IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Quando Francesco Rubichi celebrò Giordano Bruno

Di Giorgio Mantovano

Francesco Rubichi

Il 17 febbraio 1888 Francesco Rubichi (in foto), celebre principe del Foro, commemorò l’apostolato, l’esilio, le torture e il martirio di Giordano Bruno, avvenuto il 17 febbraio 1600. Un’autentica lectio magistralis.

Quel 17 febbraio Giordano Bruno venne messo al rogo per eresia a Roma in Campo dei Fiori. Le accuse che gli venivano mosse riguardavano la concezione dei principi della realtà, l’infinità dell’universo, la concezione dell’anima individuale e del suo rapporto con l’anima del tutto, il moto e l’anima della terra.

Bruno si scontrò col potere dominante perché si assunse il “fastidio” di pensare. La sua filosofia, di estrema attualità, fu un atto d’accusa contro l’opportunismo, la pavidità, la rassegnazione, che producono – scrisse – il «servilismo che è corruzione contraria alla libertà e dignità umana» (De immenso et innumerabilibus).Il Rubichi (1851-1918) ricordò che la sentenza fu eseguita in Campo dei Fiori nel momento in cui Papa Clemente VIII celebrava il suo grande Giubileo.

Roma traboccava di forestieri ed era splendida di tripudi quando il filosofo subì il martirio del rogo. Il tedesco Scioppio che era presente all’avvenimento scrisse che Giordano Bruno morì da eroe senza mostrare debolezza né timore.

Pareva, osservò il Rubichi, che sfidando i tormenti, mentre le fiamme lo avvolgevano, Egli ripensasse a quei suoi famosi versi:” Che io cadrò morto a terra ben m’accorgoma qual vita pareggia il morir mio?

“Questo fu Giordano Bruno! Francesco Rubichi, in quella famosa commemorazione, esortò il Governo a erigergli un monumento proprio in Campo dei Fiori, perché “dove ebbe luogo il delitto, ivi deve aver luogo l’espiazione”.Il 9 giugno 1889 quel monumento, a duratura memoria, vide la luce.

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