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Mostra di Gianluca Codeghini  “Il sorriso si ferma quando vuole” alla Galleria Assab One di Milano

Di Serena Rossi

MOSTRA di Gianluca Codeghini  Il sorriso si ferma quando vuole ad Assab One a Milano a cura di Elio Grazioli  dal 29 gennaio al 12 marzo 2022 mercoledì – venerdì 15-19.00

Finalmente sabato 19 febbraio 2022 è l’occasione di visitare questo tempio dell’arte contemporanea a Milano la Galleria Assab One in via Assab uno, a pochi minuti a piedi dalla fermata del metro verde Cimiano e a venti minuti di metropolitana dal centro città.

Installazione di Gianluca Codeghini

Assab One è una organizzazione non-profit fondata da Elena Quarestani con il proposito di offrire agli artisti uno spazio non convenzionale di ricerca e di espressione e, al pubblico, la possibilità di avvicinarsi ai processi dell’arte in un contesto favorevole al dialogo.

Assab One ha sede in un edificio industriale che per quarant’anni ha ospitato una nota azienda grafica milanese, la GEA, Grafiche Editoriali Ambrosiane. Qui si stampavano libri, cataloghi d’arte e enciclopedie per i più grandi editori del mondo ed è in continuità con questo passato che è stato scelto di lasciare la struttura per gran parte al suo stato originale intervenendo solo con opere conservative.

Oggi ad Assab one c’è anche una giornata performativa Into the word e a me interessa essendo anche io poeta, inizio facendo vedere green pass e la tessera per entrare, all’interno di questa ex fabbrica poco ristrutturata e spazio magnifico per mostre di arti contemporanee, location significativa della umana situazione instabile dell’esistenza, non apparire ma essere sembra gridare la Galleria, non nuovo ma vissuto- disorientamento contemporaneo si intravede un bel cortile.

All’interno del cortile oggi ci sono opere disseminate di altri artisti tra questi mi ha colpito un’automobile  aperta e sopraelevata con un cric  e all’interno ricoperta con sacchi neri dell’immondizia da cui venivano emessi soliloqui di parole, molto interessante. Opera installativa di Carlo Dell’Acqua, artista nato a Bormio ma ha studiato all’Accademia di belle arti di Milano.

Opera di Codeghini

All’interno le opere di Codeghini, sparse e ben amalgamate nella struttura.

Immagini rapite, opere che sembrano solo pensate e buttate giù, apposita sensazione di precarietà che ti stringe lo stomaco. Cocci e vetri rotti. Perfetta sintonia col il luogo non ristrutturato e in dialogo con lo spettatore.

Periferie dell’esistenza. Macchie. Gocce. Non colore. Segni. Il performer si prepara dicendo al microfono …voleva uccidere per andare da Bruno Vespa. Visioni apocalittiche di vita e di strada, di passato fatto di cocci rotti dietro, pareti scrostate e dipinti coperti, nascosti o superfici dipinte e poi cancellate.

Le stesse cancellature proprie della vita umana in bilico tra diverse forze. Ricordo. Oblio. Superamento del limite. Siamo e non siamo come le parole dei fogli impilati nell’installazione in uno stanzino sotto la luce rossa.

Opera poster di Codeghini

Siamo i ragazzi che guidano ubriachi e siamo un sorriso sbiadito, paura della circostanza, paura della forma.

Qui il sorriso di Gianluca Codeghini si ferma e ci induce a riflettere, effimera esistenza, verità o presenza, giudizio? Rivincita della parola nella performance poi di Andrea Inglese. Situazione precaria rappresenta la precarietà dell’esistenza. Sopravvivenza forzata in un ambiente innaturale. Urlo distorto che nell’aria richiama il famoso urlo di Munch, opera molto conosciuta di arte.

«I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura…E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura». Edvard Munch descrive così, ai tempi, le sensazioni che lo spingono a dar vita al quadro “L’Urlo”. Seppur motivata da una profonda angoscia personale, questa opera è riuscita ad attraversare i secoli e la storia dell’arte.

Qui ad Assab one esposta non è l’arte tradizionale fatta di estetismi ricercati, ma c’è essenza e concettualità.

Fuori dai limiti e dai confini ordinari e ordinati o preordinati. Essenziale pura memoria ricondotta attraverso la nostra storia, la nostra epoca, il nostro momento. Mi sovviene il concetto di nulla di Nietzsche.  Avendo Nietzsche disvelato le presunte certezze religiose e metafisiche, il nichilismo diviene la categoria fondamentale del suo filosofare. Secondo il filosofo, è possibile dare al termine due accezioni di significato: “la volontà del nulla”, ovvero ogni atteggiamento di fuga e rinuncia nei confronti del mondo, che egli vede incarnato nel platonismo e nel cristianesimo e la situazione dell’uomo moderno e contemporaneo, che, non credendo più nei “valori supremi”, né in un senso o scopo metafisico delle cose, finisce per avvertire, di fronte all’essere, lo sgomento del vuoto e del nulla.

Poi ritrovo a terra nello spazio circostante nascosto tra piante molto folte e verdi uno schermo della televisione, con riprodotta un’immagine sfuocata e poco visibile con grosse gocce d’acqua che la nascondo. Richiamo alla terra e al bisogno di rispettarla.

“…mi rimangono poche cose da dire adesso che lavoro che mi mantengo adesso che sono un uomo bianco gettato nell’esistenza. Senza filo senza codici senza esitazione né tremori. Non c’è nemmeno bisogno di coraggio. Non ho né coraggio né timore. Semplicemente parlare da uomo per gli uomini. Semplicemente parlare da uomo per le donne. Semplicemente parlare da uomo ai bambini e all’ecosistema tutto…” così recita Andrea Inglese al microfono davanti alla platea di pubblico e come sottofondo musicale versi e brevi parole ripetute da altri, intanto sul grande schermo affianco l’immagine di un ramo innevato ripreso in macro che co. tempo si ingrandisce fino ad esser soggetto gigante e rumori assordanti di fondo.

Esperienza esistenziale di assoluta contemporaneità, mi hanno dato molti spunti su cui riflettere.

Andrea Inglese legge una poesia

Gianluca Codeghini (Milano, 1968) si è diplomato in Pittura alla Accademia di Brera ed ha poi frequentato i corsi di Musica Elettronica e Semiotica a Bologna e Milano. A partire dai primi progetti musicali e performativi degli anni ’80 e fino alle opere più recenti, Gianluca Codeghini lavora su concetti e processi in cui la relazione con e tra il pubblico è fondamentale, innescando cortocircuiti, tensioni e provocazioni così discrete quanto indisciplinate.

Codeghini in tutta la propria opera ricorre alle molteplicità disciplinari per poi involvere nell’idea: video, installazioni, dipinti, sculture, libri d’artista, testi, azioni, performance, composizioni musicali e curatoriali (Warburghiana, Poe.mi, Laciecamateria, Riscrizioni di mondo) e editoriali (laciecamateria edizioni).

Mostre recenti includono due personali alla Galleria Six di Milano (2019 e 2018), alla RCM Galerie di Parigi (2016), al Auditorium Parco della Musica di Roma (2014) e al Museo Ettore Archinti di Lodi (2014), e personali e collettive presso Viafarini Milano (2017, 2011, 1992), al MArt di Rovereto (2014, 2007, 2005), al MAN Nuoro (2004).

www.gianlucacodeghini.com

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