IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista Culturale online

Il mondo onirico-fanciullesco nell’arte scienziale di Sandro Greco

Di Maurizio Nocera

Appena qualche anno prima di morire, l’ultra centenario grande critico d’arte e filosofo Gillo Dorfles (alias Angelo Eugenio Dorfles – Trieste, 12 aprile 1910 – Milano, 2 marzo 2018), riuscì a dare alle stampe uno dei suoi libri più importanti – Gli artisti che ho incontrato (a cura di Luigi Sansone, Skira, Ginevra-Milano, 2015, pp. 857). Il libro «accomuna artisti considerati “maestri storici” […] ad artisti più “giovani” che hanno sviluppato la loro ricerca nella seconda metà del Novecento in varie direzioni, dall’Astrattismo all’Informale, dal Movimento Arte Concreta (di cui Dorfles è stato fondatore con Atanasio Soldati, Bruno Munari e Gianni Monnet) all’Arte Concettuale, dall’Arte povera alla Transavanguardia […]» (dalla prefazione Arte in divenire 1930-2015, di L. Sansone).

Il volume si divide in capitoli di incontri, commenti e recensioni che Gillo ha fatto a partire dagli anni Trenta fino al 2015. In esso non si trovano tracce che riguardino direttamente artisti meridionali (salvo qualche raro caso, ma che comunque trattasi di artisti immigrati prevalentemente al Nord, in quel di Milano e dintorni). Men che parlare di artisti pugliesi, salvo un caso, che rende per noi il dato eccezionalmente importante. Riguarda l’artista salicese (ma nato a San Pietro Vernotico, 1928) Sandro Greco, che Dorfles tratta alle pp. 754-755. Si tratta dell’Introduzione al libro di Sandro Greco, Dialogo tra un artista una farfalla e una testuggine. Il dualismo della luce e il colore (Grifo Edizioni, Lecce 1999, pp. 56). Vale la pena leggere quelle pagine:            

«L’incontro – e spesso lo scontro – tra scienza e arte è stato da sempre fecondo. Proprio perché entrambe sono alla ricerca di una “verità” mutevole e inafferrabile./ Non c’è scoperta scientifica che non sia resultata insoddisfacente, non c’è norma artistica che si sia dimostrata duratura. Duratura – (ma fino a che punto?) – è soltanto la natura, che l’uomo invano cerca di dominare e che spesso invece finisce per alterare e offendere./ Un artista come Sandro Greco – che nella sua lunga stagione creativa ha saputo spaziare dalla pittura alla scultura, dall’arazzo alla ceramica, ma anche interessandosi e studiando a fondo parecchi settori scientifici – sempre mantenendosi autonomo rispetto alle correnti “alla moda” – non poteva non rimanere affascinato dal panorama cromatico e formale offerto dalla natura e dalle sue infinite creazioni (e creature)./

Ecco, allora, perché questo breve e densissimo volumetto, tra giocoso e pedagogico, sembra un coronamento singolarmente appropriato del suo pensiero e della sua attività./ Appropriato, anche da un punto di vista scientifico e didattico perché riassume – sotto forma di un curioso dialogo tra l’autore, una testuggine e una farfalla – tutta una serie di nozioni che riguardano le teorie del colore, le radiazioni, le onde elettromagnetiche, le diverse concezioni riguardanti la complementarietà dei colori, la loro combinazione spettrale e chimica, le teorie sorte attorno alla composizione ondulatoria o corpuscolare della luce, ecc. ecc./ Ma l’interesse del libro – oltre che essere accresciuto dalla presenza di alcuni gustosi esempi tratti dai lavori dell’autore, soprattutto dalle sue aeree e variopinte farfalle – consiste nella sua indagine sul problema decisamente “filosofico” circa il rapporto tra arte e natura.

Perché le ali delle farfalle sono così straordinariamente affascinanti?/ Ce lo siamo chiesti, credo, in molti, e non posso non ricordare qui il famoso saggio di Roger Caillois, sulle ali delle farfalle, nel suo Méduse et Cie (Gallimard, 1960) dove tra l’altro si può leggere (traduco alla meglio): “Nelle ali delle farfalle c’è davvero ‘bellezza’ nel senso più largo del termine, perché esiste una creazione di felici combinazioni cromatiche che non si possono spiegare con la semplice utilitarietà” …/ Un’ipotesi potrebbe essere quella di pensare che esista una “tendenza” alla produzione di particolari disegni colorati, che porti a realizzare – ai punti estremi dell’evoluzione – “le ali delle farfalle e i dipinti dei pittori”./ Il mistero di questi incredibili “dipinti della natura” rimarrà comunque anche in futuro: nessuno potrà spiegare perché le meravigliose modulazioni cromatiche delle farfalle siano “necessarie” (le teorie “funzionaliste” non bastano a giustificarlo) né perché il nostro “gusto” accetti come bello questo accordo di colori così originale e, almeno in apparenza, così arbitrario./ Forse l’unico modo per accostarsi al mistero di queste “creazioni della natura” è quello di fare come Sandro Greco: creare a sua volta infinite farfalle – in lamine d’argento, in ceramica, in cartapesta colorata, in foulard… – così da rendere evidente quella sintonia tra artificio e natura che, nelle pagine del volumetto, appare piacevolmente e utilmente chiarita».

Anch’io quel libro di Sandro, con una bella dedica in copertina. Si tratta, come dice Dorfles, di un’attenta riflessione sull’arte e la scienza (l’artista è anche laureato in Farmacia, quindi esperto di chimica), riferita soprattutto al caleidoscopico mondo dei colori e della luce. Temi questi che l’artista salicese ha sempre tenuto sotto occhio e sotto pennello con la fantasia e lo stupore di fanciullo.

D’altro canto, sulla tematica della luce, egli è autore di altri due successivi libri. Il primo s’intitola Omaggio a Isabel assistente di Herr Plank, domatore di farfalle (Grifo Edizioni, Lecce 2007), pubblicato su iniziativa dell’Associazione Culturale “Moventi”, con introduzione di Lucio Galante, il quale individua come matrice vocativa adolescenziale dell’artista «l’amore per il circo, avvertito a tal punto da viverlo come esperienza diretta, sia pure per brevissimo tempo, facendo il clown». Altro elemento individuato dal critico d’arte salentino è la serietà con la quale Sandro Greco ha affrontato il suo fare arte, attento soprattutto ai “valori” (amore per la natura, bellezza del mondo che viviamo, felicità di sapersi vivi) intesi sempre come sinonimo di libertà, scevra quest’ultima da insulsi conformismi o, peggio ancora, ancorata a «schemi mentali precostituiti». Altro punto che Galante individua è la cultura di Greco, basata fondamentalmente su una formazione scientifica. Altro punto è quello della manualità. Sandro Greco modella, dipinge, scolpisce, disegna, ecc., con una manualità concreta “sporcandosi” le mani nei colori, nella cartapesta, nelle pietre, e in un qualsiasi altro materiali utili come suoi supporti artistici. Lucio Galante chiude il suo intervento con un bel riferimento al mondo farfallesco dell’artista. Scrive:

            «le sue farfalle artificiali, che si possono muovere [grazie a un’istallazione consistente in fili di acciaio mobili sui cui apici sono poggiate le farfalle (ma anche i fiori di carta) mosse da ventilatori] danno vita a uno spettacolo, fatto di mille colori e di mille varietà, [che] è un inno entusiasta all’armonia e alla bellezza […] ma è anche un richiamo, un avvertimento, l’armonia e la bellezza possono scomparire e non potranno essere surrogate da un semplice artificio. Salviamo, dunque, la natura per salvare le farfalle, la cui bellezza, grazia, eleganza, in altro termine il loro fascino ha il potere di distrarci dalle angustie quotidiane, e di farci volare con la fantasia, ma soprattutto farci sentire liberi come loro. Forse è il caso di ricordare che esse sono state simbolo di libertà, nella tradizione iconografica simbolo dell’anima che abbandona il corpo al momento della morte, o anche dell’anima umana risorta, o infine dell’intero ciclo vitale, vita morte e resurrezione».

Le farfalle, dunque. Nello stesso volume, Giuliana Coppola e Nicola Toma intervengono scrivendo di averle viste andare in giro, però, assicurano,  «di meno; [perché] loro [le farfalle] preferiscono posare qui [sulle tele dell’artista Sandro Greco] le loro ali, qui dove fantasia d’artista e di poeta le rende eterne come primavera».

Da parte sua, invece, il poeta Vito Antonio Conte afferma che «le farfalle di Sandro Greco gridano allo stupore perché il loro silente librarsi tra noi è già parola. Parola altra. Parola indicibile o difficile a dirsi, ma parola. Parola poetica».

E Martina Gentile, discorrendo della «vita in poesia» afferma che «le farfalle di Sandro sono novantasei guizzi di colori più vari e sgargianti di quanto non siano in natura, testimonianza del potere dell’arte di sconfinare e uscire dai percorsi già tracciati dal reale».

Franco Teodoro Tommasi, invece, dice di conoscere Sandro Greco da quando era ragazzino, per questo ama «particolarmente la grazia, la leggerezza, il gioco, lo stupore, l’humor» dell’artista.

Francesca Goduto scrive di aver sentito «un fruscìo leggero, fuggevole ha rapito i [suoi] occhi e voltando[si ha] creduto di sognare una piccola farfalla inzaccherata di colori che [le] ha sfiorato i capelli ed è volata su su in un attimo… e poi [l’ha] vista davvero, posata sulle spalle del gigante. Quel gigante è Sandro Greco».

La «forza leggera della poesia», Ilaria Seclì la sente percorrendo «una strada […] abitata di donne intente a cucire e di mariti gelosi, di verdure e frutte rincarate, di figlie impertinenti e di altre svergognate».

Per Maddalena Mongiò, invece, «l’affascinante mondo dell’artista salentino Sandro Greco» consiste in un «viale di fiori baciati da farfalle […] un viale di bellezza, un mondo di bellezza, questo il palcoscenico dell’artista».

Elisabetta Liguori sente «il profumo di una cava» che lei, spartana di Lecce, vive a contatto con la nudità della pietra; pietra che si fa parola, diviene cioè pietra-parola «quotidianamente estratta dalla [sua] radice isterica. Per una sera – scrive – si è aggirata pesantemente, in blocchi statici, tra le farfalle vive e volanti di Sandro Greco, e non è stata più la stessa parola: ha colto l’intuizione del volo e adesso, viaggiando, si porta addosso frammenti d’ala, pezzetti di altre parole, mozziconi di facce d’uomini».

Nelle Riflessioni di Giorgio Leaci, dedicate «a Max Planck e Sandro Greco [… ci sono] particelle/ depurate, De Purate, D apostrofo epurate (liberate cioè) dalle SCORIE/ degli Abiti e/ dalle piccole furbizie;/ ma anche dalle Apparenze e/ dalle compiacenze dell’Io».

Per Eliana Forcignanò «le farfalle di Sandro Greco sono un’esplosione di colore, ma, guardandole attentamente, o inquadrandole nell’obiettivo di una macchina fotografica, vi è quasi uno stordimento […] che lo spettatore subisce senza neppure rendersene conto».

Nelle Liriche di coscienza, di Enrico Romano, per Sandro Greco c’è «l’anima/ l’agreste stemperando/ [che] prese forma.// E fu pensiero».

Ci sono poi le urla di Puccetto.

E di Paola Scialpi un «grazie a Sandro per tutti i re di Roma/ per tutte le Isabel/ per tutte le farfalle/ che ci ha fatto conoscere e che ancora conosceremo. Grazie per la sua gioiosità/ per la sua ironia e la voglia di vivere».  

«La voce, e il canto/ L’angelo musicante» sono invece per Alessandra Tana.

E per Fernando Bevilacqua è «James, [la] farfalla bizzarra».

Infine per l’artista salicese, ci sono sempre e comunque i fiori di carta, le scacchiere di tessere di pietra, i fili di ferro fluttuanti nell’aria libera e serena, Le Maschere, i clown, le farfalle e mille altri varianti di soggetti naturali. Ne Il mondo di Sandro Greco (Edizioni Grifo, Lecce 2013), scrive Emanuele Domenico Vicini, si tratta di «opere che suggeriscono un’idea di semplicità, di immediatezza esecutiva, di ispirazione intuitiva cui viene data subito dignità di forma. […] In Greco non c’è posto per una pittura nostalgica e dimessa […] Per [lui] tecniche antiche e moderne, plastiche e bidimensionali, scultoree e pittoriche, [sono] sempre a servizio di una ricerca personale, fatta di colore e geometria, di espressività vivace e attento controllo compositivo».

E ancora, in questo stesso volume, il grande Gillo Dorfles ritorna ad interessarsi di Sandro Greco con un testo bellissimo, in cui scrive che «i [suoi] dipinti […] sono una prova tangibile d’una vena compositiva e d’una peculiarità cromatica che si esplica soprattutto nella realizzazione di opere figuratamente ironiche ma anche spesso decisamente astratte».

Per Lucio Antonio Giannone, invece, «Sandro Greco è uno dei più fantasiosi e inventivi artisti salentini [… alla cui] base di ricerca c’è una concezione totalizzante dell’arte, la quale deve liberarci dai condizionamenti e dalle convenzioni della vita quotidiana, sviluppando la sensibilità e l’immaginazione per rendere più fruibile umanamente la realtà». E, a proposito, delle farfalle scrive che «i fiori di carta con le ali sono per Greco un’altra meraviglia della natura, che solo chi conserva l’animo di un bambino può adeguatamente apprezzare nel loro fantasmagorico dispiegarsi di colori e di tonalità».

Sempre sullo stesso volume Nel mondo di …, il critico d’arte Toti Carpentieri rileva «la storia della creatività di Sandro Greco, in quel suo guardare continuamente all’ambiente che dalle sculture viventi all’aperto del millenovecentosessantotto, l’avrebbe portato solo all’anno successivo ai Fiori di carta dislocati sulla sabbia, sulle rocce e quindi sull’asfalto – il senso duchampiano dello spiazzamento con il situare in un ambiente normale un fattore che nulla a che a fare con esso – in una sorta di rivitalizzazione possibile di una realtà contemporanea per certi versi perfino alienante».

Dal canto suo, la storica dell’arte Marina Pizzarelli scrive che «l’artista ha, come spesso accade allo scienziato, il senso della “bellezza” dell’universo e dell’interna armonia delle cose:  e come per lo scienziato questo deriva dalla sua capacità di indagare nei fenomeni della natura, analizzando ciò che c’è dietro l’apparenza del fenomeno, così per l’artista si tratta di penetrare dentro il fenomeno del “fare artistico”, analizzandone le dinamiche espressive (materia, colore, intenzionalità) fino al punto minimo, alla sua “struttura atomica”, al concetto».

E Anna D’Elia, che dice che «gli antefatti [artistici di Sandro Greco] aiutano a conoscere la [sua] intera vicenda artistica, ex farmacista, professore di chimica, che pianta fiori nell’asfalto e tra le immondizie».

E lo storico dell’arte Massimo Guastella scrive che «Sandro Greco, nella sua manualità artistica, si è dedicato a forme artigianali ovvero d’arte applicata ideando manufatti tessili, i “tapp-arazzi”, lavori in cartapesta, il ciclo delle “farfalle” piatti di ceramica e gioielli».

E poi c’è Arrigo Colombo, sodale da lungo tempo dell’artista, che scrive: «Attraverso quadri o, meglio, residui di quello che fu il quadro: la tela monocroma, il telaio di legno, la scacchiera col suo incomparabile fascino di spazi geometrici e di chiaroscuro, il suo enigma […] In questi oggetti di analisi, in queste suggestioni il senso poetico è vigile, l’invenzione continua».

Infine, non come “con/fine” ma come inizio, nella dualità degli elementi eraclitei specularmente contrapposti, c’è lui, l’artista, l’impastatore di fiori e farfalle di carta, i cammei che brillano in un variopinto universo di colori e di luci, che dice, che scrive, che “graffia”, come circense equestre meridionalista, come artigiano e giocatore d’arte, contro l’inquinamento universale, contro il rumore dei “mal/esseri”, nel solco dell’arte e della scienza, in un tempo e in uno spazio che definisce come frecce bidirezionali, nell’ordine e nel disordine di insondabili scacchiere di luci prismatiche, col sacro numero 7 inciso sulla tela, sulla faesite, sul legno, sulla ceramica, sulla pietra, come sapiente messapo, come esteta dell’immaginifico e, tutto sommato, non come somma ma come insieme di bellezza, creatività, oltrepassamento, trance di luce cosmica che riverbera come raggio verde, che invia  alla sua bella «Fiori di carta con le ali [che] raggiungono il sole e lo pregano di non spegnere la luce» (prima di copertina in Rita Greco Scalinci, Favole, racconti e poesie, a. e, 2015, con Introduzione di Maria Daniela Greco e illustrazioni di Giovanni e Sandro Greco).

L’artista dice che «nell’arte c’è posto per tutti ma non [che essa] non è per tutti», che nel «fare l’arte per l’arte è fondamentale essere rimasti bambini», che «l’arte è acefala quando non poggia su solide basi culturali», chiedendosi: «Siamo alla fine dell’arte?/ È da molti anni che si parla e si scrive sulla fine dell’arte./ Già Hegel lo scriveva nella sua Estetica del 1817. L’arte non morirà mai perché ci saranno sempre uomini creativi./ Il filosofo e scienziato Biagio Pascal affermava: “L’uomo non è che una canna, la più debole della natura, ma è una canna pensante” e finché ci saranno “canne pensanti”, l’arte non morirà mai, ma scompariranno alcuni processi di produrre arte./ Il mio augurio è che queste nuove forme d’arte siano intessute sempre più di “informazioni estetiche” necessarie all’educazione estetica dell’uomo perché il desiderio dell’artista è quello di fare della vita e dell’arte una sola cosa./ L’arte di oggi non assolve questo compito e, tutto sommato, a mio avviso, è forse che ricominci daccapo ad avere, tra l’altro, un fine che è stato quello di artisti come Mirò, Calder, Chagall, Picasso, Melotti ed altri, cioè quello di suscitare nell’occhio di chi guarda emozioni».

E ancora, a proposito delle sue fidanzatine farfallesche, in un suo Manifesto del 28 maggio 1988, scrive che «nel corso delle [sue] mostre sulle farfalle… dal 1972 ad oggi// [gli] è stata posta sempre la stessa domanda: perché farfalle?/ Chi di noi, nei verdi anni della fanciullezza, non ha seguito il volo di una farfalla, cercando di catturare quel piccolo frammento, di cielo che appariva e scompariva tra i fiori di un prato primaverile?/ Nella mia fanciullezza andavo con amici in campagna a caccia di farfalle (siamo nel 1935) ed adesso, (a ottanta anni) non c’è vista migliore di quelle per risvegliare i miei ricordi infantili./ La farfalle, con le loro bellissime ali, sono così affascinanti, che hanno ispirato, per secoli e secoli, pittori, scultori, poeti, come Van Gogh, Picasso, Calder, Petrarca, Arrighetti, Marino, Leopardi, Pascoli, D’Annunzio, Gozzano, Montale, Slapater, Goethe, Callois, Hesse./ “Sono qui per stupirmi!”, afferma un verso di Goethe, ed io, come Goethe, oltre allo stupore provo un fanciullesco incanto sia nell’ammirare il volo delle farfalle sia nel farle con le mie mani utilizzando i più svariati materiali./ Le farfalle sono sulla Terra da oltre 140 milioni di anni e, pur avendo una vita breve, fragile, effimera, di un giorno, al massimo di un mese, resistono nel tempo mentre i dinosauri e molte altre forme di vita sono scomparsi./ Le farfalle non sono soltanto bellezza e poesia: sono anche un prezioso segnale o, meglio, un indicatore biologico./ La loro presenza e ancor più la loro assenza indicano lo stato di salute dell’ambiente che ci circonda./ Oggi le farfalle sono in grave pericolo. Gli inquinamenti, i pesticidi, l’urbanizzazione e l’ignoranza contribuiscono a distruggere molte specie di erbe e piante su cui vivono innumerevoli insetti, primi fra tutti le farfalle./ Imparare a conoscere meglio il loro mondo insegna anche a noi, presunti padroni dell’Universo, ad essere più umili./ Anche a me, come ad Hermann Hesse, non piace chiamare “insetti” queste bellissime e coloratissime creature alle quali sono stati dati svariati nomi./ Per me sono: “Splendidi fiori con le ali”».

Fiori con le ali, farfalle, e poi ancora farfalle: l’11 novembre 2015, giorno di san Martino che si festeggia il VINO, lo incontro a Lecce, alla sua mostra nei pressi di Palazzo dei Celestini. Ammiro i suoi dipinti, i “graffi”, le farfalle, le “pezze” dorate. Mi sento rinascere nella dimensione caleidoscopica di un mondo di bambini, quell’immaginifico mondo colorato che rende la vita dell’Umanità sopportabile. Sono i colori di Sandro Greco, eterno fanciullo, che mi immergono in tale mondo, quello stesso entro il quale anch’egli è permanentemente sprofondato con la sua arte. È così che sento su di me il volo delle sue farfalle come versi “versati” sulla tela o su altri supporti, intesi come poesia pura, quella rara che allieta l’animo rendendolo oltremodo sereno.

Gli sussurro in un orecchio che le sue farfalle m’ammaliano. Sorride e sottovoce mi sussurra dei suoi personalissimi versi, che non dimentico più:

«Sii leggero come una farfalla e continua

a saper sorridere.

Pianta fiori di carta su giardini impossibili,

da te costruiti sull’arida cima di un monte sassoso,

sulla sabbia, sulla neve, sull’asfalto, sui rifiuti, sulla luna.

E sulla luna dondolati

quanto più in alto è possibile,

su un’altalena fatta con strisce di carta.

Gioca con ogni cosa e

intrattieni quella parte di “bambino”

che è ancora in ognuno di noi.

E quando ti commuovi

pensando ad un “caro assente”

parla con i fiori».

///

Addenda

Quando ormai avevo licenziato il testo, scartabellando tra le carte degli artisti che s’affollano nella mia biblioteca, di Sandro Greco rintraccio ancora altri cammei di arte e di passione. In primis, il libro/catalogo Informazioni estetiche di Sandro Greco (1968-1973) (Lacaita editore, Manduria 1974). Forse sbaglierò, ma credo che si tratti di uno dei primissimi libri d’arte di Sandro, per di più stampato da uno dei più rinomati editori pugliesi, Piero Lacaita di Manduria, uomo coraggioso e di grandi virtù democratiche. Nel libro ci sono le testimonianze di Umbro Apollonio, Renato Barilli, Achille Bonito Oliva, Arrigo Colombo, Gianni Jacovelli, Tommaso Trini, Adriano Spatola. Come si vede dall’elenco dei critici citati, siamo di fronte al meglio della critica d’arte dell’epoca con nomi che hanno fatto la storia dell’arte in questi ultimi 50 anni.

Seguono le pagine dedicate all’arte di Sandro, che egli stesso descrive così:

            «Partendo dalle prime esperienze di camici bianchi all’aperto e di interramento di relitti industriali, Sandro Greco è passato agli interventi di Land-Art coi fiori di carta sulla sabbia, sulle rocce, sull’asfalto, sui rifiuti, su campi bruciati, e alla disposizione delle strisce e dei nastri sul terreno e sugli alberi. Quindi sono seguite alcune operazioni “intermedie”, tese ad ampliare il sistema di rapporti col pubblico e più genericamente con l’ambiente (la tela bianca, le reliquie, i rapporti prossemici). Le ricerche più recenti tendono a concettualizzare all’estremo il fare artistico con la rappresentazione in grafici e diagrammi dei dati estetici e con alcune “proposte” sul comportamento individuale e collettivo».

Le immagini che seguono sono di un’originalità audace e più che uniche: Camici bianchi in campagna/sculture viventi; Interventi di sculture industriali; Strisce di carta sulla roccia; Strisce di carta su alberi secchi; Strisce di carta sui rifiuti; Strisce di carta sui copertoni.

Ci sono poi i fiori, che Sandro Greco introduce così:

            «Quando si scrive che “il rapporto col mondo non deve avvenire che attraverso la nostra esperienza”, si deve intendere che all’antica educazione che insegnava a “parlare delle cose” bisogna sostituire un’educazione che insegni a “fare le cose”. Oggi è necessario che l’opera d’arte faccia parte integrante dello spazio ambientale e viva pienamente e direttamente con l’uomo poiché “ogni uomo è un organismo-ambiente che vive in un campo di comportamento”. Per fare questo, io artista, indago le “cose”, lungi da schemi concettuali fissi, ed invio un messaggio per fissare una pausa della vita ri-proponendo “situazioni” che riguardano le regioni di un sistema isolato nelle quali l’entropia decrescente comporta un crescente ordine delle “cose stesse”».

Anche le immagini che seguono rimandano ad un nostro pensiero stupefatto e affascinato: Fiori di carta sulla sabbia; Fiori di carta sulla roccia; Fiori di carta sull’asfalto; Fiori di carta e inquinamento; Fiori di carta sui rifiuti; Fiori di carta sulla terra bruciata; Fiori di carta sulla luna.

Ci sono poi le pagine dedicate alla Tela bianca, che Adriano Spatola identifica come «il silenzio. Specchiarsi in questo specchio cieco come in un pozzo senza fondo». E ancora alle Reliquie; ai Sistemi-vita con i tanti “mercati” salentini; ai Rapporti prossemici, che Sandro Greco indica come «le necessità fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo sono cibo e sesso; tutto il resto è di secondaria importanza. […] A me artista interessano i miei simili che, come quantità estensive, sono dei sistemi aperti capaci di assorbire delle variabili le quali possono modificare i sistemi ma possono anche essere modificate dai sistemi stessi. I mii lavori tendono a parlare all’uomo ed in particolar modo a quell’uomo che “identifica l’opera d’arte con l’edificio, il libro, il dipinto o la statua nella sua esistenza separata dall’esperienza umana”. Fino a quando l’arte è vincolata all’oggetto rimane pura descrizione, letteratura. L’arte invece è esperienza. L’arte è vita. L’arte è un processo di modificazione dell’ambiente e quindi non ci si deve meravigliare né dei mezzi usati, né dei temi trattati, perché lo scopo dell’arte è eccitare la fantasia umana perché la realtà possa essere più umanamente fruita».

E ancora altre pagine dedicate all’Entropia Probabilità Informazione estetica. Bellissime le pagine a I Sepolcri di Ugo Foscolo; alle poesie di Jacques Prevert, di Jimenez, di Brecht, di Rafael Alberti.

Altre pagine sono dedicate ai Farmaci concettuali; all’Holographic Testament di se stesso in quanto Sandro Greco; al Latte sull’asfalto; al Principio di parità; alle Tele monocromatiche e dicromatiche; all’Informazione estetica; e, per finire, con una artistica Artistica proposta di legge (Abolizione dell’età anagrafica con sostituzione dell’età biologica).

Ma chiudo questa riflessione su questo straordinario libro/catalogo di Sandro con un suo augurio che, scritto nel lontano luglio 1973, contiene tutta la moderna complessità di cui siamo oggi interpreti e vittime:

            «Mi auguro che queste [informazioni estetiche] inducano l’uomo a pensare e ad assumere un “atteggiamento”, l’atteggiamento estetico, di cui parla Jan Mukarovsky, nei confronti dell’ambiente fisico e sociale in cui vive. Se ciò si verificherà, vorrà dire che sarò riuscito ad esprimere qualcosa che durerà nel tempo, e colui che differisce da me più che danneggiarmi mi arricchisce».

Nel 1997, Sandro Greco dà alle stampe un volume di piccolo formato – Il tempo, i pensieri e i ricordi (Edizioni Panico, Galatina) – dedicato «alla memoria di [sua] madre e di [suo] padre». Bello e letterariamente gonfio di riflessioni poetiche dell’artista. Tratta del Tempo: tutti invecchiamo nella stessa direzione, e si domanda dei tanti perché dell’esistenza attraverso le letture dell’Urfaust di Johann Wolfgang Goethe; del Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde; di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust; di scritti scientifici di sir Arthur Stanley Eddington; di Carl David Anderson, di Emilio Segrè e Owen Chamberlain; di Stephen William Hawking; di Ilya Prigogine, di Sant’Agostino; dell’arte di Alexander Calder, Fausto Melotti, Joan Mirò, Rolomir Piccinno, Fernando Lomascolo, Ginevra Cioffi De Simone, Chagall e Bella. Prende “il Tempo” e lo chiude dentro “Scatole di legno”, riempiendo poi il libro di stupende immagini della memoria, quella sua (foto della Famiglia Greco del 1942, di sua madre Maria De Marco e del suo tata Angelo); della dimora natale di Villa Valletta a San Pietro Vernotico; della festa di matricola del 1952 mentre, col cappello da studente goliardico, annuncia la sua «semplicità»; di Rita Scalinci Greco, sua compagna di vita e di amori; del Convento di Salice Salentino; dei suoi fantastici libri di legno; del Padre domenicano Armando Bezzeccheri; dei suoi professori Donato Serrone, Francesco Pagliarulo e Giuseppe Caione. Chiudendo con «l’arte si vive non si insegna».

Dulcis in fundo, mi accorgo solo ora che in un angolo della mia biblioteca è ancora appeso un calendario: del 1998. Un grande calendario con su scritto LIBERTÀ: un poeta e un artista, di Paul Èluard e Sandro Greco (Edizioni del Grifo, Lecce). Il testo introduttivo è a firma di Arrigo Colombo, il poeta leccese dell’utopia che scrive:

            «Nella poesia come nell’arte ritorna la stessa idea, lo stesso ideale, la stessa passione. Per la libertà. La stessa volontà, la stessa ansia ardente ch’essa penetri e trasformi l’umanità intera. L’attesa di un evento che la storia sta realizzando, realizzerà. Passione politica, poetica artistica, passione umana, amore per l’uomo».

Sandro Greco ha riempito questo grande calendario di un’infinità di notizie sul mondo dell’arte e sui suoi interpreti di ogni tempo.

Per chi volesse stampare o scaricare l’intero saggio del Prof. Maurizio Nocera: