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Esce il sesto volume dell’antologia “Italia Insulare. I Poeti. Marina Minet”

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italia insulare marina minet

di Maria Pina Ciancio

“c’è questa fame di parole che mi segue”
(Marina Minet)

E’ uscito in questi giorno il volume “Italia Insulare, I Poeti – Marina Minet: c’è questa fame di parole che mi segue” (Macabor, marzo 2024). La prima parte di questo libro è dedicata alla poeta sarda Marina Minet, la seconda parte, invece, ad alcuni poeti scomparsi e a cinque poeti viventi, tutti isolani.
Introduce il libro il curatore Bonifacio Vincenzi, poeta ed editore della Casa Editrice Macabor, che così presenta la poesia della scrittrice sarda “Ogni giorno che viene, nella poesia di Marina Minet, non è mai un giorno che inizia ma un giorno che ritorna, che viene da lontano, cercando sempre la semplicità delle parole intatte, delle parole vive, dense di anima e tormento, ma aperte, nell’esplosiva rapidità dell’istante, alla possibilità di soffrire la vita per sentirla in profondità”.

Seguono dieci testimonianze sulla poesia di Marina Minet in cui ogni autore ha interpretato soggettivamente segni e trame della sua poesia: Nella Cazzador, Caterina Lazzarini, Silvano Trevisani, Abele Longo, Daìta Martinez, Maria Pina Ciancio, Paolo Polvani, Anna Rita Merico, Renzo Montagnoli, Gabriella Gianfelici. Riportiamo di seguito alcuni passaggi significativi dei loro interventi:

“Poesia di contrasti che rimandano ai grandi temi della vita, rappresentati con religiosa profondità e acuminata bellezza. Poesia intessuta di immagini, tese come tela di ragno, impalpabile, su cui si condensano i cristalli della galaverna invernale attraversati dal sole” (Nella Cazzador).

“Con la forza di «autentici salmi» queste poesie sanno uscire completamente dalla sfera individuale per farsi interpreti delle lodi, delle domande e dei bisogni di tutta un’umanità affratellata dal dolore, dal senso della propria congenita povertà, che è povertà di spirito, e dal bisogno di trovare Dio”. (Caterina Lazzarini)

“L’atto di fede non è solo il messaggio che trapela dai versi ma è lo strumento di chiarificazione procedurale, epesegetico. Che vela anche con una sottile ironia che è svelamento dei sentimenti più intimi e allo stesso tempo confessione”. (Silvano Trevisani)

“Nella poesia di Minet la voce incisiva e raffinata di una scrittura autentica, che si avventura nei luoghi più aspri e intimi dell’anima, dove la memoria si fa massa magmatica. Una poesia imprescindibile dai luoghi, che si tinge di immagini crude e potenti”. (Abele Longo)

“Fragile e preziosa vita, regione di incontro e di mancanze, sintesi di dolore e di consolazione quando la si respira lasciandosi approssimare dal sostanziale canto che d’un tratto al vento si corrisponde in un battito sempre pronto allo stupore. Vento creatore di quel confessato impossibile; eppure, così vivo in un riflesso che ondeggia nell’assolo di una storia non arresa al proposito della sua negazione perché se scivolando al presente sei l’assenza./ L’evasione è un giro in rotazione”. (Daìta Martinez)

“Il linguaggio è potente, ricco di spunti, segni, rimandi e sfumature. Si legge e si sente con la testa e con la pancia. Non necessita di troppe spiegazioni o interpretazioni, occorre ascoltare più che capire. Spogliarsi di filtri e preconcetti per stabilire un contatto. Pochi scrittori sanno parlare e arrivare all’anima del lettore come lei. I suoi sono versi che feriscono, fioriscono, risuonano, si librano. Esprimono compiutamente moti d’animo e sondano un mondo interiore che non si nasconde a chi sa osservarlo con lo sguardo limpido e aperto della verità e dell’amore”. (Maria Pina Ciancio)

“Scorre all’interno delle poesie l’ambizione a strutturare un impianto narrativo, una vena a tratti sotterranea, a tratti scopertamente dichiarata, una tensione a includere all’interno dei testi nuclei di racconto, e quindi poesia non solo come intreccio di parole ma come splendori, affanni e dolori della vita che trovano nei versi il loro naturale riverbero”. (Paolo Polvani)

“Marina Minet si muove all’interno di un confine letterario in cui visione, legame alla realtà, scavo nella dimensione spirituale si fondono in una stanza di poesia che dice sud e memoria e presente con un solo ed unico gesto. È il gesto compiuto da uno sguardo attento alla minuteria del filo d’erba, al latte che nutre, alla radice dell’albero, al vento che attraversa mani e luoghi, al caglio che, tiepido, aggruma. È la ricostruzione di un paesaggio interiore che si fonde con le presenze abitate da identità in movimento”. (Anna Rita Merico)

“Al di là dei notevoli contenuti c’è una forza che è alla base della struttura assai raramente riscontrabile, perché nulla si perde fra l’elaborazione mentale e la trasposizione, come ci fosse un passaggio diretto al foglio. Di questa qualità ho avuto conferma leggendo anche l’ultima silloge edita, cioè Pianure d’obbedienza, uscito del novembre del 2023 per i tipi di Macabor”. (Renzo Montagnoli)

“La ricerca della “poesia” e della parola poetica: la ricerca del bello e del superamento del limite. Sono tematiche sempre presenti nell’autrice che, nel corso delle sue pubblicazioni, non dimenticherà mai. Il misticismo umano che pervade tutta la poetica di Marina si trasforma lentamente e con grande coraggio in una instancabile fede. Una fede pura, ricercata e non solo ricevuta e accettata. La verticalità dei suoi versi innalzati quasi a volare sopra la finitezza del nostro vivere”. (Gabriella Gianfelici).

Segue nella seconda parte una ricca antologia poetica dell’autrice, che raccoglie versi editi ed inediti. Di seguito una poesia dell’autrice tratta dall’ultima raccolta “Pianure d’obbedienza (2023):

Quando un giorno

Quando un giorno verrete alla mia tomba
non bussate come solita è la gente
accendete la presenza col silenzio
mormorando un perdono controvento
fra le gore delle siepi
Fischiettando, rallegrerete i marmi
con l’olio della lampada sul capo
versato a goccia piena, d’abbondanza
per rischiarare il tempo già accaduto
Quando verrete allora alla mia tomba
cingetevi di lino i bei pensieri, e i sandali
che siano vecchi e sporchi
saranno loro a raccontarmi i vostri viaggi
flettendosi sull’erba come giunchi
E quando verrete tristi alla mia tomba
portatemi gli affanni come dono
saprò tagliarne il peggio limando le preghiere
Lacrime anche a foci per questi fiori chiusi

il grigio dei capelli raccolti dai guanciali
e ciò che fra le tasche v’importuna.

(Marina Minet, p.99)

L’ultima sezione del libro, invece, è dedicata ai poeti siciliani scomparsi Angelo Maria Ripellino, Edoardo Cacciatore, Santo Calì e Gianni Diecidue. E a un inconsueto Stefano D’Arrigo poeta. Il volume si chiude con la presentazione di cinque poeti isolani attivi nel panorama della poesia del nostro tempo: Elio Tavilla, Giuseppe Schembari, Maria Grazia Genovese, Giovanni Luca Asmundo (Sicilia) e Lidia Are Caverni (Sardegna).


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