IL PENSIERO MEDITERRANEO

Incontri di Culture sulle sponde del mediterraneo – Rivista Culturale online

Nena, così la chiamavano

Primo piano delle mani di una donna anziana seduta, appoggiate sul manico ricurvo di un bastone di legno.

di Anna Maria Nuzzo

Primo piano delle mani di una donna anziana seduta, appoggiata sul manico ricurvo di un bastone di legno.
Foto di Francesco La Centra

Nena, così la chiamavano. Consumava la strada in silenzio, guardando distrattamente i passanti.

Bassa e un po’ tondetta, imbottita a strati da vecchi maglioni e una gonna lunga che le arrivava alle caviglie. Una donna senza età, così come senza meta erano i suoi passi.

Portava sempre buste di plastica piene di chissà cosa. Quando il vento scompigliava i suoi capelli, lei si fermava, poggiava le sue buste, e li sistemava con le mani. Tirava fuori dalle tasche delle mollettine che le servivano per fermare il vento tra di essi. Poi ripartiva distribuendosi le buste tra le mani. Delle volte si fermava, sembrava quasi che venisse trattenuta dall’asfalto, rimanendo ferma a fissare il cielo.

Certi giorni la vedevo cercare fuori dai negozi tra gli scatoloni di cartone vuoti: sembrava che frugasse tra i suoi ricordi. Tirava fuori fogli di carta come musica, che danzavano nell’aria. E buste, buste, tante buste colorate. Un colore per ogni ricordo. Azzurre, come l’azzurro dei suoi sogni; grigie come i ricordi che graffiano; rosse come le lacrime del cuore; gialle come stelle cadute dal cielo. E poi una corda, una lunga corda. La tendeva nel vento e la guardava come se stesse guardando il mondo intero. La girava e la rigirava tra le mani e poi stringeva a cappio il silenzio.

Nena camminava, camminava le ore piene di speranza. Spesso mi appariva all’improvviso, avvolta dall’odore di rosmarino che offriva al semaforo.

Talvolta, ancora lungo la strada, offriva figurine di santini come preghiere sospese. Le porgeva con la mano tremante, il sorriso sulla bocca e la luce negli occhi. Pian piano ritornava a casa nutrita di aria e di vento.

Nena, una storia senza trama, un libro senza pagine mai scritto. Nena, una bocca senza fame, una carezza senza segno. Un cammino di abbracci vuoti.

Nena, un muro di ombre nere, come l’inchiostro con cui ho scritto il suo nome.

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