IL PENSIERO MEDITERRANEO

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“La barca della speranza” con Fernando Caputo e Giovanni Pellegrino – 3 giugno a Martano (LE) al Centro Culturale tò Kalòn

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Evento 3 giiugno a Martano

di Anna Stomeo

Lunedì 3 Giugno 2024, alle ore 19.00, presso il Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus a Martano (Lecce) in via Marconi 28, si celebra un incontro ‘unico’ nel suo genere, a metà strada tra storia e leggenda, tra memoria e ricordo, tra narrazione e visione: con Fernando Caputo e Giovanni Pellegrino si parlerà del Freebooter, il “Libero Corsaro” dei Fratelli Caputo.

Una barca in ferrocemento lunga 14 metri e interamente progettata e costruita a Zollino, alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, ad opera dei fratelli Vincenzo, Michele e Fernando Caputo, con la collaborazione (e la comprensione) dell’intera famiglia contadina: il padre Francesco, la madre, purtroppo scomparsa agli inizi dell’impresa, ma salda e determinata nel rispetto e nella difesa dei sogni dei figli, la sorella Maria, la cerchia più ristretta degli amici, tra cui, assiduo e fedele, lo stesso Giovanni Pellegrino e l’intera cittadinanza di Zollino, dapprima diffidente e poi sempre più partecipe e coinvolta. Tutti diedero materialmente ‘una mano’ alla costruzione della barca, lavorando la domenica e nei ritagli di tempo: le vecchie foto ci restituiscono un cantiere sempre affollato, una sorta di rito collettivo compiuto con devozione e determinazione.

Fino alla fine, quando all’alba di un giorno di aprile del 1981, si formò una lunga carovana che lentamente, passando per Martano, trasportò la barca, issata su un potente camion, nel porto di Otranto, dove tra meraviglie, applausi e benedizioni fu finalmente varata. Cominciava allora il vero inseguimento di una chimera, con cui misurarsi e misurare la propria vita, quella reale e quella vaneggiata, come accadeva spesso ai ragazzi degli anni Settanta, nei più svariati campi dell’esistenza. Prima tappa fu la Grecia, giacché “Jennisimosto grichi ce telome na pame stin Grecia” (Siamo nati greci e vogliamo andare in Grecia) e poi… via… attraverso l’Oceano fino all’Australia, terra dove il sogno della barca era nato nella mente di Vincenzo, primo navigatore della famiglia.

Un’impresa mitica dal sapore verghiano: la barca e la famiglia contadina, l’impiego generoso dei risparmi, la speranza della fortuna economica, le diffidenze, le difficoltà, le avversità del destino. E tuttavia quei ragazzi degli anni Settanta, protagonisti di questa insolita avventura, sapevano bene dove sarebbero arrivati, erano sicuri che la barca sarebbe stata varata e avrebbe attraversato gli oceani. Lungi dall’affidarsi al caso, Vincenzo e, in particolare, Fernando, che per lunghi mesi studiò e disegnò il progetto nautico, con carte, calcoli, appunti e misurazioni, seppero progettare e realizzare con cura il proprio sogno, poiché era in gioco non tanto la sopravvivenza, quanto la speranza, che spinge sempre a rompere gli argini e a guardare al di là dei confini del paese, per superarne le anguste reticenze e, spesso, le aspre cattiverie. Figure luminose e visionarie, quei ragazzi degli anni Settanta, intenzionati a sfidare il mondo con la conoscenza, mettendo in gioco i propri corpi, ancora lontani dagli schermi virtuali, ma vicini alla storia, alla politica, al cambiamento, comunque all’azione, se non alla rivoluzione.

Carne e sangue, speranza e desiderio, fatica e resilienza, forza e coraggio in quei giovani carichi di visioni e di esperienze, che, oggi, anziani, si raccontano e ci raccontano con semplicità e ardore. Saremo tutti in religioso silenzio ad ascoltare, a tò Kalòn, la pacata narrazione di Fernando e le critiche sollecitazioni di Giovanni, maestro del pensiero alternativo salentino, amico e sodale di un’impresa mitica che ancora oggi ha tanto da insegnarci. Una serata che si rivelerà indimenticabile, da non mancare.
Anna Stomeo


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