IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Dante mistico “ La novità del suono …” Paradiso Canto I

Maria Rita Bozzetti

“Nel vuoto cosmico i suoni non si possono propagare. Eppure gli oggetti celesti cantano o, più correttamente, vibrano e noi, dopo avere registrato queste vibrazioni, possiamo trasformarle un suoni. All’interno del Sole, le onde sonore vengono riflesse dagli strati che compongono la nostra stella. Ogni riflessione lascia una piccola firma ed è così che, studiando le vibrazioni alle diverse frequenze, si può capire cosa avviene nelle profondità della nostra stella. Il processo di sonificazione si applica facilmente a tutti i fenomeni ciclici, perché le periodicità si trasformano immediatamente in frequenze sonore. L’idea non è certo originale. Interpretare in ambito musicale i moti ritmici dei pianeti era, forse, un passatempo di Pitagora. Certamente vi si applicò Keplero, che scrisse un trattato intitolato Harmonices Mundi dove fa corrispondere a ogni pianeta un solido geometrico e un’armonia musicale.

Keplero voleva fare apprezzare l’armonia del creato, ma la sua idea è un bell’esempio di sonificazione del Sistema solare alla base del concetto della musica delle sfere. Collegando un altoparlante ai loro telescopi, i radioastronomi trasformano in suono i segnali che ricevono. Consideriamo il caso delle stelle di neutroni. Si tratta di cadaveri di stelle che ruotano velocissimamente intorno al loro asse e producono segnali radio grazie a un processo che concentra l’emissione all’interno di un sottile cono che si forma in virtù del loro altissimo campo magnetico”

 Questo incipit dell’articolo dell’astrofisica Patrizia Caraveo, apparso su Domenica del Sole24ore del 18 Aprile scorso, mi ha riportato sul tema della Musica dell’Universo che già gli antichi Filosofi consideravano esistente. Contemporanea è stata la rilettura del Canto I del Paradiso di Dante (vv 82- 93)

 La novità del suono e ’l grande lume
di lor cagion m’accesero un disio
mai non sentito di cotanto acume.

Ond’ella, che vedea me sì com’io,

a quïetarmi l’animo commosso,
pria ch’io a dimandar, la bocca aprio

e cominciò: “Tu stesso ti fai grosso
col falso imaginar, sì che non vedi
ciò che vedresti se l’avessi scosso.

Tu non se’ in terra, sì come tu credi;
ma folgore, fuggendo il proprio sito,
non corse come tu ch’ad esso riedi”.

La lettura casualmente contemporanea di entrambi, mi ha colpita: Dante conosceva la filosofia di Pitagora, la relazione del suono con i movimenti dei pianeti, ma nel verso 82 pare di cogliere il suo apprezzamento non intellettuale ma fisico per un suono nuovo che sorprende il suo udito, una emozione sensoriale uditiva e anche visiva che lo turba profondamente

Egli nel “Transumanar”, nel cercare di spiegare l’attraversamento dei corpi solidi con il suo corpo, nel  trascendere la sua fisicità e avvicinarsi a percepire le anime del Paradiso e la realtà vicina a Dio, si emoziona e misura la sua nuova dimensione attraverso la diversa esperienza visiva e uditiva con ‘ La novità del suono e il grande lume’. Dante si sorprende: avvicinandosi al Paradiso viene ad essere in una realtà non consueta, e il canto ascoltato assume tonalità dissimili, non quotidiane.

La sua meraviglia si accende quasi di gioia nel sentirsi partecipe di un nuovo stato di coscienza che gli permette di cogliere in modo contemplativo la realtà del Paradiso. Beatrice lo istruisce: gli chiarisce che la libertà dal peccato lo porta verso Dio e il passo che sta compiendo è un addentrarsi nel cielo della Luna, è un lasciare gli intrecci di umana passione per andare dove le anime si dirigono verso Dio rispondendo ad un istinto, presente nelle creature animate e inanimate. Il Bene è il fine ultimo: Dante si abbandona a questa coscienza che lo fa entrare nel cielo più vicino a Dio; egli è in una dimensione contemplativa, in cui spogliato dei pesi della materia peccatrice, si solleva e riesce ad ascoltare il nuovo suono e a vedere la grande luce.

E’ la prima tappa per poter camminare accanto ai Beati, e poter cogliere le parole di Beatrice. E’ uno squarciare il cielo del Paradiso e  coglierne il senso. Senza la compenetrazione del sè nella dimensione celeste, egli non potrebbe capire quanto sulla terra resti nascosto agli sguardi finiti, non alleggeriti del peccato. L’intuizione percettiva di una realtà che sopravanza rende felice il Poeta, per l’amore mai sopito di giustizia che egli crede risiedere in Dio: la sua Fede è anche intelletto che vuole leggere, ascoltare e comprendere la storia dell’Umanità nel modo più vicino alla Perfezione.

 Beatrice scioglie i suoi dubbi e rafforza il coraggio nel convincimento di stare volando verso il cielo della Luna, staccandosi dal Monte del Purgatorio. La leggerezza di Dante legata alla purificazione dei peccati gli ha  permesso di assumere una nuova sostanza nell’avvicinamento a Dio. Tutto il canto è intriso del mistero della trasformazione, che l’uomo opera in sé facendosi vicino all’Eterno. Dio è il fine cui tutti tendono attratti, e in questa attrazione si compie la trasformazione.

Dante si immerge nella contemplazione di Dio: la sua capacità di descrizione non è una invenzione fantastica, ma una esperienza mistica, intellettuale e fisica. Il “suono” colpì il Poeta che ne descrisse la novità e insieme la contemporaneità alla luce, dando indicazione certa dell’esperienza mistica del Paradiso.

 Molti i Mistici di quel tempo: basta pensare a S. Caterina che non sapeva scrivere ma immersa nella contemplazione di Dio sapeva cogliere certe verità che la autorizzavano a dettare lettere al Papa. Fu un  periodo in cui fiorì l’ascetismo.(Bonaventura da Bagnoregio, Ugo da San Vittore, vita di san Francesco e suoi seguaci; anche molte le fonti letterarie Vitis mystica e Itinerarium mentis ad Deum).

La Scienza ha potuto dimostrare reale “la novità del suono” riuscendo a registrarlo e questo accresce la stima nel Sommo Poeta.  Egli ha sperimentato ascolti e visioni in uno stato di coscienza che liberata da fardelli materici, ha desiderato stare vicina a Dio ed è riuscita in contemplazione a coglierne la Presenza.

                                                                                                        Maria Rita Bozzetti