IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Hypsas, poesie di Valerio Mello

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Hypsas, poesie di Valerio Mello

Hypsas, poesie di Valerio Mello

Di Paolo Rausa

Fragmenta, frammenti, nugae, pensieri, riflessioni che scorrono come il dio del fiume che cinge con la sua potenza ristoratrice la città di Akragas, l’antica Agrigento. Cosa resta dell’antico splendore? Il nome, il mythos, la parola, la potenza del dio che raffigura le monete, lo scambio dei doni, delle conoscenze, della vita e della morte. I templi glorificano la civiltà. I tempi passano, trascorrono, sono acqua corrente, pànta rhei dice Eraclito, invida aetas che scorre prosegue Orazio, gli orologi liquefatti raffigurano il tempo che scioglie le nostre vite ma non il ricordo, Mnemosìne. Non possiamo scappare al nostro destino, ma conoscere sì: te stesso intanto.  La discesa negli Inferi, la nékuia, Ulisse che desta lo spirito dei defunti suoi compagni in armi che si dolgono della loro condizione nonostante abbiano raggiunto la kléos, la gloria. Achille invincibile, ma con il punto debole nel tallone. Tutti gli altri eroi morti che non sanno che farsene della rinomanza ora che sono finiti perennemente nell’Erebo. La nostalgia, il dolore del ritorno li ha attanagliati in vita e ora si dolgono con lui vivo. Tiresia accecato non ha bisogno di vedere, perché ha guadagnato in cambio il dono della conoscenza. Come Omero che ha eternato la guerra di Ilio, l’Ilìou persis, la caduta di Troia in fiamme. Enea il pio che fugge con in braccio il caro padre Anchise e conduce per mano il figlio Ascanio, fondatore e capostipite della città eterna.

Virgilio ne fa un poema, il poeta latino che brucia nella rappresentazione della compagnia Anagoor nel 2014 e che muore nel romanzo di Hermann Broch del 1945. Non voleva eternare un bel niente Virgilio, né che fosse usato il suo nome per glorificare un impero nato sulle ceneri della res pubblica romana dell’SPQR, ma i tempi travolgono tutto e presentano nuovi assetti politici e sociali. Che rimane di noi e dei nostri pensieri e del nostro potere, riarsi come siamo di conoscenza? Gnothi sautòn, conosci te stesso: la massima che campeggiava sul frontespizio del tempio di Apolo a Delfi, che demandava alla Pizia la recita delle sentenze ambigue, come ambiguo è il dio perché la verità non può mai essere rivelata direttamente altrimenti impietra. Ulisse e poi Enea e poi Saulo e Dante discendono negli Inferi per conoscere il futuro che secondo alcune culture è dietro non davanti a noi.

Sia per placare i demoni, sia per tentare di abbracciare invano le immagini dei genitori o degli amici più cari. Ma la parvenza non lo consente. Lì regnano le ombre. Si schiude la vita ad altro. Valerio Mello, agrigentino di nascita e milanese di adozione, con questo poema rende omaggio a suo padre e alla madre terra che l’ha nutrito grazie alle acque di Hypsas, perenni come i flutti che spingono goccia dopo goccia la nostra vita verso il mare dei desideri e delle vanità. Noi fedeli a chi ci ha generato e ci ha condotto grazie al filo di Arianna verso nuove e avvincenti imprese letterarie. Edizioni Ensemble SRLS, Roma, 2024, pp. 55, € 13,00

                                                                                          Paolo Rausa

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