IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Una ricerca storica sui cittadini di Sparta

Di Giovanni Teresi

Per lungo tempo Sparta fu l’unica città greca priva di mura. A chi ne chiedeva il perché l’orgogliosa risposta era che l’unica sua difesa erano le armi dei suoi cittadini, detti Spartiati. Il loro numero era esiguo rispetto a quello degli abitanti assoggettati della Laconia e della Messenia.Era spiccato, tra gli Spartiati, lo spirito di corpo e il senso della parità, e con fierezza essi amavano definirsi gli «uguali».

La loro attività consisteva essenzialmente nell’addestramento militare, che ne faceva dei veri professionisti della guerra, e nella partecipazione alla vita politica e religiosa della città.La vita di famiglia era ridotta ai minimi termini. Fin dalla nascita, il futuro cittadino dipendeva dalla volontà della polis: erano i rappresentanti dello Stato, e non la famiglia, a decidere se egli avesse diritto a vivere o dovesse essere soppresso (per esempio per qualche malformazione).

Ad appena sette anni il bambino era sottratto alla madre e fino al ventesimo anno veniva affidato alle cure della polis, che provvedeva a farne, con un durissimo addestramento, un ottimo soldato, interamente consacrato agli interessi della patria. Nella vita di un cittadino spartano la sfera privata aveva un peso molto ridotto. Lo Stato era tutto.

Rientrano in questa organizzazione di vita alcune usanze, come i sissìzi, le mense pubbliche dove gli Spartiati si riunivano per consumare insieme i loro pasti, fondamentali per cementare la coesione del gruppo e l’affinità tra i cittadini.

Gli Iloti e i Perieci

Un sistema come quello spartano, in cui i cittadini si dedicavano esclusivamente alle attività militari e politiche, poteva sopravvivere e funzionare solo se qualcun altro si occupava delle attività produttive. Questo compito era svolto, in posizione subordinata, dagli ilòti. Gli iloti erano probabilmente i discendenti delle popolazioni locali – Messeni e Laconi – sottomesse dagli Spartani. Il significato del loro nome è incerto: forse voleva dire ‘i prigionieri’. Gli iloti erano una specie di schiavi di proprietà della polis, sottoposti a ferreo controllo e assegnati ai singoli Spartiati, dei quali coltivavano le terre. Non avevano alcun diritto politico ma potevano trattenere metà del raccolto, conservavano legami familiari e vivevano in piccoli nuclei.

Un altro elemento costitutivo della società spartana era rappresentato dai perièci, letteralmente ‘coloro che abitano intorno’. Erano genti di origine dorica come gli Spartani, che però non avevano preso parte al processo di formazione della polis ed erano quindi rimasti in una posizione marginale. Vivevano in un centinaio di piccoli agglomerati periferici, situati soprattutto lungo le coste. Erano sottoposti a obblighi militari ma non prendevano parte alla vita politica.

Quella dei perieci era dunque una posizione intermedia tra gli Spartiati e gli iloti. Come diventare adulti a Sparta In tutte le società del mondo, la transizione dall’adolescenza all’età adulta è segnata da rituali, cerimonie, atti formali. Gli antropologi indicano queste usanze con un’espressione molto efficace: ‘riti di passaggio’, cioè riti che sanciscono un irreversibile mutamento nell’esistenza dei membri di una comunità (anche eventi come la nascita, il matrimonio, la morte sono accompagnati da riti di passaggio). Nella Grecia antica due situazioni molto diverse caratterizzavano Sparta e Atene, ma in entrambi i casi l’età adulta coincideva con l’età della piena cittadinanza.

A Sparta, periodicamente, i giovani prendevano parte a un rito macabro e drammatico, chiamato kryptèia (‘azione segreta’). Dopo essersi dispersi in luoghi nascosti, armati soltanto di un pugnale, al calare della notte sciamavano ovunque, a caccia di iloti: i malcapitati, colpevoli di essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato, venivano uccisi. Il giovane dimostrava così di possedere i requisiti per entrare nel gruppo dominante dei guerrieri adulti.

Nell’immagine:Scena di addestramento alla lotta [Museo Civico Archeologico, Bologna]

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