IL PENSIERO MEDITERRANEO

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L’aspettativa che si realizza

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Aspettativa

Aspettativa

di Maurizio Mazzotta

Purtroppo devo partire da cose che si sanno per arrivare a dire qualcosa che forse ci sfugge…

Pigmalione, nel mito narrato da Ovidio, era uno scultore; viveva solo, senza una compagna e aveva tanta voglia di amore.

Il suo desiderio esplose un giorno quando terminò una statua di donna per la quale aveva lavorato a lungo. Pregò intensamente Venere di fargli incontrare una ragazza bella come la sua statua e Venere, mossa a compassione, attuò il miracolo, in un modo assai originale.

Pigmalione, la sera, tornato a casa, vide la statua animarsi.

Venere è straordinaria e potete immaginare quello cha accadde nella bottega di Pigmalione.

Lasciamo Pigmalione e la sua bella e veniamo alla realtà dell’”effetto Pigmalione”, o effetto da aspettativa, molto indagato dagli studiosi.

È stato studiato a scuola, in azienda, negli ospedali. Con le persone e con gli animali. La stessa letteratura se n’è impadronita, se pensiamo al “Pigmalione” di George Bernard Shaw, e il cinema pure  lo ha portato sullo schermo in “My fair lady”.

Consideriamo il rapporto genitore-figlio o insegnante-alunno. L’adulto esprime, convinto e convincente, una tale fiducia nel giovane e nelle sue capacità di raggiungere una determinata meta che accade il miracolo: il giovane raggiunge effettivamente quella meta.

Siccome miracolo non è, vediamo cosa c’è dietro l’effetto dell’aspettativa, così – almeno in teoria – ci mettiamo tutti nelle condizioni di produrlo.

Alla base ci sono due fattori. Primo: un atteggiamento generale di fiducia nel prossimo; secondo: un coraggio nel “predire”, nell’esporsi anche soltanto con se stessi.

– Atteggiamento generale di fiducia nel prossimo.

Pensare positivo, cantava Jovanotti. Aggiungiamo: anche agire positivo. Se abbiamo un atteggiamento positivo di fronte al mondo e ai nostri simili, in qualche modo agiamo. Questo atteggiamento ci pone di fronte a nostro figlio in attesa che realizzi qualcosa di valido, perché l’essere umano è capace di cose belle. Non c’è ancora niente, non è successo nulla, ma noi siamo nella condizione psicologica di chi si aspetta che accadrà qualcosa di buono. Come se guardando nostro figlio (o l’alunno, o un collaboratore adulto) noi fossimo sereni, convinti e sicuri che, se vuole, può realizzare ogni cosa, perché ha le capacità; come se noi pensassimo che lui è in grado di raggiungere gli obiettivi che si prefigge

– Coraggio nell’esporsi e nel predire

Per esempio: il padre (o l’insegnante, o il capo di un gruppo di lavoro) che dice al figlio (o all’alunno o al collaboratore) “Tu non hai fatto ancora nulla, eppure io sono convinto che farai qualcosa di bello, perché tu sei eccezionale e io sono così sicuro che mi gioco la reputazione”.

Qui i problemi sono due. Il primo riguarda chi dice questa frase perché ci vuole del coraggio a pensare (più ancora a dire) quelle parole. Coraggio, in quanto “si predice” senza avere alcun elemento che consenta il pronosticq. Ho già detto che bisogna avere fiducia nel prossimo, ciononostante è veramente forte una frase del genere, e se non succede niente? Quest’ultimo pensiero potrebbe gettarci nell’angoscia: perderemmo la faccia! Ma questo significa che non abbiamo fiducia nell’essere umano, che ci manca la serenità di accettare qualunque cosa possa accadere, la disponibilità ad accettare l’errore, la capacità di ridimensionare, di rintracciare ciò che è valido in ogni cosa, di dire le parole che ci salvano sempre: “Ci abbiamo provato”. Infine se ci angosciamo vuol dire che ci manca il senso di realtà, che tiene a bada i sogni pur lasciandoci sognare.

Il secondo problema può essere espresso così: una frase, come quella di sopra, deve essere detta esplicitamente alla persona nella quale riponiamo tanta fiducia? Oppure non dobbiamo dire nulla, ma soltanto crederci veramente, perché la persona, figlio o collaboratore che sia, lo avvertirà? Si tratta di un problema all’apparenza irrisolvibile, perché gli esseri umani non sono tutti uguali, perché reagiscono molto spesso in modo imprevedibile, perché non si può pretendere che un genitore o un insegnante sappia regolarsi su cosa dire e su come esprimersi.

Se esprimiamo la nostra fiducia in modo esplicito a una persona con la quale abbiamo un rapporto emotivo intenso (quale può essere un figlio, a volte anche un alunno, un collaboratore), rischiamo di creargli un imperativo che non gli darà pace nel timore di deluderci. Dobbiamo imparare a gestire la nostra fiducia serenamente, con molta noncuranza e sottintesi, qualche entusiasmo, considerando l’errore ma svuotandolo di emotività negativa.

Sono d’accordo: è difficile. Sono convinto però che è possibile, e che per rendere possibile la capacità di creare l’effetto Pigmalione, cioè l’aspettativa positiva, insegnanti, adulti e capi di azienda dovrebbero studiare e allenarsi.

Sì, anche chi guida un gruppo di lavoro, perché questo fenomeno interessa tutti, è un processo che si realizza anche nel posto di lavoro e tra adulti.

Come si manifestano questa fiducia e questo coraggio “discreti”. Prestando attenzione; comunicando con intelligenza, usando mimica e gesti, tono di voce, tensione muscolare, e proprio le parole il meno possibile; sostenere le capacità, per esempio, con i gesti. Costruire un’interazione positiva mostrando continuamente un atteggiamento di accettazione, anche verso gli errori, che però vanno corretti; esprimere entusiasmo per i successi.

Immaginiamo, per convincerci, come si manifesta l’aspettativa negativa e quali possono essere le conseguenze che produce.

Sei un idiota, lo sapevo, non farai nulla di buono  nella tua vita. Perché sei un imbecille,  c’è poco da fare lo sapevo,  lo sapevo che avresti sbagliato.

Orribile nella manifestazione, disastrosa negli effetti. Rivelare di non avere fiducia è come sparare un colpo di fucile in piena fronte al malcapitato.

Questa aspettativa che si autorealizza non è voglia di credere e sperare, potenza generata dal desiderio, è, come gli studi hanno dimostrato, qualcosa di semplice, di autentico; di concreto pure se delicato, di osservabile pure se appena percettibile. Perché ha a che fare col nostro modo di comunicare.

L’effetto Pigmalione (o effetto di aspettativa, che al negativo procura gravi danni) è la realizzazione del più grande sogno dell’uomo: “creare le capacità”, “svegliare  l’intelligenza” nelle persone  più giovani  o inibite.


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