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Il Test di Turing: viene utilizzato per valutare l’intelligenza linguistica di una macchina.

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Test-di-Turing

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Stefano Salierni

Il test di Turing, attribuito al matematico Alan Turing, è un esperimento che valuta la capacità di una macchina di esibire comportamenti intelligenti pari o indistinguibili da quelli di un umano.

Questo test è una versione riadattata del “test dell’imitazione” o “imitation game” (da cui è tratto il nome del film diretto da Morten Tyldum del 2014) che valuta la capacità di un individuo di discernere tra una fonte che mente ed una che afferma il vero.

Questo test è spesso accostata al tema dell’intelligenza artificiale e viene utilizzato per valutare lo stato di maturità raggiunto nello sviluppo di sistemi basati su IA che puntano a mostrare livelli di intelligenza linguistica sempre crescente, cioè la capacità di esprimersi in modo chiaro e pertinente utilizzando un ampio vocabolario.

questo test serve a valutare la capacità di un individuo di discernere tra le risposte fornite da un computer e da un umano.

Il test si compone di tre attori:

1) Un intervistatore;

2) Una persona che risponderà alle domande dell’intervistatore;

3) Un computer che risponderà anch’esso alle domande dell’intervistatore.

I tre soggetti sono posti in stanze diverse o comunque seguendo una disposizione che non consenta all’intervistatore di sapere se la risposta pervenuta sia dell’umano o del computer. L’interrogatore  formula una domanda scritta a sua scelta: a questo punto sia all’attore nella prima sala che quello nella seconda ricevono la domanda ed elaborano una risposta fornendola nuovamente all’intervistatore che valuterà quale delle due è stata scritta, a suo parere, dall’umano. Il test viene ripetuto, ponendo nuove domande, finché non si è raggiunto un campione sufficientemente grande da poter analizzare statisticamente.

questo test serve a valutare la capacità di un individuo di discernere tra le risposte fornite da un computer e da un umano.

Il test si compone di tre attori:

1) Un intervistatore;

2) Una persona che risponderà alle domande dell’intervistatore;

3) Un computer che risponderà anch’esso alle domande dell’intervistatore.

I tre soggetti sono posti in stanze diverse o comunque seguendo una disposizione che non consenta all’intervistatore di sapere se la risposta pervenuta sia dell’umano o del computer. L’interrogatore  formula una domanda scritta a sua scelta: a questo punto sia all’attore nella prima sala che quello nella seconda ricevono la domanda ed elaborano una risposta fornendola nuovamente all’intervistatore che valuterà quale delle due è stata scritta, a suo parere, dall’umano. Il test viene ripetuto, ponendo nuove domande, finché non si è raggiunto un campione sufficientemente grande da poter analizzare statisticamente.

l test si conclude calcolando la percentuale di volte in cui l’interrogatore ha indovinato la sorgente delle risposte e la percentuale di valutazioni errate.

Se l’interrogatore attribuisce al computer almeno il 30% delle risposte il test di Turing si considera superato dalla macchina.

Nell’idea di Turing il computer che avrebbe superato con successo il test avrebbe dimostrato di essere un valido esempio di intelligenza artificiale in grado di riprodurre funzioni cognitive umane.

Test di Turing inverso

Vi sono alcune particolari casistiche dove può essere utilizzato un test di Turing “inverso” (reverse Turing test), in questi esperimenti il ruolo dell’intervistatore è svolto da un computer e siamo noi a dover dimostrare di essere degli umani.

Un esempio classico è quello dei codici Captcha, particolari “challenge” che un sito web o un’applicazione ci propongono per verificare il nostro comportamento umano.

Rapporti con l’intelligenza artificiale

Il test di Turing è uno dei più comuni per valutare prodotti basati su intelligenza artificiale come i Large Language Model GPT-3 o GPT-4 utilizzati per addestrare il chatbot ChatGPT.

Chi di voi ha provato a “conversare” con questi strumenti sarà rimasto probabilmente stupito dal registro linguistico esibito e alla pertinenza, almeno nella maggior parte dei casi, delle risposte fornite.

La valutazione di un’intelligenza artificiale mediante questo tipo di test è particolarmente incentrato sul linguaggio e sulle modalità con cui, mediante esso, il chatbot interagisce con l’operatore.

Per questa ragione alcuni sostengono che il test dia una valutazione solamente parziale delle capacità di un’intelligenza artificiale non tenendo conto di altri importanti aspetti dell’intelligenza come la percezione, il processo decisionale o la risoluzione di problemi. Infine, va ricordato che il test di Turing è stato ideato oltre 50 anni fa e, pertanto, nacque per testare prodotti con capacità ben inferiori a quelli attuali. Tale test potrebbe, pertanto, esser diventato meno efficace nella classificazione dei moderni prodotti basati su IA.

Eugene Goostman: Il primo

Il primo computer a superare il test di Turing fu Eugene Goostman, un chatbot sviluppato dai programmatori Vladimir Veselov, Eugene Demchenko e Sergey Ulasen.

Il chatbot fu sviluppato per simulare conversazioni analoghe a quelle di un adolescente di 13 anni. Ad Eugene Goostman fu attribuito il 33% delle risposte e fu il primo esempio di programma in grado di superare tale test. In questa casistica il ruolo dell’intervistatore era svolto da un gruppo di individui, Eugene riuscì quindi a convincere il 33% degli intervistatori di essere un adolescente umano.


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