IL PENSIERO MEDITERRANEO

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“Non serve la paura”, di Serena Rossi. Una riflessione di Claudio Zanini. Recensione critica

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di Claudio Zanini

Non serve la paura” un libro di Serena Rossi

Versi tesi e icastici con immagini forti, fulminei ossimori e ansiose contraddizioni; così si offre al lettore attento la poesia di Serena Rossi. Sono versi che spiazzano e colpiscono, percorsi tuttavia dalla consapevolezza, faticosa ma tenace, che si può (si deve) dare un senso alla realtà.

L’io poetante vive (come tutti noi) un reale di cui subisce l’inevitabile vischiosità, dove impulsi e aspirazioni si scontrano con imprevisti ostacoli. E dove ogni accadimento – sentimento, stato d’animo, desiderio -, non appena percepito, presenta nel medesimo istante, inatteso, il suo aspetto negativo e tuttavia inseparabile. Se si vuole l’uno è inevitabile accettarne l’altro. Così, in questa raccolta poetica, convivono “gioia sconsolata”, felicità e dolore, dolcezza e asprezza, pianto e sorriso. Quindi, “ombra e soglia”, senso del vuoto e calda pienezza dell’esistere. Ancora, nei riguardi dell’altro, a momenti d’aspra opposizione (intenzione di respingere qualsivoglia compromesso) succedono slanci di disponibilità ad accoglierne l’aiuto, nella raggiunta consapevolezza della difficoltà che l’altro sempre costituisce. Se si accetta lucidamente questo dato di realtà, si può non essere soli: quindi, non solo “ombre e soglia”; bensì, se si è “anima e soglia” insieme, “si può vivere leggeri e magari cantare”. L’amore “che sconfigge il virus” è questo. Volontà del cuore rintracciabile anche negli accadimenti minimi, quotidiani; in qualche breve sorriso che rischiara un volto triste; oppure in qualche dettaglio che illumina meravigliosamente un paesaggio desolato accendendolo di luce.

Questa continua oscillazione tra crudo principio di realtà e tenace aspirazione a una pienezza del vivere, questo rimanere in bilico su un arduo crinale senza precipitare da un lato né dall’altro, sono bene espressi non tanto da un pensiero ragionante, quanto dalla forma della scrittura. Come detto all’inizio, sono versi caratterizzati da uno stile scabro con un ritmo incalzante, sincopato, disseminato da rime e allitterazioni inconsuete che, spesso svianti, spezzano il flusso, frenano una lettura incalzante – indotta dal verso breve, se non brevissimo (sovente d’una sola parola) -, imponendo una pausa, un momento straniante che chiede riflessione.

S’incontrano sovente assonanze e rime come relitti/delitti”, “inconscio/sciò”, “suola/suora”, “soglia/bolgia”, “speranza/essenza/esistenza/escrescenza”, “ecc.; rime che provocano un repentino e inaspettato cambio di senso. Il testo è punteggiato anche da parole estranee, “fuori contesto”, segnali d’allarme o inattesa ribellione che hanno la funzione di mettere in guardia il lettore. Tra l’altro il verso con una singola parola ne amplifica la pregnanza semantica.

Mi è venuto in mente che una lettura ad alta voce di questi versi “sonori”, soprattutto quelli composti d’una sola parola, recitati con molteplici modulazioni del tono, ne valorizzerebbe molto l’intensità e la comprensione del significato.

Serena Rossi è anche pittrice, quindi nella sua poesia vengono evocati molti colori: il rosso vermiglio del sangue, verde rabbia, azzurro tenue, viola, il blu indaco d’un mare cupo e giallo/yellow speranza; un cromatismo che evoca con immediatezza immagini di stati d’animo balenanti per poi subito venir contraddetti e svanire (momentaneamente) in quell’angoscioso senso di vuoto che, come si è già notato, traspare in molte composizioni. Tuttavia non c’è ripiegamento e rinuncia, non ci si lascia vincere da attimi di scoramento, dal momento che “basta il pianto d’un bambino o un cane arrabbiato a ricordarti quanto tutto questo è bello”, poiché dominante resta l’esortazione rivolta non solo a se stessa, ma agli altri, a tutti noi: “Esci respira ama”.

     Claudio Zanini, giugno 2022

COPERTINA LIBRO DI SERENA ROSSI - NON SERVE LA PAURA
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