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“Il rituale del tarantismo di Giovanni Valentini” al Centro tò Kalòn di Itaca a Martano

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Locandina

Giovedì 29 febbraio 2024 alle ore 18.00 a Martano (Lecce) presso il Centro Culturale tò Kalòn dell’associazione Itaca Min Fars Hus, in via Marconi 28, si tornerà a parlare di tarantismo.

Lo si farà in un modo, per molti aspetti, inedito e alternativo, approcciando il mondo scomparso delle tarantate attraverso le fotografie scattate negli anni Sessanta e Settanta del Novecento dall’artista Giovanni Valentini (1939-2021), galatinese di origine, ma trasferito a Milano e che Galatina ci tornava sempre, anche dopo aver raggiunto, con le sue opere e le sue innovative ricerche artistiche, la fama di artista internazionale.

In un 29 giugno di oltre mezzo secolo fa Valentini fotografa, in piazza San Pietro a Galatina, seminascosto su un balcone, il rito del rimorso, che le tarantate compivano per ringraziare il Santo (San Paolo di Tarso) della guarigione dal morso della Taranta, guarigione avvenuta a suo tempo con il rito domestico coreutico e lo schiacciamento del ragno che concludeva la terapia musicale e coreutica.
Peraltro il rito terapeutico è stato ripreso poi dallo stesso Valentini in altre foto precedenti presenti nel libro, dove eccezionalmente ad essere morso dalla taranta è un uomo.

Le foto scattate da Valentini sono state donate dallo stesso artista e dai suoi familiari, insieme ad altri documenti, al Museo Pietro Cavoti di Galatina, nelle mani del suo direttore artistico prof. Salvatore Luperto, che ha voluto analizzarle da molteplici punti di vista con la collaborazione di alcuni studiosi, ciascuno secondo le proprie competenze. Il risultato di questa operazione critica è testimoniato nel Cahier n. 4 del Museo Cavoti di Galatina (pubblicato nel dicembre 2022) e contenente i saggi dei cinque studiosi coinvolti: lo stesso Salvatore Luperto (storico e critico d’arte), Roberto Lupo (medico e studioso del tarantismo), Davide Miceli (critico d’arte, nonché promotore, insieme a Luperto, dell’iniziativa, in qualità di assessore alla cultura della Città di Galatina), Biagio Putignano (Maestro Musicista al Conservatorio di Bari e musicologo), Anna Stomeo (filosofa e studiosa di semiologia e semiotica).

Una pubblicazione in cui le fotografie di Giovanni Valentini vengono per la prima volta proposte al pubblico in tutta la loro pregnanza storica e documentaristica, sollecitando suggestione, riflessione e curiosità per un fenomeno culturale di grande rilevanza etico-conoscitiva, quale il tarantismo indubbiamente è stato e continua ad essere.

L’originalità della serata di tò Kalòn è legata alla visione delle foto di Giovanni Valentini che avverrà unitamente alla riflessione sul suo percorso artistico, che il prof. Luperto illustrerà nelle sue forme e nei suoi specifici contenuti.
Valentini è stato un artista attento alla contemporaneità e affascinato dal futuro e dalle infinite possibilità che lo abitano.

Le sue opere e le sue performance attraversano, come dice Luperto, gli ecosistemi naturali e gli spazi astrali, la cibernetica e il mondo virtuale, la tecnologia e l’ibrido, culminante nella figura del cyborg immerso nel mondo fisico e naturale tra spugne marine e cellule in vitto.

Un artista così proteso a immaginare concretamente il futuro attraverso performance ed esperimenti visivi, tattici, olfattivi e virtuali, è anche l’autore di queste fotografie che illustrano un passato ancestrale sommerso e immerso nella ritualità e nella “crisi della presenza”, nel morso e nel ri-morso del passato che non passa.
Oltre quelle pubblicate nel Cahier vi sono altre foto di Valentini oggetto di una recente mostra curata da Roberto Lupo e da Salvatore Luperto.

Le foto ci consegnano un mondo lontano e inquietante, di cui i più anziani conservano un ricordo già vago e indiretto e che, invece, i più giovani conoscono in modo ‘inautentico’, solo attraverso la mimesi e la rappresentazione “commerciale” che ne ha fatto, negli ultimi tre decenni, l’industria culturale salentina.

Il tarantismo, oggetto di studi secolari e a cui l’antropologo Ernesto De Martino ha dato, nel scolo scorso, la connotazione definitiva di fenomeno religioso e socio-antropologico, si presenta oggi come un simbolo del passato su cui si esercita il fenomeno della “patrimonializzazione” della tradizione, cioè il progetto politico e sociale di fruizione collettiva che, però, spesso si trasforma in fruizione metropolitana e commerciale di un “simulacro”, di un fenomeno passato e oggi esposto a contaminazioni culturali inedite e svuotate di senso (“tarantismo senza tarantati” recita il titolo di un libro di Roberto Lupo, già noto agli amici di tò Kalòn).

Tuttavia, ai confini del postmoderno il tarantismo, esito di una sofferenza umana e di una emarginazione socio-relazionale soprattutto femminile, può tornare ancora ad essere vivificato dall’Arte, l’unica in grado di mettere insieme richiami ancestrali e visioni del futuro e di garantire, forse, una corretta patrimonializzazione del passato.
Una serata a tò Kalòn da non perdere, che si prospetta ricca di conoscenze e di visioni, ma anche di riflessione e di domande. (A.S.)


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