IL PENSIERO MEDITERRANEO

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Il Prezzo della vita: note dell’autore (sull’autore)

copertina Il Prezzo della vita

di Francesco Abate

Italo Calvino e Benedetto Croce avevano una cosa in comune: entrambi credevano che di un autore contassero le opere, non la biografia. Ovviamente io non oserei mai paragonarmi a due giganti della cultura italiana e mondiale, però su questa idea sono d’accordo. 

Avevo deciso di parlare di me, del loro autore, e in virtù dell’idea citata sopra non vi riporterò la mia biografia (che oltretutto risulterebbe molto magra, vista l’assenza di eventi eclatanti nella mia giovane vita), bensì parlerò di quello che concerne il mio rapporto con la letteratura. La mia scelta è sottolineata anche dall’immagine che ho scelto, che raffigura il mio libro (ciò che ho prodotto) e non la mia figura (e non vi perdete niente!).

Un estratto molto sintetico della mia biografia lo trovate sempre sotto i post in cui parlo del mio romanzo, ma in quel caso è una necessità dovuta al fatto che ci sono diversi miei colleghi che hanno il mio stesso nome e cognome, quindi devo in qualche modo provvedere a chiarire chi io sia.

Sono un uomo come tanti, e come tanti sono unico. La mia non è un’affermazione di superiorità, semplicemente io credo che ogni persona, a meno che non ceda all’omologazione che ci impone la società, sia unica e faccio di tutto per difendere la mia unicità. Non mi ritengo perfetto, ma mi piace essere quello che sono. Adoro usare l’arma che differenzia noi umani dagli altri animali, cioè la ragione, e amo condividere con la gente le mie idee. Sono una persona che ha opinioni su tutto, ma su tutto sono pieno di dubbi. 

Quello che sono mi ha da subito costretto ad intraprendere la strada dell’arte. La persona che ama pensare ed è piena di dubbi può sopravvivere in un solo modo, cioè ordinando le proprie idee e condividendole con quante più persone possibile. Io scrivo proprio per questo. La mia letteratura non è e non sarà mai di solo intrattenimento, mi piace l’idea che un mio romanzo possa far nascere delle riflessioni nel lettore e che questo possa formare in sé stesso una sua opinione sui temi trattati, non importa se uguale o diversa dalla mia. Ovviamente a muovermi non può essere solo il bisogno di condivisione, altrimenti avrei scritto saggi.

Quando invento una storia, dei personaggi e dei luoghi, dei pensieri e dei sentimenti, io elaboro quello che ho dentro, razionale o irrazionale che sia, e lo impasto fino a dargli una forma esteriore e una vita propria. Scrivere per me è come mettere al mondo un figlio. Il padre col proprio seme dona parte del proprio corredo cromosomico per formare una nuova vita, simile ma diversa da lui, lo scrittore dona parte della propria interiorità per formare un romanzo (o un’opera in generale), che non sarà identica al creatore.

Quando scrivo parto da un progetto, decido cosa voglio comunicare e in base al messaggio creo personaggi e trama, ma capita sempre che al momento della scrittura le parole comincino a fluire da sé, dando ad un personaggio un lampo di vita indipendente che nemmeno lo scrittore può controllare. Ovviamente io potrei cancellare quel lampo di vita in fase di correzione, ma sacrificherei la poesia alla razionalità, sarebbe come amputare un arto ad un figlio perché non rassomigliante a quello del padre. Tanto lo scrittore è sempre lo stesso, ciò che finirà su foglio non sarà mai incoerente con quello che era il progetto iniziale.

Alla passione per la scrittura si accompagna sempre anche quella per la lettura, chi ama spiegare sé stesso deve poi saper anche ascoltare gli altri, oltretutto non si può sperare di avere un’idea decente se prima non la si è confrontata con altre mille. Nel mio caso credo di poter dire che l’amore per la lettura ha portato a quello per la scrittura. Mia madre sin da piccolo mi ha incoraggiato a leggere ed ha sempre assecondato la mia passione sostituendo ben presto i libri ai giocattoli nei regali. Da bambino un po’ serbai rancore per questo, oggi ritengo invece sia stata un’ottima scelta. Da piccolo ovviamente prediligevo i romanzi d’avventura, adoravo le vicende dei cavalieri della Tavola Rotonda, oggi invece leggo tante cose diverse, prediligendo quelle opere che possono arricchirmi dentro.

Leggo molto i classici, ma amo anche la letteratura del Novecento, sto scoprendo lentamente che anche quella italiana dello scorso secolo è molto valida e mi sto innamorando di Calvino e Moravia. Non mancano nella mia libreria anche romanzi dei giorni nostri, anche se spesso rimango deluso da quel che leggo e molti romanzi li concludo chiedendomi a cosa sia servito buttare giù tutte quelle parole che (almeno per me) non portano a niente. Purtroppo anche l’editoria segue le regole del commercio, si scrive tanto e si predilige quello che vende, i contenuti spesso passano in secondo piano. Per fortuna comunque non è sempre così ed anche oggi vengono pubblicati romanzi molto validi.

Come ho scritto sopra, i miei romanzi nascono dal bisogno di comunicare. Con Il Prezzo della Vita ero intenzionato ad esporre la mia teoria sul valore eccessivo che hanno i soldi nella nostra vita, per farlo pensai di costruire una storia in cui i soldi rovinassero ogni cosa. Come sempre accade però, nel romanzo è finito anche altro. Scrivendo della vita di Antonio Mestieri, ho illustrato come dal male nasca altro male, come un uomo cattivo riesca ad “infettare” altre vite, talvolta anche suo malgrado. Ovviamente poi, sempre attraverso il protagonista, mostro anche come non esista il “totalmente cattivo”, nel senso che anche un essere spregevole può avere nel cuore qualche buon sentimento.

Nella filmografia e nella letteratura moderna siamo troppo spesso abituati a trovare cattivi assoluti o buoni assoluti, in realtà la vita ci insegna ogni giorno che non è così. Anche l’uomo migliore può essere capace di commettere azioni spregevoli, così come anche quello peggiore può talvolta mostrare macchie di bontà. Io in generale non amo i personaggi monocolore, tutte le persone reali (fatto eccezione per quelle banali e prive di unicità) sono un mosaico fatto delle tessere più diverse, quindi costruire un personaggio assolutamente buono o assolutamente cattivo è una banalizzazione che amo evitare.

Una volta parlato di quel che ho fatto, mi tocca parlare di quel che farò. Progetti ne ho tanti e non vi ammorberò elencandoli, semplicemente scriverò tanto e tante cose diverse, perché le idee sono come le persone, non sono mai completamente uguali. Scriverò su tanti temi, inoltre mi piacerebbe anche cimentarmi in altri tipi di scrittura, come sceneggiature e canzoni. Di poesie ne scrivo già, anche se non sono mai stato pubblicato. Quel che è certo è che mi divertirò tantissimo, e fin quando mi divertirò non mi fermerò mai. Spero che anche voi vi divertirete a leggermi.

Potete seguire la mia attività sulla pagina Facebook “Francesco Abate, lo scrittore battipagliese”, e su Twitter “@FrancescoAbate3”.

Grazie mille e buona lettura.

Francesco Abate

Francesco Abate nasce a Salerno il 26 agosto 1984, ma da sempre vive nella città di Battipaglia. Sin da piccolo manifesta interesse prima per la lettura, poi per la scrittura. Comincia ad abbozzare i primi romanzi già ai tempi del liceo, ma la prima pubblicazione arriva solo nel 2009 con Matrimonio e Piacere. Autore anche di poesie. Il Prezzo della Vita è la sua prima pubblicazione per la CSA Editrice.

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