IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Presentazione dei testi lirici di Giovanni Teresi – mercoledì 25 gennaio – Pelermo “Ottagono Letterario”

I testi lirici di Giovanni Teresi “Il Mito e la Poesia” e “Canto Greco“,  pur rifacendosi alla Mitologia classica, attraverso la musicalità dei versi e l’incanto della sua poesia, ripropongono i miti eroici ed i misteri della vita e del mondo. Giovanni Teresi, nel “Canto Greco”, innamorato della originaria sacralità dei luoghi della sua terra,  impianta nei cinque componimenti un palcoscenico naturale ove si svolgono  le vicende della tradizione greca.

Il testo “Il Mito e la Poesia” è edito da L’Autore Libri Firenze, il testo “Canto Greco” è edito da Nuovi Poeti – Vaprio D’Adda (MI)

Dalla Prefazione della Prof.ssa Elisa Magurno:

“Nella lirica del poeta Giovanni Teresi la descrizione del paesaggio è concentrata attorno a quelli che diverranno i caratteri topici del locus amoenus: l’acqua corrente, gli alberi, il prato fiorito, la brezza primaverile; ma il tutto è avvolto in un’atmosfera di intensa sacralità. Gli spazi attorno il tempio appaiono come uno scenario adatto per una epifania, un luogo degno degli dei e capace di elevare alla sfera del divino anche le comparse umane che ne fanno parte.

Il rito si rivela come l’unico spazio in cui il divino può scendere al livello dell’umano e l’umano elevarsi al divino; l’unico spazio in cui è consentito varcare per un istante il limite che separa l’umano dall’eterno.

L’autore, innamorato della originaria sacralità dei luoghi della sua terra, impianta in essi un palcoscenico naturale ove si svolgono scene della mitologia greca; ciò si evince in tutte e cinque i componimenti presenti in questa nuova silloge.

Senza dubbio è anche l’influsso dello studio di noti autori greci che lascia una traccia nel versificare del poeta Teresi, intrisa però della sua originale musicalità.

Nel poema “L’amore platonico” l’uomo è visualizzato solo in ragione del suo apparire vicino alla fanciulla Altèa che è la vera destinataria del canto. La rassegna dei sintomi delle vicende amorose, è sviluppata con cristallina lucidità e occupa l’intero componimento.

I versi, nella rima alternata, esprimono un’armoniosa musicalità ch’è tipica dei canti greci. Infatti nell’epica greca la musica andò sempre strettamente unita alla poesia, ed in seguito anche alla danza. Col canto il poeta descrive lo scenario attorno al tempio di Segesta ove si snoda una processione di figure che elevano canti saliari (1) ed offrono doni agli dei.

Nel poema “Il figlio della pioggia d’oro” l’autore apre l’ode con un dolce canto arvale (2): “Iniziò una pioggia leggera,/ poi sottile e portentosa…/ l’aria mandava riflessi,/ n’era piena di luccichii ed odorosa.” mentre tutta la storia mitologica si svolge nel tipico paesaggio mediterraneo “alle rive sabbiose di Sèrifo”.

Come sappiamo miti e leggende si sono stratificati per millenni nelle memorie dei popoli del Mediterraneo costituendo un patrimonio vasto di cui emergono riconoscibili ancora oggi i temi dei racconti biblici accanto alle tragiche vicende della tradizione greca.

Coi poemi “L’eroe tutta forza” e “Le dodici fatiche” il poeta Teresi ripropone la mitologia con una nuova veste scenografica e col rigoroso rispetto dei canoni estetici nella struttura, nella forma ed anche nell’uso delle parole.

Con l’immaginazione la tenda si alza sullo spettacolo delle prime stelle che si inseriscono nel blu del cielo che lentamente si fa nero anche per gli influssi sovrannaturali.

Col poema il “Canto greco pietoso” dai dolci versi iniziali: “Le dorate arpe suonavano note prodotte da mani sapienti…/Ninfe leggiadre cantavano l’amore/ accompagnato da venti/” si passa al doloroso canto di Niobe moglie di Anfiòne, che patì la morte dei suoi figli per mano di Artèmide. In tutta l’opera l’autore vuole soprattutto dimostrare che la poesia non è soltanto un uso specifico del linguaggio, ma anche chimica della civiltà e delle credenze e che in particolare la cultura classica mediterranea è la fucina di sensibilità e pensiero.

                                                                                 Elisa Magurno

  • I canti saliari, prerogativa dei Salii sacerdoti di Marte, venivano cantati danzando intorno all’altare del dio accompagnandosi col suono delle spade.
  • I canti arvali, cantati dai sacerdoti di Cerere, celebravano la natura e la fecondità della terra.