19 Gennaio 2021

IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista Culturale online

COVID19: un po’ di chiarezza su MES, NextGenerationEu e Recovery Found (fund)

Di Pompeo Maritati

La pandemia in corso ha messo a dura prova tutti i sistemi economici e finanziari non solo europei. Sono state messe sul tappeto alcune proposte che si sono già trasformate in seri programmi di distribuzione di aiuti finanziari.

Aiuti che al momento sono ancora in fase di approvazione,  evidenziando, ancora una volta,  quanto il sistema Europa Unita sia debole e soprattutto ancora molto individualista. Polonia e Ungheria hanno posto il veto a questi progetti già condivisi dai 25 partner europei. Per ora pare restino inamovibili sulle loro posizioni, condizionando e stoppando l’inizio dell’erogazione dei fondi, peraltro particolarmente utili a quegli Stati dell’Unione particolarmente indebitati.

Questo evidenzia che le delibere all’unanimità in seno alla Commissione Europea è qualcosa che dovrà essere rivista. Questo, però, è un tema diverso che si potrà affrontare in altra sede.

La discussione politica interna al nostro Paese è alquanto vivace ma soprattutto inconcludente. Ci sono sul tappeto oltre 30 miliardi di euro che possono essere utilizzati immediatamente quale supporto finanziario esclusivamente per motivi sanitari  attraverso l’utilizzo del MES senza condizioni (non il vecchio MES quello applicato ai greci, giusto per capirci, che da non poche correnti politiche viene molto osteggiato a ragione).  

Sta di fatto comunque che aldilà delle posizioni che la politica vorrà assumere, molti non conoscono o forse confondono questi piani di assistenza finanziaria intereuropea e soprattutto le loro precise finalità. Qui di seguito cercherò di fare una succinta ,spero, chiara disamina di questi strumenti.

Il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) anche detto fondo salva-Stati

Uno strumento senza condizioni per offrire prestiti a tasso irrisorio,  in ambito sanitario agli Stati che volessero farne ricorso. E’ stato concepito come un meccanismo straordinario per la crisi da epidemia. E’ opportuno sottolineare che è  una cosa diversa dal fondo così come è stato strutturato all’origine.

Il Fondo Salva Stati  è il meccanismo per la risoluzione delle crisi creato nel 2012 per gli Stati dell’area euro. Serve a fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell’Eurozona che hanno seri problemi finanziari. Il MES raccoglie fondi sul mercato dei capitali, quindi è sottoposte alle dinamiche monetarie. Non è finanziato da denaro dei contribuenti: si finanzia sui mercati, emettendo obbligazioni. Quindi è un prodotto conveniente se utilizzato solo per fini sanitari, ma resta sempre e comunque un prestito da restituire che va ad incrementare il debito pubblico. Non è pertanto una erogazione a fondo perduto.

Il MES, ovvero, la società che gestisce i fondi  ha sede a Lussemburgo, è un organismo intergovernativo (non un’istituzione Ue) e ha una capacità di prestito massima di 500 mld di euro (attualmente 383 mld). Dal luglio 2013 ha sostituito l’Efsf, European Financial Stability Fund, il quale ha assistito Irlanda, Portogallo e Grecia.

Lo statuto del MES è stato approvato sul modello delle banche d’affari, come quello del FMI, e prevede l’immunità per i suoi dirigenti. L’articolo 3 del trattato istitutivo, che rimane invariato nella riforma, prevede che le sue risorse vengano erogate “under strict conditionality” (con condizionalità rigide).

L’Italia è il terzo maggior contribuente del MES, dopo Germania e Francia, con 14,33 mld di capitale versato e 125,4 mld di capitale sottoscritto. 

In Italia oggi si sta commettendo un gravissimo errore valutativo e politico. La parte del MES da utilizzare per esclusivi motivi sanitari è privo di condizioni, pertanto l’ostracismo di alcuni è da ritenersi infondato e poggia solo su irreali e pretestuose prese di posizione. Purtroppo l’operato della BCE in accordo con il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Europea, a suo tempo denominata Troika, ha lasciato un brutto ricordo soprattutto per i disastri economici e sociali prodotti nel cercare di risolvere la crisi ellenica.

NextGenerationEu 

E’ un fondo temporaneo costituito da (ipotetici) 750 miliardi di euro che sarà operativo dal 2021 al 2024. Il fondo affiancherà il budget pluriennale per il periodo 2021-2027 e che varrà complessivamente 1100 miliardi di euro. Ma la proposta deve essere ancora approvata da Parlamento Europeo e Consiglio dell’UE (ossia il Consiglio che raccoglie tutti i ministri dell’Unione), che stanno ancora discutendo. Infine, il piano andrà poi convertito in legge in tutti i parlamenti nazionali.

Il Next Generation EU prevede tre pilastri: sostenere la ripresa degli Stati membri, rilanciare l’economia e sostenere gli investimenti privati e trarre insegnamenti dalla crisi. Ciascun pilastro prevede diversi canali di finanziamento, per un totale di dieci. Insieme si arriva ai famosi 750 miliardi, che sono ancora da dividere esattamente in sussidi e garanzie. La proposta della Commissione prevede 250 miliardi in prestiti a tasso agevolato e 500 in sussidi – in altre parole, trasferimenti a fondo perduto (?).

Recovery fund

E’ il canale di finanziamento destinato alla ripresa e la resilienza. In inglese si chiama Recovery and Resilience Facility (Rff) : ecco perché lo chiamiamo Recovery Fund. Entro il 2026 distribuirà circa 310 miliardi di euro di sussidi e 250 miliardi di prestiti a tasso agevolato, per un totale di 560 miliardi. C’è ancora un po’ di confusione a riguardo, perché qui la Commissione spiega che in realtà si tratta di 672,5 miliardi, di cui 312,5 in sussidi e 360 in prestiti: attenderemo l’esito dei negoziati tra Parlamento e Consiglio. Una cosa che si dice da molto,  è che l’Italia sarà uno dei maggiore beneficiario della Rff e del Next Generation EU. Secondo una stima (ancora in discussione) diffusa dal governo italiano, al nostro paese saranno distribuiti 81,4 miliardi di sussidi e 127,4 di prestiti, per un totale di 209.

I fondi del NexGenerationEu e del Recovery fund per il 50% dell’importo saranno destinati a:

  • la ricerca e l’innovazione, portate avanti con il programma Orizzonte Europa
  • le transizioni climatiche e digitali eque, attraverso il Fondo per una transizione giusta e il programma Europa digitale
  • la preparazione, la ripresa e la resilienza, attraverso il dispositivo per la ripresa e la resilienza e un nuovo programma per la salute, EU4Health.

Le politiche tradizionali, come la politica di coesione e la politica agricola comune continueranno a ricevere ingenti finanziamenti per garantire la stabilità e la modernizzazione.

Il 30% dei fondi europei verrà riservato alla lotta ai cambiamenti climatici: è la più alta percentuale di sempre per il bilancio dell’UE.

Il pacchetto presta inoltre particolare attenzione alla protezione della biodiversità e alla parità di genere.

Un progetto d’investimento che sulla carta è da ritenersi straordinario. In Europa pioveranno tantissimi miliardi di euro. E’ qui che ci si gioca il futuro dell’unità europea. La disparità economica, la diversità sociale, fiscale e amministrativa che ancora caratterizza i 27 partner, non sarà facile da gestire. Si vogliono raggiungere troppi obiettivi e tutti insieme.  La preoccupazione sta nel fatto  che non sono  pochi gli  stati impreparati ad affrontare strutturalmente questa enorme sfida. Sapranno  utilizzare fondi così ingenti, anche se distribuiti in alcuni anni? Quello che più spaventa è che un nubifragio così rilevante di fondi non sia stato protetto da adeguate norme che lo metta al riparo dall’incapacità gestionale ma soprattutto dall’aggressione sempre più feroce e organizzata della criminalità che spesso trova terreno fertile dove l’etica e la cultura lasciano molto a desiderare.

E’ una straordinaria occasione che non deve andare sprecata. Sperarci non costa nulla.