IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Antonio Fanelli porta in scena P.P.Pasolini Sabato 18 giugno a Taranto

Locandina evento a Taranto su P.P.Pasolini

Letture e musiche si incontrano || Intervista ad Antonio Fanelli di Anna Maria Nuzzo

Intervista ad Antonio Fanelli, attore, autore e regista dello spettacolo “P.P.P. 1922-2022” in scena dal 18 giugno.

  • È la prima volta che porti in scena questo spettacolo su Pasolini?

No, è uno spettacolo che avevo portato in scena già nel 2014/2015 per il 40° anniversario dell’assassinio di Pasolini, poi lo avevo abbandonato come si fa di solito quando si preparano nuovi progetti.

  • Perché hai scelto di parlare e far parlare Pasolini?

Io ho un amore viscerale per Pasolini, da molto giovane ho letto “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta” e sono rimasto ammaliato dalla crudezza delle storie con la consapevolezza che, anche se in forma di romanzo, non erano romanzi ma vita vera. Mi sono appassionato a quei racconti che sono stati formativi politicamente per me che a 14/15 anni non avevo le idee molto chiare, pur avendo capito da che parte stavo.

Poi la curiosità mi ha portato a leggere gli scritti corsari e man mano tutti gli altri; ogni volta scoprivo un intellettuale critico, diretto, a volte cattivo, che viveva con consapevolezza il suo essere intellettuale, come si evince del resto dalla lettura del suo articolo apparso su Corriere della sera, mi pare, del 1974 “Io so ma non ho le prove”, dove spiega benissimo la funzione dell’intellettuale.

Perché far parlare lui e non raccontarlo dici? Forse per stima o per ammirazione… come si fa a raccontare uno che già si racconta così bene attraverso i suoi scritti? Sì, ho pensato che leggere in forma recitata direttamente le sue parole fosse una forma di rispetto.

  • Com’è nata l’idea di questo spettacolo? Era un progetto a cui pensavi da tempo?

A dire il vero lo spettacolo nacque, come dicevo, per commemorare il 40° anniversario della morte di Pasolini. Adesso invece ho voluto riprenderlo e riproporlo per combattere un fastidio che sentivo nel vedere che né organi di stampa né televisione parlavano di Pasolini a 100 anni dalla nascita…direi che più che fastidio è stato un moto di rabbia… non è possibile che si dimentichi il più grande intellettuale del secondo ‘900 italiano ed europeo. In un paese che si dice culla della cultura, come sempre, a fare Cultura sono gli artisti, si delega agli artisti ormai quasi tutto in questo paese: basti pensare che ormai le agende degli uomini politici sono dettate dai comici che, attraverso trasmissioni televisive, qualunque sia il governo, sono la vera opposizione, sono l’unica voce irridente e discordante.

E pensare che gli artisti sono quelli sempre meno considerati. Forse, anzi sicuramente, è per questo che durante questi quasi tre anni di pandemia tutte le categorie si sono lamentate e tutte, chi più chi meno, hanno ottenuto qualcosa… se ci pensi chi ha chiuso il 9 marzo del 2020 e non ha ancora riaperto sono i teatri, i cinema, le sale per i concerti, ecc… Adesso pare che tutto sia passato ma cosa succederà ad ottobre? Riapriranno i teatri? Nessuno lo sa e quindi non si può programmare e senza programmazione la stagione salta comunque… e sarebbe la terza consecutiva. Pensi che sia un caso?

Vedi… che gli artisti e gli intellettuali diano fastidio alla politica è una cosa che sappiamo dai tempi dell’antica Grecia e quindi è per questo che vengono dimenticati ma, imperterriti, continuano a dare fastidio e assolvono i compiti che dovrebbero essere di altri.

Si può dire che trascorsi sei mesi del 2022 gli unici che parlano di Pasolini a cento anni dalla nascita sono, in tutta Italia, gli artisti? …che le istituzioni latitano? …e che questa è una vergogna? …ecco come è nata l’idea di questo spettacolo.

  • Che differenze ci sono tra questo lavoro rispetto ai tuoi precedenti?

Tutti gli spettacoli sono diversi; questo potremmo definirlo una via di mezzo fra uno spettacolo e un reading. Ecco la differenza con gli altri miei spettacoli forse è solo questa. Normalmente non faccio mai reading. In questo invece, come dicevo, ho pensato fosse giusto usare esattamente le parole di Pasolini ed era giusto che fosse chiaro al pubblico che erano sue parole e questo lo si ottiene ostentando in scena l’immagine della lettura.

  • Quale emozione ti dà far parlare Pasolini?

La magia del teatro, visto dal punto di vista privilegiato dell’attore, è la possibilità di essere qualcuno diverso da te… magari solo per due ore ma, in quelle due ore, sei qualcun altro.

L’emozione è la stessa che provo nell’essere Peppino Impastato o Pino Pinelli, Alekos Panagulis o un prete brigante. Posso spiegarlo meglio con una frase di Eduardo: “in scena sono quello che vorrei essere e non sono, quello che ho sognato di essere e non sono stato capace o all’altezza, di essere”.

  • Come mai la scelta di alternare letture da Pasolini a testi musicali?

Un po’ per alleggerire, per non rendere pesante lo spettacolo, anche se i brani musicali che suono sono legati all’argomento di cui parla Pasolini nell’articolo. In scena suono e canto brani di Claudio Lolli, di Francesco Guccini, di Enzo Jannacci, di Fabrizio de André, di Francesco De Gregori… quindi comunque di personaggi e artisti facilmente annoverabili fra i grandi intellettuali del nostro ‘900, che hanno raccontato questo paese negli anni più bui dal ’68 al terrorismo, dai servizi deviati ai delitti di mafia, ecc…

Antonio Fanelli
  • Sei di Francavilla Fontana, un piccolo paesino della Puglia in provincia di Brindisi. Mi pare che non abbia una tradizione teatrale consolidata, quindi com’è nata la tua vocazione al teatro?

Francavilla è una cittadina di quasi 40 mila abitanti che una volta aveva tre teatri e ospitava stagioni teatrali tra le migliori alle quali abbia mai assistito. Da liceale ho assistito a spettacoli di Beppe e Concetta Barra, Luigi e Luca de Filippo, per citarne solo alcuni. Oggi di teatri ne è rimasto solo uno che ospita una modesta stagione teatrale ma, questo non riguarda solo Francavilla, purtroppo l’avvento della televisione commerciale ha portato sul palco di tutti i teatri d’Italia quello che si vedeva in televisione e quindi mediocrità (ovviamente parlo di contenuti mediocri non di interpreti mediocri), spettacoli alla ricerca del sorriso piuttosto che della riflessione e questo perché bisogna riempire il teatro. Mi viene in mente un insegnamento di Franca Rame, lei diceva che “ci sono due modi per fare teatro, il primo contando le mani che applaudono e il secondo contando le teste che pensano; se si sceglie il secondo bisogna tener conto che anatomicamente le mani sono il doppio delle teste”.

Io ho iniziato a Francavilla a 13 anni in una compagnia amatoriale. Era tradizione allora mettere in scena per il periodo pasquale la passione e la morte di Gesù. A 13 anni facevo ovviamente la comparsa, facevo l’apostolo muto o uno dei ladroni sempre muto, poi Nicodemo che è stata la mia prima interpretazione di un personaggio parlante… avevo 17 anni e di questo devo ringraziare, e mi piace ricordarlo, Angelo Gervasi… un uomo veramente appassionato e che viveva l’intero anno preparando quell’unico spettacolo.

Poi l’università, la prima scuola di recitazione e il primo spettacolo al Farnese di Parma… era una riscrittura de “La Giara” di Pirandello nella quale interpretavo l’avvocato Scimè… ricordo ancora le pene del trucco… avevo 21 anni e dovevo interpretare un 65enne.

Poi Milano e la scuola di recitazione e regia del teatro Smeraldo dove ho sposato la corrente del “Teatro non teatronata nella palazzina liberty di Dario Fo e Franca Rame.

Insomma… non so di chi sia la colpa (perché di colpa si tratta) ma dopo 40 anni mi arrabatto ancora fra prove, copioni, testi, microfoni, arrabbiature e ricerche di indirizzi in posti sconosciuti.

  • Credi che spettacoli come questo, siano sufficienti per far arrivare ai più giovani la conoscenza di ciò che è stato Pasolini e fargli capire che la sua opera è ricca di contenuti ancora attuali?

Non lo so se sono sufficienti, so solo che se si vuole pescare ci vuole canna, amo ed esca, senza non si pesca. La domanda è: “Come fanno i giovani a conoscere personaggi come Pasolini, Peppino Impastato, Alekos Panagulis, ecc… se nessuno gliene parla?”

  • Prossimi progetti?

Il 18 giugno sarò presso l’associazione “LE ONDE” in via Acclavio, 88 a Taranto con questo spettacolo su Pasolini che si intitola “P.P.P. 1922 – 2022”.

Il 1 Luglio a Francavilla al Caffè Letterario del Corso in Corso Umberto,64 con una serata chitarra e voce omaggio a F. de André.

Poi ancora Pasolini fra Puglia, Calabria e Sicilia.

Ringraziamo di cuore Antonio Fanelli per il tempo dedicato a noi del “Pensiero Mediterraneo” e ricordiamo l’appuntamento a Taranto il 18 giugno presso l’Associazione “LE ONDE”.


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