratta di ricchezza, ma è il domani sicuro e la possibilità di poter lottare per le sue idee senza soffrire e senza far soffrire la fame, giacché ora ha una donna e un figlio! Informato dalla Municipalità di Maglie della sua nomina il 22 ottobre, prende servizio il 1° novembre 1875. Il salario del professore di francese non è assolutamente alto, perché non supera 85 Franchi al mese! Tuttavia è la garanzia di un budget sufficiente per la famiglia e ogni volta che ne avrà l’occasione, Guesde affermerà che questo lembo di Terra italiana è stato per lui la terra della felicità. Intrattiene rapporti d’amicizia con tutti i colleghi che, con una o due eccezioni appena, sono padri gesuiti. Uno di questi, padre De Donno, mente colta e aperta a idee audaci, è uno dei migliori amici di Guesde. Ma ciò che doveva avvenire, avvenne. Appena si viene a sapere che il professore di Letteratura Francese è stato condannato dalla Giustizia francese per aver difeso la Comune, Guesde deve sopportare tutta una serie di problemi, fastidi e disagi. E un bel giorno viene informato che il suo ordine d’espulsione è ancora in vigore. Guesde parte per la Svizzera, ed è là che il suo amico Léon Millot il 13 aprile 1876 gli indirizza una lettera che egli legge con il piacere che si può immaginare”[129]

     Il mancato battesimo del figlio allertò le autorità di polizia e probabilmente per questo Guesde dovette abbandonare Maglie in tutta fretta.

     Del fatto che Guesde abbia lasciato Maglie nel novembre 1876, ad oggi abbiamo vari riscontri, ma già dal 16 aprile 1876 Guesde scrive di essere in Svizzera[130]. Il 21 novembre 1876 il preside del Capece comunica la nomina di Francesco Martini a professore di Francese[131].

     Possiamo fare una rapida rassegna sugli articoli di stampa che danno conto del soggiorno magliese di Guesde, come, per esempio, il lungo saggio di un anonimo che offre un ritratto del politico francese in cui egli è aggettivato come l’ “apôtre”, cioè l’apostolo, e dice “a Ginevra dapprima e in Italia in seguito, a Maglie, vicino a Otranto, ove fu professore al collegio Capecce [sic]”[132].

     Una fonte posteriore che parla del “leader socialista assunto al potere”, è l’intervista di Luigi Pomè sulle pagine de «Il Giornale d’Italia» del 29 agosto 1914, in cui Guesde faceva appello ai socialisti italiani perché entrassero nella compagine governativa, analogamente a quanto successo Oltralpe. In questa fonte, l’articolista, nel tracciare il profilo del politico, ricorda la presenza in Italia di Guesde ma scrive erroneamente che il figlio Mario sia nato in Sicilia e non a Maglie[133]. Questa inesattezza venne corretta da una lettera non firmata da Maglie del 30 agosto 1914, pubblicata su «La Tribuna» del 31 agosto 1914, intitolata Il ministro Guesde, professore di francese a Maglie, in cui si fornisce una nota ricca di informazioni sulla presenza magliese del docente. L’autore, probabilmente un collega di Guesde, precisa sull’insegnante “del nostro liceo Capece”: “Buono e caro amico, molti vecchi insegnanti suoi colleghi e moltissimi che furono suoi alunni ricordano qui Giulio Guesde. Accolto con la consueta cortese ospitalità dalla famiglia Romano, seguiva con loro lo svolgersi delle vicende politiche della sua patria, sempre ansioso di notizie e desideroso del ritorno. Era legato d’intima amicizia all’attuale direttore didattico cav. Ingravalle[134], al prof. Giovanni Refolo[135] e ad altri molti, e vi è chi conserva di lui anche una fotografia, il sig. G. De Donno fu Giacomo. Dai suoi amici di qui fu inviato un affettuoso telegramma”[136].

     Ma è lo stesso Guesde che conferma la sua presenza salentina in una nota autografa su carta intestata della Camera dei deputati, databile 1921-22, oggi depositata e digitalizzata dall’International Institute for Social History di Amsterdam, dove leggiamo: “quando in Novembre 1876 da Maglie (Italie) rientrai dall’esilio in Francia”[137].

      Quanto al “direttore didattico cav. Ingravalle” che menziona l’articolista de «La Tribuna», questi è un personaggio davvero degno di nota. Alla sua morte, il 21 febbraio 1915, per commemorarlo, i figli diedero alle stampe un libello che raccoglieva gli omaggi resi da personalità varie, un documento interessante perché ci permette anche di cogliere quello che è stato il “lascito” di Guesde a Maglie”. Come riferisce nell’opuscolo il figlio maggiore Attilio[138], nel tracciare il profilo umano e professionale del padre, il rapporto d’amicizia con Guesde fu determinante per le scelte di Ingravalle: “Acquistava libri ed opere nuove e li studiava con passione: rimase infatti di Lui una ricca
biblioteca. Da quando venne in Maglie Giulio Guesde, ora ministro in Francia, gli fu amico intimo e segreto (poiché Guesde era allora un esiliato che, per mezzo di mio padre, si manteneva in rapporti col partito socialista francese)[139], si appassionò della lingua francese così da parlare bene in poco tempo; poi la studiò con amore e nel 1892 conseguì il diploma di insegnante di francese […] Maglie, marzo 1915, Attilio”[140]. Più oltre è riportato che Ingravalle ha terminato la sua carriera scolastica come insegnante di francese nella Scuola tecnica “Oronzo De Donno”. In effetti Ingravalle, come risulta dal bilancio del 1876, era insegnante alle elementari[141] e di ginnastica al liceo. La cartella contiene una minuta non firmata del Preside, datata 1 novembre 1907, in risposta a una richiesta di informativa circa il bidello, il segretario e l’insegnante di ginnastica del liceo Capece; apprendiamo che il prof. Vincenzo Ingravalle ricopre tale incarico dal novembre 1873 e che praticamente si deve a lui l’introduzione dell’insegnamento della ginnastica a Maglie tanto che “Quel Municipio deliberò di impiantare una Palestra”[142]

     Su «L’ Illustrazione Italiana» del 6 settembre 1918 viene pubblicato un articolo in forma di telegramma da Parigi del 30 agosto il cui autore si firma con lo pseudonimo di “Spectator”. Lo scritto dalla posizione decisamente interventista mette in evidenza i disastri della guerra sul fronte franco belga, in particolare sottolinea retoricamente le conseguenze della scelta neutralista belga e si rivolge a quanti in Italia pur simpatizzando per i due Paesi sotto attacco sono stati comunque per il non intervento armato. Fa presente che in Francia è stato costituito un Ministero della “concentrazione nazionale” all’interno del quale sono due autentici socialisti come Sembat e Guesde, e scrive: “io lo ricordo Guesde, di quarant’anni addietro! […] Era allora uno dei giovani profughi della Comune, colpiti da condanna politica dai versigliesi. Capitò a Roma, con Eliseo Reclus, con l’allora già attempato Cluseret, con un pallido e stridente Chery, che teneva sempre un piccolo rosso cane volpino sotto le braccia, e noialtri studenti simpatizzavamo per loro, ce li portavamo insieme al caffè, al ristorante e a teatro. Guesde sparì presto; andò nell’Italia Meridionale, si fissò a Maglie come maestro di lingue, vi rimase finché l’amnistia lo riammise in Francia, ed a Maglie è ancora ricordato!”[143].

     “Nel piccolo collegio di Maglie di Lecce, dove fu, per concorso, ammesso a professore, compose, in italiano, il suo opuscolo Della proprietà, in risposta a un libro del senatore Lampertico”[144]. Osserva Favilli che tra i lavoratori di Milano agli inizi degli anni Ottanta oltre al Compendio del Capitale di Carlo Cafiero[145] e a Le tre internazionali di Osvaldo Gnocchi-Viani, era anche conosciuta “una lettera aperta di Jules Guesde al senatore Lampertico, pubblicata su «La plebe» del 1876 e poi trasformata, l’anno seguente, in un opuscoletto di 31 pagine, che ebbe larga diffusione anche in ambienti operai”[146].  Questa lettera di Guesde, Della Proprietà. Lettera al Senatore Lampertico, pubblicata il 19 settembre 1876, diventa dunque un opuscoletto che verrà ristampato anche in francese[147]. Compère Morel afferma invece che non di articolo ma di brochure si tratti, scritta interamente a Maglie[148]. Articolo o libretto, comunque, al senatore Fedele Lampertico (1833-1906) Guesde rimprovera la contraddizione del pensiero di chi pure esprimendo considerazioni socialisteggianti sulla proprietà privata, finiva col cozzare con “la logica degli interessi dei proprietari terrieri”[149].

     Un necrologio apparso su un giornale laburista neozelandese afferma che dopo la presenza in Svizzera “subito dopo nominato professore di letteratura a Maglie in Italia ha scritto libri per la sinistra italiana e fondato una nuova sezione dell’Internazionale”[150]

     Risale agli anni italiani la pubblicazione in traduzione francese a Lodi del romanzo manifesto del populismo sovietico Che fare? di Černyševskij(1828-1889). Uscito in Russia nel 1863, venne pubblicato in Italia a cura di A. Tveretinov, B. Malon e lo stesso Guesde[151].

     Tornando sulle ragioni della conclusione della sua parentesi salentina, le opinioni divergono; certo è che la pena era stata scontata e non vi erano più impedimenti per il suo rimpatrio. Certamente Guesde fonda una sezione dell’Internazionale proprio a Maglie: “In Italia egli fu nominato professore di letteratura al collegio di Maglio [sic] in Otranto, ma avendo fondato una sezione dell’Internazionale, fu espulso”, scrive il giornale «L’Émancipation»[152]. Come riporta Genuzio,La sua situazione economica non è più brillante. La sua posizione politica finisce per essere conosciuta e Guesde deve andarsene”[153].

IL RITORNO IN FRANCIA E LE CONTINGENZE POLITICHE

     Rientrato in Francia dove, in occasione del Congresso di Marsiglia dell’ottobre 1879, la Federazione del partito dei lavoratori socialisti di Francia (Fptsf) vide prevalere la sua linea, “Guesde, che doveva predisporre un programma politico, anche in vista della partecipazione alle elezioni, si rivolse a Marx. Grazie all’aiuto di Paul Lafargue, i due si incontrarono a Londra, nel maggio del 1880. Nacque così il Programma elettorale dei lavoratori socialisti che apparve in diversi quotidiani francesi”[154]. Nel 1882 fonda il Partito Operaio (POF) che assume in seguito (1893) il nome di Partito operaio francese e aderisce alla visione internazionalista. Guesde mantiene all’interno del partito una posizione dura e pura, anti borghese, integrale, quella insomma del socialismo internazionale. In effetti il Partito cresce sempre più in forza numerica e rappresentanza. Guesde ha un largo seguito, le sue idee trovano rapida diffusione attraverso i giornali su cui scrive, si inizia a parlare di una «disciplina guesdista», nella quale si riconoscono le migliaia di iscritti al partito operaio e la cui base è a Roubaix. Guesde si candida alla Camera dei deputati nel 1893 per la circoscrizione di Roubaix; viene battuto nel 1898 e nel 1902 e rieletto deputato nel 1906, 1910 e 1914. Continua intanto la sua attività pubblicistica. La sua forza elettorale è data dal popolo di sinistra della Francia settentrionale, soprattutto quella dei tanti lavoratori dell’industria tessile che si riconoscono nella sua linea. Grazie al Partito Operaio viene istituita in Francia la giornata del Primo Maggio a favore dei lavoratori salariati delle industrie e di tutti i lavoratori che si battevano in quegli anni per le importanti rivendicazioni di categoria come la riduzione delle giornate di lavoro e la fine dello sfruttamento padronale. Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Guesde si rende protagonista di un voltafaccia cui i grandi personaggi politici ci hanno in qualche modo abituato. Contrariamente alle sue iniziali posizioni pacifiste, egli vota in Parlamento l’ingresso in guerra della Francia, convinto, come si può leggere nelle sue dichiarazioni, che il socialismo non sia incompatibile con il nazionalismo, che la causa della Francia vada difesa con le armi e che combattere per la patria sia il più valoroso ed eroico atto che possa fare un socialista fiero e orgoglioso della proprie idee. Con lo scoppio della Grande Guerra aderì dunque all’Union sacrée ed entrò a far parte del Governo Viviani dal 26 agosto 1914, in veste di Ministro. Lanciò un appello diretto a socialisti italiani per non contrastare l’ingresso in guerra dell’Italia in un’intervista concessa al deputato socialista italiano Alceste De Ambris sul «Vorwärts», organo del Partito socialdemocratico tedesco, del 29 novembre 1914[155]. Significativa fu la sua influenza sull’ormai ex socialista Benito Mussolini il quale poi aderì alle posizioni interventiste. De Felice genericamente riferisce di “finanziamenti” esteri dalla Francia in un primo tempo e da ambienti industriali poi[156]. Mussolini incontrò nel novembre del 1914 in Svizzera Dumas, segretario di Guesde, e ricevette 100 mila lire per il suo giornale a cui fecero seguito altre elargizioni[157]. Guesde era convinto in fondo che l’entrata in guerra avrebbe comportato per la Francia una rivoluzione sociale simile a quella della Rivoluzione Francese e che i socialisti non potessero trovarsi impreparati di fronte ad un grande appuntamento con la storia. Come Ministro operò quindi al fianco delle nazioni intervenute in guerra.

     Nel 1920 si dichiarò contrario all’adesione dei socialisti francesi all’Internazionale comunista.

     Jules muore il 28 luglio 1922.

                                    JULES GUESDE: DAL SOCIALISMO AL NAZIONALISMO

                                                                di Paolo Protopapa

     Un parigino a Maglie dello spessore di Jules Guesde centocinquanta anni fa, a ridosso della Commune, è già, di per sé, un evento rimarchevole. Possiamo solo immaginarlo, un intellettuale, militante rivoluzionario e, a tratti, compagno e collaboratore di Karl Marx, intento ad aggirarsi tra gli intrighi post-gesuitici locali – che lo sfioravano assai da vicino nell’abbellito palazzo capeciano, dove insegnava – e l’intenso lavoro teorico che lo impegnava da protagonista sullo scenario europeo. Certamente si trovò incuriosito, l’inquieto socialista Jules, da una delle più remote zone del Mezzogiorno italiano, allorquando (ad appena un quindicennio dall’Unità Nazionale) il fiore dell’intelligenza salentina plasmava il concetto, e la sagoma ideologica stessa, de La Provincia di Lecce. Formulazione poi divenuta icastica, con cui Cosimo De Giorgi battezzerà l’antica Terra d’Otranto nei suoi Bozzetti di viaggio del decennio successivo. Una penisoletta, quella salentina del breve soggiorno magliese guesdiano, socialmente e culturalmente variegata, abitata dalle più cospicue famiglie agrarie, in gran parte conservatrici, catalogabili tra i ‘rentiers’ tradizionalisti (come aveva, pochi decenni prima, denunciato l’illuminista Giuseppe Palmieri), ma anche significativamente caratterizzata, nei nuclei più popolosi, da una piccola borghesia artigiana e bottegaia, in trepida ascesa sociale e animata da non trascurabili ambizioni commerciali e speculative. Si tratta, pertanto, di una realtà, anche e soprattutto come quella magliese, che, pure entro limiti e inadeguatezze strutturali diffusi, poté comunque giovarsi di una non totalmente assente “emulazione scientifica” (felice espressione ripresa dal De Giorgi) e, in buona misura, propiziata dalla benemerita istituzione ducale. Senza sottovalutare – come non di rado è, invece, accaduto – che, in quella fase, il perno delle trasformazioni è ampiamente dovuto (anche in un Salento più largo, da Lecce a Galatina a Nardò al tricasino e al gallipolino) ad un intenso processo, al contempo educativo e istruttivo, incentrato sul lavoro tecnico, sia teorico che pratico delle “arti” e dei “mestieri” meccanici.                          

     Un tale risveglio di attività e di iniziative di innovazione economica non poteva che essere, d’altra parte, l’espressione coerente della peculiarità morfologica di una comunità, come quella magliese, posta tra un più stimolante territorio latamente leccese e la proiezione naturale verso il sud del Capo leucadico, le cui popolazioni, prevalentemente rurali, erano, però, anch’esse, almeno in parte significativa, ispirate dai primi nuclei di una più aperta mentalità borghese. Difficilmente, così come accerteranno studi e approfondimenti di analisi e di storia economica, tanti inediti bisogni sociali avrebbero potuto rimanere inevasi. Quindi, di potersi sottrarre alla funzione attrattiva esercitata da un ceto dinamico, quale quello magliese, supportato da una giovane enclave cittadina tendenzialmente mercantile e imprenditoriale. Di non rinunciare, insomma, alle opportunità, seppure ancora precoci, costituite dalla più moderna gestione del risparmio, dell’intrapresa organizzativa urbana e dell’impiego finanziario del risparmio stesso.

     Se e quanto questo panorama salentino di ordine storico-sociale e ideologico-culturale rilevi rispetto alla “meteora” magliese di Jules Guesde, è azzardato dirlo. Sino ad oggi, lo straordinario scavo dei due attrezzatissimi ricercatori, Franco Frisullo e Paolo Vincenti, al cui lavoro dobbiamo le nostre riflessioni, può soddisfare parzialmente le nostre curiosità, assecondando il merito di doverne allargare, tuttavia, il campo di indagine. Chi, come Jules Guesde – sembra financo lapalissiano ribadirlo – è in fuga dalla propria patria lontana e si trova sotto l’ipoteca di una condanna a cinque anni di reclusione, aggravata da una multa di 4000 franchi (con sentenza del tribunale di Montpellier del 22 giugno 1871), in quanto “arringapopolo” e reduce dalla semaine sanglante comunarda, ha ben altro a cui pensare. Anche perché, trattandosi di un rivoluzionario, e non certo di un teorico (pantofolaio) della cattedra, alla sua macchina critica non sarebbe potuta sfuggire (e restare impregiudicata), accanto alle emergenze illuminate, la piaga dolorosa dell’arretratezza che lo circondava. In particolare quel clericalismo (e quietismo e illiberalismo reazionario) che nel nostro Mezzogiorno furono lo stigma ideologico e la cifra prevalente della condizione sociale ancora per lungo tempo patita dalla massa delle plebi meridionali indigenti. Il che non impedì certamente a Guesde di intrecciare rapporti non banali col milieu intellettuale cittadino più avvertito, in particolare la famiglia Romano, il direttore didattico Ingravalle, il prof. Refolo e G. De Donno fu Giacomo. Sicché la puntuale, circostanziata e, a suo modo, audace investigazione storiografica dei nostri amici studiosi, riesce ad integrare la fisiologica provvisorietà delle fonti reperibili sui disiecta membra guesdiani e, sulla scorta di interessanti scoperte, a tentarne una più generale ricomposizione metodologica e narrativa. Perché ciò avvenga persuasivamente – e non per cortigiane giustapposizioni di superficie – occorre, ovviamente, attingere al corpus dottrinario che connota la personalità e l’opera del Comunardo, teorico, scrittore, ideologo, giornalista e organizzatore politico, ministro, rivoluzionario e patriota, tra i più eminenti esponenti del movimento operaio e della costruzione programmatica del socialismo, moderno e contemporaneo assieme. Tema, questo, ovviamente, formidabile sin dalla sua impegnativa tassonomia ermeneutica, ma che esula – data la complessità del personaggio, l’intensità e organicità delle sue relazioni – dai limiti che ci siamo autoimposti. Anche se, a nostro giudizio, la preziosa occasione del presente saggio su Jules Guesde a Maglie suggerisce di allargarne utilmente l’orizzonte conoscitivo.          

     Anzitutto la citazione, per così dire di ambiente ideologico territoriale, da parte degli autori, della lettera “in francese” dell’aprile 1873, inviata da Lecce, da Domenico Bernardini a Frederick Engels, con cui il commerciante (“non operaio”) chiede di iniziare una corrispondenza epistolare sui temi dell’organizzazione internazionale del lavoro (come si evince dall’Istituto Giangiacomo Feltrinelli, 1964). Inoltre, la notizia, tratta da «L’Émancipation» del 9 ottobre 1904, dell’espulsione di Guesde da Maglie “avendo fondato una sezione dell’Internazionale”[158]. E qui resterebbe proficuamente da indagare perché il suo soggiorno magliese di lavoro al liceo Capece, dal 1° novembre 1875 al novembre 1876, si concluse a causa della vigenza del mandato di espulsione emesso nei suoi confronti per i fatti della Comune, tanto che il 20 novembre 1876 Jules Guesde fu sostituito nell’insegnamento di Letteratura francese dal prof. Francesco Martini. Per meglio comprendere il clima ideologico e culturale e, più ancora, il punto di vista straniero dello stesso Jules Guesde sul movimento popolare italiano, non vanno trascurati i tre brevi articoli comparsi su «Le Radical»[159]. I tre testi di Jules Guesde, tutti del giugno 1872, costituiscono un attento e costante osservatorio delle singole sezioni del movimento operaio e proletario europeo a ridosso della Commune di Parigi. I giudizi di Jules Guesde (reduce dalla pesante condanna da parte del tribunale di Montpellier) nei confronti dell’Italia non sono certo lusinghieri, anzi, talvolta manifestano qualche punta di troppo in acredine e alterigia, per certi aspetti tipicamente francesi. In parte, ma solo in parte, il tono – che non risparmia neppure le eminenti figure di Mazzini e di Garibaldi – può essere addebitato alla diversità di condizioni, sia ideologico-culturali sia politiche, delle due nazioni. La questione sociale di quel periodo, infatti, presenta sui due fronti, aspetti non omologabili. E neppure i livelli di povertà e l’habitat materiale dei due Paesi lo sono. È una tale situazione, pertanto, che emerge distintamente dalla acuta analisi guesdiana: il livello più avanzato e, per così dire, di classe, degli operai francesi, mentre, attardato sul triste fenomeno del brigantaggio e vittima dell’influenza delle camorre, un pezzo significativo di Mezzogiorno italiano. L’intero tessuto sociale – e Guesde lo monitora per tratti rilevanti – appare ben differenziato e da ciò non può che derivare la complessità ideologica francese della rappresentanza politica rivoluzionaria a fronte, invece, della frammentazione e del settarismo (ancora fortemente regionalistici) del giovane Stato italiano nella sua fase aurorale. Si manifesta, perciò, quasi come un vero e proprio paradosso, dovuto ad una ironica astuzia della ragione storica, il fatto che di lì ad un lustro, il grande rivoluzionario d’oltralpe, si guadagni con merito il primo place di professore di Letteratura nel Convitto Capece di Maglie, nel remoto près d’Otranto del Sud d’Italia, dove non potrà che constatare “la civiltà degli abitanti”.

Passiamo ora, dopo questa lunga digressione, alla terza informazione, altrettanto rilevante e ricca di implicazioni teoriche, che riguarda la plausibile conversione al marxismo da parte di Guesde durante il periodo italiano, suffragata, secondo l’autorevole James H. Billington (1986), con l’edizione del primo giornale marxista in Francia, «L’Egalité», fondato da Guesde nel 1877, appena rientrato in patria dall’esilio magliese[160].

     Non appare casuale, d’altra parte, che tale avvicinamento al marxismo (la parola conversione appare forzata) ruoti attorno alla riflessione guesdiana sui temi prevalentemente economici del socialismo, in un contesto ideologico in cui divampa il fuoco della polemica tra Marx e le socialdemocrazie europee, avviate verso un gradualismo e riformismo inaccettabili dal fondatore – secondo la vulgata – del (cosiddetto) socialismo scientifico. Non si trascuri, infatti, che, seppure pubblicato per decisione di Engels solo nel 1891, proprio del 1875 è La critica al programma di Gotha dello stesso Karl Marx, vale a dire l’aspra presa di posizione contro l’unificazione, realizzata a Gotha, dei due partiti socialisti tedeschi, dietro la quale Marx coglieva una pericolosa ispirazione ideologica esercitata dall’influenza di Ferdinand Lassalle, deceduto nel 1864.             

     Ora, quasi coevo, nel 1876 (ma “Ecrite en 1875”) – su un fronte del tutto diverso, ma pur sempre nel groviglio della discussione dirimente tra struttura economica e realizzazione politica rivoluzionaria – Jules Guesde indirizza uno scritto dal titolo Della proprietà. Lettera al senatore Lampertico. Opera, assai plausibilmente, elaborata a Maglie e, circa quarant’anni dopo, riproposta in lingua francese nella più ampia pubblicazione: Çà et là; De la propriété: Lettre au sénateur Lampertico[161].

     La breve, ma densa domanda-risposta alla pubblicazione del terzo volume Economie des Peuples et des Etats del cattolico Lampertico, apparsa poco dopo su «La plebe» di Milano e divulgata in un opuscolo di una trentina di pagine, analizza con brillantezza le aporie conseguenti – a suo parere – dai “sophismes dont les diverses ècoles économiques”. In particolare, rimarca Guesde in premessa, contro:

“une soidisant nouvelle économie politique, dont vous êtes en Italie la plus haute personnification […] j’ai pensé qu’il ne nous convenait pas de paraître fuir le debat sous prétexte que: A vaincre sans péril, on triomphe sans gloire ” (p. 3). 

     Segue, a questo limpido grido di guerra teorica, una vera e propria (quanto asciutta) iperbole dialettica, allorquando, stigmatizzando le ambiguità e le oscillazioni del senatore in tema di proprietà (virgolettate nel testo), Guesde osserva acutamente e, direi, pur non rinunciando ad evidenti suggestioni utopiche proudhoniane, compiendo un “net pas en avant” nella critica sistematica[162]:

“La propriété se presente dans le passé “en état de transformation successive e continue”: donc, elle ne se transformera plus. Elle a toujours eu jusqu’à nos jours un caractère collectif ou social qu’elle conserve encore par endroit: donc, elle ne le réacquerra jamais”.

     Ed ecco la stoccata, magistrale e dirimente:

“Quelle logique! quel souci surtout de l’expérience pour un partisan déclaré de la méthode expérimentale!” (p. 5).

     All’ “économiste impénitent” Lampertico, il nostro socialista rivoluzionario non può che rimproverare in conclusione – così come innumerevoli volte ha fatto e farà Marx nella sua critica all’economia politica borghese – di avere correttamente individuato la storicità sociale della proprietà, ma di non trarre l’insegnamento pedissequo, di ordine politico-fattuale (trasformativo e pratico), di abolirla o modificarla radicalmente. Si tratta, in questo passaggio cruciale della formazione ideologica, di arricchire il bagaglio scientifico di prevalente matrice fisiocratica con i nuovi apporti di una visione più attenta ai rapporti sociali del capitalismo.

     Ci si chiederà, giustamente, perché insistiamo su questo punto. Perché costituisce il problema essenziale che investe il passaggio – diciamolo metaforicamente – dalle “armi della critica alla critica delle armi” (Marx). Ossia perché il discrimine tra una concezione naturalistica del diritto di proprietà, giustificatrice in ultima istanza dell’immodificabilità della proprietà privata stessa, e, al contrario, l’assalto politico (non meramente ideologico-critico!) alla “eternizzazione dei mezzi di produzione” del sistema capitalistico, che su essa proprietà si basa, apre l’epoca nuova del socialismo. E segna, seppure in maniera disomogenea e irregolare, gli assetti statuali e l’intera fisionomia giuridico-ordinamentale del ‘900, comprese le democrazie sociali post-belliche di circa un secolo fa. Saranno i nuovi livelli di socializzazione dei mezzi (e dei rapporti) di produzione, ancorché imprevedibili, a plasmare, infatti, valori di giustizia e di uguaglianza, conflitti inimmaginabili e contraddizioni universali radicalmente inediti. Tali da assumere sia veste politica, sia giurisdizione istituzionale antagonistiche e alternative rispetto alla società di classe erroneamente ritenuta immobile e inscalfibile.

     Di fronte a temi di questa portata Jules Guesde ha studiato, riflettuto, lottato. Nella sua vita avventurosa e randagia per necessità politiche, si legò di amicizia con i maggiori attori del pensiero e della politica progressivi. Tra questi strinse legami di collaborazione con i due generi di Karl Marx, Charles Longuet e Paul Lafargue, mariti, rispettivamente, di Jenny e Laura. Dopo il Congresso di Marsiglia dei lavoratori socialisti del 1879, soprattutto grazie a Paul Lafargue, poté incontrare il grande vecchio comunista almeno in un paio di circostanze, oltre che avvalersi epistolarmente del suo prezioso consiglio teorico e politico.

     L’intenso e fecondo dibattito dell’ultimo Ottocento, al quale nel cenacolo londinese del Moro parteciparono, tra gli altri, figure del calibro di Bebel, Bernstein, Kautsky, ispirò molte e assai importanti scelte guesdiane. E, in effetti, anche se il fondatore del movimento internazionale dei lavoratori viveva tempi assai aspri, risponde alle attese dell’impaziente rivoluzionario francese e “lo aiuta a redigere gli statuti del partito” che definisce “l’autentico partito operaio”[163].      

     Che non si tratti di una risposta qualunque, imprigionata nel tran tran speculativo delle filosofie dottrinarie del tempo e in parte ancora soffuse di un’aura escatologica, lo si arguisce dalla celeberrima asserzione marxiana: “Quello che è certo è che io, io non sono marxista!”[164]. In tal modo chiariva uno spazientito Marx, che – come acutamente sottolinea Jacques Attali – “lui ha elaborato una scienza, non una setta”. Si tratta ora, per un “anatomista della società civile” (ampiamente purgato da astratti residui dialettici e storico-materialistici della propria “preistoria” hegeliana) di incidere concretamente nella realtà politica. Pertanto, di fissare temi traducibili in procedure, meccanismi tecnici, regole di funzionamento e strategie di un programma per competizioni elettorali specifiche e, soprattutto, ad opera di moderni esponenti politici socialdemocratici e non di intransigenti e radicaleggianti massimalisti romantici. In questo senso ci pare interessante sottolineare che – a stare alle autorevoli parole di Isaiah Berlin – “Il fondatore della socialdemocrazia francese, Jules Guesde, gli sottopose il programma del suo partito, che Marx corresse drasticamente”[165].

     Quel “drasticamente”, oltre a riferirsi al filtro marxiano contro le scorie ideologiche bakuniane, ma anche proudhoniane e blanquiste, probabilmente segna – a nostro giudizio – specialmente l’insistenza (e il fine persuaso e persuasivo) di conquistare il potere mediante l’organizzazione di “un’appropriazione collettiva […] perseguita con tutti i mezzi che il proletariato ha a sua disposizione, incluso il suffragio universale, il quale verrà trasformato, dallo strumento di inganno che è stato finora, in strumento di emancipazione”[166].

     Un rigo dopo, a conclusione del testo, viene ribadito il principio della partecipazione del soggetto proletario alle elezioni, con la cogente chiusa attaliana: “È definitivo, il socialismo non può giungere che dalle urne” (p. 260). La conferma della svolta – che non esiterei a definire epocale – di questa collaborazione marx-guesdiana, è tutta nella menzione della manifestazione operaia parigina del 23 maggio 1880 che costringe il governo “ad accordare l’amnistia agli ultimi Comunardi”. Compreso, immagino, lui stesso, che, appena dieci anni prima dovette riparare a Maglie.                    

     Se, quanto e come Jules Guesde sia debitore al geniale filosofo ebreo di Treviri, creatore della più grande contraddizione storica laica dell’antagonismo anticapitalistico, rimane ancora problema irrisolto, forse irrisolvibile, senza trascurare, tuttavia, tra i tanti studi guesdiani, le fondamentali osservazioni di Claude Willard su “de retour en France et l’évolution de Guesde vers le marxisme”[167]. Così come, su questo aspetto, altrettanto preziosa appare l’analisi di Joseph Genuzio[168]. Penso, infatti, che il lascito marxiano più fecondo nelle menti più fervide e realizzatrici consista ancora nella buona congettura che “Nel caso degli stati democratici, egli non esclude tuttavia la possibilità di una transizione non violenta”[169]. Che, per l’appunto, ad un tale patrimonio di lotte e di idee, da parte di chi ha dichiarato di non essere marxista, le “varie sistematizzazioni postume, ovvero i ‘marxismi’ “, offrano l’occasione di “due direttrici del pensiero di Marx, una utopico-teleologica, l’altra storico-evolutiva”[170]. Ora, non è difficile arguire, che i migliori scolari di Marx, e tra questi senza professarsi marxista, Jules Guesde, seguano senz’altro la seconda, cioè quella “connessa dal concetto di pratica sociale: è solo attraverso l’attività pratica, la prassi, che l’uomo può modificare tanto se stesso quanto il mondo e arrivare a comprendere le proprie azioni”[171].

     Se il destino di Marx è vicino alla conclusione e si chiuderà appena tre anni dopo, nel 1883, a Jules Guesde, più giovane di ventisette anni, rimarrà, invece, da percorrere ancora un lungo tratto di strada. Quale che sia stata la natura del suo marxismo (comunque affatto particolare e non peregrina!), la sua traccia nella storia del socialismo e del nazionalismo francese risulta corposa e ricca di stimoli esplorativi. Un quarantennio, circa, di impegno politico e di lavoro intellettuale che, a tratti, contraddisse palesemente gli ideali stessi della sua militanza più cristallina, come “il voltafaccia” del 1914. Contingenza che, negli schieramenti contrapposti dell’anteguerra, si presentò ineludibile per una parte significativa dell’intellettualità di sinistra (più spesso massimalista e rivoluzionaria). Jules Guesde sposò convintamente, talora dogmaticamente, il nazionalismo sacro del fanatismo sciovinista, giungendo già nel 1886 dalle pagine di «Le Cri du Peuple» («L’Invasion», 26 agosto) a definire “sarracins”, cioè crumiri, i lavoratori italiani emigrati in Francia. Segno, questo, inequivocabile di ingratitudine e di xenofobia da parte di chi in Italia, da esule socialista, non aveva certo potuto lamentare inospitalità e persecuzione[172]. Egli immaginò erroneamente, seguendo una ingannevole equazione storicistica, che il conflitto mondiale tra potenze imperiali e imperialistiche, avrebbe potuto propiziare una rivoluzione sociale analoga a quella gloriosa del 1789. Niente di più sbagliato, naturalmente, per noi che possiamo comodamente avvalerci di un formidabile senno di poi.

     Più grave ancora, tuttavia, può apparire – in stretta aderenza alla nostra drammatica vicenda storica – la cupa congettura di un coinvolgimento, durante il Governo Viviani dell’agosto del 1914, del ministro Guesde, per il tramite del suo segretario Dumas, nel finanziamento all’ancora socialista Mussolini, allo scopo di fomentare l’ingresso italiano in guerra contro le potenze degli imperi centrali.               Forse la sua torsione, insieme ideologica ed esistenziale, si può misurare oggi, mitigando sia un giustificazionismo di maniera, sia antistorici accanimenti settari. Tenuto conto che il precipitato storico di quell’epoca si squadernò radicalmente imprevedibile entre les deux siècles e, come la katastrofé del teatro greco, consegnò al pensiero critico una indecifrabile responsabilità politica e etica, può essere, allora, di un qualche interesse – una volta manifestata schietta gratitudine agli storici Franco Frisullo e Paolo Vincenti che ci hanno fatto riscoprire il professore di Maglie – riflettere riassuntivamente sul bilancio della complessa e fascinosa personalità di Guesde per mano di Jean-Numa Ducange. Questi, non limitandosi al profilo agiografico, incide, invece, utilmente, il nodo attuale di ogni riflessione seria sull’idea socialista e la sua vitalità. Vale a dire: “In tempo di crisi politica non c’è alcun dubbio che le preoccupazioni sull’identità politica riaffioreranno. La storia di un uomo come Jules Guesde è dunque ben più che un elemento di interesse storico: ci permette di capire come si costruisce un’ideologia attraverso le sue concrete forme politiche. Un’identità politica che non sarebbe comprensibile senza le tracce lasciate dalla Comune di Parigi”[173].

     È bello che queste tracce continuino ad affiorare da un breve esilio magliese di tanto tempo fa e ci aiutino a pensare.


     [1] Claude Willard, Jules Guesde l’apôtre de la loi, Paris, Les Editions Ouvrières, 1991, p. 11. Jean-Numa Ducange, Jules Guesde. The Birth of Socialism and Marxism in France, Translated by David Broder, Palgrave, Macmillan, 2020, p. 3. 

     [2] Jean-Numa Ducange, Jules Guesde, cit., p. 4.

     [3] Claude Willard, Jules Guesde, cit., p. 13. 

     [4] Adéodat Constant Adolphe Compère Morel, Jules Guesde. Le socialisme fait homme 1845-1922, Paris, Librairie Arisitde Quille, 1937, p. 8.

     [5] Jean-Numa Ducange, Jules Guesde. The Birth of Socialism and Marxism, cit., p. 5.

     [6] Ivi, p. 6.

     [7] Françis Arzariel, Trois ans de journalisme militant en Languedoc: Jules Guesde à Montpellier, in «Etudes Héraultaises 1987-1988», pp. 107-112. https://www.etudesheraultaises.fr/publi/trois-ans-de-journalisme; Idem, Guesde a Montpellier en 1869-1871, in Jules Guesde Aujourd’hui, a cura di Giles Candar, Jean- Numa Ducange e Jean Louis Robert, Paris, Les pubblication de la Société Française d’histoire Politique, n.1, 2023, pp. 3-12 (Questo testo raccoglie gli interventi del convegno celebrato al Municipio Centrale di Parigi il 21 settembre 2022 in occasione del centenario della morte di Guesde). Per una più articolata ricostruzione degli anni 1870-1871, si rinvia a Compère Morel, Jules Guesde, cit., pp.15-76. 

     [8] Jules Guesde, La Commune est morte, vive la Commune, in «Les Droits de l’Homme», Montpellier, n. 143, 26 Mai 1871, p. 1. 

     [9] Jean-Numa Ducange, Jules Guesde, cit., p. 7. 

     [10] Archives nationales, F7/15965, cit. in Jean-Numa Ducange, Jules Guesde, cit., p. 3, nota 14.

     [11] G. Bourgin, Jules Guesde et sa Famille en 1873, in «Bulletin of the International Institute of Social History», Volume 3, n. 2, August 1939, pp. 73-74.

     [12] Adéodat Constant Adolphe Compère-Morel, Jules Guesde, cit., pp. 77-91.

     [13] James Guillaume, L’Internationale; documents et souvenirs (1864-1878), tomo I, Paris, Société nouvelle de librairie et d’édition, 1905, p. 218. James Guillaume era un anarchico e le sue memorie vanno quindi lette in chiave polemica nei confronti di Guesde, che era invece socialista.

     [14] Le livre rouge de la justice rurale. Documents pour servir l’histoire d’une republique sans republicains, Ginevra, Imprimerie Blanchard, 1871, venne pubblicato anonimo e dedicato al giacobino comunardo morto sulla barricate Charles Delescluze (1809-1871). In copertina una citazione daVictor Hugo: “Le cadavre est à terre et l’idée est debout”. Cfr.Jacques Rougerie, La Commune et les Comunards, Parigi, Galimard, 2018, p.17. Su Delescluze si veda: Innocenzo Cervelli, Le origini della comune di Parigi. Una cronaca (31 Ottobre 1870-18 Marzo 1871), Roma, Viella, 2015. Jean-Numa Ducange, Jules Guesde, cit., p. 8.

     [15] Bracke (A.M. Desrousseaux), La vie et l’oeuvre de Jules Guesde, in «Le Populaire de Paris Journal Sociliaste du Mattin», anno VII (serie Nouvelle), n. 477, 30 luglio 1922, p. 2 (si tratta di un numero monografico uscito in occasione dei funerali di Guesde, in cui è scritto a caratteri cubitali nella prima pagina: “Tous aux funérailles de Jules Guesde!”).

     [16] Innocenzo Cervelli, Un comunista «libero». Nota su Gustave Lefrançais, in «Studi storici», anno 49, n.3, Roma, 2008, pp. 615-618.

     [17] Raymond Huard, «Rural». La promotion d’une épithète et sa signification politique et sociale, des années 1860 aux lendemains de la Commune, in «Revue d’Histoire Moderne & Contemporaine», tomo 45, n.4, ottobre-dicembre 1998, p.798.

     [18] Jules Guesde. Textes choisis (1867-1872), a cura di Claude Willard, Paris, Edition Sociales, 1959,p. 23.

     [19] Ivi, p.11.

     [20] G. M. Stekloff, History of The First International, London, translated by Cedar and Eden Paul, Martin Lawrence Ltd., 1928, p. 110.

     [21] Ivi, p. 210.

     [22] J. Guillaume, L’Internationale; documents et souvenirs (1864-1878), Tomo III, cit. p. 215.

     [23] Georges Haupt, L’Internazionale socialista dalla Comune a Lenin, Torino, Einaudi, 1978, pp.71 e 76.

     [24] Gino Cerrito, L’ideologia di Bakunin e gli internazionalisti italiani fino a St. Imier, in Anarchismo e socialismo in Italia. 1872-1892. Atti del Convegno di studi marxisti e riministi (Rimini 19-21 ottobre 1972), a cura di Liliano Faenza, Roma, Editori riuniti, 1973, p. 67.

     [25] J. Guillaume, L’Internationale; documents et souvenirs (1864-1878), cit., p. 91.

     [26] Guesde a “V…d”, [sic]13 agosto 1872, Rossiiskii gosudarstvennyi arkhiv sotsial’no-politicheskoi istorii  Mosca   (RGASPI) , fond 21, opis’ 1, delo 389/5,  cit. in Wolfgang Eckhardt, The First Socialist Schism Bakunin vs. Marx in the International Working Men’s Association, PM Press, 2016, p. 108, nota 28. Il RGASPI (Rossiiskii gosudarstvennyi arkhiv sotsialno-politicheskoi istorii) è l’Archivio del Partito Comunista Sovietico e dello Stato sovietico, oggi Archivio Statale russo di storia sociale e politica.

     [27] Alberto MarioBanti, L’età contemporanea; dalle rivoluzioni settecentesche all’imperialismo, Roma, Laterza, 2009, p. 430.

     [28] Guesde a Gironis, 22 settembre 1872, RGASPI, fond 1, opis’ 1, delo 5638, cit. in Wolfgang Eckhardt, The First Socialist Schism Bakunin vs. Marx, cit.,p. 340, nota 61.

     [29] Gianfranco Ragona, Anarchici e “marxisti”, in «Tigor: Rivista di scienze della comunicazione e di argomentazione giuridica», a. XII, Università di Trieste, n. 2, 2020, p. 32.

     [30] G. M. Stekloff, History of The First International, cit.,p. 206. Inoltre, Cronologia della vita e dell’opera di Karl Marx 1818-1883, in Maximilien Rubel, Karl Marx. Saggio di biografia intellettuale. Prolegomeni a una sociologia etica, Edizione a cura del centro di Iniziativa Luca Rossi, Milano, Colibrì edizioni, 2001, p. 518.

     [31] Guesde to “V…d”, 13 August 1872, RGASPI, fond 21, opis’ 1, delo 389/5, cit. in Wolfgang Eckhardt, The First Socialist Schism Bakunin vs. Marx, cit., p. 206, nota 44.

     [32] Compère-Morel, Jules Guesde, cit., p. 86.

     [33] Jean-Numa Ducange, Jules Guesde, cit. p. 10. Si veda inoltre: 1871. La Comune di Parigi. 150 anni. I militanti del consiglio della Comune, a cura diMirella Mancini, Emilio Gianni, Milano, Edizioni Lotta Comunista, 2021, p. 265.

     [34] Catherine Brice, Storia di Roma e dei romani da Napoleone ai nostri giorni, Roma, Viella, 2009, pp.145-172.

     [35] Renato Zangheri, Storia del Socialismo, Volume 1, Dalla Rivoluzione francese a Andrea Costa, Torino, Einaudi, 1993, p. 257.

     [36] «Il Propugnatore giornale politico-sociale amministrativo-letterario», a.11, n. 44, 13 novembre 1871, p. 3. Inoltre, Dibattimento nel processo per cospirazione e internazionalismo innanzi alla assise di Firenze raccolti dall’avvocato Alessandro Bottero, Roma, Francesco Capaccini editore, 1875, p. 281. Questa raccolta è una summa della storia del socialismo e riferisce anche della presenza di delegati tarantini al congresso del 15 marzo 1873 di Bologna (Ivi, p. 248), inoltre degli analoghi processi, contro aderenti celebrati a Bologna, Roma e a Trani. Gli imputati di Trani (1-5 maggio1875) avevano messo in piedi un tentativo insurrezionale a Castel del Monte, ma, difesi da Francesco Sarri, tutti furono assolti. Massimo Ortalli, Libri e opuscoli della e sulla Prima Internazionale (1871-1928), in Federico Ferretti, Giorgio Sacchetti, Da Rimini a Saint-Imier. Nascita dell’anarchismo in Italia, in «Acronia. Studi dell’anarchismo e dei movimenti radicali», a. II, n. 2, Milano-Udine, Mimesis Edizioni, 2022, p. 86, e La Internazionale innanzi alla sezione d’accusa di Trani, per l’avvocato Francesco Sarri, Tipografia Municipale, Barletta, 1875; Archivio di Stato di Trani, fondo Corte di Assise, Processi contro internazionalisti, b. 23-25, cit. in Gianpietro Berti, La sovversione anarchica in Italia e la risposta giudiziaria dello Stato (1874-1900), in «Quaderni Fiorentini della storia del pensiero umano», n. XXXVIII, Tomo I, Milano, Giuffrè Editore, 2009, p. 581.

     [37] Su Salvatore Morelli: Ginevra Conti Odorisio, Salvatore Morelli (1824-1880). Emancipazionismo e

democrazia nell’Ottocento europeo, Roma, Edizioni Scientifiche Italiane, 1990; Fiorino Vinzia , ad vocem,

in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 76, 2012 (on line); Rossella Bufano, I diritti delle donne in uno Stato laico. Le iniziative legislative di Salvatore Morelli, in «Itinerari di ricerca storica», UniSalento, a. XXXIII – 2019, n. 2 (nuova serie) 2019, pp.157-176.

     [38] Leonardo La Puma,Giuseppe Mazzini democratico e riformista europeo, Città di Castello, Leo S. Olschki, 2008,  p. 154.

     [39] Carlo Crocella, Dalle corporazioni alla società di mutuo soccorso (1860-1880), in Movimento operaio e organizzazione sindacale a Roma (1860-1960), a cura di F. Agostino ed altri, Roma, Ed. Sindacale Italiana, 1976, Vol. I, p. 35.

     [40] Su Osvaldo Gnocchi Viani: Roberto Carocci, Un crocevia politico e generazionale. Mazziniani, garibaldini, internazionalisti e il XII Congresso operaio del 1871, in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», Unisapienza, n.1, 2023, pp. 81-102.

     [41] Carlo Crocella, Dalle corporazioni alla società di mutuo soccorso (1860-1880), cit., p. 23.

     [42] Leonardo La Puma, Giuseppe Mazzini democratico e riformista europeo, cit., p. 155.

     [43] Come sottolinea Della Peruta, “l’amicizia non rimase priva di effetti”: Osvaldo Gnocchi Viani nella storia del movimento operaio e del socialismo, a cura di Franco Della Peruta, Milano, Franco Angeli, 1997, p. 145.

     [44] Marco Novarino, Tra squadra e compasso e Sol dell’avvenire. Influenze massoniche sulla nascita del socialismo italiano, Torino, Università Popolare di Torino Editore, 2013, p. 216.

     [45] Osvaldo Gnocchi Viani, Ricordi di un internazionalista, a cura di Letterio Briguglio, Padova, Tip. Antoniana, 1974, pp. 142-143.

     [46] Archivio di Stato di Roma, Tribunale di Roma, Circolo di Assise, Processo n.10989, b. 3301, cit. in Marco Novarino, Tra squadra e compasso, cit., p. 216, nota 246. Il garibaldino Canessa fece parte delle logge genovesi “Cafiero” e “Triofo ligure”. ASGOI [Archivio Storico Grand’Oriente d’Italia], libro delle matricole, ad vocem, cit. in Ibidem. Il fascicolo contiene, oltre la succitata lettera, gli atti e la documentazione raccolta in occasione del processo celebrato contro Gnocchi Viani ed altri imputati accusati di essere “internazionalisti”. Da questi atti emerge il diffuso sentimento di terrore che suscitava l’Internazionale, soprattutto dopo la Comune di Parigi, chiaramente esplicitato dal Questore di Roma, che mette in guardia contro la sezione  romana della Lega Operaia poiché, la stessa, a suo dire, costituisce una “minaccia gravissima per i suoi principi e per le sue tendenze sovversive”, essendo affiliata all’Internazionale, di cui il Questore evidenzia la pericolosità per l’ordine politico, dimostrata da “ciò che avvenne durante i giorni nefasti della Comune di Parigi e da ciò che avviene tutto giorno in quei Paesi, dove tale Società ha potuta costituirsi”. Archivio di Stato di Roma, Tribunale di Roma, Circolo di Assise, Processo n.10989, b. 3301, lettera del Questore di Roma 6 maggio 1873, prot. n.355/39, f.1v. Oggetto: denuncia contro l’Associazione Internazionale del Lavoratori. Anche più tragiche sono le considerazione nell’atto di accusa contro Gnocchi Viani ed altri a cui si imputa “all’apparente scopo di procedere al mutuo soccorso degli operai di istituire nel luglio 1872 in Roma la lega operaia di Arti e Mestieri la quale nel regolamento accennava volersi in Italia ridurre a quella Associazione Internazionale che tante sventure cagionò e costò e costa tanto sangue in alte contrade […]  alla sovversione dei Principi costituzionali, alla distruzione del governo e dei vincoli sociali, in una parola all’anarchia, [dai documenti sequestrati e stampe  si evince che scopo dichiarato è] la sovversione della società, la rivoluzione, la guerra civile per ottenere la Repubblica universale”, ma la sentenza di fatto è assolutoria  poiché  non è “il reato qualificarsi per cospirazioni ma per provocazione a commettere”.  Guesde non compare in nessun documento, oltre alla citata lettera, che è stata sequestrata a casa di Osvaldo Gnocchi Viani.

     [47] Jules Guesde, Lettres de Rome, 7 giugno 1872, in «Le Radical», anno II, n.163, 11 giugno 1872, pp. 2-3. Su Canessa: Agostino Pendola,L’ultima battaglia di Garibaldi negli appunti del genovese Luigi Canessa,in «Il Pensiero Mazziniano», n. 3, 2005 https://www.academia.edu/10712457/Un_volontario_genovese_con_Garibaldi_nel_1870_71

[48] État civil de Paris , 6 Arrondissement, Décès, V4E8581, n. 1379 https://archives.paris.fr/s/4/etat-civil-actes/resultats/

     [49] Compère Morel, Jules Guesde, cit., p. 91.

     [50] Renato Zangheri, Storia del Socialismo, cit., pp. 348-349. L’anno prima Engels era stato nominato segretario dell’Internazionale per l’Italia. George D.H. Cole, Storia del pensiero socialista. Marxismo e anarchismo, Vol. II, Bari, Laterza, 1967, p. 203.

     [51] Ivi, p. 350. Il programma firmato da Cafiero e Costa recitava nel preambolo: “L’emancipazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi”: Programma e regolamento della Federazione italiana della Associazione internazionale dei lavoratori, Rimini, Tipografia Albertini e C., 1872, p. 3.

     [52] Liliano Faenza, Marxisti e «riministi». La conferenza di Rimini e l’internazionale italiana: vent’anni di storia del movimento operaio (1872-1892), Rimini, Guaraldi, 1972, p. 15. Ma l’assise di Rimini venne sconfessata da Marx e Engels con la lettera del 23 agosto 1873 firmata da Engels “a nome e per ordine del Consiglio Generale / il Segretario per l’Italia”, in cui perentoriamente si notificava che “non esiste dunque una federazione italiana dell’Associazione degli operai”, e delle 21 sezioni firmatarie della risoluzione di Rimini “v’è una sola ( Napoli) che appartiene all’Internazionale”: Gastone Manacorda, Il movimento operaio italiano attraverso i suoi congressi (1853-1892), Roma, Edizione Rinascita, 1953, p. 86.

     [53] G. Candeloro, Storia dell’Italia moderna, cit.,p. 54.  

     [54] Gino Cerrito, Andrea Costa nel socialismo italiano, Roma, La goliardica, 1982, p. 174, nota 68. Inoltre, Liliano Faenza, Marxisti e «riministi», cit., p. 8.

     [55] In «La Favilla», anno VII, n.192, Mantova, 12 settembre 1872, p. 1 Scrive Galassi: “sulla Favilla intervenne Costa, prima intrecciando una polemica piuttosto aspra col marxista Jules Guesde che, venuto in Italia come corrispondente de La liberté di Bruxelles, aveva criticato le decisioni di Rimini”. Nazario Galassi, Vita di Andrea Costa, Milano, Feltrinelli editore, 1989, p. 85. Ma la presenza di Guesde in Italia è ben altra, come ricostruiamo nel presente saggio; inoltre, in questa fase, il politico francese non può dirsi ancora marxista, anche se in progressivo avvicinamento alle posizioni del filosofo di Treviri. Del pari, Costa fu anche criticato da Malon per aver “compromesso il lavoro organizzativo delle forze operaie in tutta Europa”: Nazario Galassi, Vita di Andrea Costa, cit., p.174.

     [56] Paris -Journal, 7 settembre 1872 [sic], cit. in Ettore Sernicoli, L’anarchia e gli anarchici studio storico e politico di E. Sernicoli, Volume Primo, La propaganda di fatto sue origini e suo sviluppo, Milano, Fratelli Treves editori, 1894, p. 102. Costa nei fatti dovette ricredersi e abbandonò le posizioni libertarie, dopo la fallimentare esperienza dei tentativi insurrezionali in Italia; come nota Bravo, dal 1875 ebbe una “svolta” divenendo di fatto marxista. Gian Mario Bravo, Socialismo e Marxismo in Italia dalle origini a Labriola, Roma, Viella, 2007, p. 24. Singolarmente, le due traiettorie biografiche e politiche di Costa-Guesde si congiunsero nel 1877, quando Costa si trasferì in Francia e grazie anche alla mediazione di Anna Kuliscioff entrò nella cerchia del “circolo di Guesde”. Il giornalista francese stava maturando la sua piena adesione al marxismo, mentre in Costa “c’era solo qualche suggestione respirata” grazie ai “guedisti”. Nazario Galassi, Vita di Andrea Costa, cit., pp. 188-205.

     [57] Jules Guesde, Les proconsuls marxistes en France, in «Bulletin de la Federation jurassienne», anno II, n. 8, 15 aprile 1872, pp. 2-3. A fine articolo, la nota redazionale Jules Guesde di Montpellier, proscritto francese. Si veda anche J. Guillaume, L’Internationale; documents et souvenirs (1864-1878), cit., pp. 62-63. Il «Bulletin» è l’organo della “Federazione del Giura dell’Associazione Internazionale dei lavoratori”. Il primo numero, manoscritto, appare il 15 febbraio 1872e viene pubblicato a Sonvilier; è interessante notare che la Federazione del Giura si qualificherà come aderente all’AIL anche quando ne sarà espulsa ufficialmente.In una lettera da “Locl: 1873”, pubblicata sul «Bulletin»del 26 ottobre 1873, l’anonimo autore nel ribadire l’assoluta contrarietà al suffragio universale si richiama a una dichiarazione di Jules Guesde, che riassume il pensiero in merito a “tous les révolutionnaires”: “Nelle attuali condizioni sociali, con l’uguaglianza economica che esiste, l’uguaglianza politica, come l’uguaglianza civile, non ha senso […] al di là dell’impotenza del suffragio universale che, lungi dal favorire l’emancipazione materiale e la moralità dei servi del capitale, potrebbe e può solo ostacolarlo. Al momento del censimento la borghesia era uno stato maggiore senza esercito. Il suffragio universale gli fornì l’esercito elettorale di cui aveva bisogno per restare al potere”. «Bulletin de la Federation jurassienne», anno II, n. 29, 26 ottobre 1873, p. 2 (Il brano è riportato, con l’inciso “Jules Guesde, che a quel tempo era ancora tra noi”, anche in J. Guillaume, Le Collectivisme de l’Internationale, Neuchatel, Imprimerie H Messeiller, 1904, p. 44). Galassi riferisce che questo articolo è stato pubblicato da Guesde nel giugno 1872 sull’«Almanacco del Popolo». Nazario Galassi, Vita di Andrea Costa, cit., p. 86, nota 115.

     [58] Chimico e uomo politico francese (Carpentras 1834 – Parigi 1916), Naquet fu docente all’Università di Palermo e successivamente esule in Spagna.

     [59] Compère Morel, Jules Guesde, cit., pp. 91-92.

     [60] James Guillaume, L’Internationale; documents et souvenirs (1864-1878), Tomo I, cit., p. 267.

     [61] Compère Morel, Jules Guesde, cit., pp. 91-92.

     [62] Ivi, p. 92. 

     [63] Ivi, p. 96. Tra il 1871 e il 1877, fa notare Perrot, in Francia non vengono pubblicati giornali socialisti, tranne rare eccezioni tra cui proprio «L’égalité» di Marsiglia: Michelle Perrot, Le premier journal marxiste français: L’Égalité de Jules Guesde, 1877-1883, in «La Actualitè de l’histoire», n. 28, luglio-settembre 1959, p. 1. 

     [64] Max Nettlau, Bakunin e l’Internazionale in Italia dal 1864 al 1872. Con Prefazione di Errico Malatesta, Ginevra, Edizione del Risveglio, 1928, p. 615. Nettlau, da storico anarchico, tende a sottolineare come Guesde sia passato dall’essere un feroce critico dell’Internazionale ad essere poi un marxista. Queste opere ci offrono preziose informazioni sull’operato di Guesde, anche se va tenuta in debito conto la vis polemica che le sottende.

     [65] G. M. Stekloff, History of The First International, cit., p. 325.

     [66] Marco Novarino, Tra squadra e compasso, cit., p. 217. Secondo un’altra fonte delle autorità francesi, il 10 maggio del 1873 annotò persino un piano per trasferirsi a Barcellona, dove probabilmente sperava di fondare un nuovo giornale. Jean-Numa Ducange, Jules Guesde, cit., p. 10.

     [67] Bracke (A.M. Desrousseaux), La vie et l’oeuvre de Jules Guesde, cit., p. 2.

     [68] Compère Morel, Jules Guesde, cit., p. 100. Nel 1874 ci fu un tentativo insurrezionale di ispirazione anarchica in Spagna, il paese che registrava il maggior numero di aderenti alla federazione antiautoritaria; in tutta Europa aumentò l’allerta delle autorità civili, con arresti e processi anche in Italia. Cfr. Internazionale antiautoritaria, in Roger Bousisinot, Piccola enciclopedia dell’anarchia, Milano, Garzanti, 1970, p. 110. Gli scioperi dopo il 1874 si fecero più frequenti; ciò fu dovuto al rialzo dei prezzi che determinò una significativa perdita di valore del salario reale e questo creò il terreno favorevole alla diffusione delle idee socialiste “che era già tutt’altro che trascurabile prima del ’48”: Giorgio Candeloro, Storia dell’Italia moderna, cit., pp. 36-37.

     [69]Gaetano Arfè e Giovanni Sabbatucci, Storia del socialismo italiano / diretta da Giovanni Sabbatucci, Vol. I, Roma, Il poligono, 1980, p. 33.   

     [70] Luigi Guttagliere, Gli anarchici in Puglia dal 1872 al 1892, Poggibonsi, Lalli editore, 1986, p. 12.

     [71] Raffaele Macina, Alle origini del movimento operaio in Italia meridionale: Stefano Caporusso, seguace “fedele” di Bakunin. Il “sarto di Modugno”, soprannominato“l’operaio modello”, a Basilea passeggiava sempre a braccetto con Bakunin. Parola di Karl Marx!, in «Nuovi Orientamenti. Rivista di Attualità, Cultura e Storia»,Supplemento al n. 16, Modugno, gennaio 2015. http://www.pugliadigitallibrary.it/item.jsp?locale=it_IT&id=994 

     [72] Renato Zangheri, Storia del Socialismo italiano, cit., pp. 183 e 257.

[73] Ben noto è il motto variamente ma non concordemente attribuito a Massimo D’Azeglio. Scrive in merito Cesare Cantù: “D’Azeglio disse «L’Italia è fatta, bisogna fare gli italiani»”: Indipendenza italiana cronistoria di Cesare Cantù, Volume secondo, Torino, Unione Tipografica Editrice Torinese, 1875, nota non numerata, p.627.  

     [74] Gastone Manacorda, Il socialismo nella storia d’Italia: storia documentata dal Risorgimento alla Repubblica, Vol. I, Bari, Laterza, 1975, p. 94. L’atteggiamento di Mazzini riguardo i fatti di Parigi incarnava una “istintiva paura della borghesia per quel primo esperimento di governo proletario”: Giorgio Candeloro, Storia dell’Italia moderna, cit., p. 43. A contribuire alla rottura del fronte mazziniano fu l’atteggiamento critico che Mazzini ebbe nei confronti della Comune, diversamente da Garibaldi; “la polemica sulla Comune fece, insomma, precipitare la crisi che già covava all’interno della democrazia italiana” (Gastone Manacorda, Il socialismo nella storia d’Italia, cit.,p. 94), mentre Mazzini attaccava l’Internazionale, accusata politicamente di falsare “il lavoro[…] nel fine nei mezzi e nello spirito” (Ivi, p. 96).

     [75] La corrispondenza di Marx e Engels con gli italiani, 1848-1895, a cura di Giuseppe del Bo, Milano, Istituto Giangiacomo Feltrinelli, 1964, p. 269.

     [76] Asle, Prefettura, Gabinetto, Affari riservati, 1871 fascio 61, in Aldo Romano, Storia del Movimento socialista in Italia, Vol. I, Bari, Laterza, 1966, p. 550. 

     [77] Nello stesso anno Lanza scriveva al Prefetto di Napoli invitandolo a vigilare per evitare che “le società costituite a scopo economico e di beneficenza non diventassero focolai di agitazioni e di intestine discordie”: Franco Damiani, Carlo Cafiero nella storia del primo socialismo italiano, Milano, Jacka book, 1974, p. 67.

     [78] ASLe, Comado dell’arma nella Provincia di Lecce del 24 ottobre 1871.

     [79] Sul patriota e parlamentare Brunetti: Pietro Palumbo, L’on. Gaetano Brunetti e i suoi tempi, 1829-1900, Lecce, Tipografia Salentina, 1915, e Luigi Marrella, G. Brunetti – O. D’Astore. Pagine salentine negli anni del Risorgimento, Manduria, Barbieri Editore, 2023; Ornella Confessore, Momenti di lotta politica in Terra d’Otranto tra il ’60 e l’82, in Aa.Vv., Scritti in onore di Giuseppe Codaci Pisanelli, Tomo I , Milano, Giuffré Editore, 1986, pp.131-154 .

     [80]Ad vocem, in Bio-bibliografia generale italiana, compilata da Paolo Zincada, Firenze, coi tipi della Bio-bibliografia generale italiana, 1887, p. 193. Forleo sarà eletto nel giugno 1900 tra i Socialisti. Cfr. Michele Magno, Galantuomini e Proletari in Puglia. Dagli albori del socialismo alla caduta del fascismo, Foggia, Bastogi, 1984, p. 37.

     [81] Pietro Serio, Attraverso dieci secoli di storia patria (Appunti per una storia di Campi Salentina), Lecce, La modernissima, 1963, pp. 315-318.

     [82] Discorso pronunziato innanzi all’Associazione Unitaria Costituzionale di Lecce in occasione della elezione dell’officio presidenziale dal vice presidente Sign. Beniamino Rossi nel 7 gennaio 1865, Lecce, Tipografia dell’ospizio Garibaldi, 1865, p. 4.  Per la festa dello statuto (anno 1871) e pel giorno natalizio di S.M. il re d’Italia Vittorio Emanuele 2. (anno 1872) discorsi due del sindaco Beniamino Rossi, Lecce, Tipografia Garibaldi, 1872; Beniamino Rossi,Discorso inaugurale della sessione primaverile 1869 al comizio di Lecce per l’avvocato Beniamino Rossi, Lecce, Tip. Editrice Salentina, 1869.

     [83] Domenico Ludovico de Vincentis, Storia di Taranto Compilata dal P. Domenico Ludovico de Vincentis Lettore domenicano, Parte Politica Volume 2, Taranto, Tipografia Latronico, 1878, p. 225.

     [84] Angelo Marinò, Pipistrelli e Crumiri. Artigiani galantuomini e contadini in un comune di Puglia (Martina Franca 1861-1930), in Studi di storia pugliese in onore di Giuseppe Chiarelli, a cura di Michele Paone, Volume VII, Galatina, Congedo, 1980, p. 272.  L’obbiettivo era di sostenere l’azione rivoluzionaria di Garibaldi per la conquista di Roma e del Veneto. Alberto Mario Banti, Storia della borghesia italiana. L’età liberale, Roma, Donzelli, 1996, p. 15. 

     [85] ASLe, R. Sottoprefettura del Circondario di Taranto, Divisione Pubblica Sicurezza, 2 settembre 1863.

     [86] Angelo Marinò, Pipistrelli e Crumiri. Artigiani galantuomini e contadini in un comune di Puglia, cit., p. 276. L’autore evidenzia l’attivismo del prefetto Winspeare nel contrastare efficacemente la rielezione nel 1869 dei deputati di “sinistra”, tra cui Brunetti, il quale si spinse verso posizioni ancora più progressiste. 

     [87] ASLe, R. Sottoprefettura del Circondario di Taranto Gabinetto n.143 del 27/11/1871.  L’avvocato

Martinese Gaetano Grassi (1831- 1879) fu eletto deputato nel 1879 ma l’8 novembre dello stesso anno

morì: “una grave perdita per il liberalismo”, come scrive Angelo Marinò, Pipistrelli e Crumiri. Artigiani

galantuomini, cit.,  p. 287.

     [88] Annuario della istruzione pubblica del Regno d’Italia: 1873/74, Roma, Regia Tipografia, 1874, p. 251. 

     [89] Cfr. Alfonso Conte, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, volume 74, 2010 (on line). 

     [90] Michele Durante, Le società di mutuo soccorso sorte a Taranto tra il XIX e il XX secolo, in Le società di mutuo soccorso italiane e i loro archivi: atti del seminario di studio, Spoleto, 8-10 novembre 1995, a cura di Elisabetta Arioti, Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1999, p. 237.

     [91] Carmelo Giovanni Donno – Adolfo Pepe, Classe operaia, sindacato e partito socialista in Terra d’Otranto:1901-1915, Lecce, Milella, 1981, pp. 141-142.

     [92] Decisione profferita dalla Gran Corte Speciale della Provincia di Terra D‘Otranto il 2 Dicembre 1850 nella causa dei reati politici di Lecce, Manduria, Sava, ecc., A rapporto del Presidente Giuseppe Cocchia, Lecce, Stabilimento Tipografico Francesco del Vecchio, 1851.

     [93] https://dati.camera.it/ocd/deputato.rdf/dr3485_18.  

     [94] Ettore Bambi, Stampa e società nel Salento fascista, Lecce, Milella, 2022, p. 61.

     [95] Nicola Bernardini, Guida della stampa periodica compilata dall’avv. Giuseppe Bernardini, con prefazione di Ruggero Bonghi, Lecce Tipografia editrice Salentina, 1890, p. 481.

     [96] «Il Propugnatore giornale politico-sociale amministrativo-letterario», a.12, n. 11, 12 marzo 1872, p. 3.

     [97] Ibidem.

     [98] Ibidem.

     [99] Pietro Palumbo, Una tipografia che scompare, in «Corriere Meridionale», a.18, n. 39, 14 novembre 1907, pp.1-2. La tipografia in questione è la “Scipione Ammirato” che, come riferisce Foscarini, era stata fondata da Cisaria nel 1877. Cisaria aveva già fondato altri giornali come «Il Salentino» nel 1864, anno in cui fonda anche «Il Propugnatore». Amilcare Foscarini, L’arte tipografica in Terra d’Otranto (contributo alla storia della tipografia nella provincia di Lecce), in «Rivista Storica Salentina», a. 7. nn.8-9, 1910, p. 210.

       [100] Sul Marti, si veda: Pietro Marti e i suoi tempi, a cura di Fabio D’astore e Paolo Vincenti, Società Storia Patria Sezione Lecce, Castiglione, Giorgiani Editore, 2024.

     [101] La Comune o il comune non il comunismo, in «Il Propugnatore giornale politico-sociale amministrativo-letterario», a.11, n. 14, 22 maggio 1871, p.1.

     [102] Il socialismo, in «Il Propugnatore giornale politico-sociale amministrativo-letterario», a.11, n. 42, 30 ottobre1871, p.1.

     [103] Lavoro ed associazione (agli operj), Ivi, a.11, n. 45, 20 novembre 1871, p. 1.

     [104] Mario Greco, La Società Operaia di Lecce. 150 anni di storia, Lecce, Martano editrice, 2011, p.54.

     [105] L’Internazionale, in «Il Propugnatore giornale politico-sociale amministrativo-letterario», a.11, n 27, 10/7/1871, p. 1.

     [106] Nicola Bernardini, Guida della stampa periodica, cit., p. 482. Bernardini precisa che il giornale, fondato il 6 aprile 1861, cesserà le pubblicazioni dopo la rivoluzione parlamentare del 1876. Su Lupinacci, si veda la voce in Carlo Stasi, Dizionario enciclopedico dei Salentini, tomo I, (A-L) Lecce, Edizioni del Grifo, 2018, pp. 583-84. 

     [107] Elezioni politiche a Gallipoli, in «Il Cittadino Leccese», a.10, n. 6, 5 maggio 1871, p.1.

     [108] Nicola G. De Donno, Appunti per una storia sociale di Maglie negli ultimi due secoli, in Studi di storia pugliese in onore di Giuseppe Chiarelli, cit., p. 376, ed Emilio Panarese, Disoccupazione e accattonaggio a Maglie tra ‘800 e ‘ 900, Ivi, pp. 381-394.

     [109] Elezioni Generali Tav I. Risultati per collegi e provincie anni 1870-1874, Ministerodi agricolturaindustria e commercio, Ufficio centrale di statistica, Roma, Tipografia Cenniniana, 1876. Più dettagliatamente, come riporta la stampa locale: “La nostra Provincia ha nove collegi, sulle liste dei quali figurano circa 10mila elettori.  Nelle elezioni del 20 e del 27 novembre ne intervennero 5.851, cioè tenuto conto di voti che andarono dispersi, circa sei decimi degli inscritti, ora questa massa di elettori, innanzi alle urne, si divise in due e 3425 votarono dei candidati governativi, 2426 per quelli dell’opposizione”; a Maglie venne eletto con 512 voti De Donno, indicato come candidato governativo, mentre Grassi, candidato dell’opposizione, ne raccolse 330. Statistica delle elezioni politiche nel leccese, in «Il Cittadino leccese: giornale della provincia politico e letterario», a. X, numero 2, gennaio 1871, p.1.

     [110] Oronzio de Donno (1819-1886) fu tra i componenti del governo Provvisorio installato a Lecce il 10 settembre 1860.  Cfr. Mario Marti, La vita culturale, in Storia di Lecce. Dall’Unità al secondo Dopoguerra, a cura di Maria Marcella Rizzo, Bari, Laterza, 1992, p. 599.  

     [111] Maria Marcella Rizzo, L’élite politica: dal Municipio al Parlamento, in Storia di Lecce, cit., pp. 31-32.

     [112] Ornella Confessore, Momenti di lotta politica in Terra d’Otranto tra il ’60 e l’82, in Scritti in onore di Giuseppe Codacci Pisanelli, Tomo I, cit., pp. 131-132.  

     [113] Ospizio Garibaldi, in «Il Propugnatore», a.14, n. 27, 13 luglio bis 1874, pp. 2- 3.

     [114] Achille Tamborino di Maglie Beneficienza, in «Il Propugnatore», a.14, n. 20, 25 maggio 1874, p. 3. L’azione di calmieratore dei prezzi di Tamborino era già stata elogiata nel numero del 4 maggio 1874, p. 3.

     [115] Su Tamborino, la voce in Carlo Stasi, Dizionario enciclopedico dei Salentini, II, cit., p.1049.

     [116] Cesare Revel, Del Mutuo Soccorso dalle classi lavoratrici in Italia dedicato alle società operaie per il Cav avvocato Cesare Revel [..]Torino, Tipografia di Giovanni Borgarelli, 1877, p. 529. 

     [117] Ivi, pp. 329-330. Su Adele Lupo, si vedano: Luigi Marrella, Luigi Scorrano, Un inno ed un sospiro, Adele Lupo di Casarano, Manduria, Barbieri, 2001, e Adele Lupo. Antologia delle opere Con lettere inedite a Giannina Milli, a cura di Luigi Marrella, Luigi Scorrano, Manduria, Barbieri Editore, 2010.

     [118]Adéodat Constant Adolphe Compère-Morel, Jules Guesde: Le socialisme fait home 1845-1922, cit., p. 105.

     [119] Jean-Numa Ducange, Jules Guesde, The Birth of Socialism and Marxism in France, cit., pp. 10-11.

     [120] Guesde, Mathieu-Basile, detto Jules,a cura di Mario Menghini, in Enciclopedia Italiana, Treccani, 1933 (on line). 

     [121] Davide Bidussa, Leo Valiani, tra politica e storia. Scritti di storia delle idee (1939-1956), Milano,Feltrinelli, 2008, p. 396.

     [122] «Il Propugnatore»,a.11, n. 41, 23 luglio 1871, p. 3.

     [123] Si coglie l’occasione per ringraziare il personale della Biblioteca di Maglie per la gentile collaborazione ed il personale del Liceo Capece, presso il cui Archivio le ricerche hanno avuto luogo.

     [124] Vito Papa, Il sogno della duchessa. Profilo storico di Francesca Capece e del suo ‘Stabilimento di carità cristiana’, Fondazione Capece, Galatina, Editrice Salentina, 2010, p. 59. Il Preside Cadei resta in carica dal 1875 al 1877: Cosimo Giannuzzi -Vincenzo D’Aurelio, La figura di Francesca Capece e l’origine dell’istruzione pubblica a Maglie, in Il Regio Liceo-Ginnasio F. Capece di Maglie. Ricerche e studi, Edizione monografica dei «Quaderni del Liceo» a cura di Vito Papa, Ed. Liceo Capece, n. X, Galatina, 2009, p.17. Nello stesso faldone sopra citato si conserva il testo di un bando del comune di Maglie del 14 agosto 1878 per “un posto di professare reggente di Ginnasio superiore”. Il bando si conclude con una sorta di messaggio di promozione territoriale: “la bontà dell’aria la dolcezza del clima e la mitezza dei viveri l’essere Maglie situata sulla linea ferroviaria Bologna Otranto in vasta pianura e la civiltà degli abitanti ripromettono ai concorrenti benessere e lieto soggiorno”.

     [125] Nicola De Donno -Emilio Panarese, Le strade di Maglie, Via Pietro Pellizzari, in «Tempo d’oggi», Anno II, n.7, Maglie, 1975, p. 3.

     [126] Vito Papa, Il sogno della duchessa, cit., p. 99.

     [127] Per una breve storia dell’istruzione a Maglie: Nicola De Donno, Le prime scuole, Noterelle e Ritratti di storia magliese, in «Salento avanti!», Maglie, 27-03-1968, pp.7-8; Idem, Scuola e sviluppo sociale in un comune del Salento nel sec. XIX (Maglie), in «Rassegna Pugliese», anno V, n.1-3, gennaio-marzo 1970, p. 58; Emilio Panarese, L’istruzione primaria, popolare e professionale a Maglie nei primi quarant’anni del regno (1862-1900), in «Note e documenti di storia e cultura salentina», Società Storia Patria Maglie, n. III, Cutrofiano, Tip. Toraldo e Panico, 1976, pp.103-112; Idem, L’istruzione secondaria pubblica e privata in Terra d’Otranto nel 1862-63, in «Tempo d’oggi», Anno II, n. 25, 1975, p. 3; Idem, Cenni storici sullo sviluppo dell’istruzione pubblica a Maglie dall’Unità ad oggi (1861-1985), in «Contributi», Anno V, n.1, Galatina, Congedo, marzo 1986, pp. 21-46; Idem, Egidio Lanoce e la scuola d’arte magliese, in «Tempo d’oggi», Anno I, n. 4-5, 1974, p. 3; Idem, La scuola magliese dell’arte e del ricamo, in «Tempo d’oggi», Anno I, n. 9, 1974, p. 3; Pietro Manca, Per una pedagogia della narrazione.“Memorie didattiche” del Liceo Statale “F. Capece” di Maglie, in “Filoi Logoi” Studi in memoria di Ottorino Specchia a vent’anni dalla scomparsa (1990-2010), a cura di Giuseppe Caramuscio e Francesco De Paola, Società Storia Patria di Lecce, Collana “I Quaderni de L’Idomeneo”, Galatina, Edipan, 2010, pp. 189-204; Vito Papa, Ottorino Specchia e i Quaderni del Liceo Capece, Ivi, pp. 205-208.

     [128] Comune di Maglie Registro nati 1875, 27 novembre 1875, n.165. Figlio maggiore di Jules Guesde, fratello di Louise Guesde e Léo Guesde, Mario non sembra aver avuto un ruolo di rilievo all’interno del POF, se non quello di delegato aggiuntivo nei congressi socialisti, come a Nantes (1894). Nel giugno 1933, Mario Guesde partecipa alla creazione della Società degli amici di Jules Guesde e fa parte del suo consiglio di amministrazione, presieduto da Bracke-Desrousseaux. https://maitron.fr/spip.php?article81238, notice GUESDE Mario, version mise en ligne le 30 mars 2010, dernière modification le 22 septembre 2022    

     [129] Compère Morel, Jules Guesde, cit., pp. 104-105.

     [130] Ivi, pp. 105-106.

     [131] Comune di Maglie, Pareggiamento del Ginnasio Capece; Ginnasio Capece in Maglie, Oggetto Comunicazione preghiere del 21 novembre 1876 n.12. Willard dice che Guesde rientra in Francia nel mese di settembre. Claude Willard, Jules Guesde, cit., p.27.  Ducange indica solo l’anno, non il mese. Jean-Numa Ducange Jules Guesde, cit., p. 12.

     [132] Jules Guesde, in «Le journal quotidien, litteraire, artistique e politique», a. XXII, n. 353, 15 settembre 1893, p.1.

     [133] Luigi Pomè, Intervista con Giulio Guesde, in «Il Giornale d’Italia», 29 agosto 1914, p. 3.

     [134] L’ “insegnante” Vincenzo Ingravalle (Bisceglie 1853- Maglie 1915)[Comune di Maglie, Registro degli Atti di Morte 1915, n. 26], oltre a essere direttore didattico, come scrive l’autore della lettera, fu anche alla guida della “Associazione Magistrale” e il  2 aprile 1907 a  Maglie  nel “ Convitto”  promosse un “Pubblico Comizio pro avocazione” in cui “…parlando il presidente dell’Associazione prof. Vincenzo Ingravallee il sindaco dott. Vincenzo De Donno, con calda eloquenza”, riscossero “molti applausi «cominciando da queste povere provincie del Mezzogiorno, dove appunto l’analfabetismo è imperante»”: Contro l’analfabetismo e per la Scuola dello Stato, in «I diritti della scuola», anno VIII, n.27, Roma, 4 aprile 1907, p. 282.  Sull’attivismo di Ingravalle si vedano anche: Nicola De Donno-Emilio Panarese, Le vie di Maglie, Via Vincenzo Ingravalle, in «Tempo d’oggi», Anno II, n. 26, 1975, p. 3, e Angelo Semeraro, Cattedra, Altare, Foro, educare e istruire nella società di Terra d’Otranto tra Ottocento e Novecento, Lecce, Milella, 1984, p. 115. 

     [135] Su Giovanni Refolo esponente de “il Gruppo di Maglie”, si veda: Donato Valli, Storia della poesia dialettale nel Salento, Galatina, Congedo Editore, 2003, pp. 160-161, ad vocem. Il nome dei Refolo è legato alle sorti del partito comunista magliese; in particolare va ricordata la figura di Pietro Refolo, antifascista e sindacalista, fondatore della CGIL a Lecce che visse esule in Francia. Su Refolo: Salvatore Coppola, Pietro Refolo. Una vita per la democrazia. Le origini della CGIL nel Salento, Lecce, Argo, 1998. Sulla storia del PCI nel Salento, si veda il volume pubblicato dalla Società Storia Patria per la Puglia di Lecce in occasione del primo centenario della nascita del PCI: Il PCI, l’Italia e il Salento. Democrazia, diritti e lavoro nel “secolo breve”, a cura di Mario Spedicato e Salvatore Coppola, Castiglione, Giorgiani editore, 2021.

     [136] Il ministro Guesde, professore di francese a Maglie, in «La Tribuna», 31 agosto 1914, Roma, p. 6.

     [137] Institute of Social History (Amsterdam) https://access.iisg.amsterdam/universalviewer/#?manifest=https://access.iisg.amsterdam/iiif/presentation/ARCH00496.595_1/manifest per 

     [138] Il quale si laurea in medicina a Napoli nel 1907; nel 1937 diviene il Direttore sanitario dell’Ospedale Civile di Maglie: Guida sanitaria delle Puglie: province di Bari, Brindisi, Foggia, Lecce e Taranto, Napoli, La Nuovissima, 1937, p. 71.

     [139] Quanto qui scrive Attilio è inesatto poiché negli anni magliesi il partito socialista francese non è stato ancora fondato e lo stesso Guesde sta maturando la sua “conversione” verso il socialismo.

     [140] Cfr. In memoria del Cav. Prof. Vincenzo Ingravalle, Maglie, Tipografia Capece, 1915.

     [141] Prospetto particolareggiato dello stato dell’Istruzione, 7 marzo 1876, f 1r. 

     [142] La Guida del Maestro Elementare Italiano e dell’Educatore. Giornale didattico teorico pratico per le scuole elementari e popolari, Anno Undicesimo, Torino, Tipografia subalpina di Marino e Gantin, 1874-75, p. LXXIX. Inoltre, Ginnasio-convitto di Maglie, in «L’unione, giornaletto didattico politico degl’insegnanti primari d’Italia», a. IV, Torino, 16 ottobre 1873, n. 41-42, p. 397. In un articolo di Donato Zocco che riferisce dettagliatamente delle attività che le scuole magliesi svolgono in occasione della Festa dello Statuto del 6 giugno 1883, si esaltano i saggi ginnici del Ginnasio diretti dal prof. Ingravalle ed anche i manufatti della “Scuola serale di Disegno per gli Artigiani” diretta dal Prof. Egidio Lanoce, istituita nel 1882: Donato Zocco, Voce dei Comuni, in «Il Risorgimento», Anno VIII, n. 25-26, Lecce 10 giugno 1883, p. 4. “Fu più volte nominato dalle autorità scolastiche e per vari anni fu direttore dei corsi di ginnastica per i maestri e le maestre elementari ed esaminatore per il conferimento della patente ai medesimi”. Nel 1882 con Oronzio De Donno dà alle stampe Delle origini di Maglie in terra d’Otranto: conferenza tenuta il 13 aprile 1882 in Maglie nella sala del ginnasio-convitto Capece.Nel 1885 pubblica Relazione sulle conferenze pedagogiche tenutesi a Taranto, Maglie, Tipografia Capece. Cfr. Angelo Semeraro, Cattedra, foro, altare, cit., pp. 115 e 150.Nel 1896 è candidato all’incarico di direttore didattico a Maglie e nel 1907 gli viene conferita la medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione. Non risulta che l’amicizia con Guesde dopo la sua partenza da Maglie sia stata coltivata. Sarebbe interessante sapere se Jules abbia continuato ad intrattenere rapporti con altri personaggi magliesi o se quella salentina fu solo una parentesi momentanea che durò davvero l’espace d’un matin.

     [143] Spectator, Dagli orrori della guerra al patriottismo ….  di Caino!, in «L’illustrazione Italiana», anno XLI, n. 36, 6 settembre 1914, pp. 218-219. L’articolo si conclude con una ironica constatazione per i socialisti nostrani: “e Guesde che invoca l’aiuto dei socialisti italiani ha davvero di che consolarsi”. Dietro lo pseudonimo di Spectator vi era probabilmente il giornalista bolognese Mario Missiroli (1886-1974): Roberto Pertici, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 27, 2011 (on line).

     [144] Bracke (A.M. Derousseauax), Jules Guesde sa formation – son oeuvre, in «La Nouvelle revue socialiste: revue mensuelle du Mouvemente socialiste international», Parigi, I, n.8, 15 luglio -15 agosto 1926, p. 513.

     [145] La prima edizione integrale del Capitale critica dell’economia politica, di Carlo Marx, è opera di Gerolamo Boccardo, Biblioteca dell’economista. Raccolta delle più pregiate opere moderne italiane e straniere di economia politica diretta dal Professore Gerolamo Boccardo, Volume IX, parte seconda, Torino, Unione Tipografia, 1886, pp.1-685, cit. in Mario Bravo Socialismo e Marxismo in Italia, cit., p. 24, che sottolinea pure i fitti contatti di Engels da Londra ma non fa cenno della presenza italiana di Guesde.   

     [146] Paolo Favilli, Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra, Milano, Franco Angeli, 2007, p 105. La conversione al marxismo del nostro Guesde quindi è avvenuta in Italia tanto che al suo rientro in patria nel 1877 fonda «L’Egalité», il primo giornale marxista in Francia: James H. Billington, Con fuoco nella mente, le origini della fede rivoluzionaria, Bologna, Il Mulino, 1986, p. 454.

     [147] Jules Guesde, Çà et là; De la propriété: lettre au sénateur Lampertico; La Commune; Le collectivisme devant la 10e Chambre, Marcel Rivière & C., Paris, 1914.

     [148] Adéodat Constant Adolphe Compère-Morel, Jules Guesde: Le socialisme fait home, cit., p. 83.

     [149] Paolo Favilli, Storia del marxismo italiano. Dalle origini alla grande guerra, cit., p. 105. Sul senatore Lampertico, cattolico non intransigente, “rosminiano”, si veda la voce a cura di Giuseppe Monsagrati, in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 63, 2004 (on line).

     [150] Jules Guesde, Distininguished french socialist, in «Maoriland Worker», n. 292, 4 ottobre 1922,p. 14. 

     [151] Laura Ronchi De Michelis, Lettere di Filippo Turati a S.M Kravchinsky, in «Europa Orientalis», n. 2, 1983, p. 132, nota 7.

     [152] Biographie de Jules Guesde, in «L’Émancipation: Journal hebdomadaire, organe socialiste de la Region Valenciennes», 9 ottobre 1904, p. 1, secondo cui Guesde per questo motivo fu espulso da Maglie.

     [153] Giuseppe Genuzio, Jules Guesde et Emile Zola, ou le socialisme dans l’oeuvre d’Emile Zola / J. Genuzio, Bari, Levante,1964, pp. 13-14. Genuzio scrive due inesattezze, che Guesde sia arrivato a Maglie nel 1873 e che il figlio Mario sia nato a Milano.

     [154] Marcello Musto, Karl Marx Biografia intellettuale e politica 1857-1883, Torino, Einaudi, 2018, p. 183.  Paul Lafargue era genero di Marx avendo sposato nel 1868 la figlia Laura.

In Francia coesistono “due socialismi”: quello guesdista internazionalista modello socialdemocratico tedesco e quello libertario. Cfr. Michel Winock, Le socialisme en France et en Europe. XIX e XXe siècle, París, Éditions du Seuil, 1992, pp. 58-87.

     [155] Citato da Elisa Marcobelli, I rapporti tra PSI e SFIO nel periodo della neutralità italiana (1914-1915), in «Storicamente», UniMacerata, n.14, 2018, n. 56, p. 10.  https://storicamente.org/marcobelli-neutralita-italiana-psi-sfio

     [156] Mussolini Giornalista. 1912.1922. I migliori articoli degli anni di direzione dell’«Avanti» e de «Il Popolo d’Italia», a cura di Renzo De Felice, Milano, Rizzoli, 1999, p. 89.  Più articolata è la ricostruzione in Enrico Veronesi, Il giovane Mussolini 1900-1919, Milano, BookTime, 2008, pp. 73-84.

     [157] Peter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce. Momenti e protagonisti dell’Italia fascista nei National Archives di Washington, Milano, Il Saggiatore, 2010, p. 25.

     [158] Biographie de Jules Guesde, in «L’Émancipation: Journal hebdomadaire, organe socialiste de la Region Valenciennes», cit.

     [159] Jules Guesde, Lettres de Rome, Parigi, anno II, rispettivamente: n. 156, 4 giugno 1872, pp. 2-3, n. 163, 11 giugno 1872, pp. 2-3; n. 177, 27 giugno 1872, pp. 2-3.

     [160] James H. Billington, Con fuoco nella mente, le origini della fede rivoluzionaria, cit., p. 454.

     [161] Jules Guesde, Çà et là; De la propriété: lettre au sénateur Lampertico; La Commune; Le collectivisme devant la 10e Chambre, cit.

     [162] Jules Guesde. Textes choisis (1867-1872), cit., p. 15.

     [163] Jacques Attali, Karl Marx, ovvero lo spirito del mondo, Roma, Fazi Editore, 2006, pp. 259 e 260.

     [164] Ibidem.

     [165] Isaiah Berlin, Karl Marx, Milano, Adelphi 2021, p. 284.

     [166] Ibidem.

     [167] Claude Willard, Lettre de Guesde a Marx, 1879, pp. 102-103, cap. V, pp. 16-19.

     [168] Joseph Genuzio, Jules Guesde et Emile Zola, cit.,in particolare pp. 12-18.

     [169] Luciano Canfora, Eric Hobswaum, Marx e i suoi scolari, Stilo Editrice, 2023, p. 157.

     [170] Ivi, p. 157.

     [171] Ivi, p. 153.

     [172] Matteo Sanfilippo, Studi Emigrazione/Migration Studies, XLIX, n. 187, 2012. 

     [173] Jean-Numa Ducange, In ricordo della Comune di Parigi e di Jules Guesde. https://transform-italia.it/la-nascita-del-marxismo-in-francia-in-ricordo-della-comune-di-parigi-e-di-jules-guesde, 15 marzo 2021.


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ISSN 3103-7143 Il Pensiero Mediterraneo Rivista culturale online ad aggiornamento continuo. Redazioni all'estero: Atene - Parigi - America Latina. Redazioni in Italia: Ancona - BAT - Catania - Cuneo - Firenze - Foggia - Genova - Lecce - Marsala - Matera -Milano - Palermo - Roma - Trieste. Copyright © All rights reserved. | Newsphere di AF themes.