IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Mai e poi mai ci si deve dimenticare di alcune date storiche: una di queste é il 25 aprile 1945

25-aprile-del-1945

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di Maurizio Nocera

E sì, perché, in quel giorno, in Italia, nacque una nuova nazione, non più monarchica ma repubblicana, non più coercitiva ma democratica, non più fondata sull’ideologia che a vincere è sempre il più forte, ma una repubblica fondata sul lavoro. Forse alcuni degli obiettivi che si sancirono nella Carta fondamentale dello Stato – la Costituzione – non furono tutti raggiunti; tuttavia il popolo italiano percepì di trovarsi davanti a un nuovo modo di guardare al futuro.

Certo, in questi 77 anni della nuova realtà democratica, non sono mancate stragi, tentativi di colpi di Stato, altre mene e raggiri contro la Costituzione con una miriade di manifestazioni neofasciste e razziste che riproducevano adunate con simboli raccapriccianti, celebrazioni della Marcia su Roma, raduni a Predappio (cimitero con la tomba del duce), indizioni di assemblee pubbliche, alle quali si sono aggiunti episodi gravissimi inneggianti a Mussolini e a Hitler. Non solo questo, perché i neofascisti e i neonazisti, rialzando la testa, si sono tuffati in un’orgia di apologia del fascismo inneggiando all’ideologia di un partito che aveva ucciso gli oppositori, che ne aveva destinati altri a lunghi periodi di detenzione e/o di confino, aveva mandato a morire tanti giovani in guerre assurde e perdute, aveva perseguitato gli ebrei con le leggi razziali e in tante altre forme di antisemitismo. A tutto ciò si sono aggiunti anche non pochi siti della rete che hanno fatto man bassa di ogni rituale legato al ventennio e al Terzo Reich. Insomma l’Italia antifascista, liberata dai partigiani/e e dalle forze alleate, si è trovata a dover affrontare situazioni alquanto problematiche. Basti pensare all’assalto alla sede della CGIL nazionale a Roma, organizzato e messo in atto da Forza Nuova, organizzazione di estrema destra con simboli inequivocabilmente xenofobi, violenti e dichiaratamente fascisti. Aspettiamo ancora che, dopo quanto è accaduto l’inverno scorso, il governo si decida a sciogliere questa forza politica.

Tuttavia il 25 Aprile non è solo ricordare che il nazifascismo non è ancora morto, che occorrerà ancora impegnarsi per farlo diventare un tabù, soprattutto per le nuove generazioni. Esso è anche altro: ad esempio, è ricordare il sacrificio di tanti antifascisti, morti per darci la libertà; è ricordare tanti partigiani e partigiane caduti combattendo spesso contro forze esorbitanti; è ricordare che lo sventolio delle bandiere tenute in mano da italiani e italiane, la mattina del 25 aprile 1945, in quasi tutte le città italiane, non fu un atto precostituito, ma un’originale esplosione di gioia e felicità per la libertà riconquistata dopo un ventennio di angherie, di sopraffazioni, di olio di ricino, di manganellate, di prigione e di morte.  

Contro tutto ciò che risorge da un passato pieno di morte occorre che gli italiani e le italiane rialzino la testa e prendano coscienza, soprattutto a cominciare dalla massime istituzioni dello Stato, dalla Presidenza della Repubblica, dal Parlamento, dal Governo e, giù giù, fino ad arrivare al più piccolo dei Comuni d’Italia. Occorre che in ogni istituzione eletta si cominci a chiedere ad ogni eletto la dichiarazione di antifascismo e il giuramento sulla Costituzione. In altri paesi d’Europa questo lo fanno già. Perché in Italia si tarda a metterlo in atto?

E poi, in un momento come quello che stiamo vivendo, dove le bombe continuano a cadere su inermi civili (guerra Ucraina – Federazione russa) occorre coinvolgere e far prendere coscienza a quanti più cittadini europei è possibile i quali, ancora oggi, ignorano o sottovalutano la pericolosità del neonazifascismo.

Dopo l’8 settembre 1943, i partigiani combattenti per la libertà non immolarono la loro vita per un’Italia e un’Europa come quella che noi vediamo oggi. Affatto. Anzi. Il loro sacrificio è sacro alla Storia, per cui ognuno di noi deve fare il massimo sforzo per rispettarlo e onorarlo. Solo così la data del 25 Aprile non è apparirà mera retorica, ma sforzo unanime concreto per la salvaguardia della libertà, della democrazia, del reciproco rispetto, dell’uguaglianza fra tutti gli esseri umani.


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