IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

IL Matriarcato e l’origine della Mafia nel pensiero di Leonardo Sciascia

Di Fabrizio Manco

Prima immagine: La Dea Madre di Catalhoyuk: foto proveniente dalla pagina di Wikipedia “ Catalhoyuk “ .

  “ Auguste Dee troneggiano in sconfinata solitudine….. parlare di loro mette a disagio : sono le Madri!” ( dal  Faust, Goethe).  

 Quando mi è stato proposto di relazionare un argomento sulla figura di Leonardo Sciascia, in occasione del centenario della sua nascita, ho pensato al suo libro La Scomparsa di Majorana, ( visto i miei Interessi e studi scientifici), ma pensando che con questo argomento si doveva parlare della figura di Majorana e della sua ricerche scientifiche,  mi è sembrato che ci si allontanasse un po’ dal pensiero di Sciascia e dalla sua figura. Dopo ho pensato di relazionare il  rapporto di amicizia tra Sciascia e lo scrittore Gesualdo Bufalino, ma anche qui si doveva parlare di Bufalino e delle sue tematiche. Così mi è venuta in mente una tematica molto originale che tocca sia la Sicilia che  il pensiero di Sciascia :  si tratta di un’intervista rilasciata a Franca Leosini, nel 1974, ritenuta molto controversa per le tematiche trattate.  Sciascia nell ‘  intervista in questione infatti asserisce dei legami tra il  Matriarcato e la mentalità mafiosa, affermazione che ha fatto molto discutere e incendiare gli animi delle Femministe più incallite.  

Mi è smembrato più  opportuno quindi analizzare questo argomento. Così per la relazione del mio Intervento sulle cinque giornate dedicate alla figura di Leonardo Sciascia, ho scelto di analizzare un tema forse sconosciuto ai più, ma che secondo il mio parere, ha una notevole importanza nel pensiero sociologico e antropologico di Sciascia. Dal testo della conferenza, nasce il presente articolo – studio. 

Le parole di Sciascia che si andranno ad analizzare, non provengono quindi  da un suo libro , ma come detto prima da un’intervista,  realizzata nel 1974,  dalla giornalista Franca Leosini, che porta il titolo  Le Zie di Sicilia, ( La Comandiera rovina d’Italia,) dove in poche pagine si analizzano le dinamiche femminili del Matriarcato e l’inedito rapporto con la cultura moderna Occidentale . Una parte del pensiero dello Sciascia sociologo e antropologo, se così possiamo definire il suo pensiero, che è stata per lungo tempo nascosta e quasi dimenticata rispetto alla sua produzione.  

Molto controversa e scottante , si tratta di un’intervista che all’epoca ha fatto molto discutere, come detto prima,  soprattutto i movimenti femministi, ma non solo  . Quando sentiamo parlare della donna e del femminile, subito la prima immagine che balza subito nella nostra mente, è l’immagine di una donna sottomessa al potere maschile. Nulla di più falso. Questa immagine è falsa sia  perché la donna ha sempre avuto ruoli di potere rilevanti nel corso delle epoche storiche, sia perché il genere femminile non è mai stato sottomesso dal genere maschile.

 La scoperta delle società matriarcali in epoche preistoriche e protostoriche , ha permesso di capire che gli uomini e le donne hanno sempre collaborato e cooperato insieme :  nessun genere in realtà ha mai schiacciato l’altro: come ha affermato anche lo studioso e archeologo  Britannico  Ian Hodder, nelle società matriarcali,  entrambi i generi cooperavano insieme; ciò però non garantisce che queste società fossero pacifiche, come vedremo in seguito.  Forse, paradossalmente, alcune tipologie di individui di sesso femminile  hanno dominato addirittura alcuni settori della società preistorica,  e spesso potevano entrare  in Conflitto con gli Individui di sesso maschile.

 In quanto il bene e il male fanno parte della natura , e nella specie umana e animale, sono  essere in ogni Individuo , maschio e femmina ,  uomo e  donna che sia.  Questo  conflitto tra società matriarcali e società patriarcali, sembra essere presente come retaggio culturale nelle fiabe di antichissima tradizione, dove la figura della strega cerca di contrastare l’eroe.  

Ma questo è un altro discorso. E su questo contrasto tra il maschile e il femminile,  sembra essere in accordo Sciascia, come vedremo. Il  tipo di Narrazione e di rappresentazione femminista della donna come sottomessa al potere maschile,   è un’  invenzione del femminismo tossico e misandrico di stampo New Age, che ha avuto origine  alcuni decenni fa.

Le  donne crudeli e spietate nel corso della storia se ne contano a decine, come l’imperatrice cristiana Galla Placidia che regnò nell’ultimo periodo dell’Impero Romano d’Occidente: spietata, crudele e fanatica, ha ordinato l’esecuzione di molti oppositori sia di natura politica  che religiosa, come racconta lo storico Egizio Olimpiodoro di Tebe nelle sue Storie.

 Nella favole e nelle fiabe , come ho accennato prima,  è sempre presente la figura femminile malvagia che cerca di contrastare l’eroe, perlopiù sottoforma di strega o come donna tentatrice che cerca di fare sbagliare l’eroe nella sua Ricerca. Ma , come detto prima,  questa è un’altra tematica del quale si è occupato Joseph Campbell nel suo L’Eroe dai Mille Volti.  Adesso ci occupiamo del Matriarcato e della sua  relazione all’origine della mentalità mafiosa,  secondo il  pensiero di Leonardo Sciascia. 

 Lo studio che segue, è doveroso ricordare , si tratta di  un’analisi personale delle risposte di Sciascia, rilasciate nell’intervista.  Le Storie del Matriarcato del bacino del Mediterraneo, testimoniano un sottofondo sociale e culturale che registra una notevole presenza del potere al femminile , che va cercato fin dentro le società più primitive. Anche nel regno animale troviamo alcuni esempi di Matriarcato, come nelle Iene( Hyaenidae), nelle Api ( Apis) , negli Elefanti ( Loxodonta Africana) , e altri mammiferi placentari.  Nella  specie umana, a scoprire il matriarcato,  è stato lo studioso e antropologo Svizzero Jacob Bachofen, nel suo Monumentale studio sul Matriarcato, il quale Titolo completo è Il Matriarcato : Ricerca sul  Culto Gineocratico nel Mondo Antico nei suoi aspetti Giuridici e Politici, pubblicato nel 1868,dove l’autore Svizzero, in base al risultato delle sue ricerche antropologiche, arriva alla conclusione che in tempi ed epoche primitive, erano diffuse nel bacino del Mar Mediterraneo numerose Società Matriarcali, dove le donne avevano il potere sulle società sia a carattere giuridico che a carattere sociale.

 D’altro canto, il termine Matriarcato, ha la fusione delle due parole greche principali: Mater, Madre, e Arkos, Capo, autorità. Lo studio di Bachofen ha ispirato Il filosofo Italiano Julius Evola a  scriverne un compendio intitolato Le Madri e le Divinità Olimpiche, il quale fu  pubblicato nelle Edizioni Mediterranee.

 Le ricerche di Bachofen, hanno ispirato dall’altra parte , le successive analisi archeologiche di Marjia Gimbutas, in libri che hanno segnato profondamente la storia dell’arte ,  dell’archeologia e della  mitologia, come Il Linguaggio della Dea, Le Dee e gli Dei dell ‘ Antica Europa e La Civiltà della Dea, la quale archeologa di origine Lituana ,   Ideologizzata però dal  pensiero femminista, asserisce in questi suoi studi che le società matriarcali erano società pacifiche e paritarie. Le Opere della Gimbutas sono pregevoli dal punto di vista artistico e archeologico , ma non hanno una valenza scientifica : non abbiamo nessuna prova che le società matriarcali erano pacifiche e accoglienti.

 Infatti, scavando nella  mitologia e nei rituali dedicati alla Dea Madre, la realtà che  appare è molto diversa. Ciò che scoprì la Gimbutas durante i suoi scavi, e ‘ che le società matriarcali sono esistite non soltanto nell’area del Mediterraneo, ma anche nell’Europa dell’ Est e Nord Est,  e quindi nella zona dei Balcani. Quindi, le società matriarcali non erano diffuse solo nella zona del Mediterraneo .

 Ma che le società matriarcali fossero pacifiche  è forse più un luogo comune che si è tramandato nei secoli fino ad  arrivare al femminismo, che una realtà.  I veri culti della Dea Cibele, e della Grande Madre erano in realtà dei culti basati sul sangue e sul legame di sangue. Anche se le società Indoeuropee , chiamate Patriarcali,   erano delle civiltà e delle culture che si fondavano sulle leggi e sul diritto paterno, dal quale prenderà origine diritto Romano , e gran parte  letteratura che ci è stata tramandata fino ad oggi , vengono descritte come società oppressive e misogine .

 I   sacrifici  e i rituali dedicati alla Dea Cibele, che lo ricordiamo erano delle divinità ctonie e Infernali, erano rituali macabri, legati alla morte e al sangue. Tanto è vero che cio ‘ che afferma Sciascia sul matriarcato non ha nulla a che vedere con le società matriarcali legate alle leggi matrilineari descritte da Bachofen . Il Matriarcato contro il quale si scaglia Il nostro autore, è il matriarcato piu primitivo legato al sangue e ai culti primordiali della Dea Madre.

Leonardo Sciascia

  La giornalista Franca Leosini, nel suo articolo/ intervista, si chiede del perche’ Leonardo Sciascia ha dato così poco spazio alla figura femminile nelle sue opere, o perlomeno si chiede del perché le donne nei suoi racconti  sono una figura marginale. La giornalista dice infatti :

 “  Chiediamo a Sciascia il perché di questo? “ .

 E  quindi il nostro autore Risponde:

Si,  credo che la Donna non riscuota molto interesse ( in Campo Letterario) da parte mia.  Ma ci sono molte ragioni : La  prima è perché ho fatto un certo tipo di narrativa impregnata di problemi politici. La seconda, è che la Sicilia è un Matriarcato, ed io ho una certa avversione per questo tipo di Società Matriarcale,  perche’  ho visto sempre che le Donne hanno sempre comandato, e hanno comandato sempre annientando l’uomo. C ‘ è  tutta una tesi di Dominique Fernandez, in “ Madre Mediterranea “, in cui sostiene che perfino la Mafia nasce da questo Matriarcato. Ed è proprio questo il motivo per il quale non mi occupo della donna, per l’avversione al Matriarcato, al mammismo in genere “.

La morte e i rituali ad essa associati, erano la caratteristica principale dei culti tellurici della Dea Cibele, e rappresenta il contatto diretto che la figura della donna ha sempre avuto con la morte. Sciascia infatti nella sua Intervista afferma infatti che:

”  Ad un certo punto della sua vita, quando non sempre, l’uomo Siciliano è preso dall’idea della morte, da un ‘assidua contemplazione della morte. La donna siciliana invece la morte l’amministra ,la gestisce, la maneggia come se ne fosse Immune. Nei miei ricordi il cosiddetto “ Visito” , era il suo teatro e la sua apoteosi “ .

 La giornalista, a questo punto le fa un’altra domanda:

Ma lei ,Sciascia è proprio convinto di questo matriarcato, perché è un matriarcato piuttosto sotterraneo, dal momento che apparentemente la donna Siciliana è succube dell’uomo ? “:

 Risponde il nostro autore: 

“   Ha ,Si ,Si!!, apparentemente le cose stanno così, pero’ nella realtà  siciliana la donna comanda in un modo più subdolo e più negativo. Sì, io penso che molti mali della Sicilia siano imputabili a questo Matriarcato. La donna ha sempre consigliato la viltà, la prudenza, l’opportunismo, l’interesse particolare ,e l’uomo ha obbedito sempre. “  

 Non è certo un mistero, ammettere che nelle più grandi famiglie le donne hanno sempre esercitato un potere particolare, certo, non come gli uomini nella società all’infuori della  famiglia, ma è sicuro,  che in ogni famiglia, al suo Interno, la donna ha sempre avuto un certo potere. E nelle famiglie mafiose infatti,  le donne molto spesso, riescono ad ottenere il comando più spietato e crudele, quando il marito, o il capo ,è assente.

 Cio che afferma Sciascia,  a proposito della gestione della morte da parte della donna , è assolutamente vero, peraltro confermato dai miti e dalla psicoanalisi. I miti di Persefone Kore, ad esempio,  narrano e descrivono questa ambiguità: se da un lato il femminile è legato alla vita,  da un altro lato è legato senza dubbio anche alla morte o comunque al gestire la morte. Un retaggio  di questo legame con la morte e il dolore,  potrebbe essere la rappresentazione sacra delle Madonne con la spada sul petto con il mantello nero; in molte processioni Siciliane, quelle del Giovedì Santo e Venerdì Santo , la Madonna compare con tale rappresentazione. Ma anche in molti dipinti e in molti quadri troviamo  tale raffigurazione .

La presenza dei culti della Dea  Madre in Sicilia sono attestate a livello di fonti letterarie dallo storico Diodoro Siculo, il quale nella sua Biblioteca Universale sulla storia dei popoli Greci e Romani ( ma che analizza anche le origini delle civiltà Egizie), intitolata Biblioteca Storica, nel Libro 4,al Capitolo 79, afferma che i Cretesi ,dopo avere ricevuto la sconfitta da parte dei Troiani, si rifugiano in Sicilia, nella quale costruiscono un tempio dedicato alle cosiddette Madri. Il Tema delle Madri in terra Siciliana, compare anche in Plutarco, dove nella Vita di Marcello, si fa riferimento a queste fantomatiche creature o entità dall’indole molto ambigua. Nella biografia di Plurarco di Cheronea, Il console e soldato romano Marcello, arrivato in Sicilia nei pressi di Siracusa per la conquista dell’isola, durante una pausa scende in un santuario dedicato alle Dee Madri, dove invoca loro una preghiera solenne.

Franca Leosini: proveniente dalla pagina di Wikipedia “ Franca Leosini

 L’episodio sara’ ripreso in chiave poetica e filosofica dal grande Goethe, che nel suo Faust, fara’scendere Faust accompagnato da Mefistofele, nel Labirinto delle Madri; tali figuresaranno analizzateda Carl Gustav Jung nell’opera La Libido, Simboli e Trasformazioni, nella quale opera, le madri Plutarchee vengono studiate come l’eterno archetipo della Madre.

  Lo storico e biografo Plutarco riprende l’informazione di Diodoro Siculo,  e nel Capitolo 20 della Vita di Marcello , riporta che la città di  

 Enguio ,  è una città piuttosto piccola , ma molto famosa per le apparizioni delle Dee che chiamano Madri. Il Tempio che vi sorge si dice sia stato costruito dai Cretesi”

. Il soldato Marcello, è conosciuto per la sua magnanimità nei confronti dei cittadini e per avere risparmiato la vita al matematico Archimede, che nel periodo dello sbarco dei Romani per conquistare l’isola, abitava a Siracusa. La città di Enguio raccontata da Plutarco, era una città Greca , precisamente di origine Cretese, fondata in epoca Ellenistica nel 401 A.C.  Secondo alcuni studi, che prendono in considerazione le testimonianze di Diodoro Siculo e di Plutarco, questa cittadina dovrebbe corrispondere all’attuale Troina, cittadina nei pressi di Enna.

 Il culto della Dea Madre però venne importato in Sicilia ben prima dell’occupazione Greca. La storia della civiltà Siciliana non inizia con i Fenici o con i Greci, ma bensì ha le sue radici nei primi scambi culturali che l’isola aveva con la Mesopotamia e con l’Oriente. E infatti in queste terre che nasce il culto della Dea Mediterranea, sviluppatosi successivamente in  Anatolia. Una delle numerose prove, convalidate da scavi archeologici e da testimonianze storiche e storiografiche,  è la  diffusione dalla Mesopotamia alla Sicilia, del Culto della Prostituzione Sacra, il quale  che lo troviamo anche nel tempio del Monte Erice. La Prostituzione Sacra nasce presso i Sumeri e i Babilonesi, e si diffonde dopo in Anatolia e dopo ancora tra i Greci e i Romani.  Gli  Antichi Romani a loro volta importano dalla  zona dell’ Anatolia dell’Asia Minore  il culto della Dea Cibele, ma la prima versione embrionale del culto della Mater, nasce nella Terra dei due fiumi, in  Mesopotamia .

Il  poema Enuma Elis, infatti nasce da autori Sumeri o comunque Babilonesi, dove troviamo la lotta tra il Dio Marduk e la Dea Madre Tiamat. Nel territorio Siculo, i veri abitanti indigeni o autoctoni della Sicilia, sono stati i Sicani, che hanno origine nel Neolitico, e proseguono fino al secondo Millennio A.C.  Queste popolazioni preistoriche aevano assorbito la cultura Minoica/ Micenea. Il Culto della Dea Madre, lo ricordiamo, è un Culto di matrice Pre Ellenica , che affonda le sue origini nel substrato culturale di ogni parte del Mediterraneo, fin dal Neolitico o anche addirittura dal Paleolitico  .

  I primi due stadi sono legati tra loro,  in quanto la dea madre  era collegata anche alla manifestazione dei fenomeni naturali, soprattutto gli aspetti più distruttivi della natura. Il terzo stadio, legato al culto degli eroi, è invece più separato,  in quanto la dea madre nelle mitologie ostacola l’eroe.

Questo è un argomento che è analizzato in dettaglio da Campbell , nella sua Opera Il Viaggio dell’eroe.  

Tornando a Sciascia, quindi,   se vogliamo dare conferma alla sua considerazione sul matriarcato e la mafia rilasciata nell ‘  Intervista,  passiamo trovare un filo conduttore di questo legame atavico tra il matriarcato e la mafia, attraverso la testimonianza dello  scrittore Francese Dominique Fernandez, il quale è citato da Sciascia nella sua Intervista.  Fernandez, scrisse un libro intitolato Madre Mediterranea, pubblicato originariamente in Francia nel 1965, e in Italia nel 1967, ma attualmente non in catalogo , dove nei capitoli dedicati alla Sardegna e alla Sicilia, l’autore che visitò queste terre in un soggiorno vacanza, ha individuato  che nel substrato della popolazione più agricola e contadina, esiste un morboso attaccamento alla figura materna, il  quale potrebbe essere all’origine di due capisaldi del comportamento mafioso :  il culto dell’onore e del rispetto. È in questa ottica che Sciascia, riprendendo la tesi di Fernandez , a  mio avviso,  vede il legame tra matriarcato e mafia. Non dobbiamo dimenticare che qualunque fenomeno archetipico e psichico rimane per sempre nello strato subconscio delle popolazioni, come Jung  infatti  aveva individuato ciò negli archetipi che tornano identici in molte culture diverse tra loro.

Nonostante infatti nella Sicilia siano passati i popoli più diversi, dai Sicani ai Siculi, dai Fenici ai Greci, passando per i Romani, Bizantini (i  Greci modernizzati dal Cristianesimo ), Arabi e  Normanni,  il culto atavico della grande madre risalente alle popolazioni Neolitiche , sembra essere sopravvissuto nel substrato sociale più nascosto,  come le popolazioni agricole o contadine,  un po’ come  una specie di  gene o  carattere geneticoche si tramanda nelle generazioni successive.

 Anche lo  studioso Max Gallo, in una sua ricerca sulla mafia, ha affermato che lo spirito mafioso affonda le sue radici infatti nella parte agricola della Sicilia: ed è proprio nello strato più primitivo e agricolo che ha avuto maggiore impatto il  culto della dea madre. La tesi che unisce il matriarcato con la mafia viene ripresa quindi non solo da Sciascia nell’intervista citata, ma  successivamente tale legame Inedito,  viene analizzato in una conferenza realizzata da due psicologi , Arnaldo Liberati e Lucia Macciucu,  il quale testo mi è stato molto utile per scrivere lo studio per questa  mia relazione.

 Il testo in questione si intitola La Mafia come Archetipo della Grande Madre.

 Uno degli elementi e caratteristiche del culto della Mater, è che si tratta di un sistema molto chiuso, nascosto ,che non si è mai  aperto ad altri culti. Tale mentalità è una caratteristica anche di quella mafiosa.  Contrariamente alla visioni buone e giuste della società matriarcali  che ne hanno dato la Gimbutas, il Bachofen , James Melaart  e Reine Eisler, nel suo libro Il Calice e la Spada, come ho accennato prima,  il vero aspetto di tale culto è molto cupo e oscuro rispetto a come è stato da sempre tramandato o studiato:  i culti della dea madre,  lo ripetiamo,  erano culti caratterizzati da un vincolo di sangue e da un vincolo chiuso a pochi adepti; inoltre i suoi riti di  Iniziazione erano caratterizzati da Immagini di mostri : le  Teriamorfie. La maggior  parte dei partecipanti ai  ritualidedicatialla  dea  madre infattiutilizzavano maschere di animali e di mostri nelle loro danze tribali . Il tutto quindi accompagnato da atmosfere molto cupe.

Queste danze tribali  sono state scoperte in grande quantità nelle raffigurazioni preistoriche all’interno di numerose caverne della Sicilia e nelle  sue isolette, come La grotta del Genovese  , che si trova nell’isola di Levanzo ;  una raffigurazione risalente forse a 10 . 000 anni fa, nel oeriodo Mesolitico . Ma anche nella Grotta dell’ Addaura, collocabile in epoca Mesolitica,  situata nei pressi di Palermo, sono raffigurati dei rituali con sciamani che indossano un copricapo a forma di testa  di animali.

 Questi rituali preistorici,  potrebbero essere stati una forma primitiva del culto della dea madre e dei suoi sacrifici. E gli studi dell’archeologo Sebastiano Tusa,  come per esempio Primo Mediterraneo e  Sicilia Archeologica, confermano ulteriormente le pratiche sacrificali nell’area Mediterraneo. Quindi,  lo ripeto, è solo un luogo comune il vedere la società matriarcale come una società giusta, equa e solidale. I Culti a lei Dedicati, come già detto, erano culti intrisi di sangue e di orrore da un lato, e da festa e da solennità da un altro.

Un autore forse sconosciuto ai più, un certo James De Meo, ha scritto un libro molto curioso intitolato Le Origini e la Diffusione del Matrismo in Saharasia,  dove afferma che il Matrismo , il termine per indicare il Matriarcato , Costituisce la forma più antica e piu innata del comportamento sociale umano. Sono in accordo con tali affermazioni, ma non lo sono quando ancora una volta si afferma che le società matriarcali fossero pacifiche e egualitarie. Ho già detto più  volte che i culti matriarcali erano iscuri e crudeli.

 L’archetipo di Persefone/ Kore infatti ha origine da questi culti. Oggi ,nelle feste , soprattutto Siciliane, dedicate per esempio All’Assunta o Alla Vergine Maria,  si nascondono attraverso le maschere  festose del culto, i retaggi della Dea Madre. Gli autori della conferenza sulla Dea Madre e la Mafia,  affermano che anche nel romanzo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa,  si nasconde ancora il retaggio della grande madre Mesopotamica, soprattutto espresso nell’immobilità e nell’immutabilità che caratterizza i personaggi del Il Gattopardo. Potrei utilizzare un esempio preso dal mondo della scienza evoluzionista, e si può affermare allora che il modello archetipico della Dea Madre, cioè L’antenato comune di ogni Dea Madre, è da rintracciare  in Mesopotamia, con la Dea Tiamat, che  come accennato prima, compare nel poema Babilonese Enuma Elis. Max Gallo, è doveroso ripeterlo, ha intuito bene quando scrive che per rintracciare l’origine dello spirito mafioso, bisogna scendere nella cultura agricola e preistorica della Sicilia. Ed inoltre si può affermare anche che il Matriarcato potrebbe essere soltanto un mito legato all’ archeologia  diffuso dalle Accademie, che non troverebbe nessun riscontro a livello reale,  in quanto si è trattato soltanto un comportamento sociale che trova risposta in un innato comportamento umano a trovare conforto in una Dea o in un Dio: così si potrebbe spiegare il perché nella più antica città della storia umana,  Catal Huyuk  ( 9000 A. C. ) , vennero scoperti numerosi reperti dedicati alla dea Madre.   

Albero della Grande Madre: immagine proveniente dal sito www.elenafrascaodorizzi.it  : Poster Albero Genealogico della Dea Madre. 

Tornando ancora  a Sciascia, nella sua Intervista  afferma che esiste anche un Tipo di matriarcato Americano ; ma esso non è legato per nulla a quello Mediterraneo. Il Matriarcato Americano è quindi differente da quello Mediterraneo. Sciascia infatti spiega che il Matriarcato Americano discende dalla Matrice Irlandese e Quacchera. Ma prima di concludere questo nostro studio ,torniamo di nuovo alle Dee Madri:  una preziosa testimonianza Archeologica la presenta lo  studioso ,Storico e Archeologo Giacomo Manganaro, dove nel suo Libro Diodoro Siculo e la Storiografia Classica, oltre ad affermare che l’antica Engion è l’attuale Troina, afferma anche che un culto dedicato alle Dee Madri in Sicilia, in particolare in questa città , è esistito realmente.  Ciò è confermato dal ritrovamento di una statuetta che rappresenta una donna seduta con le sue gambe in avanti, con un bambino seduto su di essa  tendente  al petto di sua madre. Forse è una delle più antiche rappresentazioni della Dea Madre in Sicilia. Molto probabilmente insieme al culto di Iside e Osiride il  culto della Mater, sarà ispirazione per la Sacra Rappresentazione della Vergine con il Bambino Gesù, che tanta fortuna avrà nella Iconografia Cristiana, sia Cattolica che Ortodossa.

 Nella favola e nella  fiaba,  il discendere agli Inferi e’ molto spesso l’unico modo per rinascere. Solo attraversando l’inferno,  che nella simbologia  psicoanalitica è rappresentato anche dall’utero materno, si può uscire e rinascere. E quindi in conclusione di questo mio studio, voglio citare alcuni versi di Goethe , che troviamo nel Faust, nella seconda parte, dove riguardo alla Discesa alle Madri, che come detto fu preso da Plutarco, Goethe scrive:

Auguste dee troneggiano in sconfinata solitudine, intorno a loro, nessun luogo, e tempo ancora meno . Parlare di loro, ci si sente a disagio, sono le Madri! “ .

 FABRIZIO MANCO. 

  Qui di seguito riporto i testi e gli studi che ho consultato per realizzare il mio studio  .

Bibliografia:

Leonardo Sciascia, Intervista di Franca Leosini: Le Zie di Sicilia, pubblicata nella Rivista L’espresso il 27 Gennaio 1974.

 Dominique Fernandez: Madre Mediterranea.

 Arnaldo Liberati e Lucia Maccioccu: La Mafia come Archetipo della Grande Madre: Aspetto storico Simbolico.

 Salvatore Livosi: Dall’antica Engyon a Troina: ipotesi di Collegamento.

 Goethe: Faust.

 Diodoro Siculo : Biblioteca Storica, Quarto Libro.

 Plutarco: Vite Parallele. Edizioni Rizzoli. 

 Enuma Elis: Poema Sumero Babilonese.

Max Gallo: La  Mafia.

 Marija Gimbutas: il Linguaggio della Dea, Edizioni Venexia.

Giuseppe Tomasi di Lampedusa: Il Gattopardo.

Sebastiano Tusa: Primo Mediterraneo,  Sicilia Archeologica.

Immagini del testo; provenienza : Google. 

Prima immagine: La Dea Madre di Catalhoyuk: foto proveniente dalla pagina di Wikipedia “ Catalhoyuk “ .

Seconda immagine: foto di Leonardo Sciascia: proveniente dalla pagina di Wikipedia “ Leonardo Sciascia “.

Terza immagine: foto di Franca Leosini: proveniente dalla pagina di Wikipedia “ Franca Leosini “.

Quarta immagine: foto di Leonardo Sciascia nella sua scrivania: foto proveniente dal sito www.mollicone.it: i 100 anni dell’onorevole Leonardo Sciascia.

Quinta immagine : Albero della Grande Madre: immagine proveniente dal sito www.elenafrascaodorizzi.it  : Poster Albero Genealogico della Dea Madre. 

 Relazione scritta per il mio Intervento del 28 Maggio 2021, in occasione delle Cinque Giornate dedicate all’anniversario di Leonardo Sciascia, Organizzate dal Cenacolo Culturale diretto da Salvatore Abbruscato.

Leonardo Sciascia
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