IL PENSIERO MEDITERRANEO

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la Vita è un gioco, ognuno ha il suo

Uno splendido ritratto di Man Ray questa mostra curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola

Uno splendido ritratto di Man Ray questa mostra curata da Walter Guadagnini e Giangavino Pazzola

di Tiziana Leopizzi


Lo sguardo serio, severo, consapevole ma non triste, disimpegnato
ma non indifferente come si definì lui stesso, è il benvenuto che ci dà Man Ray dall’imponente gigantografia a Palazzo Ducale agli Appartamenti del Doge a Genova. Il suo costante mettersi in gioco, emerge subito da questo famosissimo autoritratto dal viso perfettamente rasato…a metà.
La mostra è un formidabile flash sulla sua vita vissuta con l’acceleratore schiacciato a tavoletta.
Nato a Philadelfia da una coppia di immigrati trascorrerà l’infanzia a Brooklyn dove apprende il disegno a mano libera e tecnico. È di casa alla 291, la galleria di Alfred Stieglitz ma nel frattempo svolge diversi impieghi. Giovanissimo si sposa con la poetessa belga Donna Lecoeur nota con lo pseudonimo di Adon Lacroix grazie alla quale si accosta all’ambiente dell’avanguardia artistica. All’Armory show, siamo nel 1913, scopre Marcel Duchamp e Francis Picabia e poco dopo tiene la sua prima mostra personale di disegni alla Daniel Gallery. Si vede subito la tempra… non soddisfatto dalle riproduzioni della pubblicazione, risolve il problema radicalmente decidendo di comprarsi una macchina fotografica che impara ad usare perfettamente. Si

specializza in ritratti fotografici che espone nella sua seconda mostra sempre alla Daniel. Di lì a poco con Marcel Duchamp aprirà la Society of Independent Artists e subito dopo la società Anonyme. Il suo primo film Il ritorno alla ragione, si deve invece all’incontro con Tristan Tzara che riconoscendone il talento lo sprona a intraprendere anche questa strada.
Duchamp, suo grande amico e sodale, lo attende a Parigi. Espone subito alla Librairie Six. Il fervido ambiente parigino gli è congeniale, e qui nasce la passione ricambiata per Kiki de Montparnasse che gli sarà compagna, musa e modella nei sei anni successivi. Realizza i primi rayograph che decreteranno il suo successo. Il suo rapporto con Kiki finirà poco dopo aver firmato il manifesto sul surrealismo, la corrente creata da Andre Breton.
La mostra al Ducale è incalzante e rispecchia lo spirito iperattivo dell’artista che dopo aver pubblicato nel 1934 Man Ray Photofraph in Francia e Usa lascerà Parigi per trasferirsi a Hollywood dove nasce il forte legame con Juliet Bowner che durerà tutta la vita. Riprende a lavorare con nuova lena per ricreare i suoi stessi lavori che pensa siano stati distrutti durante i bombardamenti.
Il Pasadena art Institute gli dedica la prima retrospettiva. Torna a Parigi dove sperimenta le prime fotografie a colori ma partecipa alla mostra del MoMA di N.Y. Abstract Painting and Sculpture e ancora a Londra, siamo nel 1959, The Institute of Contemporary Art organizza An Exhibition

retrospective and Prospective, of the Work of Man Ray.
Due anni dopo la biennale della Fotografia di Venezia gli conferisce la medaglia d’oro e poco dopo partecipa alla mostra The Art of Assemblage al MoMA di New York. La famosa galleria Schwarz di Milano allestisce la prima personale in Italia. La scomparsa dell’amico di una vita lo segna profondamente e si getta ancora di più nel lavoro. Il governo francese lo nominerà poi Chevalier de L’Ordre des Arts et des Lettres e alla Biennale di Venezia è presente con centosettanta fotografie. Morirà lo stesso anno ed è sepolto nel cimitero di Montparnasse, insieme a Juliet. Sulla lapide il motto Unconcerned but not indifferent (Disimpegnato ma non indifferente).

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