IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Effetti dell’aspettativa: medicina, scuola, apprendimento degli animali

Psicologia

Psicologia

di Maurizio Mazzotta

Necessario partire da ciò che si conosce per approfondire

     Gli effetti del placebo -così nomato il farmaco inerte- sono noti da secoli: i medici sanno che a volte i farmaci che non hanno in sé validità terapeutica “funzionano ugualmente”; comunque sono molto usati non soltanto nelle sperimentazioni mediche: i settori, nei quali gli effetti da aspettativa veramente impressionano, sono appunto la terapia medica, la scuola e l’apprendimento negli animali.

Alcuni studiosi coinvolsero un intero ospedale: fecero credere a medici e a infermieri che stavano utilizzando un nuovo tranquillante e un nuovo energetico, che in realtà erano, entrambi, dei placebo. Tutto il personale riscontrò miglioramenti e trovò i farmaci efficaci. Tale efficacia, sia pure più limitata rispetto agli entusiasmi del personale, fu realmente verificata sui pazienti nel settanta per cento dei casi. Successivamente i miglioramenti furono sottoposti a ulteriore verifica e si rivelò che i benefici del placebo energetico erano scomparsi, mentre perduravano ed erano statisticamente significativi quelli del placebo tranquillante. Per quale motivo? L’effetto era forse in relazione con la personalità dei pazienti? Che gli ansiosi risentissero di più dell’aspettativa?

In seguito fu misurato il grado di disadattamento di dieci pazienti di un ospedale psichiatrico, se ne scelsero a caso soltanto sei e si disse ai medici e agli infermieri che questi malati, in base ai risultati di un nuovo strumento prognostico messo a punto ad Harvard, avrebbero dovuto rivelare un netto miglioramento. Di fatto ciò avvenne. Un gruppo di psicologi e assistenti sociali ebbe l’incarico di misurare il livello di riadattamento di tutti e dieci i malati e il gruppo sperimentale dei sei pazienti si rivelò più riadattato, e tra i maschi e le femmine di questo gruppo furono soprattutto le pazienti a giovarsi dell’aspettativa favorevole.

Erano esperimenti condotti col metodo del “doppio cieco”, cioè – tanto per intenderci – la bugia sull’efficacia del farmaco viene detta sia ai medici sia ai pazienti, e soprattutto con questo metodo ne sono stati  impostati tanti altri da formare  un capitolo di studio, anche perché il campo di studio fu allargato in ambito scolastico, dove gli insegnanti, come i medici, erano all’oscuro della sperimentazione.

Lo studio del fenomeno dell’aspettativa nell’apprendimento degli animali spiega però meglio ciò che accade nella relazione tra “l’insegnante e l’alunno”.

Negli anni Sessanta – gli anni in cui gli psicologi si dedicarono maggiormente all’indagine sugli effetti da aspettativa – due ricercatori impostarono un esperimento “che coinvolgeva” 60 ratti e 12 studenti. Agli studenti fu detto che avrebbero dovuto insegnare ad alcuni ratti a percorrere dei labirinti e che questi ratti erano particolarmente selezionati allo scopo, e che una parte di essi sarebbero stati capaci di apprendimento rapido, essendo discendenti di individui particolarmente «intelligenti», e che un’altra parte invece sarebbe stata pressoché incapace per… “colpa dei genitori”.

Ciascuno dei dodici studenti ebbe cinque ratti a cui doveva fare da tutor: sei studenti sapevano di avere a che fare con ratti «brillanti», gli altri sei con ratti «ottusi». Tutte le altre condizioni esterne dell’apprendimento erano uguali per tutti i ratti.

Cosa accadde? Già poco tempo dopo dall’inizio dell’esperimento gli animali creduti intelligenti dai loro tutor avevano prestazioni buone che continuarono a migliorare, mentre gli animali creduti ottusi ebbero un miglioramento soltanto il terzo giorno e poi peggiorarono.

Una volta conclusa la parte dell’esperimento che aveva posto in contatto studenti e ratti, i 12 studenti furono intervistati allo scopo di analizzare sia il comportamento dei ratti  “loro allievi” sia il loro stesso comportamento come tutor. Gli studenti, che avevano creduto dì avere a che fare con ratti «intelligenti», riferirono che i loro animaletti erano tutti simpatici e che loro avevano lavorato serenamente senza problemi ed erano entusiasti dell’esperimento. Inoltre avevano accarezzato, toccato, maneggiato i loro ratti con dolcezza e gentilezza. Gli altri studenti che avevano creduto di avere a che fare con ratti molto meno intelligenti si erano comportati in modo diametralmente opposto.

Un esperimento simile fu ripetuto da altri sperimentatori e questa volta i ratti avevano compiti di apprendimento più complessi: dovevano imparare che al suono di un campanello potevano premere una leva per ottenere del cibo e dovevano imparare anche che questo era possibile se vicino al dispensatore c’era una lampadina accesa e che per accenderla dovevano tirare un anello.

I ratti che ebbero maggiori successi furono quelli dai quali gli studenti si aspettavano dei successi. Anche qui gli studenti riferirono sui loro atteggiamenti verso i ratti e sui loro comportamenti, che erano simili a quelli riferiti dagli studenti del precedente esperimento.

Seguirono altri esperimenti analoghi in quegli anni e i risultati furono comunque a favore dell’ipotesi sull’aspettativa positiva che si realizza

Studiare le conseguenze dell’effetto da aspettativa pone, come accade anche per altre indagini, problemi di natura etica. Forse per questo gli studi sugli animali sono molti e i risultati tendono ad essere più attendibili. Immaginiamo cosa accadrebbe se si dovesse impostare un esperimento come quello dei dodici studenti e dei sessanta ratti in una scuola elementare. Tutti i dodici studenti impegnati nell’esperimento avrebbero realmente a che fare con bambini, alunni di intelligenza normale; ma sei di essi dovrebbero invece credere di avere a che fare con bambini stupidi. Già questo non si può accettare!

L’effetto Pigmalione (vedere articolo di febbraio) è interessante, studiarlo è affascinante, sarebbe pure utile, una volta che ci siamo convinti, riuscire a impostare una “situazione pigmalionica” in azienda, in ospedale, a scuola, in famiglia.

La difficoltà per approfondirne lo studio sta nel fatto -come detto sopra- che tali esperimenti hanno il limite che i soggetti sono esseri umani che non si possono utilizzare sia pure per scopi scientificamente importanti. Tuttavia ci sono ricerche ed esperimenti eticamente accettabili, validi, sia pure limitati come numero. Alla prossima.


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