IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Il passato fornisce gli esempi per eliminare per lottare contro ingiustizie e discriminazioni sociali di ogni tipo Questo il messaggio di Maurizio Maggiani con La memoria e la lotta

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Copertina libro di Maurizio Maggiani

Angelo Piemontese

            In dodici capitoli non titolati, più uno conclusivo: E poi, in La memoria e la lotta l’Autore riporta in prima persona i propri pensieri sulla nostra storia recente e passata. Nel titolo è il senso del libro: ricordare permette di combattere per fini sociali giusti. I ricordi partono dalla 2^ Guerra mondiale, con flash-back riguardanti gli anni precedenti, e arrivano fino al presente, avendo come sfondo Risorgimento, fascismo, Resistenza, Ricostruzione e gli avvenimenti che hanno caratterizzato la vita della Repubblica nella seconda metà del Novecento e nel nuovo Secolo.

Maurizio Maggiani fonde perfettamente la memoria personale, che parte dalle esperienze paterne del fascismo, della 2^ Guerra mondiale e della Resistenza, con la storia della Repubblica Italiana, dalla quale ricava i suoi eroi.

Al centro del libro c’è la memoria, che dev’essere la base di una vera comunità nazionale, come hanno insegnato gli antichi, per i quali la più feroce delle condanne era la damnatio memoriae. Mentre, però, si può ingiungere la smemoratezza, la “memoria no, non c’è decreto che possa imporla”, per cui bisogna coltivarla dentro di sé, partendo dalla famiglia, dal proprio paese e dalla Storia dell’Italia più vicina e anche del periodo risorgimentale. La spinta a condannare l’ignavia presente viene a Maggiani da alcuni avvenimenti precisi: la Liberazione e la sua eredità, non ancora condivisa, soprattutto con la Destra nostalgica al potere; la nascita della Repubblica, basata sulla Costituzione antifascista, e le grandi conquiste sociali, frutto delle lotte di lavoratori e di giovani. Come fulgidi antecedenti, l’Autore esalta il valore esemplare della Repubblica Romana di Mazzini e Garibaldi, nonché l’azione coraggiosa e coerente di Sandro Pertini, eroe della Repubblica.

Alla travolgente vitalità del secondo dopoguerra e della partecipazione degli Anni Sessanta e primi Settanta, Maggiani oppone il terrorismo, spesso manovrato da alcune forze oscure dell’apparato statale e massonico e il tempo dell’infelicità, nato con la Ruota della fortuna e delle TV della Mediaset.

Altro punto di rilievo del libro è l’esaltazione dell’animo popolare apuano, che affonda le sue radici nell’antichità preromana e nelle battaglie anarchiche. Riportando la lingua e le credenze della sua gente, l’Autore afferma che la Storia è un insieme di fatti e di leggende.

La memoria degli avvenimenti più e meno vicini permette a Maggiani di sottolineare il carattere reazionario del Governo attuale, che non si richiama ai valori fondanti della Repubblica, ma a quelli del fascismo, con cui gli italiani non hanno mai fatto i conti.

Lungo queste coerenti direttive, l’Autore apre il suo “sterminato calendario intimo”, in cui sono segnate le date caratterizzanti la nostra Repubblica, che ha al centro il lavoro, il mezzo più sicuro per vivere con dignità. È un calendario basato sulla memoria: “l’amorevole imperativo” che batte nel cuore di Maggiani, divenendo un “dovere civile”, per cui “non è più l’avvenire ma il passato l’arma più potente contro lo stato presente delle cose”.

Il messaggio del libro, quindi, è più che chiaro: per eliminare ingiustizie e discriminazioni sociali di ogni tipo, bisogna cercare nel passato gli esempi di persone che hanno lottato per i giusti valori.

La memoria e la lotta, quindi,smentisce chi pensa che non esista più la possibilità di una letteratura impegnata. Bisogna, perciò, assolutamente leggere il libro e riflettere sui tanti fatti storici che l’Autore pone sotto i nostri occhi, invitandoci a lottare per le dar vita a “una Nazione di uomini liberi e giusti”, soprattutto da parte di chi, come noi, ha vissuto un’epoca di pace e di progresso senza precedenti nella storia. Si deve uscire dalle case e lottare, come cantava Gaber: C’è solo la strada.

In tutto questo, la letteratura ha un ruolo preciso: ricordando i giovani uccisi in Bosnia, infatti, Maggiani scrive che “ognuna di quelle vite aveva bisogno di una voce per lei, ne aveva il diritto perché ogni vita è una storia e ogni storia è grande, disperderne anche una sola è una perdita irreparabile”.


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