IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Sono difficili le cose belle di Matteo Nucci

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Un libro di Matteo Nucci

Un libro di Matteo Nucci

di Rosa Maria Chiarello

Sono difficili le cose belle, l’ultimo romanzo di Matteo Nucci è una  “novella fiabesca”, così  la definisce l’autore in calce alla storia, romanzo dedicato alle sue nipoti colpite dal lutto per la perdita della nonna, mamma dello stesso autore. Arianna protagonista del romanzo porta il nome di una delle sue nipoti e ne rispecchia il carattere. Arianna ha solo dieci anni e da poco ha perso la nonna alla quale era molto legata. Il dolore è devastante, la tristezza si impossessa di lei, versa tutte le lacrime di cui è capace, è un dolore che non sa raccontare e la tiene sveglia la notte. Ma un pomeriggio come tanti, lungo la strada che la sta portando verso il Gianicolo dove l’aspettano le sue amiche, appare una macchina rossa, dal finestrino qualcuno la chiama, una voce che Arianna conosce benissimo e che credeva di aver dimenticato.

E’ la nonna con la sua macchina, tornata per lei, che la invita a salire. Da quel momento inizia un meraviglioso viaggio fra stupore e, a tratti, incredulità, che la riporta fra sogni e ricordi in un tempo già vissuto  gioiosamente con  la nonna e la sua famiglia. Infatti il parco romano nel quale Arianna e sua nonna si infilano, sa trasfigurarsi rapidamente in tutti quei luoghi che la bambina già conosce, rivivendo episodi straordinari, che distolgono Arianna persino dall’appuntamento con le sue amiche.

Arianna si lascia trasportare dalla nonna, felice di averla ritrovata, ma a tratti diventa scettica per ciò che sta vivendo nella consapevolezza che la nonna è morta, ma è la stessa nonna che tende poi a convincerla e, anzi, la sprona a non abbattersi, a prendere tra le mani la sua vita, ad agire, a credere in sé stessa e nelle proprie capacità, cosa piuttosto difficile per Arianna, messa alla prova dalla dislessia e da una scuola impegnativa. Ciò che Arianna sta vivendo è  un misto tra realtà, sogno e ricordo, la bambina prova a chiedere spiegazioni alla nonna su come sia possibile questo loro incontro ma  la donna non risponde con chiarezza, devia la traiettoria delle domande esistenziali della nipotina, senza mai prenderla in giro.

Piuttosto preferisce allietarla con nuove avventure, che fanno di questa nonna, col suo refrain “Andiam, andiam, zan zan”, con il suo tuffarsi in acque gelide o con la sua inesausta voglia di fare e di visitare, una grande portatrice di gioia e di serenità ritrovata. Quasi alla fine del romanzo( pag. 237)  la nonna invita Arianna ad attraversare una porta “ c’è una porta dentro di noi che dobbiamo aprire per renderci conto che è vero solo quello in cui crediamo. << E’ la Porta del Giorno e della Notte,  quella dove i sogni, i ricordi, il presente e il passato e il futuro s’intrecciano senza più distinguersi, aprendo un’altra dimensione, una dimensione che supera anche le nostre vite >>.  E’ questo il senso del romanzo:  nessuno muore se dentro di noi ne rimane il ricordo, continuando a vivere attraverso noi. Infatti tutto prende forma e vita nel ricordo e nel sogno, la vita ci distrae e ci porta anche dove non vorremmo, ma il dolore per la perdita della persona cara si trasforma e ci fa compagnia , ci viene in soccorso nei momenti più bui, si rivivono i momenti più belli e si tende a cambiare gli episodi più significativi e magari più tristi delle nostre vite.

Arianna sentirà pronunciare alla nonna frasi di conforto che l’aiuteranno a fare i conti con il passato ma soprattutto ad accettare il presente,  un presente in cui sua nonna, grazie ai ricordi, alla fantasia e al sogno, può continuare a vivere per sempre, dentro di lei “ perché i ricordi non passano mai e i sogni neanche e i pensieri nemmeno”.

In coda al romanzo è stato inserito un racconto, L’astuccio, dove viene descritta una vacanza dell’autore in Grecia con la famiglia e il padre dopo la morte della madre della quale avverte la nostalgia.  Durante la vacanza nota che tante parole e reazioni della madre sono ora utilizzate  dal padre che quasi per osmosi dopo tanti anni insieme, si trova ora ad usare commenti, frasi e riflessioni proprie della madre, come se la stessa continuasse a vivere attraverso il marito. L’astuccio  è un racconto intimistico fatto di ricordi e nostalgia che ben si riallaccia al romanzo.  E proprio leggendo il  racconto che  troviamo esplicitata la chiave di lettura struggente che unisce entrambe le opere. 

                                                                              Rosa Maria Chiarello

Nota Biografica dell’autore

Matteo Nucci nasce a Roma nel 1970 Ha studiato il pensiero antico, ha pubblicato saggi su Empedocle, Socrate e Platone e una nuova edizione del Simposio, e suoi racconti sono apparsi su riviste come Il Caffè illustrato e Nuovi Argomenti. Con il suo primo romanzo Sono comuni le cose degli amici (2009), è stato finalista al Premio Strega.

A questo sono seguiti il romanzo-saggio Il toro non sbaglia mai (2011) e il saggio narrativo Le lacrime degli eroi (2013). Tra le sue pubblicazioni più recenti si citano il romanzo È giusto obbedire alla notte (2017, finalista al Premio Strega), i saggi L’abisso di Eros. Seduzione (2018) e Achille e Odisseo. La ferocia e l’inganno (2020), e il romanzo Sono difficili le cose belle (2022). Collabora con La Repubblica e Il Messaggero.


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