IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Apocalisse e Apoteosi (dall’amor terreno all’amor celeste), nella basilica cateriniana di Galatina

di Pietro De Florio

La vicenda1

Raimondello Orsini Del Balzo e Maria D’Enghien si sposarono nel 1385, un matrimonio importante, sicuramente combinato, ma comunque sostenuto nel tempo da autentico amore.

Lui era un nobile di discendenza angioina, con  cursus honorum di cavaliere, confratello e familiare laico dell’Ordine Teutonico guadagnatosi in Prussia (partì da scudiero tra il 1377 – 78), nella guerra contro i pagani Lituani. Si sentiva una specie di crociato (tuttavia fuori tempo), si recò in pellegrinaggio in Terra santa sulle orme di Santa Caterina d’Alessandria (da cui trasse l’illuminazione per l’omonima fondazione basilicale in Galatina), portandovi dall’oriente un dito della santa come reliquia.   

     Lei donna avvenente e affascinante (spesso si è cerato di identificarla in tanti presunti ritratti nella basilica di Santa Caterina), sempre a fianco del marito, ma alla morte di questo nel 1406, seppe, tirando fuori le unghie, continuare la guerra già intrapresa dal consorte, contro il re di Napoli, tuttavia nel 1407, per risparmiare sofferenze alle popolazioni (tarantina in particolare) accetta la proposta di matrimonio del suo nemico, re Ladislao. D’ altronde i feudi della coppia comprendevano Taranto, quasi tutto il Salento e altri territori in Campania e Basilicata, evidentemente troppa potenza e ricchezza, per non preoccupare la monarchia napoletana.

     Nella corte di Napoli, alla morte di Ladislao nel 1414, la D’Enghein fu vittima di trame malevoli e congiure, tanto da subire l’onta del carcere, per  volontà della regina Giovanna II, figlia del monarca defunto. Alla fine riuscì a riconquistare la libertà e a riprendersi, anche con le armi, i propri possedimenti.

     Dal 1420 risedette quasi esclusivamente a Lecce dedicandosi alla saggia amministrazione ministrare della città e dei suoi feudi, intanto non dimenticava il suo amato Raimondello, facendo ultimare in sua memoria la decorazione della basilica di Santa Caterina d’Alessandria, con la costruzione all’interno del monumento funebre per  l’amato  coniuge. Morì nel maggio del 1446.  

L’Apocalisse

La Basilica cateriniana galatinese, voluta da Raimondello e Maria, fu realizzata tra il 1383 e il 1391, come recita l’epigrafe del portale sinistro, ma i lavori, soprattutto per i cicli di affreschi, continuarono, almeno fino al 1463. Nel grande apporto pittorico, rilevanza assumono le scene dell’apocalisse sulle pareti della prima campata2. È il ciclo più originale ed esteso della basilica, si parte dalla visione di Giovanni; ai quattro cavalieri dell’apocalisse; alla sconfitta della grande meretrice Babilonia, fino al trionfo del verace e alla contemplazione della nuova Gerusalemme. Insomma un impegno notevole con i vari episodi descritti con abbondanza terrificanti di particolari, di visioni mostruose e sataniche di bestie, draghi leoni, fiere apocalittiche ecc. il tutto per sbigottire e mettere in soggezione3

     Questo tema nella Storia dell’Arte, escluse le arti minori, non è stato quasi mai raccontato così dettagliatamente, come nelle tremende visioni galatinesi, qui la morte falcia le vite, i rapaci divorano le carogne dei nemici vinti, mostri infernali e il grande dragone con sette teste pronto a divorare il figlio che la donna stava per dare alla luce ecc. Eppure si tratta di una chiesa francescana e, si sa che quest’ordine, almeno nel periodo della propria maturità, non prediligeva questo genere di raffigurazioni, in quanto la bellezza del mondo è specchio della bellezza divina.

     Pertanto è possibile che l’iconografia dell’apocalisse, come è stato ipotizzato, abbia a che fare con la vicenda della famiglia Orsini del Balzo – D’Enghien, oppressa dalle vicissitudini, i contrasti e la guerra con il re Ladislao, nonchè la drammatica permanenza nella corte napoletana di Maria, in veste di sposa infelice del re, destreggiandosi  tra intrighi e congiure. È il patimento di questa famiglia, ma alla fine Maria ne esce vittoriosa, il bene trionfa, la Chiesa di Santa Caterina può raccontare ai sudditi il nuovo corso storico degli Orsini del Balzo – D’Enghien e del loro mandato storico sui propri territori

    Nel dipinto dei cavalieri di Cristo (come crociati, allusione Raimondello) si vede la bestia satanica e il falso profeta o Anticristo4 (Fig.1), dalla bocca del secondo escono rane, come nell’episodio biblico della seconda piaga d’Egitto5 (indossa un manto verde simbolo della caducità e del male). Il demone alato o bestia avanza contro il cavaliere somigliante a un crociato armato e vestito di bianco (il bianco indica la trascendenza divina o la resurrezione salvifica),  il conflitto tra demoni e cavalieri sta per avere inizio, questi sono guidati da colui che si “chiamava fedele e verace, perché giudice e combatte con giustizia”6.  Ma il “verace” si potrebbe identificare con il cavaliere teutonico Raimondello Orsini combattente in Prussia e pellegrino (in sembianza di crociato) in Terra santa, condottiero angioino fedele ai propri sovrani, Carlo I e II d’Angiò, qui generale delle armate celesti, sotto i vessilli della croce, contro le forze del male.


1  Marcello Gaballo, Un ritratto di Maria d’Enghien, “Fondazione Terra d’Otranto” 08.09. 2012;

   Treccani.it/enciclopedia/Orsini Del Balzo/di Kristian Toomaspoeg _(Dizionario Biografico degli italiani, vol. 79, 2013); W. Paravicini, Die Preußenreisen des europäischen Adels, Sigmaringen, 1989, pp. 107, 134, in Treccani,Kristian Toomaspoeg, Op. cit.;Treccani.it/enciclopedia/ Maria d’Enghien, regina di Sicilia/di Andreas Kiesewetter _( Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 70, 2013); Raffaele Licino, I Periodi angioino e aragonese, in Storia della Puglia, vol. I Antichità e Medioevo, a cura di Giosuè Musca, Adda, Bari, 1987, pp. 292 – 293 

2 Michele Montinari, La Basilica cateriniana di Galatina, Editrice Salentina, Galatina, 1978, pp. 36 – 58

3 Rosario Assunto, Mostruoso e Immaginario, EUA, vol. IX, Venezia – Roma, 1958 – 1987, pp. 709- 710

4 Apocalisse, 16, 13

5 Esodo, 7, 26

6 Apocalisse, 19, 11

Affresco raffigurante i cavalieri di Cristo
I cavalieri di Cristo- Basilica di Santa Caterina a Galatina (Foto P. De Florio)

L’articolo continua…

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