IL PENSIERO MEDITERRANEO

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L’Eurostat segnala una preoccupante riduzione nel corso del 2021 del numero dei laureati in Italia

di Pompeo Maritati

I dati Eurostat evidenziano che i laureati in Italia scendono dal 28,9% del 2020 al 28,3% del 2021- mentre in Europa crescono dal 40,7% al 41,2%”

Il primo impatto negativo lo rileviamo nel verificare quanto questo nostro 28% sia tanto lontano dalla media europea del 41%.

Un’analisi più approfondita del Report ci riserva riflessioni alquanto spiacevoli vedendoci collocati al penultimo posto, superiamo solo la Romania. Un risultato ben al di sotto della media europea e molto lontana dai Paesi più virtuosi, Lussemburgo e Irlanda,  registrano rispettivamente il 63 e il 62 per cento. Quasi la metà degli Stati membri inoltre, ha già raggiunto l’obiettivo prefissato al 2030 di aumentare al 45 per cento la quota della popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni che abbia completato l’istruzione terziaria: Lussemburgo, Irlanda, Cipro, Lituania, Paesi Bassi, Belgio, Francia, Svezia, Danimarca, Spagna.

 Un ulteriore report di Eurostat analizza l’avanzamento dell’istruzione terziaria, università o equivalente, nei Paesi membri dell’Unione Europea. Secondo i dati raccolti, nel 2021 il 41 per cento della popolazione europea di età compresa tra i 24 e i 34 anni aveva conseguito almeno una laurea. Le donne, con un tasso di crescita in continuo aumento, superano di molto gli uomini nel completamento degli studi: 47 per cento contro 36 per cento.

Aldilà della rassegna dei numeri deludenti che contraddistinguono un sistema d’ingresso e di percorso di studi universitari deludente, sarebbe utile porre in essere una severa quanto “onesta” ricerca delle cause ostative alla crescita professionale delle nuove generazioni.

Se pur vero è che la nostra rivista evita di entrare a gamba tesa nella politica, situazioni incresciose come questa, purtroppo, non possono essere schivate.

La politica deve innestare una marcia diversa, favorire e sostenere l’ingresso agli studi universitari, dove i giovani, anche se promettenti, ma privi di risorse economiche sono esclusi. Dare maggiore credibilità ai percorsi di studio attraverso una revisione degli stessi, diventando più aderenti alle necessità lavorative post laurea. Non pochi indirizzi di studio risultano, dopo il conseguimento della laurea, inadeguati o insufficienti ad affrontare le sfide del mondo lavorativo.

Un’ultima riflessione sconcertante scaturisce dalla scarsa disponibilità di risorse pubbliche che ogni anno vengono destinate all’istruzione in generale. La percentuale dei finanziamenti pubblici all’istruzione è di gran lunga il più misero degli stati dell’Unione Europea. Ma, soprattutto, ritengo che alla base di tutte queste carenze ci sia la scarsa consapevolezza (sperando che sia solo questa) e convinzione che solo delle nuove generazioni formate e professionalmente adeguate potranno partecipare a rendere più evoluto e meno indebitato.

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