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La Galleria dell’Accademia di Firenze con l’OPERA DI SANTA CROCE Presenta il video con la ricostruzione digitale dell’armadio della sagrestia di Santa Croce

Galleria dell'Accademia di Firenze - Gipsoteca - foto Guido Cozzi

con le formelle con Storie di Cristo e Storie di san Francesco di Taddeo Gaddi su Accademia on line dal 24 maggio

La Galleria dell’Accademia di Firenze insieme all’Opera di Santa Croce, in occasione dell’ottavo centenario delle stimmate di San Francesco, hanno preso parte a un progetto scientifico finalizzato alla ricostruzione virtuale dell’armadio della sagrestia di Santa Croce, originariamente composto da ventotto dipinti su tavola di Taddeo Gaddi, raffiguranti le Storie di Cristo Storie di san Francesco, molti dei quali conservati proprio alla Galleria.

Il progetto è stato illustrato in un video nel quale lo storico dell’arte, Andrea Di Lorenzo e Cecilie Hollberg, direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze, raccontano le complesse vicende storiche e critiche di questo affascinante ciclo pittorico.  Le riprese sono state effettuate presso la sagrestia di Santa Croce e presso la Galleria dell’Accademia, accompagnate da una fedele ricostruzione virtuale in 3D del bancone e della sua spalliera con le tavolette dipinte ricollocate al loro posto. Il video si può vedere dal 24 maggio  sul canale digitale della Galleria dell’Accademia, al seguente link di Accademia on line / la Galleria in scena .

“Lo studio e la ricerca scientifica dei rispettivi patrimoni artistici – sottolinea Cecilie Hollberg –

sono parte degli obiettivi che ci siamo prefissati con importanti Istituzioni con le quali abbiamo collaborato in questi anni. La ricostruzione in 3D del prezioso armadio della sagrestia della Basilica Santa Croce, ci ha visto affianco dell’Opera di Santa Croce, in uno studio unico e approfondito di un mirabile ciclo pittorico del XIV secolo, smembrato e diviso negli anni e che, ora, in questo contesto abbiamo potuto virtualmente ricomporre.”

Nella sagrestia della Basilica Santa Croce, si riunivano i frati per la lettura di un capitolo delle storie di San Francesco e per le adunanze solenni del convento. La parte inferiore dell’armadio, che ospitava oggetti e paramenti sacri, è ancora conservata in loco e presenta ornamenti con delle tarsie in bicromia. Nella spalliera del bancone, su due file parallele, erano inserite le tavolette realizzate da Taddeo Gaddi tra il 1335 e il 1338 circa, dove si possono cogliere rimandi ai modelli dal suo maestro Giotto. Ventotto dipinti in totale, di cui ventisei, racchiusi entro cornici quadrilobate, raffiguranti le Storie di Cristo e le Storie di san Francesco,divise in due cicli distinti, da leggersi a confronto fra loro, accompagnati due semilunette con l’Annunciazione e l’Ascensione di Cristo in cielo. Questa particolarissima decorazione intendeva mettere in risalto il ruolo svolto da Francesco come alter Christus.

La spalliera fu smontata e demolita nel 1812, per estrarre i preziosi dipinti, a seguito della soppressione del convento di Santa Croce, durante la dominazione francese. Oggi presso la Galleria dell’Accademia di Firenze sono conservati ventidue dei pannelli, entro le originali cornici quadrilobate, insieme alle due semilunette, qui ricongiunte nel 1945. Le rimanenti quattro tavolette quadrilobate sono custodite, invece, due alla Gemäldegalerie di Berlino e due alla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera.

La ricostruzione in 3D, che possiamo vedere nel video, si avvale del confronto con un altro mobile simile, quello della sagrestia di San Miniato al Monte a Firenze, di qualche anno più tardo, databile nella seconda metà del Trecento, che conserva ancora la sua spalliera originale ed è coronato da una calotta concava, dal profilo a quarto di cerchio, decorata al suo interno con un cielo azzurro punteggiato di stelle. La probabile presenza di un’analoga calotta al culmine della spalliera del bancone di Santa Croce permette di giustificare il formato particolare delle due semilunette con l’Annunciazione e la Visitazione dipinte da Taddeo Gaddi, che dovevano inserirsi sui fianchi della spalliera, all’inizio e alla conclusione dei due cicli pittorici, e su cui doveva appoggiarsi la volticella.

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