IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Il Prof. Schiavone non è più

Di Maurizio Nocera

Il 4 febbraio 2022 è venuto a mancare Giuseppe Schiavone (Campi Salentina, 1947-2022), campiense, per tutti gli amici e compagni “Geppino”. Storico e filosofo, già presidente dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, ordinario di “Storia delle Dottrine Politiche” in diverse Università italiane e da decenni ordinario dell’Università del Salento. Schiavone è stato Direttore del Dipartimento di Sociologia e Studi Sociali, nonché componente del Centro Interuniversitario di Lecce e di Roma.

Con dolore l’APSEC di Lecce lo ricorda come uno dei suoi sodali più vicini all’associazione. Egli, prima ancora che la pandemia da Covid-19 deflagrasse, era costantemente presente agli eventi organizzati dall’Associazione per la Scienza, l’Educazione e la Cultura, quasi sempre accompagnato dalla figlia Elena, ma anche dagli amici e compagni Franco Maci e Annibale Pignataro.

Di tanto in tanto prendeva la parola, e da essa era chiaro da dove provenisse il suo profondo pensiero in fatto di scienza, di cultura e del modo di pensare l’urbanistica. Schiavone era stato il primo presidente dell’Osservatorio Teknè (fondato a Calimera nel 2005 e patrocinato dalla Regione Puglia e dalla Provincia di Lecce).

Era un Utopista e tanto ci basta per sapere che Egli conosceva profondamente il pensiero e l’opera dei grandi Utopisti di ogni epoca, a cominciare da Tommaso Moro (L’Utopia), Tommaso Campanella (La città del sole), Saint-Simon (il Nuovo Cristianesimo), Fourier (Il nuovo mondo amoroso), Owen (A New View of Society, or Essays on the Principle of the Formation of the Human Character), Proudhon (Sistema delle contraddizioni economiche o Filosofia della miseria), Blanqui (La critica sociale).

Col grande Utopista Arrigo Colombo, dell’Università del Salento, e con il contributo dei filosofi Cosimo Quarta, Laura Tundo ed altri, fondò il Centro Interdipartimentale di Studi sull’Utopia, fiore all’occhiello della filosofia salentina. Su questa sua tematica illumina il suo libro La Democrazia diretta (Lecce 1990). Gli altri suoi libri sono: Winstanley. Il profeta della Rivoluzione inglese (Bari, 1991); Massoneria, Risorgimento, Democrazia. Antiche regole che costruiscono il futuro (Foggia, 1996); L’Androgino, tra realtà e mito (Foggia, 1997); Scritti massonici di Ernesto Nathan (Foggia, 1998); La democrazia diretta. Un progetto politico per la società di giustizia, (nuova edizione, Bari, 1997; Democrazia e modernità. L’apporto dell’utopia (Utet Università, 2001); (L’androgino, Foggia, 2004); Notti ed albe (Manni, Lecce, 2006); Democrazia, Utopia, Modernità (Lecce, 2015); Scritti di Gerard Winstanley (Lecce, 2017); Dimenticheremo tutto (in collaborazione con Riccardo C. Mauri e G. Schiavone (Visiogeist, 2016), Strade maestre (Mimesis, 2019); e le curatele: F. Bacon, Nuova Atlantide, Milano, 2009; J. Harrington, La Repubblica di Oceana, Milano, 1985, e Torino, 2004.

Appassionato d’urbanistica, aveva dato il massimo del suo contributo filosofico a Teknè, l’Osservatorio che aveva saputo mettere a confronto urbanistico i 97 comuni della provincia di Lecce, coinvolgendo – tra gli anni 2005-2014 – importanti architetti di fama internazionale come Heinz Tesar, Steven Holl, Alvaro Siza, quest’ultimo insignito della Cittadinanza onoraria del Comune di Calimera e progettista del recupero delle cave di Marco Vito di Lecce.

Sotto la presidenza di Geppino Schiavone, l’Osservatorio ha coinvolto, in loco, l’Ordine degli Architetti, l’Ordine degli Ingegneri, il Collegio dei Geometri, la Scuola Edile, l’Accademia di Belle Arti, l’ Università del Salento, l’Ance Puglia, l’Azienda di Promozione Turistica, l’Istituto di Culture Mediterranee della Provincia di Lecce, l’Unione dei Comuni della Grecìa salentina.

Giuseppe Schiavone, con una sensibilità tutta sua di salentino che amava la sua terra, ha dato un segnale tangibile circa la pianificazione urbanistica della Provincia di Lecce, affinché qui – in questo territorio di luce, come lui chiamava amare – tra i 97 Comuni si realizzasse il reciproco rapporto tra passato e presente, tra passato, presente e futuro. In buona sostanza Egli voleva che si realizzasse qui una sorta di matrimonio tra quanto si era salvato del patrimonio urbanistico del passato coniugandolo con il presente e prospettandolo col futuro per le generazioni a venire. Nella sua mente c’era La città del sole (Campanella, al secolo chiamato Giovan Domenico e noto anche con lo pseudonimo Settimontano Squilla, nato a Stilo nel 1568 e morto a Parigi nel 1639), quella geniale città-territorio, dove domina il rispetto tra le persone, la fraternità e l’amore universale.  

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