2 Dicembre 2020

IL PENSIERO MEDITERRANEO

Rivista Culturale online

I misteri del Castello di Acaya. Un libro di Annibale Pignataro

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Il libro di Pignataro da oggi è liberamente e integralmente scaricabile e pertanto a disposizione di tutti i Soci dell’APSEC-LECCE e di tutti i visitatori della nostra Rivista “Il Pensiero Mediterraneo“.

Non è la prima volta che un autore campiense si ispira al genere gotico. Ricordiamo Carmelo Bene, che trasse da “Il monaco” di Matthew Gregor Lewis la sua opera teatrale “Il rosa e il nero”, messa in scena per la prima volta nel 1966.

Pignataro, invece, richiama in questo suo “I misteri del castello di Acaya” il primo grande romanzo gotico “Il castello di Otranto”, scritto da Horace  Walpole nel 1764. Ma l’operazione portata avanti dall’autore non è un semplice spostamento della scena da una città di mare ad un paese dell’entroterra, ma una vera e propria rivoluzione copernicana del genere gotico. Mentre ne “Il castello di Otranto” l’azione si svolge quasi interamente nel castello e i protagonisti sono nobili impegnati in questioni dinastiche, nell’opera del Pignataro i protagonisti sono personaggi del popolo che devono sopravvivere in una realtà dura come quella del Salento nel XVI° secolo.

Non mancano certo i nobili, come il barone Giangiacomo dell’Acaya, la cui storia rappresenta la cornice di fondo dell’impianto narrativo e che sarà presente dall’inizio alla fine. Ma la protagonista della storia, Artana, è una donna del popolo che entra come serva nel castello ma, dopo varie vicissitudini, ne esce e in questo suo movimento tra l’interno e l’esterno delle mura, ci rende partecipi di due mondi affiancati, ma ben diversi tra loro. Diventa quindi interessante vedere la dialettica tra ciò che avviene nel castello e la realtà esterna ad esso.

L’autore, che vi ricordo è anche un sociologo, riesce a ridarci l’idea di quel mondo difficile, riuscendo così, grazie all’introduzione di elementi di storia sociale, a modernizzare un genere cristallizzato sempre entro determinati paletti, un genere in cui il popolo e la sua realtà sono sempre rimasti sullo sfondo, come semplice scenografia. Basti pensare, in tempi successivi, al “Dracula” di Stoker o a “Il vampiro” di Polidori, in cui i protagonisti appartengono alla nuova classe sociale dominante: l’alta borghesia. L’altro grande merito del Pignataro lo possiamo ritrovare nello stile.

Mentre i grandi classici del genere gotico, in particolare quelli del ‘700, hanno una prosa tendente quasi al feuilleton, il presente romanzo si giova di uno stile molto  scorrevole e diretto nello sviluppo dell’azione. Inoltre, l’essenzialità a volte anche estrema del linguaggio conferisce grande vividezza alle immagini, in particolare quelle più crude o brutali, come lo stupro della figlia della protagonista o l’omicidio compiuto dalla protagonista stessa.