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“Palla al centro. La politica al tempo delle influencer” saggio politico di Matteo Renzi

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Palla al cento di Matteo Renzi

di Paolo Rausa

Non è il primo libro di Matteo Renzi, questo. E presumibilmente non sarà l’ultimo. Considerata la passione con cui affronta l’arte della politica. E’ proprio il caso di definire così per lui, e anche per tutti coloro che lo seguono credo, la propensione ad affrontare le mille e una difficoltà che attanagliano il nostro paese, l’Europa e il mondo intero. Agli amici che cercano di dissuaderlo dal continuare a “lottare nel fango con chi ti odia perché non sarà mai come te” e lo spronano “a buttarsi nel privato”, come occasione e possibilità di ricevere “un incarico di grande prestigio e ben pagato”, Renzi non esclude che “un giorno manderà in minoranza la sua voglia di lottare. Ma per ora no.”, afferma deciso.

E lo fa non solo per la sua caparbietà e per un suo innato senso di giustizia, per l’alta considerazione che ha della politica come strumento per dare soluzione alle tante domande che si levano dai suoi concittadini fiorentini e italiani ed europei, ma soprattutto perché guarda al domani, ai suoi figli e ai giovani che si apprestano a divenire adulti e ad assumere quei compiti che spettano loro. E utilizza l’esempio di sua figlia Ester, che appena diciottenne, andrà a votare per la prima volta in giugno per rinnovare il parlamento Europeo. Non invocando un sostegno famigliare alla sua candidatura: “la questione non è se lei è pronta a votarmi, egli scrive. La questione è che io mi sento pronto a votare lei. O quelli come lei. A dare spazio a una nuova generazione.” Questa è la nobiltà d’animo di Matteo Renzi: fare spazio, preparare il terreno, essere consapevole che oggi occorre lavorare per il domani.

E aggiunge: “La questione è che io nel momento in cui mi recherò al seggio, penserò ai sogni in cantiere per mia figlia e per quelli come lei”. Renzi aveva già affrontato nei suoi libri precedenti, uno ogni anno all’incirca a partire dal 2017, gli snodi della politica italiana, ferma alle opposte interdizioni ideologiche, alle lotte intestine e alle contrapposizioni per partito preso, alla critica feroce e all’odio persino che saliva da orde di elettori inferociti che usavano i social per buttare secchiate di fango sull’avversario/nemico politico.

Un’Italia ferma, incapace di reagire ai veti incrociati, bisognosa di riforme invocate da tutti ma allo stesso tempo con tutti pronti ad ostacolare i tentativi di chi di volta in volta aveva cercato di porre all’attenzione le necessità del paese: le incongruenze di una doppia lettura di Camera e Senato, che svolgono le stesse funzioni; la revisione della riforma del titolo V della Costituzione che non ha definito le competenze esclusive fra Stato e Regioni; la rivisitazione della figura del presidente del Consiglio che sconta la sua debolezza istituzionale per evitare che un nuovo dittatore potesse assumere i poteri totalitari e poi la legge elettorale, i veti di uno contro l’altro, le guerre dei tribunali, la giustizia che non funziona per i ritardi dei processi e anche per la sua politicizzazione, ecc.

Ne aveva parlato diffusamente nei suoi saggi precedenti a partire dal 2017 con “Avanti perché l’Italia non si ferma”, un desiderio e un auspicio, e poi con “Un’altra strada” da intraprendere con il coraggio della volontà, “La mossa del cavallo” da Camilleri, ovvero la possibilità di sparigliare e innovare saltando a piè pari gli ostacoli, “Controcorrente”, in direzione ostinata e contraria avrebbe cantato De André, per snellire i meccanismi burocratici di potere che incrostano lo sviluppo e infine “Il mostro”, sulla giustizia che non funziona, sui tentativi di condizionare la politica riformista in Italia, di cui Renzi stesso, e la sua famiglia, è divenuto vittima illustre. Fino a che è giunto Nordio a Ministro della Giustizia con i suoi propositi innovatori, ovviamente contrastati in nome della liturgia del potere immobile e inamovibile.

Ora con “Palla al centro” una metafora tratta dal gioco del calcio, Renzi riprende un po’ tutte le questioni in sospeso, certamente aggravate dall’esperienza del governo giallo-verde del duo Conte-Salvini, ma ancor più da una concezione della politica scaduta a competizione con le influencer alla Chiara Ferragni, che inopinatamente dichiara che “I politici fanno schifo”, usando il faccione di Renzi, non ricambiata ora per le sue questioni con i panettoni ma copiata dalla presidente del consiglio e da tutti quei politici che fanno dei like la loro stella polare e non la necessità di una politica seria. Lo stesso vale per l’Europa in crisi di proposte politiche e di ruolo nel mondo, oltreché per la défaillance demografica. Come sarà gestita all’indomani del voto di giugno? Prevarranno i populisti di Conte e i sovranisti di Meloni e Salvini o i riformisti alla Macron? E il PD di Schlein continuerà ad essere la sesta stella o si emanciperà verso una politica alternativa e riformista?

Ecco perché è importante lo snodo elettorale di giugno. Occorre andare verso la elezione diretta del Presidente della Unione Europa, si sgola Renzi, verso una politica della difesa comune ora che le minacce di Trump si fanno più vicine e più concrete alle prossime elezioni presidenziali americane. Solo una forte politica estera può generare anche un ruolo più deciso e risoluto dell’Europa in un mondo percorso da fremiti di guerra in Ucraina contro la Russia e in Medio Oriente, di Israele contro i terroristi di Hamas ma non necessariamente contro il popolo palestinese, rendendo urgente e realizzabile la formula di due popoli due stati.

Questioni gravi e urgenti che richiedono un ruolo alto della politica da anteporre alla guerra, non la continuazione della politica con altri mezzi ma la fine della politica. Da qui la valorizzazione dei rapporti con gli elementi arabi moderati, quel Mohammed bin Salman, leader “visionario” che sta attuando un profondo cambiamento “rinascimentale”, anche se qui da noi partecipare alle conferenze internazionali è indice di sudditanza o al più di conflitto di interessi senza capire effettivamente la posta in gioco e la necessità di comprendere come si muove il mondo, costretto dalla intraprendenza cinese e russa. Problemi enormi che saranno trattati e aggiornati sicuramente in un prossimo volume. “Palla al centro. La politica al tempo delle influencer”, PIEMME Editore, Milano febbraio 2024, pp. 155, € 16,90.


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