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Lucugnano tra leggenda e storia. Alla riscoperta del nostro Salento

Lucugnano è un paese del Salento meridionale, situato su un piccolo rilievo a 105 metri s.l.m. È frazione del Comune di Tricase e conta circa 1800 abitanti.

Secondo la tradizione orale, la frequentazione del territorio risale all’età romana, quando in un bosco della periferia del paese esisteva un luogo sacro, dedicato al dio Giano: Locus Jani, da cui sarebbe derivato il toponimo Lucugnano.
Alcuni studiosi locali hanno avanzato l’ipotesi della presenza – all’interno dello stesso bosco – di un tempio dedicato a Diana (Locus Dianae), divinità legata al mondo delle selve e alla caccia.

L’unico dato certo è la presenza di un’antichissima area boschiva, che ricopriva gran parte del Salento centro-meridionale, distrutta agli inizi del ‘900 da un violento incendio. Il bosco, chiamato “Bosco del Belvedere”, era molto ricco di flora e fauna, tra cui lupi, cinghiali, lepri, volpi e numerose specie di uccelli. L’ipotesi dell’esistenza di un culto dedicato a Giano o a Diana, tuttavia, si basa solo su una suggestiva ricostruzione storica, non documentata da dati archeologici, avvalorata dalla presenza di un piccolo bosco, alla periferia sudorientale del paese, denominato “Bosco Alto” o “Bosco Martella”, dove attualmente insiste Masseria Mustazza.

Le prime notizie storiche, relative al Casale di Lucugnano, risalgono all’età angioina (XIV secolo). Un documento del 1316 – conservato nell’Archivio di Stato di Napoli – riporta il nome Casali Cuniano, che era di proprietà della famiglia feudataria De Cuniano. Lo studioso Salvatore Musio ha rinvenuto, nei Registri della Cancelleria Angioina, un documento del 1324, in cui per la prima volta è attestato il toponimo LuCuniani.
L’etimologia del toponimo Lucugnano, quindi, ha un collegamento diretto con l’arte figula, la principale attività produttiva esercitata negli ultimi secoli nel paese. . Probabilmente esso deriva dal verbo Cugnare, ossia tornire, forgiare manufatti in creta. L’articolo dialettale Lu, anteposto al verbo, avrebbe dato origine all’attuale nome.

L’affermazione di questa forma di artigianato è stata favorita dall’abbondanza di banchi di argilla affioranti nella zona e, nello specifico, in località Archi, Fogge, Cignorosso, Panareddhu, Pignadonna e Petrì-Alfarano-
Ancora oggi, nel territorio di Lucugnano, ci sono numerose botteghe artigiane specializzate nella lavorazione della creta, fonte di guadagno e di orgoglio per la comunità locale.

Il paese venne interessato, a partire dal ‘500, dal passaggio dei pellegrini diretti al Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae. Secondo le ricostruzioni effettuate dagli storici, il percorso – nel territorio di Tricase – lambiva a nord il piccolo centro abitato di Tutino, si dirigeva verso Lucugnano dove, presso la Masseria Mustazza, deviava a sud per collegarsi all’attuale strada provinciale n. 184, nelle vicinanze della cripta della Madonna del Gonfalone.

Il continuo flusso dei pellegrini richiedeva una fitta rete di luoghi di accoglienza ed assistenza. Tra Lucugnano e Santa Eufemia è documentata la presenza di almeno due strutture di ricovero ed ospitalità (hospitalia).
A breve distanza dalla Masseria Mustazza si trovava un altro luogo di accoglienza, che presenta anch’esso – sulle pareti esterne – segni cruciferi incisi e pietre forate per la sosta dei cavalli. L’edificio è posto lungo un tratto di strada con tracce di carraie sul banco di roccia. Queste si sviluppano per una lunghezza di circa 50 metri e sono delimitate da alcuni blocchi squadrati, infissi verticalmente nel terreno ai lati della stradina. Si tratta di uno dei rari tratti ancora visibili e conservati dell’antico tracciato della via dei Pellegrini.

Una si trovava all’interno di Bosco Alto (Martella), dove c’era una struttura ricettiva – già utilizzata in età romana – caratterizzata da una disposizione degli ambienti a staffa di cavallo. Sulle pareti dell’edificio sono visibili numerose croci, incise per devozione dai fedeli che si fermavano per cercare riposo e ristoro, o semplicemente per pregare, prima di giungere alla meta finale del viaggio: il Santuario di Santa Maria di Leuca. Sulla facciata si conservano ancora delle pietre semicircolari forate – dette scapole – utilizzate per legare i cavalli durante la sosta.

L’esistenza della Masseria Mustazza – con il relativo toponimo – si evince da alcuni documenti datati alla metà dell’800. Essa comprendeva orti (cisure) e un piccolo bosco, denominato “Bosco Alto” o “Martella”. Al suo interno sono presenti due strutture in pietra a secco, tipiche del paesaggio rurale salentino, che risalgono ai primi decenni del XX secolo. Si tratta di due liame, ossia piccole case di campagna con volta a botte in conci squadrati di tufo e pianta rettangolare, con i quattro muri perimetrali in pietra a secco.

Questa tipologia permetteva di avere una terrazza più spaziosa per essiccare i fichi, pomodori, zucchine e legumi, coltivati negli orti circostanti. La sommità del tetto era agevolmente raggiungibile attraverso una scaletta, ricavata esternamente sul lato più lungo di uno dei muri perimetrali. Le liame si differenziano dalle pajare per la pianta (circolare nel secondo caso) e per la copertura (a pseudo-cupola nelle
pajare). Analoga era, tuttavia, la destinazione d’uso: ricovero per animali, deposito di attrezzi o prodotti agricoli, riparo giornaliero o stagionale per i contadini e le loro famiglie, che abitavano in paese e che si trasferivano in campagna da maggio a novembre.

Fonte:

ASSOCIAZIONE CULTURALE ARCHÈS
Via G. Carmignani, 18 – 73030 Lucugnano (LE)