IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Miscellanea attorno al mondo della lirica. Capitolo 5: MADAU DIAZ ANTONELLO

Antonello Madau Diaz

di Emilio Spedicato

Madau Diaz, Regista e Librettista

Antonello Madau Diaz è uno dei registi importanti della seconda metà del XX secolo, attivo in particolare per un trentennio presso la Scala.  Madau è persona assai disponibile e memoria storica della regia e scenografia italiana. Ormai in pensione, ma ancora assai attivo, vive a Milano ed è subito disponibile ad un incontro.

Perugino di nascita, ma con avi catalani, sin da bambino aveva passione per la musica. Il padre, che pur  aveva fondato la Sacrale Musica Umbra, voleva che facesse il medico. Ma a lui piacevano musica e teatro, e fondò una piccola compagnia di teatro di ragazzi rielaborando in particolare un testo che poi sentì cantato alla radio, come parte di Gianni Schicchi.  

Deciso per la strada della musica,  iniziò studi di regia e scenotecnica a Firenze, con Gianni Vagnetti e Alessandro Ferzen. Nel 1954 ebbe il suo primo contratto come aiuto regista per il Maggio Musicale Fiorentino, lavorando con registi come Luchino Visconti, Tatiana Pavlova, Gustav Grundgens….
Dopo avere avuto la prima regia al Teatro “Carlo Felice” di Genova con Hänsel e Gretel  di Humperdinck nel 1956, venne portato alla Scala nel 1958 dal regista Grundgens per l’opera Iphigénie en Aulide di Gluck. 
Alla Scala viene notato da Ghiringhelli che gli propose di lavorare in altre opere in programma, avendo quindi l’ occasione di collaborare con grandi nomi. Fra questi ricorda in particolare Margherita Wallmann, che lo ebbe a cuore e lo portò in giro per il mondo. Con lei fece alla Scala la prima edizione dell’ Atlantide di De Falla, per la quale si cercò la collaborazione di Salvator Dalì.
Ricorda poi Luchino Visconti, Giorgio Strehler, Luca Ronconi,  Franco Zeffirelli; e che ebbe la possibilità di gestire lui direttamente regie sia di nuove opere che anche del grande repertorio.
Nel 1962 venne assunto dalla Scala in pianta stabile prima come aiuto regista, poi come collaboratore alla regia ed infine come regista stabile, lavorando in particolare con Abbado e Francesco Siciliani oltre a Luciano Chailly.
Era un periodo dove importante fu la presenza di Paolo Grassi, successore di Ghiringhelli; era anche un periodo di frequenti tensioni politiche, a volte piuttosto vivaci.
Nel 1972 assume anche la carica alla Scala. Per allargare la sua esperienza anche nel campo dell’organizzazione, senza dimenticare di essere sempre un regista e direttore della produzione artistica, nel 1979 accettò l’offerta della Lyric Opera di Chicago come Resident Manager e regista e dal 1980 fu al Teatro dell’Opera di Roma sempre come direttore della produzione artistica e regista stabile. Aveva chiesto un permesso temporaneo dalla Scala per dedicarsi a questi nuovi impegni, ma la sua collaborazione con la Scala continuò comunque sino agli anni Novanta.

Ha diretto circa 250 titoli di opera, di ogni tipo, del grande repertorio e moderne anche in prima assoluta,  nei principali teatri italiani ed esteri, collaborando fra l’ altro con direttori come Abbado, e con il compositore Luciano Chailly e con molti grandi direttori d’orchestra come Prêtre, Sawallish, Patanè, Scherchen… 
Molte le nuove opere di cui ha creato la regia, fra cui Opera Count Down di Bruno Bettinelli, di cui ha anche scritto il libretto, rappresentata nel 1970 alla Piccola Scala.
Nel 1983 scrive e mette in scena alla Scala l’opera Liebe und Leid sulla vita di Mahler e con musica di questo autore.
Altri due libretti, scritti o rielaborati da lui, sono Il pozzo e il pendolo, musicato da Bettinelli, del 1967, che è stato rappresentato in molti teatri italiani, e l’opera comica Un po’ di arsenico non fa male a nessuno, musica di Antonio Zanon, e presentata al Teatro Morlacchi di Perugia nel 1972 con protagonista Arturo Testa.
I suoi libretti contengono sia la parte letteraria che quella scenografica e registica.

E’ stato attivo anche nella produzione di film, fra cui La vita di Verdi, di Renato Castellani,  Tosca nelle ore e nei luoghi di Tosca e La Traviata a Paris, questi due ultimi come trasmissione televisiva in diretta in 180 paesi del mondo.

Dagli anni settanta ha attivato contatti con il Giappone, dove ha incontrato anche Alda Noni, soprano attiva in Italia già negli anni quaranta, e poi in Giappone sino a tarda età,  morta ultranovantenne nel 2011.
In particolare  a Tokyo ha curato le mostre: Il meraviglioso mondo del melodramma per il centenario del melodramma e: Vissi d’ arte, vissi d’amore, dedicata alla donna italiana nella musica dal 1300 al tempo di Tosca

Ha curato molti incontri tra i Conservatori italiani e le Università giapponesi creando momenti di scambi culturali come  Il ponte della musica e molte  conferenze su Puccini, Verdi, Donizetti e  Mascagni.  Inoltre è lo scopritore, nel Museo Sardou, della reale Tosca, alla quale si ispirò lo scrittore Sardou.

Fra le sue più recenti produzioni documentate in CD ricorda una Traviata del 2006 a Tokyo dove cantano la Devia, Filianoti e Bruson, e la sua collaborazione con il Festival di Preggio (Umbertide) dove ha realizzato la regia del Don Pasquale di Donizetti, della Tosca di Puccini  e attualmente della Bohème di Puccini in una nuova formula  con strumenti  giapponesi.

Dice di non avere mai avuto problemi di collaborazione con i direttori. Anche con i cantanti ha avuto sempre ottimi rapporti; definisce  Mariella Devia estremamente simpatica ed eccezionale professionista, Sena Jurinac adorabile, Virginia Zeani splendida. E in particolare ricorda Placido Domingo, Ruggero Raimondi, Mara Zampieri, Leo Nucci ed altri che, praticamente, hanno debuttato con lui.

Anche  con Adriana Maliponte, che gli è molto amica, si è stabilito un buon rapporto. Su di lei intende fare un video nell’ambito delle iniziative dell’Associazione Carusiana diretta da Luciano Pituello, nel cui direttivo lui è presente, come quelli già realizzati per questa Associazione su Giuseppe di Stefano e Magda Olivero.

Il soprano Antonietta Stella era amica di famiglia, ed essendo entrambi perugini spesso lei da ragazza veniva in visita a casa sua.

Considerando il suo modo personale di agire come regista, afferma di avere sempre cercato di valorizzare ogni concetto del compositore nell’opera. Il compositore deve essere rispettato così come si esprime nella musica. Va mantenuto il periodo storico o al più si può accettare quello in cui l’autore ha composto (quindi una Rodelinda come quella in cui canta la Antonacci  in cui gli abiti sono da Armata Rossa per un periodo che era dei Longobardi non gli sarebbe accettabile…). Il regista poi deve discutere a fondo con il direttore, per ottenere una sintesi e corrispondenza musicale. Ed anche con i cantanti, per poterne sfruttare al meglio le loro doti principali. Il cantante deve essere consapevole di ogni aspetto inerente all’opera, anche di tipo storico.
Ma in definitiva ritiene che la regia sia scritta nella musica che va profondamente capita ed interpretata senza tradire lo spirito del musicista che l’ha composta.

Ha svolto attività d’insegnamento a Brera, ai Conservatori di Perugia e di Milano, all’Aslico di Milano e alla Università di Musica Showa di Tokyo ecc. 
Ha fondato la scuola di regia alla Scala e attualmente insegna presso la Scuola Civica di Milano, istituzione fondata nella seconda metà dell’Ottocento.

Come regista, si considera appartenente al ramo tradizionale caratterizzato in lui da una particolare attenzione alla musica, dove va a scavare i significati profondi.
Trova assai grandi Zeffirelli, Pizzi, Ponnelle e Strehler.

E’ sposato da molti anni con una donna già ballerina al Maggio Musicale di Firenze, dove si conobbero. Ha tre figlie di cui la maggiore segue la carriera del melodramma come scenografa costumista.

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