IL PENSIERO MEDITERRANEO

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La Poesia delle donne in Puglia                                                

Poetesse che hanno partecipatp alla poesia delle donne in Puglia

di Maurizio De Giglio

Si è svolto nella splendida cornice del Chiostro S. Francesco di Andria l’incontro sull’antologia “La poesia delle donne in Puglia”, organizzato dalla Sez. A.N.P.I. di Andria.

L’antologia, curata e presentata da Daniele Giancane, poeta e direttore della rivista letteraria “La Vallisa” di Bari, raccoglie i testi poetici più rappresentativi di undici poetesse, che si sono distinte nel panorama letterario pugliese. Giancane ha al suo attivo, oltre alla sua estesa produzione poetica, il florilegio Poeti della Puglia, allestito con Raffaele Nigro per Forum / Quinta Generazione (Forlì, 1979) e la più corposa crestomazia, ricca di ben 42 autori e autrici, La poesia in Puglia, curata insieme a Marco I. de Santis per il repertorio antologico regionale della poesia italiana degli Anni Sessanta – Novanta del Novecento (Forlì, 1994).

Allargando lo sguardo al Mezzogiorno continentale, Giancane alcuni anni dopo ha varato l’antologia Vertenza Sud. La poesia nelle regioni dell’Italia meridionale per Besa Editrice (Nardò, 2001), che si avvale dei contributi di sei curatori regionali: Anna Ventura (Abruzzo), Orazio Tanelli (Molise), Marco I. de Santis (Puglia), Daniele Giancane (Basilicata), Antonio Spagnuolo (Campania) e Pino Corbo (Calabria).

Il florilegio “La poesia delle donne in Puglia” condensa l’offerta editoriale di “genere” in una «semplice antologia» propositiva, rimandando al futuro un auspicabile «studio critico» di altri «autori e autrici» sulle poetesse antologizzate.

Giancane ha ristretto la campionatura a undici poetesse di diverse generazioni. Si va dalle “veterane” Ada de Judicibus, Elena Diomede e Grazia Stella Elia ad autrici di percorsi più o meno estesi, come Rosalba Fantastico di Kastron, Giulia Poli Disanto, Marta Mizzi e Giulia Notarangelo. Seguono Monica Messa, della generazione intermedia, e le più giovani Teodora Mastrototaro e Mara Venuto, alle quali si affianca l’autrice “emergente” Maria Pia Latorre.

Le poesie scelte sono introdotte da una scheda autoriale corredata da cenni biografici e da una bibliografia critica essenziale.

Per il panorama poetico pugliese, affollatissimo e intricato come in altre regioni italiane, il curatore ha dunque preferito proporre un florilegio a maglie strette, ovviamente non nascondendosi i rischi di un’operazione molto selettiva, destinata a creare «inimicizie e contrasti», «dibattito e polemiche», critiche e distinguo, contestazioni teoriche e indicazioni integrative per le assenze più clamorose.

Per questo bene ha fatto Giancane, a beneficio degli studiosi e dei curiosi, a riportare nominativamente nella presentazione quattro folti manipoli di valide poetesse viventi, di notevoli autrici scomparse (come Biagia Marniti, per cui ha scritto un’eccellente monografia), di pregevoli scrittrici allontanatesi dalla poesia (come Angela Giannelli) e infine di promettenti esordienti.

Poetesse che hanno partecipato

Non resta ora che indagare fra i testi della rassegna alfabetica delle undici poetesse antologizzate.

Ada de Judicibus, autrice postmontaliana, si pone non in rottura ma in continuità con la lirica moderna e nei suoi versi, pur vivificati da un’intensa partecipazione morale e civile, emerge luminosamente la poetica degli «istanti puri» della contemplazione.

Di Elena Diomede intriga l’ostinazione di vivere «nella rarefatta attesa / di non so cosa / di non so chi».

Rosalba Fantastico di Kastron scrive sia nel dialetto salicese (di Sàlice Salentino), sia in lingua, abbandonandosi a slanci fortemente sensuali e ribadendo la feconda inutilità dei poeti.

Maria Pia Latorre, se talvolta metabolizza le «sudate carte» leopardiane in «un tesoro di usate cartacce», talatra dispoglia il suo essere, sotto gl’impeti della sofferenza, per aprirsi a più vasti orizzonti: «se mi assale il dolore / mi tolgo di dosso la vita / e sono prato e cielo».

Teodora Mastrototaro, rinunciando all’egocentrismo o suicentrismo della lirica tradizionale, porta in scena la tragica mattanza degli animali da macello: «Esposti i corpi nel banco frigo: / Bollo sanitario, Peso Netto, Specie, Taglio, Lotto. // Nessun animale che sia degno di lutto».

Monica Messa contrappone provocatoriamente agli Ossi di seppia montaliani le sue Seppie ripiene, cogliendo fra l’altro la dimensione urbana anonima della casualità di destini incrociati: «Con le mie forbici / ritaglio cartamodelli di carne / disegnati ripassando / la vita di altra gente. […] Indosso quegli abiti su misura / e sfilo invisibile fra la gente. / Si viaggia comodi / vestiti di anonimato».

Marta Mizzi, auscultando tra i ricordi perduti «il silenzio / del cuore» che si pietrifica, si consegna alla fine a una smemoratezza estraniante e musicale: «Qui un vento fresco è la vita / che ancora si presta, che / ancora è dimentica di / chi va e chi resta».

Giulia Notarangelo trapassa dall’inversione di sintagmi leopardiani («Aspettavamo / quell’avvenire / vago / che non c’è stato») a un lapidario frammentismo: «Raccolgo / i pezzi / del mio / girovagare / tra un libro / e l’altro // tra folle / di / parole».

Giulia Poli Disanto descrive con grande efficacia il travaglio della scrittura poetica, «in attesa di quella parola che tutto dice / e tutto inganna // fino a quando si brucia il segreto / e non resta che un flebile respiro // quel rantolo di vita / che alla fine nasce / che alla fine muore».

Grazia Stella Elia è poetessa in lingua e in dialetto, ma nell’antologia in esame è presente solamente con testi in vernacolo trinitapolese. Da diversi lustri conduce un diuturno scavo nel lessico avito “casalino”, pervenendo non solo al monumentale Dizionario del dialetto di Trinitapoli, ma anche al recupero poetico delle parole perdute (Paràule pèrse) e al riscatto della loquela degli antenati (I paràule di tatarànne), nella cui visuale agreste spesso campeggia la musicale vitalità dell’ulivo: «Mòuve i rràdeche de nötte / e caméne mméźźe mméźźe è témbere; / sòune u viuléne d’amòure / ca töne jìnde o trünghe / e cchiöme i cumbàgne / a candè e a rréte (Muove le radici di notte / e cammina in mezzo alle zolle; / suona il violino d’amore / che ha nel suo tronco / e chiama i compagni / a cantare e a ridere)».

In Mara Venuto, infine, si coglie il disagio esistenziale di fronte a una città che parla un idioma ostico e conturbante, dove l’orizzonte si rabbuia, annidando in sé l’innocenza perduta dei fanciulli e discoprendo la polvere arenosa del vivere quotidiano: «La città non mi ha insegnato la sua lingua, / non ho voluto impararla, fa paura / ascoltare il suono dell’abisso, / il buio nella gola che inghiotte. / Quella è la voce della città quando chiama, / la notte è come il giorno, la luce si chiude / alle palpebre, e i bambini tra le mani / chiedono la luna e bevono la vita, / mentre noi siamo sabbia che vorremmo sommersa».

L’incontro con lo stesso curatore dell’antologia, Daniele Giancane e tre delle undici poetesse presenti nell’antologia, Giulia Notarangelo, Maria Pia Latorre e Monica Messa ha messo in rilievo diverse tematiche che sono sempre alla base degli studi poetici.

Partendo dalla considerazione che la Poesia è rivelazione attraverso la trasmissione di un sentimento, che può avvenire attraverso il sogno, la domanda costante è: a che serve la Poesia?

Come dicevano i poeti della Beat generation, serve ad allargare l’area della coscienza.

Allora la motivazione di fondo della pubblicazione di questa antologia è  far conoscere cosa pulsa nell’anima dell’altra metà del cielo. I poeti contemporanei sono sconosciuti ai più e le poetesse subiscono, se possibile, un ulteriore ostracismo. Vale la pena ricordare Biagia Marniti, scomparsa da poco, che meriterebbe maggiore attenzione.

Come già ricordato, questa raccolta ospita undici poetesse, selezionate da Giancane sulla base di un percorso letterario di spessore e, ovviamente, nate o residenti in Puglia.

Un’altra motivazione è rappresentata dal fatto di essere attive e presenti sulla scena letteraria, senza voler pubblicare una sorta di storia della poesia pugliese.

La Poesia femminile, secondo Giancane, risulta molto più intensa, comunicativa ed emozionante e mette in luce una sensibilità sconosciuta agli uomini e un mondo interiore più ricco, forse per la reclusione domestica nella società patriarcale.

Alla domanda precisa, perché si continua a scrivere poesia dopo l’adolescenza, Maria Pia Latorre ha sottolineato che la Poesia nasce sì da un bisogno, ma è sostanzialmente Vita e comincia a delinearsi al mattino e si chiude la sera di tutti i giorni dell’esistenza.

Il percorso del poeta è andare alla ricerca della parola, che deve racchiudere ed esternare la Vita stessa.

 Un abbraccio del femminile, una mappa costellata di tappe di eventi, sguardi alla ricerca di simboli, in una foresta intricata dove sembrano smarriti dispersi e celati, come direbbe Giuseppina Girasoli.

Coinvolgenti gli interventi del pubblico, che si è mostrato attento e preparato.

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